Blogger invitato: un tano a Caracas
Ci siamo scritti con Piero Armenti, l’autore del blog Notizie da Caracas, ed è nata l’idea di scambiarci i post.
Gli lascio volentieri la parola per raccontare le sue impressioni su Buenos Aires, visitata nel marzo 2007.
Baires

Tre cose le voglio subito dire: la Boca mi ha deluso, pochi metri (Caminito) dedicati a sedurre il turista, oltre non puoi andare: zona rossa. La sua squadra di calcio è un mito che ne contiene altri: Maradona. Serve altro?
Passeggiavo annoiato: uno sguardo al sosia del "Pibe de oro", uno ai ballerini di tango, lettura rapida della carta dei menù, zero foto. In fondo è esattamente quello che t´aspetti: colori e folkore.
Un’ altra cosa la devo dire: le coppiette innamorate. Tantissime, è la vera metropoli degli sguardi languidi, altro che Parigi. E´ agli antipodi di Caracas, città profana, di corpi peccaminosi e osceni. A Baires non hai scelta: guardarsi negli occhi e promettersi l´eternità. Che poi dura attimi, quando davvero è eterna.
Parchi immensi, cinema, ristoranti al lume di candela, giovani coppie filiformi. Gente magra, gli argentini, e anche elegante. Perché poi, quando devi fare un bilancio della vita, meglio farlo indossando un pigiama di seta.
Si credono- dicono- superiori al resto dei latinoamericani, da cui vengono visti con un certo fastidio. Dati alla mano, la città è questo: librerie che spuntano, teatri pieni, e poi? Guardano film francesi.
Le terza cosa è l´Europa, neanche tanto sotterranea, ma emersa. Baires è europea, più europea di Parigi, Madrid, Berlino, che, vuoi o non vuoi, sono anche africane, arabe, asiatiche.
L´Europa- Baires- ce l´ha nel sangue, anzi è il suo sangue: un sogno di grandezza oramai in frantumi. Volevano essere occidente, sulla spinta delle idee positiviste di Alberdi e Sarmiento. Ce l´avevano quasi fatta nell´Ottocento, poi la grande guerra e la crisi del ´29 ha cambiato il mondo, e l´Argentina ha perso prestigio. Dittature e default: gli ultimi trenta anni hanno fatto il resto, la gente non si fida più della classe dirigente. Ecco perché l´ultimo tano arrivato, con un secolo di ritardo, va celebrato: razza estinta, non in via d´estinzione.
Dette queste tre cose, potrei anche terminare. Ma quando mi ricapita altra ospitalità sul blog di Tanoka? Vogliamo parlare del tango? Sono andato in una scuola, poi in una sala. La musica è bella, i passi semplici. I maestri sono troppi. Per una strana alchimia è il ballo perfetto dopo che sei andato in pensione: qualcosa devi pur fare, e questo qualcosa è meraviglioso. Quei movimenti bisogna "spingerli" senza esitazione, indugiare è fallire, perché le geometrie del tango sono gambe che si incrociano, mani che trasportano, ma mai attesa. La regola fondamentale è una: l´uomo fa l´uomo e la donna fa la donna. Punto. Al diavolo il femminismo. Poi qualcuno mi ha raccontato che lo ballavano gli immigranti per riscaldarsi, mentre aspettavano il turno con la prostituta. Al Pacino in Profumo di donna, quando cercate un capolavoro.
Turisti, tanti turisti. Una professoressa vende i propri quadri in un grande mercato artigianale (non ricordo quale): prima insegnava storia dell´arte, ora ha smesso, vive piazzando opere di dubbio valore artistico a gente alta e bionda. Col mio portafogli ho contribuito all´economia cittadina, ne ho ricevuto in cambio tanto manzo, vero orgoglio cittadino. Abusarne è fin troppo semplice, farlo fino a sentirsi male una buona ragione di vita. La bistecca è buona, morbida, ben servita. La mangi e sei felice, dà un senso al viaggio con Aereolinas Argentina, insopportabile il ritardo. E infine, ci vivrei? Se dovesse capitare. Ma non farei pazzie per un monolocale a Palermo Soho: in fondo è come stare a casa, dunque, me ne sto a casa davvero.



