Silvio (non quello che pensate voi)
Il mercato globalizzato della musica sappiamo com’é: noi esportiamo Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Tiziano Ferro, Nek, e si finisce che all’estero pochi sanno chi siano Guccini, De André, De Gregori, Rino Gaetano. Non conoscono neanche il popular Vasco. Allo stesso modo importiamo Ricki Martin, Jennifer López, Shakira, King Africa e ci perdiamo Joan Manuel Serrat, Joaquín Sabina, Leon Gieco, Pablo Milanés, Charli García, Mercedes Sosa, Atahualpa Yupanqui e mille altri. Lo sappiamo, é cosí, é il prezzo del mercado globalizado, che decide per noi cosa ci deve piacere e che cosa no. PERÓ questa logica mercantile commette una vera ingiustizia, un crimine contro l’umanitá (la fetta di umanitá che non parla spagnolo): il mondo non conosce Silvio Rodríguez. Io non sono un grande fan. Lui, oltre ad essere IL cantautore cubano, é un poeta e personalmete mi é difficile seguirlo nelle sue immagini, nelle sue metafore infinite. Peró é indubbio che si tratta del cantautore piú amato e adorato da tutta la popolazione mondiale hispanohablante, dall’Havana a Madrid, da Caracas a Buenos aires. Che Silvio, come lo chiama la gente, non sia conosciuto dalle masse, nel mondo, no tiene perdón. Ecco, io nella mia ostinata vocazione divulgativa vi propongo la mia canzone preferita: "Canción del elegido", secondo me la miglior biografia di Ernesto Che Guevara.
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Qui trovate il testo in spagnolo. Questa é una mia traduzione al volo: Silvio Rodríguez – La canzone del prescelto Quando si racconta una storia si parla sempre di un vecchio, di un bambino o di sé. Peró la mia storia é difficile, non vi parleró di un uomo comune. Racconteró la storia di un essere di un altro mondo, di un animale di galassia. É una storia che ha a che vedere con il corso della via lattea. É una storia sotterrata, che parla di un essere [umano] del niente. Nacque da una tormenta, nel sole di una notte, nel penultimo mese. Passó di pianeta in pianeta cercando acqua potabile, forse cercando la vita o cercando la morte, di questo non si é mai certi. Forse cercando siluettes o qualcosa di simile che fosse adorabile, o per lo meno amabile, baciabile, amabile. Lui scoprí che le mine del Re Salomone stavano nel cielo e non nell’Africa ardente, come pensava la gente… peró le pietre sono fredde e gli interessavano calore e allegrie. I gioielli non avevano anima, erano solo specchi, colori brillanti. E alla fine scese alla guerra, scusate, volevo dire alla terra. Seppe la storia di colpo, sentí dentro alla testa vetri rotti e capí che la guerra era la pace del futuro: le cose piú terribili si imparano in un attimo e per quelle meravigliose ci vuole una vita le cose terribili si apprendono in un attimo quelle meravigliose costano la vita. L’ultima volta che lo vidi se ne andava tra fumo e mitraglia, contento e nudo… stava ammazzando canaglie con il suo cannone del futuro, stava ammazzando canaglie con il suo cannone del futuro…

brividi.
Ritengo davvero che la canzone non sia dedicata al Che, bensì ad Abel Santamaria (fratello di Haydè Santamaria), chiamato langelo della rivoluzione, morto combattendo a 25 anni.
Comunque concordo che sia una delle canzoni più belle.
Silvio è grande, purtroppo proprio a Cuba non viene più ascoltato, i giovani amano cose diverse (Bamboleo, La Charanga Habanera,NG La Banda, Manolin, il regeton) e così è già molto difficile ascoltarlo nella sua patria, figuriamoci altrove.
Ora Silvio sta cantando nelle prigioni di Cuba per i detenuti.
che emozione Rodriguez!
ricordo ancora come fosse ieri l’emozione che ho provato nell’ascoltare Silvio Rodriguez per la prima volta in vita mi una domenica di 5 anni fa in uno dei bar attorno a plaza dorrego nel barrio di San telmo.
Ero accompagnato da un’amica argentina conosciuta durante un lungo viaggio effettuato per l’america latina e aime che era quasi alla fine.
Un musicista cantava “ojalà” di Rodriguez, “dedicata” a Pinochet, i ricordi del viaggio mi si accomulavano in testa, la statua di salvdor allende a Santiago, il palazzo della monda, delle immagini di alcuni documentari del bombardamento del palazzo presidenziale e di alcuni film sulla dittatura sia cilena che argentina (La noche de los lápices), dei libri letti sul continnte desparecido e la musica di rodriguz in sottofondo….
il giorno dopo andai in un negozio di dichi lungo santafe e comprai un cd con il meglio di silvio rodrigez, disco con la copertinarossa che ascolto tuttora, grandi classici della musica latinoamericana, canzoni che sembrano un racconto della storia degli ultimi trent’anni del’america latina.
che volgia di tonare a Buenos Aires!
un saluto da una fredda milano e complimenti a “Tanoka” per il blog da poco scoperto.
Luca, grazie per il saluto, per i complimenti e soprattutto per aver condiviso un’emozione.
Abrazo
grazie a te per il bel blog
grazie luca, anche per me una bellissima canzone.
penso che la frase verso la fine vada tradotta:
le cose terribili si apprendono in un attimo quelle meravigliose costano la vita.
Scopro solo ora questo post. Se mi permettete devo aggiungere due cose. Come Tanoka esprime nella sua indignazione, credo che Silvio SI sia amato e seguito dalle masse. PEro dalle masse argentine e “forse” latinoamericane.
E qui mi collego con il commento di Walter…non so se addirittura sia piu amato in Argentina che nella sua madre patria (CUBa).
Ho da poco conosciuto una fantastica cubana residente in Italia da 10 anni (ne ha 30) e la sua sorella di 28.
Mi credete che io arrivo da lei con le cuffie riproducenti Silvio (oleo de mujer con sombrero, e ojala, due classici dei classici) le posso sulle sue orecchie per farla gioire e lei mi guarda stordita e mi dice…ma è Pablo? (Milanès…amatissimo anche in Argentina)….io rimassi alquanto perplessa dato che lei conosce un po della buona musica cubana…ecco cos’è Silvio.