In gola al dinosauro

buenos aires — tanoka @ 7:23 pm

jorge drexler al treatro gran rex, buenos aires

No, non é un nuovo tipo di augurio tipo "in culo alla balena". É il tentativo di descrivere la sensazione provata venerdí sera, a teatro. Seguendo i passi di Emiliano sono andato anch’io al concerto del cantautore uruguayo Jorge Drexler al teatro Gran Rex. Dopo le due settimane italiane avevo proprio voglia di tuffarmi in Buenos Aires: caffé alla Ideal, spettacolo in un teatro della Calle Corrientes, pizza da Guerín. Un classico, una cartolina, l’abc della notte porteña.

Fin qui tutto bene. Il concerto ha rispettato le aspettative, Drexler mi piace molto, é un ibrido tra Caetano Veloso (nello stile musicale), Alfredo Zitarrosa (nella malinconia), Vinicio Capossela (nella fantasia). Nel concerto ho trovato anche una frase del grande Kiko Veneno, che dice "a mi me va mucho la marcha tropical y los cariños en la frontera, me van". Fuori di metafora mi ha fatto pensare ad alcune considerazioni sul post precedente, dove si parlava dei piaceri del privilegio di essere europeo oggi in argentina, il bello di godersi la frontiera, quello spazio tra un cittadino argentino e un turista. Va beh, vaneggiamenti.

Quello che volevo raccontarvi é stata l’esperienza del Gran Rex. Mai piú. O meglio, mai piú cosí. Ci ero giá stato quattro anni fa per un concerto di Goran Bregovic e non avevo avuto particolari problemi: Bregovic fa un chiasso che potresti essere a Milano Centrale e lo sentiresti comunque. Invece Drexler fa una musica minimalista, introspettiva, fatta anche e soprattutto di silenzi. E noi, per risparmiare, seduti in penultima fila, a distanza siderale, con dietro solo il muro. Altro che binocolo, dov’eravamo seduti noi c’era un  fuso orario diverso rispetto al palcoscenico. Anche il cantante era spaventato da quello che lui ha definito, giocando col nome del teatro, un dinosauro da 3500 denti…invitando gli spettatori a non accompagnare la musica con battiti di mani, visto che lo avrebbero sopraffatto e non lo avremmo piú sentito.

Io, nonostante la buona predisposizione con cui ero uscito di casa, soffrivo. Soffrivo come mai. Evidentemente staró diventando vecchio e la tolleranza non é piú nelle mie corde. Il teatro era nel buio piú assoluto mentre le ultime due file, le nostre, sono rimaste illuminate per mezz’ora all’inizio del concerto. Con i faretti negli occhi ascoltavo le tre adolescenti di fianco a me mentre mangiavano pop corn, nel classico sacchetto di plastica rumorosissimo. Drexler gorgheggiava accompagnato dalla chitarra e io non lo sentivo, e sudavo, perché tutti canticchiavano e commentavano a voce alta. Il momento clou é stato quando quello dietro di me ha deciso di chiamare un amic@ e fargli sentire la canzone che Drexler cantava. Il malcapitato che ha ricevuto la telefonata non capiva  e al telefono gridava "hola!? hola!? hola?!". Io sentivo meglio questo tipo al telefono che il cantante. Surreale.

Insomma, mai piú. Il concerto di Sabina&Serrat alla Bombonera e Drexler al Gran Rex sono gli utlimi due che ho visto da giovane squattrinato. I prossimi li vedró da vecchio snob in fila due. Una volta ogni tre anni.

 

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