Sono passati 35 anni dal massacro di Trelew.
Il 15 agosto 1972, durante la dittatura militare del generale Alejandro Agustín Lanusse, venticinque prgionieri politici tentarono la fuga dal carcere di Rawson nella provincia di Chubut. Erano tutti integranti di gruppi politici armati, il PRT-ERP (Partido Revolucionario de los Trabajadores-Ejército Revolucionario del Pueblo), le FAR (Fuerzas Armadas Revolucionarias) e Montoneros. Disorganizzazione, fraintedimenti nella lettura dei segnali, fatalitá…sta di fatto che solo 6 fortunati riescono a portare a termine la fuga e a raggiungere in aereo il Cile socialista di Salvador Allende.
I restanti 19 portano avanti una negoziazione pubblica con le forze militari e una volta ricevute chiari garanzie sulla propria incolumitá fisica decidono di consegnarsi. Sono giorni di grande tensione politica. La fuga di massa é un colpo troppo grande per l’immagine del governo militare, che inutilmente esercita pressioni sul Cile perché estraditi i fuggiaschi.
Il 22 agosto la tensione sfocia nel piú tragico dei finali possibili: nella base navale almirante Zar i diciannove prigionieri vengono fucilati, con mitragliatrici e con il canonico colpo di grazia. Tre di loro riescono a salvarsi, per poi finire a rimpinguare la lunga lista di desaparecidos alla fine degli anni ’70.
Si tratta delle prove generali, l’inizio di quella pratica chiamata terrorismo di stato che negli anni successivi sarebbe diventata uno standard del cono sur.
Il resto lo conosciamo, é la solita storia, lo stesso copione del massacro di José León Suárez, (descritto da Rodolfo Walsh nel suo libro "Operación masacre", da leggere): una versione ufficiale assolutamente inverosimile (i militari si sarebbero visti obbligati a sparare a causa du un nuovo tentativo di fuga) seguito poi dal colpo di spugna delle leggi di Obediencia Debida e Punto Final.
In questi trent’anni la Armada ha gelosamente nascosto i colpevoli, le menti e gli autori materiali dell’assassinio. Nel 2004 le ignobili leggi vengono abrogate, si riaprono centinaia di processi in tutto il paese e i familiari delle vittime di Trelew ricominciano a sperare. Tutti cercano Luis Emilio Sosa, capitano, responsabile principale di quei tragici fatti.
Martedí Sosa viene arrestato a Buenos Aires. I dettagli dell’arresto sono degni di un film di spionaggio: un figlio di desaparecidos scopre che la casa da lui acquistata apparteneva a Sosa, conduce la polizia all’agenzia immobiliaria che ha gestito la vendita e in poche ore Sosa é in arresto. Ora Sosa é a Rawson, per essere interrogato. Lo vedete nella foto di Página12.
Spero che non faccia la fine di Febres e che resti tra noi piú a lungo possibile. Ma comunque vada a finire io sono giá contento, mi basta la foto di Sosa, 73 anni, gobbo che deve rendere conto alla giustizia. Un po’ come le foto della famiglia Pinochet in carcere, ricordate? son piccole soddisfazioni.
L’argentina piano piano sta pagando i debiti con il propio passato e personalmente devo dire che é un piacere vederlo da vicino.










ciao Andrea
l’arresto di Sosa è di grande importanza non solo per il massacro di Trelew e per rendere finalmente giustizia ai 16 ragazzi barbaramente fucilati, ma soprattutto perchè dalla caserma Amirante Zar è iniziato il periodo più nero della storia, non solo argentina. ora sosa assieme agli altri responsabili deve pagare e mi unisco al tuo auspicio.
saluti, Roberto
Hola!
Abbiamo linkato questo articolo sul nostro blog per permettere la miglior comprensione del massacro di Trelew ai nostri compagni italiani.
Siamo un gruppo di appoggio dell’Associaciòn Madres de Plaza de Mayo in Italia e sul nostro blog all’indirizzo
http://kabawil.splinder.com
trovi i discorsi del giovedì e le attività delle Madres tradotti in italiano.
Saludos a Baires!
julia
kabawil
Ciao Julia, grazie mille per la segnalazione. Non conoscevo il vostro blog, mi sembra molto interessante il lavoro che fate per far conoscere in italia l’opera de las Madres.
Saluto Baires da parte tua, a presto!