Uruguay, il grido sordo

america latina — tanoka @ 4:24 am

http://www.flickr.com/photos/tanoka/2421948161/

Cinema multisala, La Paloma, Uruguay.

"Questo é un posto per i vecchi". "Qui per noi non c’é via d’uscita". Si dice e si ascolta questo in Uruguay, un paese che porta il fardello di un triste destino, quello di vedere come migliaia di persone non ancora quarantenni partono, ogni anno, dall’aeroporto di Carrasco, alla ricerca di una vita possibile. Lí il pessimismo del no future si combina con un strana parsimonia che potrebbe essere confusa con serenitá. C’é una certa rabbia ordinata, cosí civilizzata nella forma, se vogliamo, quanto i suoi onorevoli risultati nell’ambito del sociale, la sua riconosciuta tradizione laica, democratica e nemica del rumore. Bevendo mate nella rambla di Montevideo, seduti su un muretto, con la bottiglia di birra calda tra le mani, viaggiando in autobus che tardano tutto il tempo del mondo, lenti, molto lenti, per attraversare una cittá cosí controllabile, i giovani uruguaiani devono lottare contro questa forza centrifuga che li spinge vero il basso.
[...]

Mariana Mactas, nel numero di oggi del quotidiano "Critica de la Argentina", introducendo la sua critica al film uruguaiano La perrera.

 

1.300.000 3.400.000 abitanti , una densitá di 19 persone per km2, in un paese estremamente sudamericano e allo stesso tempo no. Nei pochi giorni passati in Uruguay e negli occhi degli amici uruguayos conosciuti a Barcellona ho avuto anch’io la sensazione di trovarmi davanti ad un grido sordo, ad una calma piatta, apparente, educata, disperata. Un popolo sensibile, colto,  civile, ma allo stesso tempo  senza speranza.

Gli argentini sono soliti dire degli hermanos orientales: "sono come noi, ma migliori".

5 commenti »

  1. Bravo Tanoka a riportare il bell’articolo di Mariana, che l’Uruguay lo conosce molto bene. Un solo appunto, l’Uruguay ha 3 milioni d abitanti, 1,3 milioni stanno a Montevideo…piccoli numeri, grande paese…(anche se capisco i giovano che se ne vanno…)
    Ciao
    EG

    Commento di emiliano — 18 04, 2008 @ 4:42 am
  2. È vero che in genere gli argentini parlano bene degli uruguayos, ma mi sembra di notare una punta d’ironia.

    Commento di Roberto — 18 04, 2008 @ 11:14 am
  3. Grazie Emiliano per la precisazione..sono gli inconvenienti di scrivere in piena notte. Proust scriveva solo di notte, ma non so se di giorno lavorava..

    Roberto, é vero, non é sempre cosí, ma spesso gli argentini parlano bene degli uruguayos con una sorta di finta empatia, come a dire “poveretti, brava gente”.

    Commento di tanoka — 18 04, 2008 @ 2:01 pm
  4. Mah , una amica mia , porteña , conosciuta in Messico 10 anni fa , reincontrata a Bs As nel 2003 mi disse : Se in Uruguai vince la sinistra io mi trasferisco , bé la sinistra ha vinto , lei e il suo fidanzato di sempre si sono sposati ma ancora stanno in Argentina , nonostante il mutuo della casa contratto prima della crisi sia raddoppiato ( invece che 5 anni 10 ) , il paese é cambiato e l´inflazione galoppa …

    Commento di Fabien — 18 04, 2008 @ 4:32 pm
  5. l’autoironia del popolo per la propria sfortuna ne fa un luogo malinconico con un tocco di satira intelligente che te lo rende indimenticabile … i nomi assurdi che gli uruguayi mettono ai propri figli (il mitico nome “dos a uno”, per esempio), piuttosto che le molte cose che rivendicano senza che nessuno gli dia minimamente credito … il parlare di partite di calcio, azioni specifiche, di partite del 1950, come se fossero state giocate la domenica precedente … sono conversazioni surreali nelle quali spesso mi sono persa con piacere!

    Commento di lavalen — 19 04, 2008 @ 11:41 pm

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