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Piquetes de la miseria 1 - Piquetes de la abundancia 0

cazerolazo buenos aires, argentina
Foto El País

Un momento a suo modo storico. Difficile raccontare una serata davvero allucinante, nel bel mezzo di una situazione complessa, dove economia, politica e societá si intrecciano. Va beh, come sempre io cerco di dare uno stimolo, che se volete potete comunque seguire sui mezzi mainstream e non.

Sono le 20 circa, sto tornando a casa in autobus e sento rumori strani in strada. Incredibile ma vero, mi ritovo in mezzo ad un cacerolazo. In pieno quartiere Belgrano, uno dei piú ricchi della cittá. Signore della classe medio-alta con padelle e mestoli in strada a protestare sotto lo sguardo attonito dei rispettivi portieri. Colto alla sprovvista mi domando "contro che cosa protestano? chiedono piú caviale? é schizzato il prezzo dei prodotti Lacoste?" Certo, il pensiero va subito allo sciopero che da una decima di giorni blocca il paese: i produttori agricoli (carne, grano e soia su tutti) protestano contro l’aumento delle deduzioni fiscali presentato dal ministro d’Economia Martin Lousteau. La protesta ha preso in prestito la strategia del piquete, con cortes de ruta in tutto il paese, proprio nel ponte di Pasqua, caldissimo per il turismo.

Va bene, avevo sentito qua e lá preoccupazione per la ventilata mancanza di viveri di "prima necessitá" (leggi bistecca di manzo da 1 chilo) prevista per i prossimi giorni, ma continuavo a non capire. Le signore di Belgrano facevano il cacerolazo timorose di non trovare latte nel supermercato domani? Arrivo a casa e comincio a raccogliere le prime informazioni:
- si tratta evidentemente di una manifestazione di classe, visto che nel mio quartiere (Colegiales-Chacarita) in strada non c’é nessuno e non si muove una mosca
- l’evento della giornata era il discorso nel pomeriggio della presidentessa Cristina Fernandez de Kirchner, che invece di distendere gli animi e aprire al dialogo con gli agricoltori aveva pronunciato un discorso durissimo nei confronti degli imprenditori del campo: Cristina li accusa di non voler condividere gli altissimi profitti generati dalla vendita di prodotti all’estero (= US$ e €), di avere la memoria corta nei confronti degli aiuti del Governo nella crisi del 2001, di proporre la mano dura nei confronti dei piquetes dei poveracci per poi usare gli stessi mezzi. CFK ha definito l’azione del campo los piquetes de la abundancia. Insomma, uno di quei discorsi di Cristina che un corrispondente del New York Times o del Corriere della Sera definirebbe "populista" dopo averne ascoltato i primi 3 secondi e che su di me hanno una presa a dir poco preoccupante. Staró diventando peronista? ne parleró col mio farmacista di fiducia…

Bene, scopro quindi che le massaie ingioiellate di Belgrano, ma anche di Olivos e del Microcentro sono scese in strada "per protestare contro il discorso autoritario e supponente di Cristina". E per sostenere el campo. Tra le 20 e le 22 sempre piú persone affluivano verso Plaza de Mayo con padelle e pentole, immagini che ricordavano le scene del Dicembre 2001. Solo stonavano le camicie bianche, le magliette firmate, gli adolescenti con l’immancabile bandiera argentina ma con il ciuffo alla moda. Insomma, la scenografia era giusta, ma gli attori non erano quelli conosciuti. Era come negli anni ‘80, in telefilm tipo Hazzard o A-Team, quando in una puntata una voce fuoricampo diceva "nella puntata di oggi il ruolo di Bo Duke sará interpretato da Tizio Caio" e appariva un nuovo attore, un sostituto, biondo anche lui, ma pur sempre un sostituto. Una cosa cosí, un piquete borghese.

Mentre ero lí che ragionavo sulla pessima mossa di Cristina, che con un discorso populista ha scatenato l’ira del popolo, i canali televisivi (Cronica in primis) cominciano a diffondere il messaggio terrorista: i veri piqueteros hanno fatto sapere che alle 23 arriveranno in Plaza de Mayo per dimostrare il loro appoggio al Governo. Ora, dovete sapere che fin dai primi tempi del governo di Nestor Kirchner i movimenti piqueteros, di base, quelli veri, sono stati assorbiti dal Governo, che ha offerto ruoli ufficiali ai leader piqueteros e li ha resi amici, innocui. "Se stai con me possiamo parlare di tutto, c’é spazio per tutti. Se non stai con me sono cazzi acidi, sei isolato" é un po’ la logica dominante. Mi hanno spiegato che anche questo é molto peronista. Io, nuovo alla politica argentina, prendo nota, imparo in fretta.

Insomma, si diffonde la voce che stanno arrivando los piqueteros di Luis D’Elia, con le bandiere, i tamburi, qualche bastone, senza magliette Lacoste e con la pelle scura. La piazza pian piano si svuota, va bene manifestare in favore degli agricoltori, ma a nessuno piace essere pestato. Rimane un gruppo di coraggiosi, che arriva al faccia a faccia con i piqueteros, c’é qualche scaramuccia, ma niente di grave. D’Elia e i suoi occupano la piazza.

Morale della serata, in pillole:
- il conflitto sindacale con i produttori agricoli da domani sará ancora piú aspro, difficile immaginare un’uscita rapida
- Cristina ha voluto giocare al muro contro muro sperando di avere il polso del "sentire popolare", ma si é sbagliata o comunque non immaginava che una parte della popolazione sarebbe scesa in strada a dimostrare. Per lei che nomina le Madri ogni venti minuti é stato un brutto colpo "subire" una manifestazione nella Plaza de Mayo
- l’opposizione (Elisa Carrió?) ha sicuramente un qualche ruolo nell’organizzazione del cacerolazo. Va bene, avrá ragione D’Elia quando dice che molti manifestanti erano parenti di latifondisti, ma é anche vero che questa cittá non ama Cristina e l’opposizione cerca di cavalcare l’onda.
- é stato incredibile vedere los piqueteros arrivare a Plaza de Mayo nell’arco di un’ora. Si é trattato di un’azione di forza, che se venisse da altri settori non esiterei a definire squadrista, sono arrivati a tirare qualche pugno e a ripristinare il silenzio.

Che peccato che los piqueteros siano relegati a fare da guardia imperiale.

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