Gli autobus a Baires

 

Prendere un autobus a Buenos Aires può essere impegnativo per uno straniero, ci sono tante piccole cose che rendono l’esperienza interessante per chi non è di queste parti. Il viaggio comincia con l’immancabile Guia T, un libricino di 200 pagine che all’inizio fa venire il mal di testa. Il sistema è a dir poco complicato, tanto che il buon Johan, svedese, lo indica tra i difetti principali della città. Si domanda giustamente se non esista un modo più semplice di spiegare l’itinerario delle circa 300 linee che percorrono la città. Qualcuno conosce la guida degli autobus di Londra o di New York? C’è addirittura chi pubblicato una guida alla guida, "step by step". Secondo me ci si deve solo prendere la mano e una volta che la si conosce è una compagna insostituibile. Sta di fatto che la frequenza degli autobus urbani è a dir poco stupefacente, passano ogni 3/5 minuti e spesso si vedono vari mezzi della stessa linea che intasano una via. Per esempio, secondo me la linea 63 viaggia solo in branco di due o tre esemplari. O arrivano in gruppo o niente. Poi, un classico, gli autisti si fermano al semaforo uno di fianco all’altro e si gridano dal finestrino cose tipo "Come si chiama quel biondino che avete in attacco? come fate a vincere con quello lì?". Altro fattore che magari un europeo non si aspetta sono le code diligenti e (a volte) lunghissime che si formano alle fermate degli autobus. Gli stereotipi sono duri a morire e trovandosi in America Latina uno si immagina milioni di porteños azzuffarsi per un posto a sedere. La realtà è che le code sono molto ordinate, anche se nel microcentro nelle ora di punta raggiungono lunghezze di un isolato o più. Dettaglio di costume: è bene lasciar salire le signore per prime. E’ un’abitudine che si sta perdendo ma che molti continuano a rispettare. Una volta in carrozza si apre un mondo. Il biglietto si fa sull’autobus, in una macchina che accetta solo monete, per cui se non hai monete devi cercarle PRIMA. Dettaglio questo che innalza clamorosamente l’acquisto di dolci nei kioscos vicini alle fermate. Chissà la percentuale di alfajores che si vendono a persone alla disperata ricerca di cambio. Gli autobus non sono gestiti da un’unica compagnia, la classica ATM italiana, ma ogni linea è di proprietà di diverse aziende private. Per questo alcune linee hanno autobus decisamente moderni e altre modelli improbabili. A questo si aggiunge che all’autista viene assegnato sempre lo stesso autobus e ciò gli permette infinite personalizzazioni: serie deluxe di specchi retrovisori, cornici rosse di peluche, luci e neon da discoteca, nomi delle figlie (dell’autista o di Maradona) scritte sul vetro posteriore, ecc.. Ma la cosa che a me stupisce quasi tutti i giorni è come guidano. E’ evidente che le compagnie esercitano una forte pressione sugli autisti perchè rispettino la regolarità dei viaggi. Capita spesso di ritrovarsi alla fermata dell’autobus con un "controllore" che in realtà controlla la frequenza dei mezzi della stessa linea. Tutto questo fa sì che gli autisti gudini COME I PAZZI. Il pericolo incomincia quando sali. Appena metti un piede sul gradino dell’autobus l’autista si sente autorizzato a chiudere la porta e a partire. Importantissimo agrapparsi alle apposite maniglie per non ricadere in strada. Lo stesso succede quando scendi: l’autista apre la porta ancora in corsa (come se uno si gettasse tipo Hazzard) e quando si ferma ti condece 3 secondi per scendere, dopodichè lui riparte. Non importa se tu hai solo messo un piede in terra, se sei anziano o incinta, lui va. Così succede che la signora Silvia, un’amica, è stata trascinata per un centinaio di metri, incastrata tra la porta e l’asfalto, in pieno centro di Buenos Aires. Una cosa positiva c’è: se tu per caso hai fretta allora l’autista diventa il tuo eroe. Va a mille all’ora, sorpassa le auto in viette cittadine, salta le fermate perchè è troppo impegnato a sorpassare altri autobus, cambia corsia senza preavviso. Insomma, fa tutte quelle cose che tu stai sognando (se hai fretta), ma che non osi nemmeno immaginare. Questo non succede con i taxi che invece vanno a passo di lumaca e che hanno come unica missione schiacciare i pedoni. La cosa più entusiasmante è il fatto che saltino le fermate: dovrebbe essere contro ogni principio etico dell’autobus, no? eppure è così. A volte sei fermo alla fermata e l’autobus arriva cosí veloce che non si ferma. Tu gli gridi "hijo de mil putas" e tutto finisce lì. Tanto tra 3 minuti ne passa un altro. A parte la prima, tutte le foto sono di altri autori, che potete conoscere cliccando direttamente sulla foto.


Comments

  1. malenamil says:

    Bravo! Hai descritto in modo encomiabile i collettivi. Io ci aggiungerei che anche da seduti c’è il rischio di essere catapultati sul sedile opposto alla prima curvetta.
    E poi la storia delle multe è vera: c’è una tabella di marcia da rispettare e loro la rispettano. Se sali, chessò, alla Boca e chiedi all’autista a che ora arriverà al chessò, 4000 di Rivadavia, ti dirà esattamente ora e minuto spaccato. E così sarà,. Traffico, non traffico, incidente, ambulanze tra i piedi, ecc. provare per credere:)

  2. Hai dimenticato di parlare della silenziosità di questi bestioni: alcuni sembrano essere dotati di un motore a reazione con tanto di effetto aeroporto per chi ha la sventura di trovarcisi accanto. Per non parlare dei fumi letali che vengono fuori dagli scappamenti. O anche del fatto che, inevitabilmente, qualche volta un autobus va a “encrustarse” contro la rosticceria dell’”esquina”. Insomma, gli autobus di Buenos Aires non sono solamente pittoreschi.

  3. makkox says:

    hehehehe…
    sei forte wagliò. M’hai fatto troppo divertire :)
    Certo che un laureato in SDC che sa scrivere così scorrevole è un miracolo!
    Vai col prossimo…
    Mak

  4. tanoka says:

    Grazie per l’incoraggiamento ragazzi, si fa quel che si puó per raccontarvi qualcosa di interessante ;-)

    Migratore, ninte da dire…non sono solo pittoreschi, fanno un fumo nero che se stai camminando sul marciapiede ti viene voglia di teletrasportati in mezzo alla alpi svizzere, per poter respirare. E poi é vero, si schiantano spesso e volentieri contro rosticcerie, macchine, altri autobus. Sul sito del Clarin c’é quasi sempre una foto dell’ultimo incidente autobussistico.

  5. Dado e Dada says:

    …caro Tanoka, parli cosi’ perche’ non hai mai provato il Transantiago…!
    Noi nemmeno, ma basti dire che i parenti che ci ospitano qui organizzano gli impegni di tutta la famiglia apposta per poterci trasportare dovunque necessitiamo, pur di evitarci il trauma. (Beh, anche perche’ in quanto Cileni sono di una ospitalita’ incredible, por supuesto)
    Altro “neo” del trasporto pubblico della capitale e’ il testimonial principale: Ivan Zamorano. Molto amato prima della pubblicita’, odiato dopo dai Santiaguinos perche’ evidentemente, se lo pubblicizzava, non lo aveva mai utilizzato. Si’ po.

    Beh, Tano, detto questo, un besazo transandino!
    Dado y Dada
    (per Makkox: Dada = Clara, Dado = il marito)

  6. tanoka says:

    ciao ragazzuoli, son contento che stiate provando le delizie del continente sudamericano.
    Scusate, ma non potete fuggire un giorno al controllo dei parenti e fare l’esperienza del Transantiago? non si puó mica vivere per snetito dire…

    Ivan Zamorano? jejeje

  7. Anonimo says:

    Nunca les prometimos nada
    Por habernos prometido el mundo
    Estamos tan solos que no lo creerías
    Necesito un trago
    Lo necesito ahora
    A veces creo que todo está acabado
    Tenémos pies en tierra y manos listas
    Manos listas para atraparte
    Cien manos para atraparte.

    Una ciudad llamada vacío
    Un mundo te espera
    Te espera marchando
    Camino hacia ninguna parte
    Incendiá tu casa
    Acaba con tu pasado
    Te espera marchando
    Camino hacia ninguna parte.

    Basta de esperar por aquel tren de la suerte
    Nadie está llegando
    Nadie está viniendo
    El fantasma de tus sueños
    Se escapa sin remedio
    Te preguntas si no estás demasiado lejos.

    Podrías seguir gritando toda una vida
    Prefiero olvidar todo
    Bailar hasta olvidarte.

  8. tanoka says:

    Grazie.

    Ma che c’entra la canzone “Y Aun Los Escuchamos Cantar” de “Los Fabulosos Cadillacs” con il post sugli autobus di Baires?

  9. Anonimo says:

    “Una ciudad llamada vacio”, il disco è lo stesso (“Yo te avise”) ma non facciamo confusione però!
    Niente di preciso, ma mi andava di postarla.
    -

  10. Anonimo says:

    E’ che è una delle canzoni (forse la prima) che mi viene d ascoltare, quando mi assale la nostalgia del Sudamerica…

  11. tanoka says:

    Allora va benissimo, la libera associazione di idee é strabenvenuta!

  12. francesco says:

    Mi è successo due volte quest’estate a Buenos Aires che gli autobus saltassero la fermata a cui stavo aspettando. Io però ho optato per un più schietto “pendejo de mierda”.
    In ogni caso la tua descrizione dei mezzi di Ba è magistrale. Quanto è insopportabile salire sull’autobus èaccorgersi che si hanno solo banconote ed esser costretti a scendere?

    Niente tuttavia a che vedre con i colectivos boliviani o peruviani – quelli che hanno una capienza di 10 persone e ne trasportano 25, quelli con “l’assistente” del guidatore che ad ogni fermata apre il portellone e si mette a sbraitare uno dopo l’altro i nomi di tutte le fermate fino al capolinea, quelli che non costano mai più di dieci o venti centesimi di euro…

  13. tanoka says:

    Ciao Francesco, grazie per il saluto! vedo che non sono il solo ad essere ignorato dagli autobus bonaerensi. Pensavo fosse una questione personale.

  14. argentino enojado says:

    Basta con insultar a nuestra ciudad y a nuestros transportes!

  15. tanoka says:

    Hay muy poco para enojarse, nadie insultó a su ciudad y a sus transportes.

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    Saludos

  16. rossana says:

    bravoAndrea!!!!!!!
    che classe, che eleganza, che stile!!!!
    mi son messa qui oggi per dirti: e mo’? che mi dici dei nostri cari choferes che non vogliono la nuova legge dei punteggi ??????ed ho visto questo ultimo post di Argentino enojado.
    e’ un peccato, perche’ tutti i post che ho letto, sempre, son sempre stati molto centrati, molto obiettivi, tanto di questo bellissimo Pese, che amiamo tanto da aver scelto viverci, come della nostra bellissima Italia, che comunque ultimamente ha abbastanza problemini anche lei da risolvere!!!!!!parola di una che e’ tornata l’altro ieri………..

  17. tanoka says:

    Ciao Rossana, é normale che gli argentini possano risentirsi leggendo i miei post, li capisco. Le critiche mosse dagli stranieri sembrano sempre piú dure, sembrano sentenze.
    Ma con me non c’é molto di cui preoccuparsi, ne ho per tutti…Argentina, Italia, Spagna, Benelux…

  18. Cele says:

    Ciao , vi racconto che a me una volta ( non eran i primi viaggi in colectivos ma me l´ero scordato proprio ) le monetine me le ha prestate un signore seduto ai primi posti , mi son vergognato da morire , l´ho ringraziato trenta volte , gli offerto sigarette e lui a ridere dicendo no fumo, da allora consiglio vivamente a tutti quelli che vanno per la prima volta a Bs As di non scodarsi le monete prima di salire , mangiati una milanesa , una media luna , que se yo !!!

  19. graciela says:

    volevo solo dire, che i tassisti vanno piano, soltanto quando sono vuoti, vuol dire quando non hanno passageri e fanno un coda lunghissima, vicina al marciapiedi, e ti guardano caso mai tu decidi di allungare il braccio per salire, se invece devono portare qualcuno, volano, e sono nemici con i colectiveros, perche si mettono davanti a loro, allora si odiano….

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