Quando ero in Spagna prendevo in giro gli amici iberici dicendo che la loro frase preferita é Es lo que hay.
Letteralmente significa “Questo é quello che c’é”, come a dire “non si puó far niente, bisogna accettare la situazione”. La frase, ripetuta in ogni situazione complicata, mette in luce il fatalismo e il conformismo di alcuni/molti spagnoli.
Sto scoprendo che qui in Argentina la frase ricorrente é En la época del 1 a 1 …
Significa “Ai tempi in cui un peso valeva un dollaro…” per poi continuare con il racconto dell’aneddoto personale. C’é chi ricorda i propri viaggi a Cancún, chi i soggiorni di 3 mesi in Europa, le sciate ad Aspen, un’infinita serie di ricordi meravigliosi. La gente sa bene che é stata una parentesi temporanea e quantomai effimera, ma la ricorda con piacere come a dire “lo sapevamo tutti che era una gande cazzata, ma finchè è durata ci siamo fatti un sacco di risate”.










ciao tanoka
io avrei un suggerimento per evitare di sentire queste frasi, prova a spostarti un po verso la periferia e chiedi alla gente come se la passava en la epoca del 1 a 1, credo che un sacco di risate non se le facessero allora come non se le fanno oggi. lo so che questo era in qualche modo implicito nel tuo post, si deve contestualizzare la frase, ma avresti potuto aggiungere “la frase ricorrente a palermo, o a belgrano” o che so io. comunque resta il fatto che tu sei li quindi meglio di te..
scusa la critica ma di elogi verso te fin’ora ho abbondato e ti stimo molto
Roberto
Ciao Roberto, accetto la critica, ci mancherebbe.
Nella bozza del post mi ero dilungato raccontando anche di tutti coloro che invece di andare a Cancún avevano semplicemente messo da parte i propri risparmi, in dollari, per poi andare un giorno a ritirarli e scoprire che dove c’era la banca avevano costruito un parcheggio. Per non parlare poi di tutti coloro che vivono nelle villas e se la vedono brutta oggi come ieri.
Mi sono auto-censurato per non risultare pedante. A volte cerco di uscire dai soliti cliché e di raccontare un’argentina diversa, l’argentina che gli italiani conoscono meno. Mi piacerebbe che in questo blog ci fosse spazio per ridere e spazio per piangere, spazio per riflettere e anche spazio per farsi una risata.
Sono contento di sapere che mi segui con la giusta “severitá”.
Un abbraccio
Comprendo esattamente il significato di quella frase. Io sono uno di quelli che negli anni ’80 se la passava bene (quando Craxi ci fece diventare la quinta potenza mondiale… e Armani era Armani… hehehe), e mi trovo spesso a ripensare a quel periodo con gran nostalgia.
Shhh… n’sia mai a farti sentir dire una cosa del genere!!!
Ma che vuoi fa’? I bei ricordi son fatti di sensazioni, anche se la testa dice che non dovrebbero esserlo.
M.
(OT)
Il tuo blog è davvero troppo piacevole e scorrevole da leggere. So che un giorno me ne pentirò, ma per ora me lo godo ;)
Mak, ma che fine hai fatto? sono ocntento di vedere che ci sei ancora.
Grazie per l’incoraggiamento blogghistico. Perché dovresti pentirtene? quando vieni in argentina?
Me ne pentirò, come mi pento di quella giacca con le spalline che avevo nell’82.
;)
Anche se di rado, un giro nei paraggi non me lo toglie nessuno, e, fra le altre cose, te non mi ti perdo.
In Argentina… ehhh…
sfotti tu. Ma appena vendo casa ti faccio ridere io (hehehe).
Vabbuò, abbiamo trasceso l’OT.
Bye, M.