Quotidiani argentini. Quale leggere?

media — 30 aprile 2008

cafetería "4 gats", barcelona

Cafetería "4 Gats", Barcelona

Mani avanti: non si tratta di una guida, le opinioni espresse in questo post sono assolutamente personali.  Il nome del blog dovrebbe far intuire che qui funziona un po’ cosí… 

Non voglio fare una vera e propria rassegna dei principali quotidiani argentini, mi limito a condividere con voi il mio processo di selezione. In Italia avevo trovato un mio equilibrio: leggevo Il Manifesto, di solito accompagnato da un altro quotidiano piú o meno a caso (il Corriere, Repubblica, La Stampa), necessario per poter dire di vivere in questo mondo. In Spagna la scelta era piú o meno obbligata: nonostante non mi trovi sempre d’accordo ideologicamente, la qualitá de El País é fuori discussione, a partire dalla quindicina di pagina di Esteri con cui apre il giornale. 

E in Argentina? Che giornale leggere?

In famiglia hanno sempre cercato di vendermi Página/12. Quando eravamo in Italia Laura leggeva Il Manifesto e diceva "é uguale a Página". Anche la Vale sembra appoggiare questo parallelismo. Io mi permetto di dissentire, non trovo in Página/12 la qualitá del Manifesto. Anzi, non riesco proprio a leggerlo. Il grande punto in comune é che entrambi i giornali sono quasi completamente estranei a fenomeni di massa quali lo sport, la TV, il cinema americano, ecc.. Se Cristiano Ronaldo facesse 10 gol in rovesciata in una finale di Champions League non ne trovereste traccia su Página/12. Invece ci trovate l’inserto sulla storia della filosofia di José Pablo Feinmann o tutta la cronaca dell’ultimo congresso di psicoanalisi-marxista. Ma il grande difetto di Página/12 sembra essere l’appoggio spassionato al governo, spesso indifendibile. (continua…)

Slow food

cose dell'altro mondo — 28 aprile 2008

Tutti sanno che il piatto argentino per eccellenza è la carne, el asado. Quello che magari non sapete é che la migliore carne si mangia in posti inimaginabili: i cantieri. Un amico che lavora nell’edilizia mi raccontava che in cantiere si pranza tutti i giorni asado, tutti i giorni. Nel gruppo di lavoratori ce n’é uno preposto al pranzo, a metá mattina lui va a comprare la carne, prepara il fuoco e cucina. Questo succede sia nei cantieri grandi, dove si stanno costruendo interi edifici, che nei cantieri piú piccoli e appossimativi, come i cantieri stradali.

Queste foto le ho scattate davanti a casa, dove stanno rifacendo l’asfalto. Hanno una tenda, attrezzata addirittura con fornello a gas, panche di legno, un tavolo. Vi assicuro che il profumo fa venire voglia di sedersi con loro.

asado en buenos aires     asado en buenos aires

Fast-book

foto — 26 aprile 2008

dario ventimiglia, democracia a la italiana

Foto scattata in metropolitana, ieri. E’ proprio vero che in queste elezioni era giá tutto scritto prima del voto.

Ecco i dati, cosí non dovete prendere la lente d’ingrandimento:

"Democracia a la italiana – Historias y miserias de las elecciones italiana en Latinoamerica"
Autore: Dario Ventimiglia
Casa editrice: Corregidor

¡Es la economía, estúpido!

argentina — 24 aprile 2008

Ricordo che quando vivevo in Spagna e compravo El País alleggerivo subito il quotidiano gettando l’ingombrante supplemento economico nel primo cestino della spazzatura che trovavo. La ritenevo informazione noiosa, ultra-tecnica, para entendidos. Chiedo scusa per l’ingenuitá, sono passati un po’ di anni e ho capito che se non leggi quelle pagine non capisci nulla del resto del giornale.

Qui in Argentina é impossibile isolarsi dall’informazione economica. L’andamento  del paese é un tema di conversazione sempre presente. Negli ultimi vent’anni la gente ha preso tanti tanti schiaffi sul coppino che non puó permettersi il lusso di disinteressarsene per poi svegliarsi una mattina e trovarsi davanti un corralito o a una pesificazione imprevista. Mettersi nei panni del ministro d’economia non é cosí facile come farlo con l’allenatore della nazionale di calcio, peró é normale (e quotidiano) che in discussioni tra amici si provi ad analizzare anche il momento economico. La visione é assolutamente fatalistica, ma non non nel senso che immaginate ("sia fatta la volontá di Dio"), ma in uno ben piú pessimista ("é una montagna russa, é solo una questione di tempo e dovremo di nuovo abbassarci i pantaloni").

Dopo qualche anno di bonanza economica, con 8-9% di crescita annuale, stanno arrivando momenti di incertezza. Il governo mantiene il modello economico del peso debole nei confronti del dollaro, scelta che fino ad oggi ha pagato. Anche se l’euro é schizzato alle stelle, il cambio peso-dollaro é mantenuto a livelli pressoché costanti (3 a 1) da cinque anni a questa parte. Un chiaro esempio di doping:  l’oscillazione della moneta é infatti frenata dal governo grazie alle fortissime imposte sulle esportazioni. In questo modo si é molto competitivi sui mercati internazionali, ma si corre il rischio di asfissiare il sistema economico interno con una spesa pubblica enorme e con un’inflazione galoppante.

L’INDEC, l’organo del governo preposto a misurare l’inflazione, ha perso ogni tipo di credibilitá. Parla di inflazione intorno al 8% mentre le organizzazioni di consumatori e le stesse aziende produttrici parlano di tre volte tanto.  Il famigerato Segretario del Commercio Interno, Guillermo Moreno, dichiara addirittura che alcuni prezzi, tra cui i vestiti, si sono abbassati. Dove vive? É normale che quando appare in tv mettano in sottofondo Luis Amstrong che canta "What a wonderful world".

Negli ultimi giorni c’é stata una corsa a comprare dollari, che ha spinto il biglietto verde e 3,20 pesos argentini. Panico o semplice speculazione? Di sicuro c’é un fuggi fuggi dall’investimento preferito degli ultimi anni, el plazo fijo (deposito bancario a tot anni), che é legato all’andamento dell’inflazione e, per questo, poco redditizio.

Ieri il giornale Critica de la Argentina parlava addirittura di un aumento della popolazione al di sotto della soglia di povertá, salita al 30%. Negli ultimi anni la tendenza era sempre stata in discesa.

A questo si aggiunge la crisi del governo con i mezzi di comunicazione, soprattutto con Clarín, per far sí che il clima si carichi di ulteriore tensione. Aprire il giornale in questi giorni significa sentire di vivere in un paese al bordo del tracollo. Realismo? Terrorismo mediatico? difficile saperlo per un tano appena arrivato.

Tra una settimana finisce anche la tregua che il governo ed il campo si erano dati per trovare una soluzione alla controversia sulle imposte. Molte riunioni, molta tensione, nessun risultato. Riappare lo spettro dello sciopero generale del campo.

Tutto lascia pensare che sará un inverno caldo.

 

UPDATE: poche ore dopo la pubblicazione di questo post il ministro d’economia Martín Lousteau si é dimesso. Tanoka, gufo! Noo, nelle ultime settimane era evidente il dissenso di Losteau nei confronti della politica economica del governo, visto che si trovava solo contro contro tutti a proporre un raffreddamento dell’economia. Nonostante occupasse una sedia strategica era stato lasciato assoluamente al margine dei "dialoghi" col campo, un chiaro segno del destino che lo attendeva.
Al suo posto sará nominato oggi (25/04/08) Carlos Fernandez, fino ad oggi presidente dell’ AFIP, l’agenzia delle entrate. Insomma, un commercilista d’alto rango. É sempre piú chiaro che il ruolo di ministro d’economia é di pura facciata, lo potrei fare anch’io, visto che le decisioni in questo ambito le prende tutte l’ex presidente Nestor Kirchner.
 

Lousteau, parodia lecter

L’ex ministro d’economia, Martín Lousteau, in una parodia del Dr. Lecter

Populista chi legge

america latina — 22 aprile 2008

Mural dello Stadio "Diego Armando Maradona", Argentinos Juniors

 
Ieri mi é cascato l’occhio sulla prima pagina del giornale economico argentino "El Cronista Comercial" che riportava la notizia della vittoria di Fernando Lugo in Paraguay con il titolo: "Ha vinto l’ex vescovo Lugo in Paraguay e si teme un ritorno al populismo".

A parte il fatto che non si capisce di che "ritorno" si stia parlando (visto che negli ultimi 60 anni il paese é stato governato sempre da un altro partito, il colorado) vorrei sottolineare l’uso sempre piú spregiudicato della parola populismo. Io non sono né un dottore in scienze politiche né un linguista, ma mi sembra che qualcosa stia succedendo e mi/vi chiedo: che cosa significa oggi populismo?

La parola é sempre piú usata, soprattutto quando il governo in questione é guidato dalla leadership di una sola persona, che si erge a portavoce della volontá del popolo. Ormai si usa tranquillamente come sinonimo di demagogia. Ma la grande differenza tra le due parole sta nel fatto che la demagogia si riferisce al discorso politico di un governo, mentre il populismo é una pratica, un modello. É una strategia di potere, consiste nel mettere in pratica azioni politiche che incontrano il favore del popolo. Manovre che favoriscono alcuni settori della popolazione, ma che cambiano solo temporaneamente la realtá delle cose, in modo superficiale.

Secondo questa definizione il populismo non é né di destra né di sinistra. O meglio, puó essere di destra e di sinistra.

É populista (e falso) Berlusconi quando promette un milione di posti di lavoro o l’abolizione dell’Ici.

Sono populiste (e fasciste) quasi tutte le esternazioni di Bossi.

Secondo i suoi detrattori é populista Zapatero quando ritira le truppe spagnole dall’Iraq.

Chavez che insulta Bush nel suo programma televisivo é populista. La sua azione non ha nessun tipo di conseguenza, se non quella di far applaudire gli stolti.

In Argentina Kirchner é populista se si erge a paladino dei diritti umani staccando i quadri dei dittatori dai muri della ESMA mentre oggi si tortura puntualmente e impunemente nelle carceri argentine.

Ma Evo Morales é populista per il semplice fatto di essere indigeno e presidente allo stesso tempo?

Correa é populista se si lamenta perché Uribe e Bush bombardano il territorio ecuadoriano?

Fernando Lugo é populista perché promette la lotta alla corruzione in Paraguay?

Ormai non si puó piú dire nulla senza essere accusati di essere populisti: se ricordi che in argentina ci sono bambini che muoiono di fame ti guardano come a dire "basta con questi discorsi populisti". Se ricordi che le multinazionali si portano via tutta la ricchezza della regione ti senti dire "ma ancora con questi discorsi populisti?".

E va beh. Teniamoci Omero Ciai, che ieri su Repubblica diceva che Chavez, Kirchner, Morales e Correa fanno parte della sinistra radicale.
La sinistra radicale? Nel 2008? 

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