Magari mi ritrovo qui a parlarvi di qualcuno che giá conoscete, nel qual caso chiedo scusa e torno dietro la lavagna. Peró se per caso non la conoscete vi straconsiglio di comprare/scaricare/rubare/affittare il cd di Amy Winehouse, "Back to black". La ragazza in questione ha 24 anni, é di Southgate (suburbios di Londra), é di famiglia ebrea ed ha un caratterino mica male. E una voce incredibile. Il genere? Soul, R&B, un po’ il il suono della vecchia Motown, rivisto. In particolare sono rimasto fulminato dalla canzone Rehab, dove la nostra eroina racconta come la sua casa discografica la volesse convincere ad entrare in una clinica di riabilitazione. Sembra che abbia qualche problema con l’alcol, su youtube la si puó vedere sul palco barcollante, mentre dimentica le parole della canzone, ma non avrete da me quel link. Insomma, la risposta al manager in questione é stata un chiaro no, no, no. Sicuramente avrete sentito la canzone per radio, ma secondo me vederla cantare é un’altra storia. Qui trovate il link al videoclip originale, ma io preferisco questa versione meno patinata, live, con i due ballerini stratosferici che l’accompagnano. [youtube=http://it.youtube.com/watch?v=I9mw492VXvE] Poi fatemi sapere se siete stati rapiti anche voi. E quante volte l’avete ascoltata.
Flores
Giovedí il cielo era cosí azzurro che non si poteva stare in casa, sono uscito a fare il turista. Meglio goderseli questi giorni da disoccupato, quel vigliacco del lavoro a volte si nasconde dietro l’angolo e arriva quando meno te lo aspetti. Cosí sono andato a passeggiare nel barrio di Flores, uno dei quartieri storici di Buenos Aires, luogo sacro nella letteratura e nei tangos della cittá. Immortalato adesso anche nelle mie modestissime foto.
Simpsonize me
A quanto ho capito in Italia dovrebbe uscire il 21 Settembre, ma qui siamo troppo piú avanti ed é giá nelle sale I Simpson – Il film. Nel caso Matt Groening ci chiamasse per un cameo, io e Laura siamo giá pronti, simpsonizzati.

Se avete voglia e tempo per cazzeggiare , questo é l’indirizzo giusto: http://simpsonizeme.com/
Barrilete cósmico, de que planeta viniste?
Almeno in teoria questo non vorrebe essere un blog di calcio, peró esistono fatti legati ad eventi sportivi che trascendono il momento agonistico e la competizione. Ne é sicuramente un esempio il gol di Maradona segnato all’Inghilterra nel mondiale del 1986 in Messico. Il gol era stato preceduto dalla celebre mano de Dios ed é stato definito da molti il gol piú bello di tutti i tempi, il gol del secolo. Lo so, lo abbiamo giá visto tutti, in tutte le salse. Io lo ripropongo per sottolineare il commento del locutor Victor Hugo Morales. Ho inserito i sottotitoli in italiano al video (giá sottotitolato). Il suo entusiasmo é contagioso, emozionante a tal punto che anche coloro che non amano il calcio normalmente spendono una lacrimuccia. Se poi sono argentini piangono a dirotto. A chi pensa di catalogare frettolosamente il giornalista come "un esaltato" ricordo che quattro anni prima Inghilterra e Argentina avevano giocato su ben altri campetti la partita Falklands-Malvinas. incorporato da Embedded Video
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Una buona domanda
E’ da qualche anno che mi gira per la testa una domanda da fare a Woody Allen. Oggi ho scoperto che nell’Aprile 1987 William E. Geist ha posto esattamente questa domanda a Allen in un’intervista per la revista Rolling Stone. Oltre alla domanda, anche la risposta mi lascia completamente soddisfatto.
Perché fai cosí tanti film? Non potresti farne meno e cosí realizzare lavori spettacolari che farebbero parte della storia del cinema? – No. Non vorrei fare quel tipo di film. Sarebbero cari e implicherebbero molto lavoro, e uno dovrebbe compromettersi emozionalmente per anni con lo stesso progetto. Preferisco di gran lunga fare film piú piccoli e farne molti. Non vedo la relazione tra dimensioni e grandezza. Se pensi ad alcuni di quei film complessi di Bergman. Lui girava quelle cose molto rapidamente, tipo in quattro, cinque settimane. E sono i migliori film del mondo, a mio modo di vedere. Io semplicemente faccio tutti i film che mi vengono in testa, piú velocemente possibile. E quando nella mia vita arriverá il momento di smettere di fare film, ne avró fatti una quantitá indefinita, e alcuni se ho fortuna saranna film molto buoni, e altri non lo saranno, e altri ancora saranno [solo] divertenti.
Chau, Negro

— Nel mio comune stiamo applicando il sistema "Tolleranza zero" che si applica a New York — E allora? come va? — Delinquenza, quattro – tolleranza, zero
Roberto Fontanarrosa, el Negro, é morto ieri, 19 Luglio 2007, all’etá di 62 anni. Rosarino, grande umorista e scrittore, era il padre di “Inodoro Pereyra” e “Boogie, el aceitoso". Se ne va cosí una delle menti piú critiche e corrosive del panorama culturale argentino. Tifosissimo del Rosario Central, aveva recentemente disegnato il logo che appare sulle magliette della squadra, che raffigura il tifoso doc del Central, il canaya.
La web di Fontanarrosa: www.negrofontanarrosa.com
Ezio, faccia qualcosa
Per quanto possa valere vista anche la distanza, esprimo tutto il mio appoggio alla lettera aperta di Matteo Bordone ad Ezio Mauro, direttore di Repubblica. Io personalmente non sono mai stato un lettore molto affezionato. Da buon piemontese che da grande voleva fare il noglobal mi son sempre barcamenato tra La Stampa e il Manifesto. Però ho frequentato spesso e volentieri, direi quotidianamente, gli alti e i bassi del sito Reppubblica.it e mi sento di aggiungere la mia voce al coro dei nuntereggaepiù.
Stazioni diverse
"Ci hai fatto caso Andrea che esistono due tipi di stazione ferroviaria? Ci sono le stazioni tipo Porta Nuova, dove i treni arrivano e si fermano lí, e poi ci sono le stazioni come Porta Susa, dove il treno arriva, scarica, carica e continua il suo tragitto. Per questo esistono cittá perfette come Torino, che hanno stazioni di entrambi i tipi, e altre imperfette come Castellón, che sembrano insegnarti il valore dei luoghi di passaggio". Sergio Morcillo Barbera, un grande amico, di Castellón de la Plana.

Tutto scorre
Questa é una foto di qualche anno fa, Novembre 2004. L’ho tirata fuori perché credo che possa ribadire ancora una volta il concetto “ci si abitua a tutto”. Quando l’indifferenza raggiunge livelli inaspettati. Una scena decisamente usuale a Buenos Aires negli ultimi anni: manifestazione popolare (piquete) in pieno centro, nelle vie Lavalle e Callao. Si protesta di fronte ad un edificio di un’istituzione pubblica. La polizia si schiera con uomini e barriere metalliche per difendere l’edificio da eventuali atti di violenza. Ma la prassi é cosí normale, cosí tremendamente rutinaria, che viene comunque garantito lo spazio sul marciapiede per il passaggio dei pedoni. Non di fronte, dall’altra parte della strada, sullo stesso marciapiede. I passanti, lo dice la parola stessa, passano normalmente, indifferenti nei confronti di una scena fin troppo usuale. Magari diretti verso l’Happy Hour nel pub a fianco.















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