
Il tema non é semplice, metto le mani avanti. Peró qualcosa qui sta succedendo e da buon testimone oculare cerco di raccontarvelo.
Molti di voi giá conoscono la realtá dei cartoneros, le persone (le famiglie intere) che di notte attraversano Buenos Aires cercando tra l’immondizia i resti di materiali riciclabili. Vengono chiamati cosí perché il materiale piú importante e la base del loro lavoro é quello della carta, del cartone, ma in realtá fanno una vera e proprio raccolta differenziata raccogliendo anche altri materiali: plastica, metallo, lattine e chiaramente cibo. Tutto questo come dicono qui a puro lomo, solo con lo sforzo fisico, con le proprie braccia e le proprie gambe. Girano con carretti in cui il cavallo/mulo é sostituito da un uomo o molto spesso da una donna.
Los cartoneros non sono una realtá solo argentina, esistono in tante cittá del sud del mondo, ma qui sono diventati un simbolo dell’argentinazo, della crisi del 2001, quando centinaia di persone fuggirono dal cono urbano bonaerense e invasero il centro della cittá alla ricerca di espedienti per poter sopravvivere. La prima volta in cui arrivai a Buenos Aires nel 2004 erano ancora moltissime le persone accampate nelle piazze del centro, famiglie intere il cui unico espediente era rovistare nell’immondizia altrui e racimolare qualche soldo con il mercato della carta. Il codice non scritto era questo: i cartoneros lavoravano di notte. Apparivano con i loro carretti al calar del sole e pian piano rastrellavano tutta la cittá, silenziosamente, alacremente. Lo schok per la classe media argentina era troppo forte perché fosse uno show diurno. No, la notte é l’ambiente dove nascondere la vergogna di un modello economico fallimentare, di una societá in ginocchio. E poi, alidlá dei simbolismi, il fatto di lavorare di notte era ed é strettamente legato al ciclo logistico della spazzatura. Sono rari i cassonetti in Argentina. La prassi é lasciare la borsa dell’immondizia davanti a casa, sul marciapiede, preferibilmente dalle 20 alle 21 (se siete svizzeri). Di notte poi passano i camion a ritirare tutto. Camion accompagnati da superatleti (perché non vanno alle olimpiadi?) che corrono dietro al camion fischiando e recuperando tutte le borse.
(continua…)
Nienta da fare, il dominio .ar non voleva collaborare, ho dovuto sopprimerlo. In queste settimane il blog era raggiungibile solo a corrente alternata. Chiunque voglia vedere in questa incostanza del dominio argentino un parallelo con l’economia locale é in mala fede…
Cosí sono passato ad un canonico tanoka.net, che fa fine e non impegna.
Il tanoka.com é giá occupato dal "famoso" giocatore di basket Tanoka Beard.
Ringrazio fin da ora chi vorrá ri-modificare il link del suo blogroll, giuro che é l’ultima volta che cambio dominio, quest’anno…
L’indirizzo degli RSS invece dovrebbe rimanere lo stesso di queste settimane, fatemi sapere se avete problemi.
Ho approfittato del trasloco per cambiare immagine al blog ed iniziare ad utilizzare uno strumento che seguivo da tempo, Feevy. Permette di inserire una breve introduzione degli ultimi post dei blog selezionati. Feevy é un esempio perfetto dell’uso della rete che apprezzo e che cerco di seguire: la chiave é l’intelligenza collettiva. Soli si puó fare ben poco.
Ovviamente se qualcuno degli italo-sud-americani non vuole apparire qui faccia un fischio.
abrazos
Scopro da questo articolo del New York Times che a Roma il gip Luisanna Figliolia sta portando avanti un’inchiesta sul "Piano Condor". Tra gli altri vengono "chiamati in causa" militari peruviani coinvolti in un’azione dei servizi segreti argentini per eliminare attivisti argentini, montoneros, in Perú. Documenti a cui recentemente é stato tolto il segreto di stato dimostrano che gli USA sapevano. Bah, sapevano…facevano.
Brava Luisanna, siamo tutti con te.
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Dopo aver trovato a La Boca il loro nuovo posto al mondo, gli italiani furono in procinto di far diventare il quartiere…una repubblica indipendente. Sarebbe più esatto dire che furono i genovesi a farlo. Il governo argentino aveva chiesto aiuto al governo italiano per poter risolvere alcuni problemi che comportava l’immigrazione di massa verso l’Argentina, specialmente quelli legati alle manifestazioni politiche dei nuovi venuti. La richiesta avrebbe potuto essere considerata come un atteggiamento poco amichevole (e parzialmente lo era), ma aveva il suo fondamento: l’Argentina stava completando il suo processo di istituzionalizzazione e l’immigrazione di massa faceva sì che il panorama politico, economico, sociale e culturale e cambiasse quotidianamente. Il fatto certo é che i suggerimento del governo italiano rivolto agli immigranti affinché non provocassero dei disturbi, non piacque affatto a la Boca. Durante un’assemblea alla Società Italiana, verso la fine del decennio del 1870, qualcuno suggerì che il governo italiano non sarebbe dovuto intervenire negli affari dei genovesi. L’entusiasmo si propagò tra i partecipanti, che inviarono una lettera al Re d’Italia informandolo della creazione della Repubblica Indipendente della Boca. Il nuovo regime durò meno di 24 ore: venendo a conoscenza del fatto, il governo argentino inviò immediatamente il generale Roca e le sue truppe per calmare gli animi.
Tratto dalla Guida "Ciao Buenos Aires"
Da qualche settimana cercavamo un fabbro che fosse del quartiere e che ci costruisca una struttura in ferro per la mediasombra. Finalmente mi dicono che l’uomo che fa per me si chiama Carlitos. Prima sorpresa, l’indirizzo: Carlitos vive al numero 931, lo stesso numero di caa mia, ma nella via parallela. La coincidenza gia stuzzicava la mia fantasia.
Arrivo a casa di Carlitos e lo trovo che lavora sotto la parra, insieme a suo padre, il signor Camilo. Insieme avranno piú o meno 150 anni, 90 e 60. Rimango a parlare con Camilo, che mi fa la domanda di rigore "Italiano di dove?". Io normalmente cerco di dare indicazioni facilmente identificabili quindi dico Piemonte, Torino, nord-ovest. Camilo quasi deluso mi dice "Ah, i miei genitori invece erano di Alessandria". Io sobbalzo, ritratto e chiarifico che anch’io sono alessandrino…e incalzo…"Alessandrini di dove?" Lui rimane sul vago "verso Tortona", ma poi ricorda che il padre chiamava sua madre mandrogna.
El mundo es un pañuelo, davvero.
Camilo é nato in quella stessa casa e ha dedicato gran parte della sua vita all’agricoltura. Qui, in quello che adesso é uno dei quartieri che circondano il centro di Buenos Aires fino a quarant’anni fa erano tutte estancias di m. 50×50. Si coltivava frutta e verdura per poi rivenderla nei mercatini improvvisati nel quartiere.
Con Camillo ci siamo salutati con la promessa di rivederci, presto. Tanto, come dice lui…viviamo a un tir de sciop.