Potrero mon amour
Domenica sono rimasto una buona mezz’ora a guardare questa partitaccia. Si giocava nei giardini davanti al cimitero de la Chacarita, a due passi da casa. I giocatori, a mo’ di nani da giardino, erano sparsi per il parco. Facevano parte del terreno di gioco 6 alberi, due pali della luce e la montagna di terra che vedete al centro nell’immagine. Praticamente un campo da golf con PAR 3.
Io guardavo rapito dalle solite due sensazioni, stupore e invidia. Amarcord quando, bambino nella lontana e amata Cascinagrossa, si aspettava con ansia che gli adulti tornassero dal lavoro per scatenare memorabili partite nella piazza del paese. Anche lí c’erano gli ostacoli naturali: alberi, i soliti due pali della luce e il mastodontico monumento ai caduti della prima guerra mondiale, con recinto. Valeva tutto.
E cosí, spulciando tra le foto fatte in questo primo anno argentino, mi sono reso conto che incoscientemente sono rapito da los potreros, i campetti che hanno partorito Maradona, Messi & Co.
Il libro di Eduardo Galeano "El fubol al sol y sombra" (assolutamente da leggere, qui un estratto) incomincia con questa dedica:
"Las páginas que siguen están dedicadas a aquellos niños que una vez, hace años, se cruzaron conmigo en Calella de la Costa. Venían de jugar fútbol, y cantaban: Ganamos, perdimos, igual nos divertimos".













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