Feliz año!

olavarria

La redazione del blog, al completo, si é trasferita ad Olavarría, nel sud della sterminata provincia di Buenos Aires, a circa 350 chilometri dalla capitale. Si cerca di fuggire dal caldo infernale della metropoli, rifugiandosi nelle mille attivitá ludiche della campagna. L’ambiente é clamorosamente simile alla campagna alessandrina. Uno fa tanti chilometri e poi ritrova la Fraschetta. Bah.

Auguri ragazzi, felice 2008.

Affittare casa a Buenos Aires: la garantía

Stavo scrivendo una mail ad un’amica del blog dandole qualche ragguaglio sugli affitti e sulle possibilitá di lavoro a Buenos Aires e ho pensato che potesse interessare ad altri. Forse non tutti sanno che…se volete affittare casa a Buenos Aires quasi sicuramente troverete sulla vostra strada il grattacapo della garantía. Si tratta di un documento, necessario ed obbligatorio, attraverso il quale un parente, amico, conoscente garantisce per voi. Questa persona deve essere proprietaria di un altro immobile (preferibilmente in capital e non in provincia) ed essere disponibile ad offrire la sua proprietá come garanzia. Garanzia della vostra solvenza. Non pensate di cavarvela con mesi pagati in anticipo (adelanto) o con una lauta caparra (depósito). Queste spese sono a parte e non sostituiscono la garantía. Le agenzie immobiliari sono inflessibili, non si scappa. Puó sembrare una trivialitá, ma si tratta di una "barriera all’ingresso" importante e in alcuni casi invalicabile. Pensate a tutte quelle persone che emigrano dalla provincia argentina o dagli stati limitrofi e si trovano impossibilitati ad affittare perché non conoscono nessuno a Buenos Aires. Soluzioni. Per il comune mortale (con pesos) Il mercato nero. Le garantías si vendono e si comprano, a prezzi ragionevoli. Bisogna peró fare attenzione perché le agenzie immobiliari controllano i dati del garante e se scoprono che si tratta di una garantía trucha (falsa, usata magari 5 o 6 volte in un mese) rischiate di perdere la caparra. Per il marziano (con dollari) o per dioscesointerra (con euro) El alquiler temporario. Sempre piú di moda in cittá, si affittano appartamenti per periodi limitati, in moneta forte. Appartamenti ammobiliati, subaffittati da terzi, senza necessitá di presentare nessun documento. Basta presentare biglietti verdi. Tanti. Credo che 500 dollari al mese sia il minimo. Oltretutto questo tipo di affitti sta destabilizzando il mercato immobiliario, gonfiandolo a dismisura e influenzando il mercato dei comuni mortali. Foto: la tipica casa de chapas (lamiera) del quartere de La Boca, domenica scorsa. Il secondo piano si affitta, avete la garantía?

Ah! les Americains

E poi dicono che uno é antiamericano…

En esa rama del lago de Como…

Marco Caspani, lumbard del lago di como, é il visitatore numero 1 milione del Parco Nazionale Iguazú, 274 cascate mozzafiato nella provincia di Misiones. Clarín riporta la notizia. A me l’hanno raccontata amici che lavorano a Parques Nacionales e mi hanno confermato lo stupore del tano quando é arrivato al parco e ha scoperto che aveva diritto a ricchi premi e cotillon che non ha potuto godersi interamente perché il giorno dopo ripartiva per l’italia. Un milione di turisti sono davvero tanti per un parco argentino, é un sintomo del turismo che sta davvero tirando forte. Per una rapida conferma basta passeggiare per il microcentro di Buenos Aires ed entrare nei negozi, dove la lingua piú usata é il portuñol.

Foto Clarín

Fiesta!

Dopo le prove generali dei giorni precedenti ieri sera ci siamo lanciati con un vero asado per festeggiare la doble fiesta de 15 di Laura e la festa d’inaugurazione della nuova casa. La barzelletta della serata é stata vedere un tano appena arrivato alle prese con la parrilla. Che risate, loro. Che tensione, io. Me la sono cavato alla grande, grazie ad un folto gruppo di consiglieri e alla buena onda di tutti gli invitati.

Approfitto per fare gli auguri a tutti i frequentatori del blog. Buon natale e soprattutto felice 2008.

Nos vemos
Tanoka

Sempre piú vicini, -3

Il ministro di de Planificación Federal, Inversión Pública y Servicios, Julio De Vido e la neopresidentessa Cristina Fernandez hanno annunciato che dal prossimo 30 Dicembre l’argentina porterá avanti di un’ora le lancette del suo orologio. Si istituisce cosí l’ora legale nel paese, per tutto il periodo estivo, fino al 16 marzo 2008, portando la differenza con il fuso orario italiano a sole tre ore.

La misura ministeriale fa parte di un pacchetto di iniziative tese a ridurre l’utilizzo di energia elettrica e far fronte alla crisi energetica (invernale ed estiva) che vive l’argentina. Lo Stato utilizzerá lampioni a basso sonsumo energetico, metterá limiti all’utilizzo dell’aria condizionata e riorganizzará l’uso della luce.

Chiaramente il govero non parla di crisi energetica, preferisce parlare di un paese che produce, produce, produce…e come tale ha un bisogno sproporzionato di energia.

Naviganti incalliti

6.000 contatti in 24 ore per vedere le foto delle prodezze dell’ Otto argentino.

Altro che web 2.0
Altro che giornalismo dal basso, nanopublishing, controinformazione.
Altro che America Latina, la patria grande, la rivoluzione bolivariana.

La gente su internet cerca sempre la stessa cosa.
4 lettere.

Tanoka (scopritore di acqua calda).

Battesimo del fuoco

Eh sí, é arrivato il momento fatidico di cimentarsi con il mio primo asado. Con la nuova parrilla non posso piú nascondermi e limitarmi ad abbuffarmi a casa di amici, ora tocca a me. Abbiamo fatto le prove generali, in famiglia, con una tira de asado da un chilo. Un vero e propio battesimo, un rituale in piena regola: pulizia della parrilla, accensione del fuoco, gestione del carbone, tempistica nella cottura della carne, uff! Ogni argentino che si rispetti ha i suo mille trucchi e accorgimenti per ognuna di queste delicate fasi. Io ho ascoltato per qualche anno e adesso mi azzardo a indipendizzarmi, sotto lo sguardo intenerito (o é compassione?) di quella santa donna che mi accompagna. Sono un pivello alle prime armi, fuoriposto, mi sento come un americano che gioca al soccer, uno svizzero che fa surf, uno di Abbiate Grasso che corre davanti al toro a San Fermín.

Diversi edifici, con le rispettive finestre, si affacciano sulla nostra terrazza e cosí durante tutto il rituale mi sentivo osservato, spiato. Vivevo con il terrore che all’improvviso si aprisse una finestra e un ciccione spazientito mi gridasse: “Ma noooo!!! non cosí, COGLIONE!”.

L’italia, quando si desta?

litalia-risponde.jpgL’articolo della Nación di cui parlavamo qualche giorno fa non viene solo. É parte di una cucciolata di ricerche “tremendiste” che in questi giorni prende di mira l’Italia, affossandone l’esiguo ottimismo. Senz’altro avrete sentito parlare dell’articolo del New York Times “In a Funk, Italy Sings an Aria of Disappointment”. Non ho trovato una traduzione italiana da linkare, ma secondo me l’articolo va letto. Interessante anche l’approfondimento de L’Espresso “Discesa di classe”, dedicato ai problemi non solo economici delle nuove generazioni. Anche Clarín si fionda sulla notizia, con un’articolo di basso profilo che lascia serpeggiare il timore di un futuro simile a quello dell’argentina 2001-2002. Secondo me il tema é complesso, e come tale va analizzato. Si sta parlando del momento storico di un paese, a 360°: economia, istituzioni, società, educazione, stili di vita.

Aldilà del fastidio iniziale (essere criticati dall’estero non piace mai a nessuno) bisognerebbe avere la maturità di ascoltare, di fermarsi un attimo e riflettere. Per chi vive la realtà italiana quotidianamente alcune riflessioni di questi articoli possono sembrare imprecise, azzardate, esagerate, ma cerchiamo di leggere tra le righe, c’è sempre qualcosa da imparare. Per esempio possiamo imparare a non dare per scontate tante cose che stanno succedendo nel nostro paese e che noi ritaniamo assolutamente normali, tipiche del terzo millennio. Magari scopriamo che all’estero le cose funzionano diversamente.

Intanto continuo a ricevere visite di persone che cercano su google “trasferirsi in argentina”, “vivere all’estero”, “vivere all’estero di rendita”, “vivere in argentina con pochi soldi”. Altri amici con blog “argentini” mi confermano che ricevono lo stesso tipo di ricerche. Immagino che lo stesso succeda a chi scrive dalla Spagna, dall’Irlanda, dalla Nuova Zelanda. L’italiano vuole cambiare aria.

Non so se emigrare sia la soluzione, non ho consigli o morali facili da regalare. Aggiungo solo il mio sassolino alla conversazione. Luca De Biase scrive: La felicità percepita in un popolo dipende molto dalla distanza tra i desideri e la convinzione di poterli realizzare. E in Italia questa distanza è massima.
Questo mi sembra un punto centrale, più delle analisi macroeconomiche. Più della concorrenza commerciale cinese. Più della crisi istituzionale. In italia l’aria è stagnante perchè è difficile crederci. Qui in argentina non posso dire che la situazione sia migliore dal punto di vista economico-sociale, ci mancherebbe…ma c’è una differenza che salta agli occhi: gli studenti di medicina studiano per diventare medici, quelli di giurisprudenza per diventare avvocati, ad architettura sognano di essere architetti e udite udite nelle facoltà di giornalismo si preparano per essere giornalisti. E molti di loro ce la faranno.
Poi ci sono altri mille problemi, per carità (salari bassi, inflazione, insicurezza) ma i giovani hanno dei sogni e possono permetterseli. Al risveglio non li aspetta il call-center.

Dos pajaros en la Bombonera

Come preannunciato 4 mesi e mezzo fa, ieri sera eravamo alla Bombonera per il primo dei 4 concerti che chiudono la tourné di Joaquin Sabina e Joan Manuel Serrat, Dos pájaros de un tiro. I nostri eroi hanno ammiccato col pubblico senza ritegno, parlando quasi esclusivamente in porteño e confermando che l’argentina é per entrambi una seconda patria. Hanno ringraziato in special modo le persone che per vedere il concerto nel quartiere della Boca hanno rinnegato i propri sentimenti piú viscerali, i tifosi del River, del Rosario Central, ecc.. C’erano 45.000 persone, piú giovane ed energico il pubblico di Sabina, accompagnato dalle immancabili signore 50/60enni innamorate di Serrat fin dagli anni settanta. Un frase a ciascuno: Y los viejos sueñan morirse en paz, y morir por morir, quieren morirse al sol. E i vecchi sognano di morire in pace, e morire per morire, vogliono morire al sole. – Pueblo Blanco – Joan Manuel Serrat – O talvez ese viento que te arranca del aburrimiento y te deja abrazada a una duda, en mitad de la calle y desnuda. O magari quel vento che ti strappa dalla noia e ti lascia abbracciata ad un dubbio, nuda e in mezzo alla strada. A la orilla de la chimenea – Joaquín Sabina Per noi tante emozioni, nonostante la distanza siderale, che potete vedere nel video:   incorporato da Embedded Video

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Suerte!

Che hai fatto oggi?
Oggi sono stato a Migraciones, l’ufficio. Sono arrivato alle 8,30 pensando che fosse un’ora decente e invece ho scoperto che era tardissimo. Avevo il numero D94, il che significava avere davanti esattamente 394 persone. Ho passato la mattina in sala d’attesa. Ne sono uscito alle 15, documenti alla mano e sorriso stampato in faccia. Ma questa non vuole essere una denuncia alla burocrazia argentina, vengo dall’italia, mica dalla svizzera verde, a certe cose ci siamo abituati.

Quello che voglio invece lasciare scritto qui é il grandissimo impatto visivo che ti lascia uno stanzone in cui ci sei tu, un paio di francesi, un russo e 390 migranti, tra boliviani e peruviani. Tantissime mamme, tantissimi bambini, tantissime persone anziane. Era uno spettacolo tutto da fotografare, ma in queste situazioni non riesco a tirare fuori la macchina fotografica, mi sembra di invadere lo spazio altrui. Mi accontento di raccontarvelo.

Poi, mentre torno a casa a piedi passo davanti ad un lavadero e vedo la scena di questa foto. Lavorano e sorridono. Li saluto e li fotografo. Per tutti i migranti del mondo, questa notte alzo il bicchiere e brindo alla loro salute. Que les vaya bien.

Precarietá o esodo

Agli amici che hanno contribuito alle riflessioni sugli italiani che oggi decidono di trasferirsi in Argentina potrá interessare un articolo apparso domenica sul quotidiano “La Nación”: precarietá o esodo, il dilemma giovanile italiano. Credo che l’articolo sia una fotografia ben riuscita del momento storico italiano: precarietá professionale, giovani con scarse prospettive economiche, crisi del sistema pensionistico, la raccomandazione elevata a sistema.

Oltre all’articolo é interessante leggere i commenti che lo seguono. I lettori della Nación, si sbizzarriscono: c’é chi é disposto ad ospitare 3 ragazze italiane e chi non ne vuole propio sapere della nuova ondata di tanos. Ma é meglio che si preparino, stiamo arrivando…

Grazie a Lorenza per la segnalazione.

Futbol callejero, quello vero

Sotto casa, in una piazzetta della calle Céspedes, fanno la pausa pranzo cosí. Due cose da sottolineare: lo spirito olimpico che pervade il tutto (si pestano come fabbri e minacciano di andarsene se non gli viene concesso un rigore) e la porta che vedete sullo sfondo che dá sulla strada (immagino che il il gol valga doppio se si riesce anche a distruggere la portiera o il finestrino di qualche auto di passaggio).

Non credete alle facili idealizzazioni romantiche made in Gazzetta, questo é il futbol callejero.

Cinema argentino, croce e delizia

La scorsa settimana Clarín faceva un’analisi interessante del momento del cinema argentino. Si tratta di uno dei cinema piu influenti e apprezzati a livello mondiale, che negli utlimi anni ha prodotto film molto interessanti come Nueve reinas, El hijo de la novia, El Abrazo partido, Historias minimas fino all’ultima, XXY (premio della critica quest’anno a Cannes). Il problema che mette in risalto l’articolo di Clarín è la super-iper-produzione di cinema nazionale, che fa sì che ogni settimana escano nelle sale 4-5 nuovi film argentini. Tanta abbondanza ha i suoi pregi ovvi, ma porta con sè un grande problema: la mancanza di pubblico. I film restano nelle sale un paio di settimane, per poi essere sostituiti dai nuovi estrenos, e il pubblico non ha il tempo di scoprirli. E poi c’è una chiara difficoltá nel fare filtro: è quasi impossibile scegliere con tanta abbondanza, quattro nuove produzioni a settimana sembrano davvero troppe, anche per gli appassionati. E’ normale che la gente si stanchi e vada a vedere Spider-Man 3. La causa principale di questa sovrabbondanza sembrano essere i sussidi generosi dell’INCAA (Istituto Nacional de Cine y Artes Visuales), l’ente pubblico preposto a favorire e a sovvenzionare le produzioni locali. Molti film non nascono spinti da un’idea interessante, ma dall’unico motore della sovvenzione statale. Se mi passate la metafora sembra di vedere un documentario su un habitat naturale in cui l’uomo ha immesso una nuova specie (il filmus argentinus) che é diventato pericolosamente dominante, alterando così l’equilibrio naturale della zona. I migliori due minuti di Nueve Reinas: incorporato da Embedded Video

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Un rivoluzionario della domenica

La foto in sè non è un granchè, ma la cosa meravigliosa (che non sono riuscito ad immortalare) era il titolo della rivista “Lucha armada”, lotta armata. Ve lo immaginate con una bomba molotv in mano?