Chi va piano

letteratura — tanoka @ 11:40 pm

binari, san pedro, argentina

Scopro da Repubblica l’uscita di un libro che visto da qui sembra interessante: "Senza volo", di Federico Pace.  Le storie e i luoghi per chi non vuole più avere a che fare con gli aerei. Per paura o per motivi ecologici. Repubblica riporta un capitolo del libro, un viaggio di Carlos Fuentes, Julio Cortázar e Gabriel García Márquez in treno, da Parigi a Praga per raccogliere un invito di Milan Kundera.

Pur essendo inevitabilmente figlio di questa epoca, mi sento molto legato ai viaggi in treno, al gusto per i viaggi lunghi, apparentemente interminabili. Lo strapotere del viaggio rispetto alla destinazione. Le tappe intermedie. Gli autogrill.

I viaggi in Spagna, l’interrail da solo nel nord europa, i viaggi settimanali a Torino. Il treno, ci sono stati anni in cui lo sentivo come parte di casa. E non si tratta di un’esagerazione. Durante l’Erasmus a Valencia ho passato quasi un anno senza treno, lí si usava soprattutto l’autobus. Arrivato in italia, la prima volta che sono salito sull’Alessandria-Torino Porta Nuova mi sono sentito come se fossi entrato in casa mia. Ricordo che anche allora mi sembró una sensazione bizzarra e preoccupante, ma era proprio quello che sentivo.

Ho perso il conto delle volte che ho fatto Alessandria-Murcia, 31 ore di treno. Pochi soldi, tanta voglia di partire e tanti tanti biglietti fatti secondo la ricetta partenopea, ahum ahum. Il treno attraversava la Francia di notte, scompartimenti sonnolenti e malinconici, che mischiavano i turisti ai pendolari francesi e nordafricani.Si faceva scala a Port-Bou alle 6 di mattina, appena il tempo di respirare un po’ di Spagna e poi si risaliva sul treno. Un illuso avrebbe potuto sentirsi quasi arrivato. Macché, arrivato a Barcellona si era solo a metá del tragitto in termini di tempo. Poi tutto il viaggio lungo la costa spagnola, il Levante. Il sole che batte forte sul finestrino e la spiaggia che corre di fianco a te, non puoi ancora scendere. E poi finalmente l’arrivo a Murcia e la sensazione che il treno ti abbia portato direttamente in Marocco.

Consigli per la lettura: Maruja Torres che in "Amor América" attraversa in treno il continente, dal Cile al Messico. E Paolo Rumiz, il vero teorico del viaggio lento, con i suoi viaggi estivi pubblicati su Repubblica.

3 commenti »

  1. le coincidenze si fanno inquietanti. roma-santiago ma via irún. (il numero di ore era più o meno lo stesso). una volta (madrid? valencia) ho pure pagato un supplemento-talgo, temperatura interna 45 gradi, velocità media 45 kmh. sembra di parlare del paleozoico…
    saluti… fraterni

    Commento di fritznardi — 27 05, 2008 @ 2:53 pm
  2. Anche io avevo avuto gli stessi input. Quelli che tu definisci perfettamente “Lo strapotere del viaggio rispetto alla destinazione”.

    Mi sono ritrovato, un po’ per caso un po’ per gioco, a viaggiare da Shenyang (confine chino-koreano) a Kaunas (Lithuania) completamente via terra: autobus, cavalli, bici, piedi, transiberiana. Transiberiana: 6 giorni di treno.

    E’ un po’ quello che dice Tiziano Terzani nel suo “Un indovino mi disse”, viaggiare via-terra o via-mare è un’esperienza da provare, right.

    Commento di Baltic Man — 27 05, 2008 @ 3:07 pm
  3. Nella condivisione di questa lentezza, aggiungo ai consigli per la lettura Treni - Nove viaggi ai confini del mondo e della storia, di Ettore Mo, corrispondente del corrierone, con le foto di Luigi Baldelli.
    E mi accodo per Un indovino mi disse… di Tiziano Terzani.
    Lo strapotere del viaggio sulla destinazione si esprime nell’incontro, nella conversazione, nel paesaggio silenzioso che ti scorre a fianco, come anche tu giustamente scrivi. E nel treno stesso, che l’autobus non è la stessa cosa.
    La prima volta che sono venuto in Argentina avevo in mente una vecchia foto di Bruce Chatwin di una stazione abbandonata nel deserto e ho pensato subito che quello era il modo di visitare la Patagonia; quando poi ci sono stato, confesso di essere rimasto un po’ deluso dal fatto che i treni non c’erano più.
    Mi sono rifatto in Bolivia (un breve tratto del Wara-Wara del sur, Tupiza-Villazon) dove, comunque, i binari mi hanno accompagnato paralleli alla strada per buona parte dell’altiplano.
    E sogno ancora il Cile, da Iquique a Puerto Montt, con l’immagine che mi resta di un racconto di Sepulveda.
    Saluti.
    Gaetano

    Commento di gaetano — 5 06, 2008 @ 10:22 am

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