Quotidiani argentini. Quale leggere?

media — 30 aprile 2008

cafetería "4 gats", barcelona

Cafetería "4 Gats", Barcelona

Mani avanti: non si tratta di una guida, le opinioni espresse in questo post sono assolutamente personali.  Il nome del blog dovrebbe far intuire che qui funziona un po’ cosí… 

Non voglio fare una vera e propria rassegna dei principali quotidiani argentini, mi limito a condividere con voi il mio processo di selezione. In Italia avevo trovato un mio equilibrio: leggevo Il Manifesto, di solito accompagnato da un altro quotidiano piú o meno a caso (il Corriere, Repubblica, La Stampa), necessario per poter dire di vivere in questo mondo. In Spagna la scelta era piú o meno obbligata: nonostante non mi trovi sempre d’accordo ideologicamente, la qualitá de El País é fuori discussione, a partire dalla quindicina di pagina di Esteri con cui apre il giornale. 

E in Argentina? Che giornale leggere?

In famiglia hanno sempre cercato di vendermi Página/12. Quando eravamo in Italia Laura leggeva Il Manifesto e diceva "é uguale a Página". Anche la Vale sembra appoggiare questo parallelismo. Io mi permetto di dissentire, non trovo in Página/12 la qualitá del Manifesto. Anzi, non riesco proprio a leggerlo. Il grande punto in comune é che entrambi i giornali sono quasi completamente estranei a fenomeni di massa quali lo sport, la TV, il cinema americano, ecc.. Se Cristiano Ronaldo facesse 10 gol in rovesciata in una finale di Champions League non ne trovereste traccia su Página/12. Invece ci trovate l’inserto sulla storia della filosofia di José Pablo Feinmann o tutta la cronaca dell’ultimo congresso di psicoanalisi-marxista. Ma il grande difetto di Página/12 sembra essere l’appoggio spassionato al governo, spesso indifendibile. (continua…)

Slow food

cose dell'altro mondo — 28 aprile 2008

Tutti sanno che il piatto argentino per eccellenza è la carne, el asado. Quello che magari non sapete é che la migliore carne si mangia in posti inimaginabili: i cantieri. Un amico che lavora nell’edilizia mi raccontava che in cantiere si pranza tutti i giorni asado, tutti i giorni. Nel gruppo di lavoratori ce n’é uno preposto al pranzo, a metá mattina lui va a comprare la carne, prepara il fuoco e cucina. Questo succede sia nei cantieri grandi, dove si stanno costruendo interi edifici, che nei cantieri piú piccoli e appossimativi, come i cantieri stradali.

Queste foto le ho scattate davanti a casa, dove stanno rifacendo l’asfalto. Hanno una tenda, attrezzata addirittura con fornello a gas, panche di legno, un tavolo. Vi assicuro che il profumo fa venire voglia di sedersi con loro.

asado en buenos aires     asado en buenos aires

Fast-book

foto — 26 aprile 2008

dario ventimiglia, democracia a la italiana

Foto scattata in metropolitana, ieri. E’ proprio vero che in queste elezioni era giá tutto scritto prima del voto.

Ecco i dati, cosí non dovete prendere la lente d’ingrandimento:

"Democracia a la italiana – Historias y miserias de las elecciones italiana en Latinoamerica"
Autore: Dario Ventimiglia
Casa editrice: Corregidor

¡Es la economía, estúpido!

argentina — 24 aprile 2008

Ricordo che quando vivevo in Spagna e compravo El País alleggerivo subito il quotidiano gettando l’ingombrante supplemento economico nel primo cestino della spazzatura che trovavo. La ritenevo informazione noiosa, ultra-tecnica, para entendidos. Chiedo scusa per l’ingenuitá, sono passati un po’ di anni e ho capito che se non leggi quelle pagine non capisci nulla del resto del giornale.

Qui in Argentina é impossibile isolarsi dall’informazione economica. L’andamento  del paese é un tema di conversazione sempre presente. Negli ultimi vent’anni la gente ha preso tanti tanti schiaffi sul coppino che non puó permettersi il lusso di disinteressarsene per poi svegliarsi una mattina e trovarsi davanti un corralito o a una pesificazione imprevista. Mettersi nei panni del ministro d’economia non é cosí facile come farlo con l’allenatore della nazionale di calcio, peró é normale (e quotidiano) che in discussioni tra amici si provi ad analizzare anche il momento economico. La visione é assolutamente fatalistica, ma non non nel senso che immaginate ("sia fatta la volontá di Dio"), ma in uno ben piú pessimista ("é una montagna russa, é solo una questione di tempo e dovremo di nuovo abbassarci i pantaloni").

Dopo qualche anno di bonanza economica, con 8-9% di crescita annuale, stanno arrivando momenti di incertezza. Il governo mantiene il modello economico del peso debole nei confronti del dollaro, scelta che fino ad oggi ha pagato. Anche se l’euro é schizzato alle stelle, il cambio peso-dollaro é mantenuto a livelli pressoché costanti (3 a 1) da cinque anni a questa parte. Un chiaro esempio di doping:  l’oscillazione della moneta é infatti frenata dal governo grazie alle fortissime imposte sulle esportazioni. In questo modo si é molto competitivi sui mercati internazionali, ma si corre il rischio di asfissiare il sistema economico interno con una spesa pubblica enorme e con un’inflazione galoppante.

L’INDEC, l’organo del governo preposto a misurare l’inflazione, ha perso ogni tipo di credibilitá. Parla di inflazione intorno al 8% mentre le organizzazioni di consumatori e le stesse aziende produttrici parlano di tre volte tanto.  Il famigerato Segretario del Commercio Interno, Guillermo Moreno, dichiara addirittura che alcuni prezzi, tra cui i vestiti, si sono abbassati. Dove vive? É normale che quando appare in tv mettano in sottofondo Luis Amstrong che canta "What a wonderful world".

Negli ultimi giorni c’é stata una corsa a comprare dollari, che ha spinto il biglietto verde e 3,20 pesos argentini. Panico o semplice speculazione? Di sicuro c’é un fuggi fuggi dall’investimento preferito degli ultimi anni, el plazo fijo (deposito bancario a tot anni), che é legato all’andamento dell’inflazione e, per questo, poco redditizio.

Ieri il giornale Critica de la Argentina parlava addirittura di un aumento della popolazione al di sotto della soglia di povertá, salita al 30%. Negli ultimi anni la tendenza era sempre stata in discesa.

A questo si aggiunge la crisi del governo con i mezzi di comunicazione, soprattutto con Clarín, per far sí che il clima si carichi di ulteriore tensione. Aprire il giornale in questi giorni significa sentire di vivere in un paese al bordo del tracollo. Realismo? Terrorismo mediatico? difficile saperlo per un tano appena arrivato.

Tra una settimana finisce anche la tregua che il governo ed il campo si erano dati per trovare una soluzione alla controversia sulle imposte. Molte riunioni, molta tensione, nessun risultato. Riappare lo spettro dello sciopero generale del campo.

Tutto lascia pensare che sará un inverno caldo.

 

UPDATE: poche ore dopo la pubblicazione di questo post il ministro d’economia Martín Lousteau si é dimesso. Tanoka, gufo! Noo, nelle ultime settimane era evidente il dissenso di Losteau nei confronti della politica economica del governo, visto che si trovava solo contro contro tutti a proporre un raffreddamento dell’economia. Nonostante occupasse una sedia strategica era stato lasciato assoluamente al margine dei "dialoghi" col campo, un chiaro segno del destino che lo attendeva.
Al suo posto sará nominato oggi (25/04/08) Carlos Fernandez, fino ad oggi presidente dell’ AFIP, l’agenzia delle entrate. Insomma, un commercilista d’alto rango. É sempre piú chiaro che il ruolo di ministro d’economia é di pura facciata, lo potrei fare anch’io, visto che le decisioni in questo ambito le prende tutte l’ex presidente Nestor Kirchner.
 

Lousteau, parodia lecter

L’ex ministro d’economia, Martín Lousteau, in una parodia del Dr. Lecter

Populista chi legge

america latina — 22 aprile 2008

Mural dello Stadio "Diego Armando Maradona", Argentinos Juniors

 
Ieri mi é cascato l’occhio sulla prima pagina del giornale economico argentino "El Cronista Comercial" che riportava la notizia della vittoria di Fernando Lugo in Paraguay con il titolo: "Ha vinto l’ex vescovo Lugo in Paraguay e si teme un ritorno al populismo".

A parte il fatto che non si capisce di che "ritorno" si stia parlando (visto che negli ultimi 60 anni il paese é stato governato sempre da un altro partito, il colorado) vorrei sottolineare l’uso sempre piú spregiudicato della parola populismo. Io non sono né un dottore in scienze politiche né un linguista, ma mi sembra che qualcosa stia succedendo e mi/vi chiedo: che cosa significa oggi populismo?

La parola é sempre piú usata, soprattutto quando il governo in questione é guidato dalla leadership di una sola persona, che si erge a portavoce della volontá del popolo. Ormai si usa tranquillamente come sinonimo di demagogia. Ma la grande differenza tra le due parole sta nel fatto che la demagogia si riferisce al discorso politico di un governo, mentre il populismo é una pratica, un modello. É una strategia di potere, consiste nel mettere in pratica azioni politiche che incontrano il favore del popolo. Manovre che favoriscono alcuni settori della popolazione, ma che cambiano solo temporaneamente la realtá delle cose, in modo superficiale.

Secondo questa definizione il populismo non é né di destra né di sinistra. O meglio, puó essere di destra e di sinistra.

É populista (e falso) Berlusconi quando promette un milione di posti di lavoro o l’abolizione dell’Ici.

Sono populiste (e fasciste) quasi tutte le esternazioni di Bossi.

Secondo i suoi detrattori é populista Zapatero quando ritira le truppe spagnole dall’Iraq.

Chavez che insulta Bush nel suo programma televisivo é populista. La sua azione non ha nessun tipo di conseguenza, se non quella di far applaudire gli stolti.

In Argentina Kirchner é populista se si erge a paladino dei diritti umani staccando i quadri dei dittatori dai muri della ESMA mentre oggi si tortura puntualmente e impunemente nelle carceri argentine.

Ma Evo Morales é populista per il semplice fatto di essere indigeno e presidente allo stesso tempo?

Correa é populista se si lamenta perché Uribe e Bush bombardano il territorio ecuadoriano?

Fernando Lugo é populista perché promette la lotta alla corruzione in Paraguay?

Ormai non si puó piú dire nulla senza essere accusati di essere populisti: se ricordi che in argentina ci sono bambini che muoiono di fame ti guardano come a dire "basta con questi discorsi populisti". Se ricordi che le multinazionali si portano via tutta la ricchezza della regione ti senti dire "ma ancora con questi discorsi populisti?".

E va beh. Teniamoci Omero Ciai, che ieri su Repubblica diceva che Chavez, Kirchner, Morales e Correa fanno parte della sinistra radicale.
La sinistra radicale? Nel 2008? 

Born to be the best

italia — 21 aprile 2008

Oggi Chico ha commentato un post di qualche giorno fa segnalando un articolo di Marina Corradi, Strana ottusitá davanti al voto – Quel vizio antico di sentirsi i migliori. Fate come me: smettete per due minuti di arricciare il naso per il fatto che l’articolo sia del quotidiano L’Avvenire e leggetelo.

Per me é stato come trovare nero su bianco le idee che mi ronzano per la testa da domenica scorsa, da Caporetto. La sinistra sta giá scegliendo il nuovo leader, il nuovo simbolo (rimettiamo la falce? togliamo l’arcobaleno? mettiamo un carroccio rosso?), il nuovo slogan…tutto per fare in modo che quegli zucconi degli elettori capiscano una buona volta che l’opzione migliore eravamo noi!

"Non ci hanno capito, ci hanno frainteso".
"Al limite, massima concessione, non ci siamo saputi spiegare."

Mi ricordano i due personaggi che perseguitavano Nanni Moretti a bordo vasca in "Palombella rossa".

Con questo non voglio dire che la sinistra dovrebbe imitare il marketing di Berlusconi e, dopo una profonda indagine di mercato, promettere all’elettorato tutto quello che vuole: meno tasse, piú posti di lavoro, piú figa e piú televisori al plasa. Mi basterebbe un po’ di predisposizione all’ascolto. Un po’ di voglia di conoscere la realtá della societá italiana. Una societá che secondo me é in piena crisi. Una crisi profonda quanto quella della sua classe politica.

 

Questo amore é una camera a gas

buenos aires — 19 aprile 2008

fumo a Buenos Aires

Aggiungo il mio modesto contributo alla serie di foto che ritraggono la situazione surreale che stiamo vivendo in questi giorni a Buenos Aires. Sembra di vivere in una cittá post-nucleare con il sole piccolo piccolo.

Se non si é allergici o asmatici la situazione non é drammatica, solo assurda. 

Roberto Pettinato diceva ieri: "É la prima volta che nella sua vita professionale le si irrita la gola a Cicciolina"

Uruguay, il grido sordo

america latina — 18 aprile 2008

http://www.flickr.com/photos/tanoka/2421948161/

Cinema multisala, La Paloma, Uruguay.

"Questo é un posto per i vecchi". "Qui per noi non c’é via d’uscita". Si dice e si ascolta questo in Uruguay, un paese che porta il fardello di un triste destino, quello di vedere come migliaia di persone non ancora quarantenni partono, ogni anno, dall’aeroporto di Carrasco, alla ricerca di una vita possibile. Lí il pessimismo del no future si combina con un strana parsimonia che potrebbe essere confusa con serenitá. C’é una certa rabbia ordinata, cosí civilizzata nella forma, se vogliamo, quanto i suoi onorevoli risultati nell’ambito del sociale, la sua riconosciuta tradizione laica, democratica e nemica del rumore. Bevendo mate nella rambla di Montevideo, seduti su un muretto, con la bottiglia di birra calda tra le mani, viaggiando in autobus che tardano tutto il tempo del mondo, lenti, molto lenti, per attraversare una cittá cosí controllabile, i giovani uruguaiani devono lottare contro questa forza centrifuga che li spinge vero il basso.
[...]

Mariana Mactas, nel numero di oggi del quotidiano "Critica de la Argentina", introducendo la sua critica al film uruguaiano La perrera.

 

1.300.000 3.400.000 abitanti , una densitá di 19 persone per km2, in un paese estremamente sudamericano e allo stesso tempo no. Nei pochi giorni passati in Uruguay e negli occhi degli amici uruguayos conosciuti a Barcellona ho avuto anch’io la sensazione di trovarmi davanti ad un grido sordo, ad una calma piatta, apparente, educata, disperata. Un popolo sensibile, colto,  civile, ma allo stesso tempo  senza speranza.

Gli argentini sono soliti dire degli hermanos orientales: "sono come noi, ma migliori".

America Meridionale, i risultati

italia — 17 aprile 2008

Ancora pervaso dallo scoramento e conscio dell’inutilitá di questa inormazione vi aggiorno sui risultati della sezione America Meridionale delle elezioni politiche 2008. Dopo aver subito la campagna elettorale porteña e dopo essermi venduto per un piatto di pasta, mi sento obbligato a dare i numeri:

Senato

(affluenza 50,5%)

Partiti Voti % Seggi
Pdl
98.156 29,4 1 *
Italiani all’estero (Merlo)
69.279 20,8 1 *
Pd
59.239 17,7 - *
Ass. italiane in Sud America (Pallaro)
58.058 17,4 - *
Udc
25.566 7,7 - *
Ps
11.428 3,4 - *
Sinistra Arcobaleno
6.069 1,8 - *
Consumatori civ. it.
3.545 1,1 - *
La Destra – Fiamma Tricolore
2.471 0,7 - *

Eletti: Esteban Caselli (PDL) e Mirella Giai (taliani all’estero)

  


Camera dei deputati

(affluenza 49,5%)

Partiti Voti % Seggi
Italiani all’estero (Merlo)
83.585 22,7 1 *
Pdl
81.616 22,2 1 *
Pd
65.562 17,8 1 *
Ass. italiane in Sud America (Palla
61.610 16,8 - *
Udc
46.133 12,6 - *
Ps
14.014 3,8 - *
Sinistra Arcobaleno
7.058 1,9 - *
Consumatori civ. it.
4.640 1,3 - *
La Destra – Fiamma Tricolore
3.190 0,9 - *

Eletti: Ricardo Merlo (Italiani all’estero), Giuseppe Angeli (PDL) e Fabio Porta (PD)

Nei miei pronostici non immaginavo la vittoria di Merlo e della sua coalizione. Pensavo che i voti fossero da spartire tra PD-PDL-Pallaro e lo chef Donato de Santis. Mi sbagliavo, la scelta di Merlo di separarsi da Luigi Pallaro (avevano vinto insieme nel 2006) ha premiato il primo, che per i prossimi 5 anni sará la voce degli italo-argentini. In queste settimane non ho visto neanche un cartello di Merlo. Non ha mandato lettere (come Berlusconi), non ha registrato spot televisivi (come Pallaro), non ha tappezzato gli autobus urbani (come Donato). Evidentemente Merlo ha saputo premere i tasti giusti dell’associazionismo italiano (circoli regionali, centri culturali, camere di commercio) convincendoli con le promesse giuste.

Berlusconi no

video — 16 aprile 2008

incorporato da Embedded Video

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Tratto dal film Andata + Ritorno
Grazie a Paola per avermi ricordato questa scena perfetta per il momento tragicomico che stiamo vivendo.
 

Che fare?

italia — 16 aprile 2008

Valige al mercato delle pulci, Buenos Aires

Per chi vuole seguire l’‘offerta delLa Valen anche a casa nostra c’é una stanza libera…Ma dubito che alla lunga fuggire risolva il problema. E lo dimostra quanto sto rosicando io nonostante le migliaia di chilometri di distanza.

In queste 24 ore di sorpresa e delusione (per non dire disperazione) mi sono tuffato nei commenti dei giornali locali per vedere se visti da fuori siamo piú intellegibili. Speravo di trovare qualche idea illuminante di un giornalista o di intellettuale argentino, brasiliano o spagnolo. Invece niente. Anzi, invece di darmi risposte gli articoli mi rilanciano domande imbarazzanti, tipo ¿Qué repercusión puede tener la victoria de Berlusconi respecto a las negociaciones de adhesión de Turquía?.

Qualche tempo fa mi domandavo: "come riporre speranza in un mondo in cui una persona si sveglia una mattina, si fa una doccia, si veste, esce di casa sorridente e va a votare Arnold Schwarzenegger?"

E se invece otto milioni di miei connazionali escono e votano Calderoli? C’é speranza in questo caso?

Forse non dovremmo stupirci tanto: se il programma piú seguito é il Grande Fratello, se l’ossessione ricorrente é cambiare il cellulare o gli occhiali da sole, se il viaggio sognato  é in un villaggio vacanze in egitto allora teniamoceli Silvio e Umberto, ce li meritiamo. Io, da alessandrino (38% PDL + 11% Lega Nord) penso che ci rappresentino.

Se volete leggetevi l’intervento del sociologo Aldo Bonomi sul Corriere di ieri, che ci spiega la secessione dolce operata dal sindacalismo del nuovo secolo, la mia ossessione, la Lega :

«Nei tardi anni Ottanta nasce un movimento che intercetta il disagio di alcune fasce sociali e territoriali: gli "spaesati" delle comunità locali, disorientate dai cambiamenti internazionali; gli "stressati" del capitalismo molecolare, artigiani e piccole imprese; e gli "orfani del fordismo", delle grandi imprese».

Borges, Vargas Llosa e la barbarie argentina

letteratura — 14 aprile 2008

Sul magazine de El País domenica scorsa usciva un articolo d’opinione di Mario Vargas Llosa intitolato "Borges y los piqueteros" . Non sono un grande fan dello scrittore peruviano, soprattutto quando invece di scrivere libri lo fa su El País, peró per gli amanti dell’Argentina é un articolo interessante, che ha generato ovazioni e fischi su questa sponda dell’Atlantico.

Ho chiesto ad un amico argentino la sua opinione sul pezzo di Vargas Llosa e la risposta che ho ricevuto via mail credo che vada condivisa. Mi piace l’idea del blogger invitato, come mi piace l’idea del blog collettivo. Spero che questo sia il primo di una lunga serie di interventi di Gianpaolo.

 …..

A pesar del tono épico que utiliza Vargas Llosa y cierto absurdo que conlleva querer encontrar a Borges en la Buenos Aires de hoy (ya en la Buenos Aires de fines de los 50, aquella ciudad a la que el escritor porteño hacía referencia no existía) hay algunos señalamientos con los que no puedo dejar de coincidir y otros con los que sí.

La Barbarie, tentación más fuerte y recurrente de la historia argentina, hoy reconvertida en cuanto a los estímulos y objetivos que la justifican, sigue existiendo. Las fuerzas de choque piqueteras oficialistas (cabe diferenciarlas de aquellas otras manifestaciones sociales, adquieran la forma que adquieran, incluso piquetes) constituyen una clara manifestación de ello. Pero no sólo estímulos provenientes de mercanchifles oficialistas y revolucionarios de cotillón son causa de la “desaparición” de Borges. Hay otras, y bastante más vinculadas con algunos falsos liberales  – que hasta el mismo Vargas Llosa debe tener inconvenientes para detectar – quienes subiéndose a emprendimientos supuestamente libertarios sólo les importa el mercado. Son a quienes les excita llenar la ciudad de automóviles (esos que cuando todos los poseen ya a nadie les sirven), destruir cines de barrio para construir shopping o vendérselas a las multinacionales evangélicas, construir torres para vivir cerca de dios y destruir una de las pocas cosas realmente europeístas de la ciudad, reciclar bares donde – como señala Vargas Llosa – los ciudadanos ilustres debatían de política y literatura, y los simples hombres de a pie vomitaban frustraciones amorosas y/o económicas tan típicas. (continua…)

Sí, podemos?

italia — 13 aprile 2008

gauchito gil, buenos aires, argentina

Va bene ragazzi, noi da qui si é fatto tutto il possibile, non ci resta che sperare nel miracolo. Io ho influenzato quanti piú tani potevo, qui ormai é tutto finito da giorni.

Ora tocca a voi. Tappatevi il naso, gli occhi e le orecchie e fate la vostra parte, secondo coscienza. Speriamo che da lunedí non dobbiate tapparvi anche altri orifizi.

Tano rivolta – cercasi disperatamente

argentina — 11 aprile 2008

Ho pensato a lungo se pubblicare questo post e questa sera ho deciso che ne vale la pena, mi butto.

Tutto ha inizio la sera del cacerolazo in favore del campo. Io, seguendo il manuale del cronista d’assalto del terzo millennio, guardavo tutto in tv. Il giornalista e il cameraman erano appostati in pieno centro (Avenida de Mayo o Corrientes) e raccoglievano le testimonianze delle persone che brandendo padelle e mestoli camminavano verso Plaza de Mayo. L’atmosfera era di pura adrenalina, il giornalista non doveva obbligare nessuno, tutti volevano sputare in diretta il proprio ripudio verso il discorso della presidenta Cristina. Impiegati, massaie, adolescenti, tutti si spintonavano per provare il bello della diretta e dirne 4 al Governo.

In mezzo a questo clima, giá di per sé surreale succede l’imprevisto: appare un tano.
Italiano davvero, appena sceso dalla nave, un tipo giovane, alto, sulla quarantina, capelli lunghi brizzolati. Si avvicina alla telecamera e si prende i suoi trenta secondi di fama. In uno spagnolo approssimativo che avrebbe strappato applausi al maestro Luigi Pallaro dice che é ora di finirla, che la gente é stufa, che la gente deve scendere in strada e "fare la rivolta". Cosí dice, la rivolta. In italiano. Non "rebelión" o al limite "revolución", la rivolta. Poi si rituffa nel fiume di gente che scorre verso la Plaza de mayo e scompare.

Io rimango a domandarmi chi fosse. Se é anche lui un tano pazzo che ha deciso di venire a vivere quaggiú o se é un turista che ha visto las cacerolas e si é preso bene…ha ricordato i documentari di Pino Solanas visti a Roma e ha deciso di fare la rivolta. Non lo so, forse non lo sapremo mai. E qui viene la prima domanda: qualcuno di voi lo ha visto? o é stata un’allucinazione tutta mia?

Nei giorni dopo la manifestazione cercavo conferme e durante i dibattiti con i colleghi o con gli amici chiedevo se qualcuno aveva visto il nostro Borat, il Tano Rivolta. Niente. Poi, qualche giorno fa, di notte, camminando per la Calle Cordoba con un amico vediamo un signore che saluta una ragazza con un baciamano d’altri tempi. Il mio amico ride sotto i baffi per la scena demodé, io invece rimango gelato…era il Tano Rivolta!!! In una cittá di tre milioni di abitanti di nuovo lui! L’emozione era troppa e poi non volevo interromperlo, non sono riuscito a dirgli niente, ma ora lancio un appello a tutta la comunitá tana di Buenos Aires, voglio conoscerlo. Metto anche una foto per vedere se qualcuno lo riconosce.

Tano, magari sei un lettore assiduo del blog e non dici niente per modestia…vieni fuori…batti un colpo prima di domenica. Altro che Pallaro, altro che Donato, sei tu il nostro candidato a senatore.  Italiani, questa volta niente schede bianche, niente Luter Blisset, domenica votate Tano Rivolta.

Spu[n]ti argentini

cose dell'altro mondo — 10 aprile 2008

Oggi il Sole 24 Ore si occupa del sempre verde tema dei tango bond. La visita della presidenta Cristina Kirchner sembra aprire spiragli. Forse gli ultimi.
Incredibili le cifre: 6,3 miliardi di dollari di debito con il Club di Parigi e 8 miliardi di dollari ai risparmiatori italiani.

Dopo la giornata difficile di oggi a San Francisco la torcia olimpica sfilerá a Buenos Aires venerdí. Non sono previsti atti di protesta del livello visto a Londra e a San Francisco, ma scommetto che ci sará da divertirsi. Intanto si stanno confermando le voci secondo cui Maradona sará il primo tedoforo. Con tutto il rispetto per el pibe de oro, credo che De Coubertine stia facendo la trottola nella tomba.

Ricordate Carla Del Ponte, il giudice procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale delle Nazioni Unite dell’Aia? Recentemente é stata nominata ambasciatrice svizzera in Argentina. Pochi giorni fa la del Ponte si é vista obbligata a disdire la presentazione del suo ultimo libro “La caccia. Io e i criminali di guerra” presso la Feltrinelli di Milano. Il ministero degli esteri svizzeró l’ha "invitata" a tornare a Buenos Aires e a non promuovere il libro ritenendo incompatibili le idee espresse nel libro con il ruolo istituzionale attuale della signora. Che idee? il mercato di organi dei gueriglieri kosovari nel 1999.
Mi sembra molto interessante avere in cittá una persona come Carla Ponte e vi segnalo che é prevista la sua presenza al 10° Festival de Cinema dei Diritti Umani, che si svolge a Buenos Aires e a Santiago de Estero.

Potrero mon amour

futbol — 5 aprile 2008

potrero chacarita, futbol argentina

Domenica sono rimasto una buona mezz’ora a guardare questa partitaccia. Si giocava nei giardini davanti al cimitero de la Chacarita, a due passi da casa. I giocatori, a mo’ di nani da giardino, erano sparsi per il parco. Facevano parte del terreno di gioco 6 alberi, due pali della luce e la montagna di terra che vedete al centro nell’immagine. Praticamente un campo da golf con PAR 3.
Io guardavo rapito dalle solite due sensazioni, stupore e invidia. Amarcord quando, bambino nella lontana e amata Cascinagrossa, si aspettava con ansia che gli adulti tornassero dal lavoro per scatenare memorabili partite nella piazza del paese. Anche lí c’erano gli ostacoli naturali: alberi, i soliti due pali della luce e il mastodontico monumento ai caduti della prima guerra mondiale, con recinto. Valeva tutto.

E cosí, spulciando tra le foto fatte in questo primo anno argentino, mi sono reso conto che incoscientemente sono rapito da los potreros, i campetti che hanno partorito  Maradona, Messi & Co.

        

  http://www.flickr.com/photos/tanoka/1959984958/      

 Il libro di Eduardo Galeano "El fubol al sol y sombra" (assolutamente da leggere, qui un estratto) incomincia con questa dedica:
"Las páginas que siguen están dedicadas a aquellos niños que una vez, hace años, se cruzaron conmigo en Calella de la Costa. Venían de jugar fútbol, y cantaban: Ganamos, perdimos, igual nos divertimos".

Mollo tutto e me ne vado in Argentina

argentina — 3 aprile 2008

el sueño del tano argentina

Sono 41 le persone che nelle ultime due settimane sono finite su questo blog cercando frasi tipo "trasferirsi in argentina", "vivere in argentina", "vivere di rendita in argentina", "comprare casa in argentina" o "possibilitá lavorative in argentina". E non ho dubbi che gli altri blogger italo-argentini ricevano visite dello stesso tipo. Il Cono sud, un’idea serpeggiante, che come abbiamo giá visto in precendenza,  turba il sonno di diversi italiani.

Bruna qualche settimana fa segnalava il sito Scappo.it. Ci ho fatto un salto e ve lo consiglio. Non va preso troppo sul serio, ci si trova di tutto, tanta frustrazione (la gente cerca soprattutto pace e tranquillitá), un po’ di superficialitá e luoghi comuni a go go. Ma con qualche chicca. Il sito é fatto bene…diviso in base all’area geografica e in base  ai due gruppi "voglio scappare" e "sono scappato".  Gente che si lamenta della mafia e delle istituzioni italiane e sogna di andare a vivere ad Asunción, Paraguay (senza offesa eh). Una marea di gente che vuole andare a vivere in Brasile, Costa Rica, Tailandia. Per carítá, esistono persone che l’hanno fatto, ma ci vogliono motivazioni un po’ piú forti di un pareo o di un bikini. Ci sono soprattutto le considerazioni di coloro che sono scappati, che secondo me sono le piú interessanti.
Ci sono anche persone che colpiscono nel segno, come la ragazza citata da Bruna che dice "Voglio scappare perchè preferisco amare l’Italia da lontano che odiarla da vicino". Un giorno dovremo parlare di questo effetto ottico creato dall’oceano…
Insomma visitate il sito, ce n’é per tutti i gusti..

Sempre vagabondando tra siti italo-argentini sono incappato in Argentina Oggi. Il sito nasce da un’idea di Mario Broglio Montani e della sua compagna argentina Raquel Garcia Merida, che si propongono come consiglieri e patner per tutti gli italiani che decidono di venire a virere in argentina. Leggo nel sito che il signor Broglio Montani ha fatto quello che sognano molti visitatori di Tanoka.net, moltiplicare i pani e i pesci e venire a vivere di rendita con la propria pensione in euro. Il sito fornisce molte informazioni sul costo della vita, sull’economia locale e sulla realtá del paese in vari aspetti della vita quotidiana. Lascio giudicare a voi se si tratta di un servizio serio, peró di una cosa sono sicuro: si tratta di una tendenza in forte aumento che nei prossimi anni dará di che parlare. Il sud della Spagna e giá oggi popolato da colonie di tedeschi. Che cosa succederá quando ad Abbiate Grasso e a Trapani i pensionati scopriranno che con 800 euro al mese qui trovano l’America?

Su Italia Oggi é geniale il metodo suggerito agli scettici che non credono al basso costo della vita qui: un motore di ricerca che ti fornisce l’elenco e il numero di telefono di tutti i tuoi omonimi d’argentina. Devi solo comprare una scheda telefonica internazionale, chiamare il tuo omonimo e chiedere conferma a lui. Fantastica la logica sottostante:" non vorrai mica che un omonimo ti freghi?"

 Adesso vi lascio, devo andare a cazziare Juan Alberto, Juliana e Esteban Tognin.

Un oceano di mezzo e le stesse veritá

perle — 1 aprile 2008

Si esta carcel sigue así, todo preso es político
[...] Reos de la propriedad, los esclavos politícos.

Patricio Rey y sus Redonditos de Ricota (alias Los Redondos) – 1988

E adesso imparo un sacco di cose in mezzo agli altri vestiti uguali,
tranne qual’é il crimine giusto per non passare da criminali.
C’hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane
ora sappiamo che é un delitto il non rubare quando si ha fame

Fabrizio de André – 1973

Aggiungi un posto a tavola…

WWW — 1 aprile 2008

Grazie all’appello sul post sugli espatriati si é fatta avanti Vale, nuova tana bloggereccia, con il suo Italiani d’Argentina.
Il titolo del blog, dalla canzone di Ivano Fossati, fa giá intuire che anche Vale é di Forza Italia…

Sono contento, ci voleva una voce femminile.
E, cosa ancora piú importante, una voce intelligente e curiosa.
Bienvenida!

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