Quando sarai molto vecchia
[...] cuando seas muy vieja y yo me haya muerto rompe espejos retratos recuerdos ponte bragas de corista diadema de acanto sal desnuda al balcón y méate en el mundo antes que te fusilen las ventanas cerradas. [...] quando sarai molto vecchia e io saró giá morto rompi specchi ritratti ricordi mettiti mutande da corista diadema di acanto esci nuda sul balcone e piscia sul mondo prima che ti fucilino le finestre chiuse. Manuel Vásquez Montalbán - Quand vous seraiz bien vieille




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Belin!
visto?
se a qualcuno interessa il resto della poesia é qui , insieme ad altre.
ri-belin… mi manca il Montalban poeta…gracias
adoro montalban ma lo conoscevo solo per P.C.
Tks, M.
sí, in italia (e nel mondo) é conosciuto soprattutto per don Pepe. In realtá si tratta di una delle penne piú prolifiche della cultura spagnola di tutti i tempi: saggista, poeta, romanziere, giornalista, critico, esperto in gastronomia, tifoso doc del barça. Era soprattutto una delle menti piú vivaci e critiche della sinistra catalana. Importnte il suo “diccionario del franquismo” e i saggi su cuba, su mosca, sulla comunicazione, su aznar… Forse nessuno come lui ha descritto la spagna durante e dopo la caduta di franco.
caspita che bella!!mi ha ricordato una poesia del grande Pablo Neruda…ma devo dire che Montalban qui ha la capacità di aggiungere un ingrediente prezioso…l’ironia!
la poesia è questa:
Soneto de amor número 94 - Pablo Neruda.
SI muero sobrevíveme con tanta fuerza pura
que despiertes la furia del pálido y del frío,
de sur a sur levanta tus ojos indelebles,
de sol a sol que suene tu boca de guitarra.
No quiero que vacilen tu risa ni tus pasos,
no quiero que se muera mi herencia de alegría,
no llames a mi pecho, estoy ausente.
Vive en mi ausencia como en una casa.
Es una casa tan grande la ausencia
que pasarás en ella a través de los muros
y colgarás los cuadros en el aire.
Es una casa tan transparente la ausencia
que yo sin vida te veré vivir
y si sufres, mi amor, me moriré otra vez.
Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura
che svegli la furia del pallido e del freddo,
da sud a sud alza i tuoi occhi indelebili,
dall’alba al tramonto che suoni la tua bocca di chitarra.
Non voglio che vacillino la tua risata né i tuoi passi,
non voglio che muoia la mia eredità di allegria,
non bussare al mio petto, sono assente.
Vivi nella mia assenza come in una casa.
È una casa tanto grande l’assenza
che passerai in lei attraverso i muri
ed appenderai i quadri all’aria.
È una casa tanto trasparente l’assenza
che io senza vita ti vedrò vivere
e se soffri, amore mio, morrò un’altra volta.
Ri-belin. Non la conoscevo, grazie mara.
“Vivi nella mia assenza come in una casa” che bell’immagine…