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Quotidiani argentini. Quale leggere?

cafetería "4 gats", barcelona

Cafetería "4 Gats", Barcelona

Mani avanti: non si tratta di una guida, le opinioni espresse in questo post sono assolutamente personali.  Il nome del blog dovrebbe far intuire che qui funziona un po’ cosí… 

Non voglio fare una vera e propria rassegna dei principali quotidiani argentini, mi limito a condividere con voi il mio processo di selezione. In Italia avevo trovato un mio equilibrio: leggevo Il Manifesto, di solito accompagnato da un altro quotidiano piú o meno a caso (il Corriere, Repubblica, La Stampa), necessario per poter dire di vivere in questo mondo. In Spagna la scelta era piú o meno obbligata: nonostante non mi trovi sempre d’accordo ideologicamente, la qualitá de El País é fuori discussione, a partire dalla quindicina di pagina di Esteri con cui apre il giornale. 

E in Argentina? Che giornale leggere?

In famiglia hanno sempre cercato di vendermi Página/12. Quando eravamo in Italia Laura leggeva Il Manifesto e diceva "é uguale a Página". Anche la Vale sembra appoggiare questo parallelismo. Io mi permetto di dissentire, non trovo in Página/12 la qualitá del Manifesto. Anzi, non riesco proprio a leggerlo. Il grande punto in comune é che entrambi i giornali sono quasi completamente estranei a fenomeni di massa quali lo sport, la TV, il cinema americano, ecc.. Se Cristiano Ronaldo facesse 10 gol in rovesciata in una finale di Champions League non ne trovereste traccia su Página/12. Invece ci trovate l’inserto sulla storia della filosofia di José Pablo Feinmann o tutta la cronaca dell’ultimo congresso di psicoanalisi-marxista. Ma il grande difetto di Página/12 sembra essere l’appoggio spassionato al governo, spesso indifendibile.

Scartato Página/12 la scelta piú ovvia sembra quella di gettarsi sul quotidiano nazionale per eccellenza, Clarín. Checché se ne dica é il giornale di riferimento e il suo sito internet é consultato costantemente dalla stragrande maggioranza degli argentini che lavorano davanti ad un computer. Per me Clarín non ha difetti clamorosi, nessun difetto gravissimo. Mi risulta un po’ difficile leggerlo perché é un malloppo davvero pesante, pieno zeppo di miniarticoletti, annunci, pubblicitá. Un panino comprato fuori dallo stadio, c’é dentro di tutto. Anche se provi ad alleggerirlo dai supplementi ti rimane comunque un giornale disperso, spesso superficiale, dove approfondimento é una parola sconosciuta. Mi ricorda un po’ El periodico de Catalunya, tanti bei colori, tanti articoletti interessanti, per caritá, ma sembra di vedere la tv, 30 secondi su ogni tema, sai un po’ di tutto e un po’ di niente.
Politicamente risulta difficile da collocare, visto che per mesi ho sentito persone tacciarlo di troppo amore al governo K ed oggi  sembra essere il suo nemico n°1.

La Nación la prendi in mano e senti di avere in mano un giornale serio, come si deve. E secondo me lo é. É un giornale all’antica, come la famiglia Mitre che lo ha fondato. Mi piace sfogliarlo perché la sezione esteri é ricca e perché ci sono gli editoriali che occupano pagine intere (caratteristica in comune con Página/12). Poi la sezione culturale de La Nación é la migliore in circolazione. Perché non leggo tutti i giorni La Nación? perché non é solo un giornale serio, é anche profondamente conservatore, recalcitrante, voce dei poteri forti. Per me va preso a piccole dosi.

Un po’ mi scocciava non avere il mio giornale, quello che compri sempre. Andavo altalenando da uno all’altro, scrollando la testa. Cosí qualche settimana fa, deluso dai tre principali quotidiani del paese, ho deciso di provare Crítica de la Argentina e (come dicono gli spot in tv) non l’ho piú lasciato. Avevo un po’ di preconcetti, uno su tutti: pensavo che fosse troppo anti-governativo. Ed é vero. Questo resta per me il peccato originale di Crítica: é un attacco continuo alla Presidenta Cristina & Co, a prescindere. Come gli altri giornali argentini fa un uso esagerato delle dichiarazioni anonime di illustri sconosciuti, tipo "un collaboratore molto vicino a Kirchner lo ha sentito dire…", oppure "tizio non sopporta piú caio, dice un funzionario che preferisce rimanere anonimo". Cosí son capaci tutti.
Peró fanno anche tanto giornalismo d’inchiesta all’antica e stanno riuscendo ad influenzare l’agenda politica nazionale. Questa ricerca continua degli scheletri nell’armadio della coppia presidenziale puó sembrare stucchevole, ma é un martello pneumatico che solo nelle ultime settimane ha portato a galla temi davvero interessanti, tipo gli interessi di Clarín e dello Stato nella Cartiera Papel-Prensa o le losche trame del governo sulla Procuración Penitenciaria de la Nación, l’organismo preposto a vigilare sui diritti umani nelle carceri. Poi il giornale ha una struttura convincente, é apparantemente corto, ma denso, con sezioni di musica, cinema e cultura come una volta….con i voti e le critiche, nel vero senso della parola. Non solo marchette, come su Clarín. 
Il direttore di Crítica é quel Jorge Lanata che insieme ad altri a suo tempo fondó Página/12 . In quegli anni le copertine di Página/12 erano il principale oppositore di Ménem e forse oggi le copertine di Crtítica sono uno dei principali fastidi di Cristina. 

Su Perfil non mi pronuncio perché non ho mai avuto il piacere. Se qualcuno ne sa qualcosa faccia un fichio. 

La domanda a questo punto nasce spontanea: "Ah Tanoka, ma perché sto pippone sui quotidiani?"
La risposta, cordiale e raffinato lettore, é che nonostante le scorribande del governo in Argentina l’opposizione é allo sbando, sparpagliata e debolissima e il suo spazio é stato occupato dai mezzi di comunicazione. I nostri eroi, criticabilissimi, vanno quindi tenuti d’occhio.

 

P.S.
I miei neuroni non vogliono collaborare e spesso e volentieri sbaglio il nome del giornale invece di chiedere "Crítica" chiedo al quiosquero "Crónica", che é un canale televisivo. Un errore cosí banale non mette certo in difficoltá un giornalaio porteño, che incomincia a raccontare che "Sí, tempo fa c’era un giornale che si chiamava Crónica…

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