Piovono buoni motivi per venire a studiare in Argentina
Tempo fa parlammo della nuova tendenza: l’aumento di studenti stranieri in Argentina.
Ma abbiamo parlato anche del potere dissacrante della rivista satirica Barcelona.
Ecco quindi questa doppia pagina (click sull’immagine per ingrandirla) con titolo Un’inchiesta rivela che vengono sempre piú stranieri a studiare in Argentina, sedotti "dalla vita culturale, l’alto livello accademico e le prostitute puttane a prezzi irrisori".
Tra tutti gli annunci pubblico il piú pesante, sperando che non abbiate bisogno della traduzione.

É proprio vero che la Barcelona está más está más allá del bien y del mal.


Veramente di cattivo gusto. Rimpiango i tempi in cui la satira della Rivista Humor, ad esempio, dava il vero livello culturale della protesta.
Non so se gli studenti stranieri scelgono l’Argentina perchè il livello accademico e la vita culturale li attirino. Senz’altro non scelgono questa sorta di erasmus transoceanico per fare “universalismo sessuale”, basterebbe restare in zona mediterranea, se fosse questo l’intento degli accademici avventurieri.
Tornando ai cattivi esempi satirici mi domando e chiedo: un paese com’è il mio, così stimolante dal punto di vista relazionale e così carico di aspetti plurali, pronto all’ironia nei casi più tragici e capace di trasformare il dolore nelle bellissime tavole dei grandi Sasturain, Oesterheld e Trillo, come diavolo fa a partorire porcherie come questa?
Perchè non si tratta di perbenismo, tanto che avrei tradotto trolas con puttane, ma di interpretazione della realtà: l’informazione che discrimina e riduce quella ricca vita culturale in banale consumo e uso di una vita votata all’esperienza fine a se stessa.
Una sorta di estemporaneità che caratterizza la nostra cultura argentina e che non guarda più in là del suo naso.
Avete notato con quale fierezza ci si vanta di essere la meta ambita del “extranjero”?
Tutto come ai tempi in cui le pubblicità recitavano:
“En Europa no se consigue…”
ed erano gli anni ‘70.
Sono i postumi della conquista, sia quella antica che quella più recente, e quel senso di inadeguatezza occidentale che ci rende obsoleti.
Julia: d’accordo sul dubbio gusto, per quanto non so se la categoria “buon gusto” sia applicabile alla satira… o forse il mio limite è solo un po’ più in là del tuo. per il resto, non riesco a leggere l’articolo – è troppo piccolo – ma dal titolo io avrei interpretato che non si tratta di affermazione trionfalistica etc etc, ma proprio di satira dell’affermazione trionfalistica. qualche settimana fa un noticiero tv nazionale faceva servizi di cinque minuti sull’arrivo a bsas della crociera gay, ed era un misto di orgoglio nazionale, pornografia (interviste ai tipi sotto la scaletta) e dove-andremo-a-finire. mi pare di capire che in capitale tutti questi turisti per studio etc. siano considerati una “veta” economica molto interessante. che c’è di male a farci uno scherzo, anche se da osteria? saluti.
Il cattivo gusto non si discute, é di altissimo livello. Poi mettere in mezzo las madres..
Peró…
julia, mi sembra molto interessante la tua analisi sulla satira argentina e andró a cercare i nomi che hai citato…
ma La Barcelona non si puó certo definire una voce di protesta. Mi sembra che gli autori abbiano preso una strada ben diversa e ben definita…ironia, cinismo e via, prendendo a mazzate tutti i protagonisti della vita pubblica argentina. E quando dico tutti dico tutti .
Poi entrando nel merito dell’articolo in questione penso che il malinteso sia dovuto al fatto che non hai letto l’articolo. Come dice Nardi la doppia pagina fa il verso proprio a quegli articoli che leggiamo spesso su Clarín e La Nación, secondo cui ogni giorno gli stranieri scelgono l’argentina come meta privilegiata per ogni tipo di attivitá. Argentina caput mundi. Arrivano gli studenti, arrivano i turisti, arrivano i gay, arrivano i manager…e sempre con toni trionfalistici, senza domandarsi se sia una cosa positiva o meno.
Saró bruto, ma la battuta d’osteria mi ha fatto ridere.
Non ho mai letto Barcelona e il titolo, ovviamente, non poteva bastarmi.
Non vi nascondo che esa rubia en pañuelo blanco mi ha fatto incazzare di brutto.
Tu, Nardi, parli di un limite che senti più in là del mio, ma io penso che questa non sia satira.
Lo è quella di Sanz, o del compianto Fontanarrosa, una “cargada reflexiva” così com’era la satira dei nostri padri greci. Vuoi un esempio? La parodia del re piuttosto che la messa in ridicolo del nemico, l’unica arma popolare per lottare contro il potere.
Lungi dal voler dare un’interpretazione unica a ciò che è denuncia (sicuramente mi manca l’aver letto quegli articoli del Clarín e de La Nación) ma questo tipo di satira è ben lontana dalla bellissima scuola argentina del Humor.
Questo tipo di satira rimarca le idiosincrasie del popolo argentino, lo avete notato?