L’italia, quando si desta?

italia — 16 dicembre 2007

litalia-risponde.jpgL’articolo della Nación di cui parlavamo qualche giorno fa non viene solo. É parte di una cucciolata di ricerche “tremendiste” che in questi giorni prende di mira l’Italia, affossandone l’esiguo ottimismo. Senz’altro avrete sentito parlare dell’articolo del New York Times “In a Funk, Italy Sings an Aria of Disappointment”. Non ho trovato una traduzione italiana da linkare, ma secondo me l’articolo va letto. Interessante anche l’approfondimento de L’Espresso “Discesa di classe”, dedicato ai problemi non solo economici delle nuove generazioni. Anche Clarín si fionda sulla notizia, con un’articolo di basso profilo che lascia serpeggiare il timore di un futuro simile a quello dell’argentina 2001-2002. Secondo me il tema é complesso, e come tale va analizzato. Si sta parlando del momento storico di un paese, a 360°: economia, istituzioni, società, educazione, stili di vita.

Aldilà del fastidio iniziale (essere criticati dall’estero non piace mai a nessuno) bisognerebbe avere la maturità di ascoltare, di fermarsi un attimo e riflettere. Per chi vive la realtà italiana quotidianamente alcune riflessioni di questi articoli possono sembrare imprecise, azzardate, esagerate, ma cerchiamo di leggere tra le righe, c’è sempre qualcosa da imparare. Per esempio possiamo imparare a non dare per scontate tante cose che stanno succedendo nel nostro paese e che noi ritaniamo assolutamente normali, tipiche del terzo millennio. Magari scopriamo che all’estero le cose funzionano diversamente.

Intanto continuo a ricevere visite di persone che cercano su google “trasferirsi in argentina”, “vivere all’estero”, “vivere all’estero di rendita”, “vivere in argentina con pochi soldi”. Altri amici con blog “argentini” mi confermano che ricevono lo stesso tipo di ricerche. Immagino che lo stesso succeda a chi scrive dalla Spagna, dall’Irlanda, dalla Nuova Zelanda. L’italiano vuole cambiare aria.

Non so se emigrare sia la soluzione, non ho consigli o morali facili da regalare. Aggiungo solo il mio sassolino alla conversazione. Luca De Biase scrive: La felicità percepita in un popolo dipende molto dalla distanza tra i desideri e la convinzione di poterli realizzare. E in Italia questa distanza è massima.
Questo mi sembra un punto centrale, più delle analisi macroeconomiche. Più della concorrenza commerciale cinese. Più della crisi istituzionale. In italia l’aria è stagnante perchè è difficile crederci. Qui in argentina non posso dire che la situazione sia migliore dal punto di vista economico-sociale, ci mancherebbe…ma c’è una differenza che salta agli occhi: gli studenti di medicina studiano per diventare medici, quelli di giurisprudenza per diventare avvocati, ad architettura sognano di essere architetti e udite udite nelle facoltà di giornalismo si preparano per essere giornalisti. E molti di loro ce la faranno.
Poi ci sono altri mille problemi, per carità (salari bassi, inflazione, insicurezza) ma i giovani hanno dei sogni e possono permetterseli. Al risveglio non li aspetta il call-center.

3 commenti »

  1. secondo me, la distanza tra i desideri di un popolo e la sua convinzione di poterli realizzare non e’ la stessa in salita che in discesa……….
    se vivi in una societa’ dove da anni ed anni imperia il benessere, l’agiatezza, la sicurezza e stabilita’ economica, e’ poi difficile ad un certo punto cominciare a ” ridimensionare” i tuoi desideri e cominciare a desiderare per Natale un maglioncino invece del plasma ultimo modello………
    se vieni, al contrario, da una societa’ che non ti ha mai offerto stabilita’, garanzie, sicurezza al 100% durante piu’ di 10 anni, allora forse e’ piu’ logico desiderare il maglioncino e godertelo anche!!!!ed il plasma te lo compri, rinunciando ad altre cose, e magari te lo paghi in due anni, ma gli dai, secondo me, un valore molto piu’ sentito……

    Commento di rossana — 17 dicembre, 2007 @ 12:20 pm
  2. Hai centrato un punto importantissimo che gli Italiani della metropoli falliscono nel considerare.

    In Italia esiste scontento nella fascia d’età giovanile sia per una situazione obiettiva di precarietà e scarsità di prospettive, sia perché l’enorme sviluppo socio-economico dei decenni del dopoguerra ha creato grandi aspettative pienamente corrisposte nella generazione anteriore, e che in questa non esistono più.

    Il paragone con la Spagna, dove viviamo tutta la famiglia ormai da anni, lo sento sempre a sproposito. La Spagna rimane a tutti gli effetti un paese più arretrato dell’Italia.

    Un po’ perché sta vivendo ancora il miglior periodo della sua storia secolare, un po’ perché socialmente ancora arretrata rispetto alla sensibilità italiana, lo spagnolo medio ha un atteggiamento verso le proprie “digrazie” estremamente diverso dall’italiano. Per esempio: in Italia il precariato coinvolge circa il 14% della forza lavoro, ed è considerato (giustamente) una piaga. In Spagna siamo a oltre il 30% e “todo bien”.

    Ti potrei fare tanti esempi, ma valga quell’unico che ti ho dato.

    Altro dato importante che ci differenzia dagli altri del “primo mondo” è un ordinamento ed una classe politica di gerontocrati sempre uguali che ha imbalsamato le istituzioni e che non prende più nessuna decisione chiave, sia per incapacità che per salvare gli últimi privilegi “feudali”. Se guardi un telegiornale degli anni 70 rivedrai sfilare gli stessi politici di oggi, eccezion fatta per coloro che nel frattempo sono morti.

    Sarai d’accordo con me al constatare che non è stata fatta dalla caduta di Mussolini nessuna riforma importante (scuola, codici, ecc.). La costituzione repubblicana del 48 ha fallito miseramente la riforma del paese.

    Smetto qui per non disperarmi ulteriormente.

    Per il resto blog interessantissimo. Appena ho tempo mi leggo gli arretrati.

    Un abbraccio da Madrid.

    Commento di Roberto Volpi — 19 dicembre, 2007 @ 3:27 am
  3. Ciao Roberto, benvenuto, mi sembra una bella idea quella di gestire un blog con tuo figlio, bravi!

    Per quanto riguarda il parallelismo italia-spagna, vorrei dire una cosa: anche a me sembra che socialmente la spagna sia ancora “indietro” rispetto all’italia, ma per quanto riguarda i sogni li ritengo avanti. Un giovane spagnolo cresce e si forma in un ambiente molto piú effervescente di quello italiano, con prospettive professionali piú rosee. Certo, molte riforme e molte innovazioni vengono fatte oggi perché la dittatura é finita quando gli altri paesi occidentali avevano giá vissuto il loro boom economico…ma ció non toglie i meriti e i traguardi oggettivi della societá spagnola.

    Commento di tanoka — 19 dicembre, 2007 @ 10:21 am

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