Todo tranqui

guida turistica — 10 luglio 2009

Sto ricevendo mails di turisti italiani in procinto di venire in argentina che mi/si domandano se sia il caso di rimandare il viaggio a causa dell’influenza. Magari non tanto per la paura del contagio, quanto per il pericolo di ritrovarsi in una città semideserta, col coprifuoco.
Mi rendo conto che sia difficile informarsi dall’italia e anche avendo voglia di leggersi i siti dei principali quotidiani argentini è difficile cogliere le dimensioni e le sfumature dei fatti.
Quindi vi do la mia impressione che però vedo è in linea con i commenti di altri tanos che hanno già commentato: se avete già il biglietto venite e venite tranquilli. La città non è per niente in quarantena, non c’è un clima da pandemia e tutto scorre con i ritmi abituali. Certo, ci sono piccole defezioni, tipo i teatri che resteranno chiusi per i prossimi 10 giorni, ma non penso che siano queste le cose che vi faranno cambiare idea. I ristoranti sono aperti, la gente è in strada, sta facendo freschino, ma c’è un cielo blu-blu e…crepi l’avarizia..questa sera c’è una luna gigante sopra chacarita. Poi c’è da aggiungere anche un altro fattore: se venite in argentina è molto probabile che non vi fermerete solo a buenos aires, ma andrete quasi sicuramente a sud e in provincia la situazione è ancora più liscia che nella capitale. Gli esperti dicono che tra una settimana raggiungeremo l’apice della curva dell’influenza, dopodichè è tutta discesa verso la primavera.
Vi aspettiamo, magari però senza mate :-)

Luján

foto, guida turistica — 9 luglio 2009

Sabato siamo stati a Lujan ed è stata davvero una piacevole sorpresa. La piazza centrale vale davvero la pena di essere vista. E non solo per la cattedrale (quasi sicuramente il monumento più imponente del paese), ma soprattutto per l’aria coloniale che si respira, per il grande spazio. Non so se Lujan sia una gita interessante per un turista che sta passando qualche giorno a Buenos Aires, ma sicuramente lo è per il porteño in pianta stabile.

Lujan è famosa soprattutto per la sua Madonna, la Vergine di Lujan, appunto, che protegge tutti i viaggiatori. Immancabile una sua figurina su ogni autobus e camion del paese. Ogni anno ad ottobre si realizza una camminata, un pellegrinaggio da Buenos Aires fino alla cattedrale di Lujan. Da provare.

 


 

Querida Milanga

guida turistica — 8 luglio 2009

Se siete in viaggio in argentina, non ne potete più di asado, e leggete nel menù che vi offrono una "milanesa" non fate l’errore tipico da italiani la-cucina-l’abbiamo-inventata-noi e provatela. Gli argentini hanno fatto della cotoletta alla milanese uno dei piatti nazionali, un monumento, un leitmotiv presente ogni settimana sulla tavola di ogni famiglia. Quella che vedete è la sua variante più contraddittoria e quindi piú affascinante: milanesa a la napolitana. Milanesa con prosciutto, formaggio fuso, salsa di pomodoro, pomodoro a fette e origano. L’esemplare della foto è del "Palacio de la papa frita", Corrientes y Montevideo, accompagnato da papas soufflé. Una cosetta leggera, assolutamente da provare.

milanesa a la napolitana

Atchù 3

argentina — 6 luglio 2009

Finalmente questa sera qualcuno ha deciso di mettere intorno ad un tavolo cinque esperti veri (in italia direbbero cinque saggi) che parlassero della Gripe A. Il programma si chiama "Argentina para armar" ed è bastata un’oretta fatta bene per spiegare che il panico che si sta respirando è ingiustificato e deleterio. I sintomi dell’influenza sono ormai chiari (febbre alta, mal di testa e/o mal di gola) e davanti a questo quadro clinico bisogna semplicemente andare in un ospedale pubblico e farsi vedere dal medico. Non esiste ancora un vaccino, ma ci sono sufficienti dosi di antivirale. Sfatati altri due miti che in questi giorni  hanno causato gli assalti alle farmacie: non serve il tappabocca (a meno di non essere infetto e non voler contagiare gli altri) e non è obbligatorio l’alcol in gel (acqua e sapone va benissimo).

Perchè quindi in argentina c’è il panico e in altri paesi (vedi Cile) no? Perchè il governo ha fatto un po’ di pasticci con la trasparenza dei numeri e perchè qui i mezzi di comunicazione stanno pompando l’evento ai limiti dell’irresponsabilità. 60 morti non è niente per un’influenza, bruscolette. L’han detto gli esperti. Per me capitolo chiuso.

Non il nano fascista che pensate voi..

argentina — 3 luglio 2009

Questa sera ho scoperto che Oriana Fallaci si era fatta un sacco di amici anche in Argentina. Ad inizio degli anni ‘80 durante una conferenza tirò fuori dal clindro che "gli argentini hanno dentro un nano fascista". Definizione forte e ovviamente polemica, che ha poi marcato il paese, diventando una frase di uso quasi-comune. Sembra che sia storica l’intervista che concesse al giornalista argentino Bernardo Neustadt, accusandolo apertamente di aver collaborato con la dittatura. Peccato che non ci sia un video su youtube, ho trovato solo questo articolo de La Nación che riporta un frammento del dialogo.

Atchù 2

foto — 3 luglio 2009

La psicopandemia non fa che peggiorare e il canale Cronica TV (oltre a far vedere un Tato Bores d’annata) ha inserito un quadratino contamorti in basso a destra. Non si sa quanto sia attendibile, visto il noto amarillismo del canale…

Per fortuna c’è qualcuno che se la prende con umore. Un genio quello che ha ritoccato questo cartellone. Da domani comincio a farlo anch’io, tutte le pubblicitá della cittá dovrebbero essere ritoccate. Se succede sapete già che sono stato io.

Atchù

argentina — 2 luglio 2009

Sono laureato in scienze della comunicazione, lo sapete. Quindi potete anche immaginare la quantità di ore passate a studiare lo strapotere dei mass media su quell’asinaccio del popolo. Devo però ammettere che un esempio lampante come quello di questi giorni con la Gripe A, febbre porcina, non l’avevo ai visto. Davvero impressionante. Una bomba nucleare.
Il tema era tabù nelle scorse settimane, previe alle elezioni. Nonostante i giornali continuassero a fare la conta dei contagiati e dei morti, non gli si dava troppa importanza, ne parliamo dopo le elezioni. Poi lunedì si sono messi TUTTI a parlare della gripe. Il ministro della sanità si è dimesso, la presidenta ne ha parlato, le telecamere si sono finalmente appostate fuori dagli ospedali e anche dentro. Sono bastate 24 ore di televisione, 24 ore ininterrotte ed è scoppiata la psicosi. La gente non parla d’altro. Se dici "vado a giocare a calcetto" ti dicono "ma sei matto, siete in 10! è un gruppo troppo grande, c’è rischio di contagio". La gente comincia a girare con i tappabocca e se per caso ti scppa uno starnuto ti si crea il vuoto intorno. Per fortuna non siamo ancora arrivati al linciaggio. Ojo, non dico che il problema non ci sia, ma c’èra anche la scorsa settimana, dale…

Poi oggi giustamente si ragionava sulla situazione tragicomica: d’estate c’è il dengue. Tu speri che arrivi l’inverno, cosò muoiono le zanzare e finisce tutto e invece arriva la Gripe A. Non se ne può più. A me avevano detto che questo era un paìs tropical…

Giovani mamme che sfidano il coprifuoco, impavide.

En la selva se escuchan tiros…

sogni proibiti con la mula — 1 luglio 2009

Ci sono cd, album storici della storia della musica argentina che sono parte della colonna sonora di questa città. Sempreverdi, li senti quando entri in un bar o quando compri un alfajor in un kiosko. Alcuni cd de Los Fabulosos Cadillacs, di Calamaro, di Spinetta, de los Redondos o di Charly Garcia. Sono sempre lì in sottofondo.

Se vi state avvicinando al pianeta Argentina non potete non ascoltare "Libertinaje" de la Bersuit Vergarabat. L’album è del 1998, ma evidentemente era in anticipo sui tempi, visto che è stata poi la colonna sonora della crisi del 2001, del corralito e degli anni posteriori. Un vero e proprio manifesto, con tanto ritmo, con tanti ritmi diversi. Una bomba con un messaggio forte e chiaro: "se está pudriendo esta basura".

Ci sono canzoni mitiche come "se viene", "de onda", "gente de mierda" e quel pezzo d’arte che è "comando culo mandril". Ma il pezzo forte è "señor cobranza", pezzo originale de Las Manos de Filippi, proibita per diverso tempo alla radio per alcune frasi forti:

que me vienen con chorizo pero ya va a llegar
que cocinen a la madre de cavallo y al papa
o a lo hijos, si es que tiene
o a su amigo el presidente
no le dejen ni los dientes
porque menem
porque menem, porque menem se lo gana
y no hablemos de pavadas
si son todos traficantes
y si no el sistema que
y si no el sistema que…

Qui un assaggio su youtube e l’album su Taringa.

Si può mica

buenos aires — 1 luglio 2009

Tornando dal lavoro mi capita spesso di attraversare Belgrano. Ogni tanto cerco di evitare la triste e trafficata Cabildo (poi un giorno ve la racconto) e mi perdo tra le stradine alberate dello storico quartierone bene. E lì rimango sempre stupito. Rimango fermo al semaforo a vedere celeri dipendenti "comunali" mentre ri-dipingono di giallo i marciapiedi davanti alle uscite dei garage delle ville. Oppure li guardo mentre dispongono minuziosamente pietruzze bianche sotto gli alberelli delle piazze, a mo’ di presepe. Qui non si tratta delle solite disuguaglianze, non si tratta di ricco o povero, di privato-pubblico. Questi sono dipendenti pubblici (sono fondi pubblici) che stanno a mettere le pietre bianche mentre migliaia di abitanti di questa città vivono in villas miseria. Ma aldilà delle villas, tutta la città è sgarruppata, altro che pietre bianche.

L’esempio piú lampante di queste contraddizioni è forse la zona di Ritiro (stazione ferroviaria e di autobus a lunga distanza). Su uno dei due marciapiedi ti senti a La Paz, Bolivia. Sul marciapiede di fronte, pensato per i turisti, che devono visitare la Torre de los Ingleses o Plaza San Mártin questa mattina sistemavano pietroline marroni, precise precise. Maledetti zelanti.

Ma piove piove

argentina — 29 giugno 2009

Ieri durante le elezioni piovigginava, oggi piove. L’acqua porta via i milioni di discorsi elettorali, ci ripulisce, speriamo. I cartelloni elettorali hanno le orecchie basse, cedono e si scollano, decadente metafora di un paese che non sta per niente bene. Ha appena rinunciato la Ministra della Sanitá, Marcela Ocaña. Era una notizia attesa, avevano fatto di tutto per mantenere il problema "Influenza A" in sordina per preservare le elezioni (se no chi andava a votare?) ma oggi la pentola a pressione é scoppiata.

Hanno perso i Kirchner, probabilmente quella di ieri é stata la loro Waterloo, risultato inevitabile di un paio d’anni in cui hanno sbagliato tutto. Per le considerazioni generali vi rimando al post di Emiliano Guanella su La Stampa. Alla fine Pino Solanas ne é uscito benissimo, secondo nella Capitale con il 24%. Un trionfo, ma il difficile comincia adesso: trasformasi da forza di denuncia a spazio propositivo. Lo seguiremo da vicino.

Che vinca il migliore, ja

argentina — 28 giugno 2009

Siamo in piena veda electoral. Per 48 ore i candidati (e con loro tutti i cittadini) non possono fare dichiarazioni pubbliche inerenti alle elezioni. Fino alle 21 di oggi, domenica, sono proibiti spettacoli popolari all’aperto o al chiuso, feste teatrali, sportive e tutte le riunioni pubbliche che non abbiano niente a che vedere con la pura organizzazione del voto. Sono chiusi anche molti cinema e nelle 12 ore prima del voto è vietato vendere alcol, anche nei ristoranti. Sono tutte misure che richiamano al rigore e alla serietà, in un momento cruciale come l’esercizio del diritto del voto..ma non mi convincono molto. Hanno un odore forte e acre di fascismo, di dittatura, di quegli anni in cui un capannello di 4 persone rappresentava già un pericolo. In dittatura non ci sono elezioni, va da sè, ma non me la raccontano giusta, a me sta storia della "veda" puzza di bruciato.

Oggi siamo andati in una scuola del centro a votare (io facevo solo da autista). C’era tanta gente con il tappabocca, visto che qui l’influenza porcina non è ancora passata, anzi. Il voto funziona in modo diverso rispetto all’italia: ti controllano i documenti e tu entri ad una stanza, chiamata "cuarto oscuro" in cui su un tavolo trovi biglietti simili a quello della foto, chiamati boletas, con i nomi della lista e dei suoi candidati. Ce ne sono di tutti i partiti, teoricamente. In totale solitudine prendi il biglietto che più ti piace e lo metti dentro alla tua busta, esci e metti la busta dentro l’urna. L’inghippo sta nel fatto che soprattutto in provincia, nell’argentina profonda, non si trovano sempre le boletas di tutti i partiti, quindi i partiti minori, con meno risorse, si vedono penalizzati. Teoricamente se non trovi la boleta che vuoi usare potresti bloccare il seggio e fermare tutto.

Altra differenza. Nel seggio ci sono chiaramente anche i punteros, i militanti dei singoli partiti, che sono lì per mettere un po’ di pressione e controllare il corretto funzionamento del voto…ma sono decisamente più discreti che in italia..o perlomeno che a cascinagrossa, dove mio cugino passava la giornata ad aprire la porta a tutti quelli che entravano nel seggio, neanche fosse carabiniere. Quanti voti ha fatto perdere al PCI…

Questa sera stessa sapremo i risultati, reali, di tutto il paese. Lo spoglio è velocissimo, immediato, come in Spagna, senza dilungare per ore la farsa degli exit polls, che qui chiamano "boca de urna". Niente nottate elettorali con Bruno Vespa, solo festeggiamenti per i vincitori e nanna per gli altri.
 

I soliti perbenisti conservatori genovesi

buenos aires, foto — 28 giugno 2009

Pena de Muerte – Mussa

Mejor precio (!?!?!)

argentina — 24 giugno 2009

Ad ogni modo, si fa di necessità virtù: uno evita i confronti dolorosi, sposta la soglia del suo minimo indispensabile, si accorge che in fondo non è poi la questione di vita o morte che sembrava, che non esiste un diritto all’olio extravergine spremuto a freddo da olive raccolte ad inizio invaiatura e da non più di 24 ore, si ricorda che nessuna delle nostre nonne è morta per assenza di spremiaglio di Venturini, e si gode la sensazione che nessun acquisto sia ovvio (mentre là da dove vengo la sensazione è che ogni acquisto sia metà-del-tuo-dovere), anzi l’ovvietà è non comprare mai niente nella prima visita al negozio e farsi tirare giù 15 modelli di qualsiasi cosa per comprarne rigorosamente uno solo; e poi, a farlo durare. Non è detto che ci vada poi tanto peggio.

Fritz approfondisce una conversazione che portiamo avanti via mail da un po’ su un tema poco trattato invece in questo blog: le difficoltà a rapportarsi con il mercato argentino e i suoi prezzi. Sottotitolo: lasciate ogni speranza (e il portafoglio) o voi che entrate. Come sempre sono d’accordo su tutta la linea con lui e con i suoi illuminanti esempi agroalimentari. Sono soprattutto d’accordo con le conclusioni: l’unica soluzione é reagire e cercare di godersi questa vita "diversa". Altrimenti si finisce sempre (e mi succede purtroppo spesso) per ritrovarsi tra italiani a rimpiangere le cose che qui non si trovano o si trovano care.

Una cosa sola non mi convince troppo: non credo che l’italiano in argentina soffra perché i generi che lui considera di prima necessitá qui appartengono ad una fascia medio-alta. O meglio, non credo che stia lí il centro della questione. Secondo me il centro della questione é la Cina. La Cina (e al limite la Svezia ;-) é il vero salvagente per la generazione dei milleuristi italiani. Tecnologia, vestiti, mobili. Quanto sarebbe diversa la vita in italia se eliminassimo il made in china? quanti si potrebbero permettere di cambiare la tv o un armadio? Non sto difendendo il modello di produzione iperterzializzata e globalizzata, sto sottolinendo una differenza importante tra italia e argentina. Qui nel cono sud quasi tutto (a parte la teconologia, che arriva dalla cina, ma a prezzi folli) vine fatto qui e spesso, come dice Fritz, al buio. Risultato? Qualitá discutibile, ma soprattutto prezzi alle stelle.
Prezzi inarrivabili per famiglie medie, come la mia, immaginate per le altre…
 

Logorrea elettorale, con perdón

argentina — 22 giugno 2009

Manca una settimana alle elezioni. Elezioni legislative, all’amerigana, l’abbiamo giá detto. Sono giorni di dibattiti televisivi incolori, di sputtanamenti vari, di denunce penali "para embarrar la cancha", di cartelloni, tanti, tanti cartelloni, che se stai cinque minuti fermo in strada ti ritrovi incollato a qualche palo col faccione di De Narvaez o della Michetti. Le alternative sono tristi, davvero tristi. Ci sono i liberali post menemisti, poi c’é la destra, l’estrema destra, i destrorsi, la destra travestita da sinistra e Pino Solanas. Sí, Fernando "Pino" Solanas il regista, quello de "La hora de los hornos" e recentemente di "Memoria del saqueo". Era giá presente alle ultime elezioni presidenziali, ma non se n’era accorto nessuno. Adesso invece lo danno come la possibile soprpresa e vedendo lo spazio che gli dedicano i media qualcosa di vero c’é. L’analisi pseudo-politica che mi posso permettere, da straniero in terra straniera, é che ci sono un sacco di "zurdos" delusi. Una marea di progressisti e di riformisti, soprattutto porterñi, che speravano davvero che la K Family fosse un’alternativa di sinistra e che poco a poco si sta rendendo conto che nada, so’ sempre i soliti peronisti. Tra questi delusi ci sono anch’io eh, che non mi nascondo. Ma io ero appena arrivato, me la volete concedere un po’ di inesperienza? Beh, se questi fantomatici "progre" cercano qualcosa alla sinistra di Kirchner ci trovano solo Pino Solanas, in mezzo ad un sacco di polvere. O al massimo, ci trovano i radicali, ma se sei progre mezzo peronista i radicali non li voterai mai, piuttosto voti quello lí….come si chiama….Solana…sí, Solanas…pittosto voti quello.

Beh, faccio il mio outing e dico che io voterei Pino Solanas, come l’avrei votato alle presidenziali. Stiamo parlando di lottare per il terzo-quarto posto eh, sia ben chiaro. Dicono che la lotta sia tra Kirchner (el oficialismo) e la formula de Narvaez/Macri (brrrrrr, avevano chiesto anche a Jack lo Squartatore a ma in questi mesi non era disponibile). Paese meraviglioso questo: se non capisci il peronismo non capisci niente e il peronismo (lo dicono apertamente tutti) non si sa che cosa sia. Adess de Narvaez si presenta come il "peronista disidente".

 - Ma i peronisti non erano quegli altri?
 - No, tano, quelli son peronisti K.
 - Ah. Ma de Narvaez sembra Menem. Menem era peronista?
 - Sí, tano, ma Menem era liberale e ha svenduto il paese e poi Menem non lo nomina nessuno, che porta sfiga e fa perdere voti.
 - Ah, ho capito, Peronista era Peron, le altre sono solo imitazioni trucce.
 - Bravo tano, questo l’hai capito.
 - Ma scusate, secondo me in fondo in fondo (ma neanche troppo a fondo) anche Pino Solanas é peronista.
 - Sí.
 - E quindi é di sinistra e il suo referente é un generale fascista?
 - Tano, se dici ancora "generale fascista" vieni espulso dal paese in 24 ore.
 - Vabbuó, ho il mal di testa, siete fortunati che non posso votare.

A dos voces

argentina — 22 giugno 2009

Ci sono voci e timbri inconfondibili in argentina. Situazioni in cui tutti imitano lo stesso tipo di voce. Il primo è quello del tifo, dei cori da stadio, usato anche nelle marce e nei cori di rivendicazione politico/sociale. È una voce bassa, un po’ da invasato. La tipica voce che accompagna l’espressione "Eh, boludo". La fanno tutti nello stesso modo. Ho cercato un link in youtube che la mostrasse come si deve, ma non ho trovato niente di soddisfacente, è una voce tipo questa. Una voce caratteristica, che sicuramente conoscete se siete passati da queste parti.

L’altro tono di voce inconfondibile è quello dei venditori ambulanti, categoria che in argentina raggiunge livelli di poesia e di arte altissimi. Fanno tutti una voce gracchiante, bassissima, come una voce di vecchio proveniente da una radio scassata. E qualsiasi cosa vendano usano tutti quella stessa voce: "Las tijeras, las tijeras para la dama, para el caballero". La voce è funzionale perchè quando la senti capisci che ti stanno offrendo qualcosa. Poi li vedi che si allontanano e parlano con un amico e hanno una voce normale o da pulcino.

Carpiato triplo

WWW — 19 giugno 2009

Hola, soy Piero Armenti, me recordarán por blogs como Notizie da Caracas

Scherzi a parte, il blog bolivariano di Piero è stato (e sarà?) uno dei migliori della Patria Grande, un modello da seguire per un umile servidor, il sottoscritto. Seguirò quindi con molta curiosità il nuovo blog di Piero, Notizie da New York e vi invito a fare lo stesso. Certo, che salto…

Panchos y champagne (la pizza se terminò)

media — 19 giugno 2009

http://www.flickr.com/photos/tanoka/3640569650/

7up e Sprite ci hanno abituato a campagne pubblicitarie controcorrente, basta pensare a "L’immagine è zero, la sete è tutto", ma a questo cartellone di 7up la dice lunga sulla sutuazione attuale in argentina. Sono finiti gli anni ‘80 ‘90, la pizza e champagne, il modello da seguire, il sogno, non è più avere una Ferrari e fare le vacanze a Miami. No, ormai ci si accontenta di invidiare un tipo con le infradito che può permettersi di fare un asado sul balcone di casa. Patetico? può essere, ma anche no.

I duri di Cascinagrossa

italia — 17 giugno 2009

Qui si parla sempre di Ande e mai di Cascinagrossa. Ma mentre ero lì avevo un post in canna che solo adesso, fermo ad un semaforo della Panamericana, prende la giusta piega.

Cascinagrossa é un paesone di mille abitanti. Paesone è stata una conquista, visto che durante la mia infanzia, nei fabulosos anni 80, gli abitanti erano circa seicento. Durante il soggiorno italiano mi sono trovato ad analizzare la figura del duro di Cascinagrossa. Altre parole che possono essere utili a disegnarne il profilo sono: ribelle, tendenzialmente violento, naturalmente bello, bullo, scansafatiche, leader. Servono varie parole perché non si tratta di una persona sola, sono vari ragazzini, di etá compresa tra i 13 e i 20 anni, che si rinnovano con il passare delle generazioni. Esistevano giá quando io cominciavo ad uscire per le prime volte solo in bicicletta (7 anni, etá impensabile nell’italia odierna, in argentina non ne parliamo neanche). Esistevano e noi banotti li temevamo, si giocava a calcio insieme, si scherzava, ma era chiaro che il leader era il leader, che era piú duro di tutti, che era cresciuto piú in fretta e piú forte degli altri. Belli e dannati, esistevano anche in tutti questi anni in cui io facevo la mia vita da migrante e quando tornavo a casa dai miei sentivo i racconti degli amici "tizio ha rotto i vetri di casa della famiglia caio", "si dice che il gruppetto capitanato da sempronio fumi le canne in piazza". Niente di anormale, vita da paese, immortalata in migliaia di canzoni di Ligabue. È passato il tempo, è cambiato solo il look, i contenuti dei graffiti, ma la sostanza rimane la stessa: il predestinato guida il gruppone. Nell’ultimo mese passato a Cascinagrossa ho avuto modo di vedere che le generazioni si rinnovano e che se anche i gruppetti sono piú numerosi (viva l’immigrazione, ah ah ah) é sempre piuttosto facile individuare quello che comanda, l’idolo malcelato delle adolescenti cascinagrossesi, il james dean della situazione.

Tutto questo discorso per arrivare dove. Per arrivare al fatto che poi questi leader crescono, crescono e puntualmente perdono, cadono, fallen angels. Non dico che finiscano in galera, come avevano predetto i vecchi saggi e cialtroni del paese. No, peggio, finiscono in cantiere. Ci finiscono tutti, ci finiscono giovanissimi. Perché mentre gli altri si facevano zitti zitti il liceo loro avevano altro da fare, poi magari é successo che la bella e dannata del paese é rimasta incinta (o anche no) e lí le alternative sono drasticamente diminuite: bisognava trovarsi un lavoro. I piú fortunati vanno in fabbrica, ma la stragrande maggioranza io li vedo che passano dal tabaccaio a comprarsi le sigarette e hanno le mani grandi, bianche e screpolate, per non dire cotte, di chi lavora in cantiere. Io li osservo, seguo il loro sguardo e mi rendo conto che sono diventati persone dolcissime. Sono ragazzoni ancora giovani, intatta la loro bellezza, ma lo sguardo non é piú di sfida, lo sguardo é tranquillo, non direi sereno, non lo direi mai, ma tranquillo. E allora ti viene da chiederti se quella era la vera natura di quel ragazzo, se é sempre stato un ragazzo sensibile e docile, che per timidezza si nascondeva dietro il personaggio che mi spaccava puntualmente la faccia..o se….come temo….la vita lo ha sconfitto, la vita lo ha piegato. Come dicono in spagnolo, "la vida pudo con el", la vita ce l’ha fatta, é stata piú forte di lui.

Un faro nella notte

cose dell'altro mondo — 17 giugno 2009

In quasi tutti i quartieri di Buenos Aires (senza che siano per forza quartieri "bene") ci sono queste specie di cabine del telefono, con dentro l’omino della sicurezza. Negli ultimi dieci anni, vista la situazione economica da luna park sono spuntati un po’ come i funghi. C’è dentro una guardia giurata, un vigilantes o un poliziotto. Ormai fanno parte del quartiere ed alcuni sono buffissimi. Nella garita (così si chiama la cabina da superman) che sta vicino a dove lavoro cambia l’omino ogni mese, il che la dice lunga sugli stipendi da fame che devono pagare e su quanto il vigilante possa conoscere il quartiere e le sue facce.
E se sei un po’ curioso, come il sottoscritto, non puoi non guardare dentro agli sgabbioli per spiarne il micromondo: una piccola casa, di un metro quadrato, con tutti i comfort e due elementi immancabili: il mate e una radio accesa. Musica quasi mai, parole parole parole. Normalmente il vigilante di turno ha fare scazzato e sguardo spento, non sembrerebbe in grado di sventare neanche un furto organizzato da Qui Quo e Qua, ma oggi mentre attraversavo Olivos in auto ne ho visto uno nuovo. Era un signore anziano, scrutava tutte le macchine che si avvicinavano e aveva in mano una lampada simile a quella dei marinai. Una specie di "Il vecchio e il mare" senza il mare e senza il pesce. Mi ha fatto un po’ di impressione, secondo me quello spara.

Un classico, giustamente

musica — 15 giugno 2009

C’è una tartaruga di Peguajò che se ne va a Parigi a farsi bella perchè si è innamorata di un tortugo più giovane di lei. Va a piedi e nel viaggio di ritorno ri-invechia nuovamente. C’è una mamma gabbiano un po’ miope che cerca cibo per i suoi piccolini, che crede di aver trovato un buon gamberone e invece porta al nido un povero cane bassotto che stava prendendo il sole in spiaggia. C’è una familia di tarme che vive in un armadio: i bambini hanno culla di bottone, la mamma mangia lana con forbice e coltello, mentre suo marito sta sul balcone ricavato da una tasca di un vestito.

Già ero fan di Maria Elena Walsh prima che in casa arrivasse il piccolo Tanokita, ma adesso la si ascolta spesso e devo dire che è giustamente considerata uno dei geni della cultura argentina. Utilizza stili musicali di ogni tipo, ha un vocabolario ricchissimo, ma soprattutto una fantasia davvero magica, sconfinata. Se in casa masticate un po’ di spagnolo, ma anche se non ne capite un acca, vi consiglio di ascoltarla.

Le mie preferite: Manuelita la tortuga, El reino del reves, El show del perro salsicha, Cancion de tomar el tè, La chacarera de los gatos.

Il perro salsicha in un’immagine dell’illustratore Pablo Bernasconi

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