A la catalana

vecchio continente — 30 luglio 2008


Foto di florriebassingbourn

Da qualche giorno abbiamo ospiti, una coppia di amici di Barcellona. Il nesso è assolutamente casuale, ma loro presenza mi ha fatto ragionare un po’ sulla condizione di catalano, o meglio, sull’idea che si ha in Argentina dei catalani.

In Italia non si ha molta coscienza del catalano. Normalmente l’italiano pensa che il  catalano sia l’abitante di Barcellona, città meravigliosa, Gaudì, chiringuitos sulla  spiaggia, birra a fiumi, eccetera. Ne “Il Ciclone” Pieraccioni spiegava giustamente a  Ceccarini che la Catalogna non esiste, è come l’Atalanta.

In Argentina è diverso. Mi fa sempre ridere la reazione dell’argentino quando sente  nominare la parola “catalán”. Gli si alza un angolo della bocca e nasce un sorisetto  sarcastico, una smorfia o, più precisamente, un ghigno. Non succede la stessa cosa con le  parole “español” e “gallego”, qui sinonimi. Invece il catalano viene ricevuto con un ghigno. Come mai?
Fondamentalmente perchè l’argentino già sa. Sa già che cosa lo aspetta, sa già che il  catalano in questione sarà borioso, “catalano-centrico”, un po’ nazionalista e (cosa  gravissima) assolutamente a digiuno di cultura argentina.  Un commento durissimo che solitamente viene riservato ai catalani da questa parti è “Ma guarda questi, sono scesi dal mulo l’altro ieri e si credono i padroni del mondo”.

Quando poi malauguratamente qualcuno si azzarda a chiamare il catalano “spagnolo” allora ha inizio una vera pantomima. Il catalano alza di scatto una mano irrigidita, blocca la conversazione e precisa “Español no. Catalán, soy catalán”. Allora il sorrisetto malizioso dell’argentino si trasforma direttamente in una fragorosa risata. Il catalano guarda stupito, non capisce che cosa ci sia da ridere. Non capisce che l’argentino ride perchè dei regionalismi spagnoli non gniene importa proprio nulla…baschi, galiziani, catalani, valenciani…per lui sono tutti gallegos. Il resto sono questione interne, che su questo lato dell’oceano non interessano a nessuno.

Ricordo una mostra di Quino alla Biblioteca Fort Pienc di Barcellona. I visitatori  dovevano passare sotto un arco che diceva: “Un negro se lamentaba a la orilla de la mar: ¡Quién fuera blanco! (llorando), aunque fuese catalán”

Sempre Buenos Aires

buenos aires — 26 luglio 2008

Per un cieco, di quei ciechi che hanno le orecchie e gli occhi ben aperti inutilmente, non c’é niente da vedere a Buenos Aires, mentre per un sognatore ironico e un po’ sveglio le strade della cittá sono grandi e piene di novitá! Quanti drammi nascosti negli edifici degli appartamenti! Quante storie crudeli nei visi di certe donne che passano! Quanta delinquenza in altre facce! Perché ci sono visi che sono una cartina dell’inferno umano. Occhi che sembrano pozzi. Sguardi che ricordano piogge di fuoco biblico. Stupidi che sono un poema all’imbecillitá. Canaglie che meritano una statua allo scansafatiche. Banditi che studiano le loro frodi da dietro il vetro sporco, sempre sporco, di una latteria.

Roberto Arlt, "Aguafuertes porteñas". Traduzione casereccia di Tanoka

Oggi é stato come ritrovare un vecchio amico. Ho ritrovato Buenos Aires. Per chi come me vive appena fuori dal centro e lavora lontanissimo dal centro, questa parte della cittá diventa quel posto che hai sempre in mente e dove non vai mai. E’ come essere il vicino di pianerottolo di Uma Thurman e vederla un paio di volte all’anno, sull’autobus, in mezzo ad altre mille persone.
Los barrios porteños hanno il loro fascino, sono l’essenza dell’argentinian way of life, tranquilli, autosufficienti, luminosi.  Peró il centro ha creato e alimenta il mito di Buenos Aires. Il centro é Buenos Aires.Tutti lo criticano, dicono: "Oh noh, povero, devi andare in centro? é un caos". Sará un caos, é vero, é inquinato, grigio (perché la gente d’inverno si veste solo di blu, nero e marrone scuro?), chiassoso, decisamente stressante. Peró é un posto pieno di fascino, un fascino che dopo un anno e mezzo per me é ancora intatto: i bar, i cinema, le librerie, i teatri, i cabaret. La Ideal, La Giralda, El Britanico, il 36 Billares..entri ed é impossibile non sognare la cittá degli inizi del secolo scorso.
E poi é impossibile dimenticarsi di essere in una capitale, la burocrazia si respira nell’aria. Resto ipnotizzato a guardare tutte quelle persone incravattate, quei funzionari pubblici che mi ricordano tremendamente i racconti di Kafka. Tutti grigi, quasi sempre soli, scuri in volto. Migliaia di persone che si accalcano in metropolitana, migliaia che camminano per calle Florida, tutti di fretta.  Terribile e bellissima Buenos Aires.

Devo trovare un lavoro che mi permetta assaporare piú spesso queste sensazioni, altro che stare a guardare la quinta de Olivos..

Inverno caldo

argentina — 24 luglio 2008

Che ambientino.
Sembra che sia passato l’uragano e stia ricominciando la ricostruzione. Cristina cerca di riprendere discretamente le redini del potere: ha derogato la fatidica legge 125, ha chiuso Nestor in un armadio per un paio di giorni, ha ripreso Aerolineas Argentinas, compagnia di bandiera, che ritorna ad essere un’azienda dello stato. Ma non se ne accorge nessuno. La croce rossa sta ancora raccogliendo morti e feriti della guerra col campo. Due giorni fa si è dimesso il segretario (leggi ministro) d’agricoltura Javier de Urquiza. Oggi getta la spugna il numero 3 della piramide K, il capo di gabinetto Alberto Fernandez. Dice che è per dare ossigeno alla presidenta. Sarà.
I giornali danno una decina di giorni di autonomia anche a Giullermo Moreno, segretario del Commercio. Colpevole di truccare i valori dell’INDEC (inflazione, indice di povertà, ecc) e di usare pratiche intimidatorie in tutte le azioni che lo vedono protagonista. È una specie di morto vivente, con lo spirito di un orsetto della Duracell. Per fermarlo credo che lo dovranno abbattere, come il cervo di Bolzano.

Chiamatela epurazione, chiamatela resa dei conti, chiamatele teste che rotolano. Io penso piuttosto che ci sia voglia di ricominciare e questa battaglia campale ha logorato molte figure del governo. Se si vuole ri-iniziare qualche messaggio lo si doveva dare. L’opposizione inesistente fa un sacco di chiasso sui giornali (che ripeto, sono l’unica vera opposizione all’orizzonte): cantano vittoria, dicono che derogare la legge non è abbastanza, rilanciano…come se davvero dipendesse da loro. Come se il "matrimonio presidencial" (come l’ho sentito definire questa mattina in TV) si lasciasse intimidire da questi quattro cani sciolti. Avvoltoi, tipo l’ex presidente-express Eduardo Duhalde, peronista, che ha la faccia di gomma e in questi giorni organizza conferenze stampa per dare consigli a Cristina. Tutti cercano spazio, tutti si accalcano e spingono per arrivare in prima fila e farsi fare la foto, sperando che tra tre anni, alle elezioni, la gente dica "ui, questol’ho già visto da qualche parte, lo voto".
La verità è che manca ancora tanto tempo alle elezioni. E il governo ha la possibilità di lavarsi la faccia, darsi una sistemata e recuperare un po’ di credibilità. Io ci spero, più che altro perchè non vedo nessuna alternativa credibile. E quelle che ci sono mi fanno più paura dei Kirchner.

THE END

argentina — 20 luglio 2008

Degorata la polemica legge 125.

Titoli di coda, in ordine di apparizione

Nel ruolo del bambino dimenticato a casa dai propri genitori:
Martin Lusteau

Nel ruolo del cavaliere coraggioso senza macchia e senza denti:
Alfredo de Angelis

Nel ruolo del fido cavallo del cavaliere:
una 4×4

Nel ruolo della regina crudele che quando gli vengono i cinque minuti son cazzi amari:
Cristina Fernandez de Kirchner

Nel ruolo dello stregone lungimirante e ubimirante, consigliere della regina:
Nestor Kirchner

Nel ruolo dell’eunuco segretario della regina:
Alberto Fernandez

Nel ruolo dell’asse del male:
FAA, Sociedad Rural Argentina (SRA), Confederaciones Rurales Argentinas(CRA) y Coninagro

Nel ruolo dei bravi, fedeli sbirri della regina:
Julio Moreno e Hugo Moyano

Nel ruolo del capo della guardia presidenziale spezzapollici:
Luis D’Elia

Nel ruolo del rospo che alla fine si trasforma poi in un… traditore:
Julio Cleto Cobos

Comparse

Nel ruolo dei cospiratori che cospiravano, ma nessuno se n’é accorto:
Elisa Carrio, Mauricio Macri, Eduardo Duhalde
p.s. Per un’analisi piú seria della situazione rimando a Fritzamayer, che non fa una piega.

La storia lo assolverà?

argentina — 17 luglio 2008

Congreso de la naciòn argentina

Congreso de la Naciòn, il luogo del delitto

BUM! Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io.

Anch’io sono rimasto a bocca aperta.

Ieri sera non ce l’ho fatta. Volevo vivere una nottata elettorale all’italiana e rimenere in piedi fino al momento del voto, ma sono crollato. Alle 0,30 stavo sentendo un discorso noiosissimo della senatrice Chice Duhalde, ex first lady, e sono crollato addormentato.

Ero straconvinto di svegliarmi questa mattina e di scoprire che il governo aveva vinto. Era stato proprio il governo a voler portare il conflitto con el campo in Parlamento e lasciare la decisione finale ai deputati e ai senatori. Sembrava tutto calcolato. Dopo 4 mesi di stallo era chiaro che i Kirchner avevano in mano il voto del senato e l’esito avrebbe dato ragione a Cristina. Già mi domandavo quale sarebbe stata la fase successiva: i produttori agricoli che non riconoscevano l’autorità del Senato e portavano la causa alla Corte Interamericana dei Diritti Umani, all’ONU o a Roma dal Papa.

E invece no. Il dibattito è durato fino alle 4 e mezza di notte e il risultato del voto è stato 36 a 36. Pari, come nel peggior film di Ron Howard. Solo che nei film americani di solito a questo punto arriva l’eroe. Qui invece è arrivato l’antieroe, il vicepresidente della nazione Julio Cobos, che con il suo voto doveva definire il risultato, desempatar. E lui, dopo un discorso strappalacrime ("la storia mi giudicherà") decide di votare contro. Il botto. La decisione più cinematografica. Tradimento? colpo di stato con guanti bianchi? o coerenza politica? Lo deciderà la storia. Cobos non fa parte del partito della presidenta, ma il ruolo istituzionale sembrava obbligarlo ad appoggiare il governo. Ha ragione un amico che questa mattina diceva: "se i tuoi compagni li hai comprati poi non ti puoi lamentare se si vendono al miglior offerente".
E poi la vera sconfitta per il governo sta in quel 36 a 36, dove molti senatori appartenenti alla maggioranza hanno votato contro. Un pasticcio all’italiana.

Durante la notte scontri in piazza, manifestanti che tirano bottiglie contro il Congresso, molti aspettano Cobos in strada per dirgli due paroline. Nel frattempo gli uomini del campo festeggiano in tutto il paese. Con loro festeggia anche buona parte dell’Argentina, stanca ormai di questo conflitto infinito.

E adesso siamo al giorno dopo. Mentre scrivo nè Cristina nè nessun’altra voce del oficialismo ha aperto bocca. Nel paese si vive un’atmosfera di tensione, la paura che la telenovela non sia finita. L’attesa della prossima mossa: contrattaco o resa?

Dalla mia finestra, ad Olivos, si vede il giardino della casa presidenziale, dove questa notte Nestor e Cristina non avranno chiuso occhio. Questa mattina nel nostro ufficio non si poteva lavorare, i computer non funzionavano e nemmeno le linee telefoniche. I nostri tecnici dico che l’avaria è dovuta ad una forte interferenza, un intenso giramento di coglioni proveniente da casa K.

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