Sempre Buenos Aires

buenos aires — tanoka @ 10:51 pm

Per un cieco, di quei ciechi che hanno le orecchie e gli occhi ben aperti inutilmente, non c’é niente da vedere a Buenos Aires, mentre per un sognatore ironico e un po’ sveglio le strade della cittá sono grandi e piene di novitá! Quanti drammi nascosti negli edifici degli appartamenti! Quante storie crudeli nei visi di certe donne che passano! Quanta delinquenza in altre facce! Perché ci sono visi che sono una cartina dell’inferno umano. Occhi che sembrano pozzi. Sguardi che ricordano piogge di fuoco biblico. Stupidi che sono un poema all’imbecillitá. Canaglie che meritano una statua allo scansafatiche. Banditi che studiano le loro frodi da dietro il vetro sporco, sempre sporco, di una latteria.

Roberto Arlt, "Aguafuertes porteñas". Traduzione casereccia di Tanoka

Oggi é stato come ritrovare un vecchio amico. Ho ritrovato Buenos Aires. Per chi come me vive appena fuori dal centro e lavora lontanissimo dal centro, questa parte della cittá diventa quel posto che hai sempre in mente e dove non vai mai. E’ come essere il vicino di pianerottolo di Uma Thurman e vederla un paio di volte all’anno, sull’autobus, in mezzo ad altre mille persone.
Los barrios porteños hanno il loro fascino, sono l’essenza dell’argentinian way of life, tranquilli, autosufficienti, luminosi.  Peró il centro ha creato e alimenta il mito di Buenos Aires. Il centro é Buenos Aires.Tutti lo criticano, dicono: "Oh noh, povero, devi andare in centro? é un caos". Sará un caos, é vero, é inquinato, grigio (perché la gente d’inverno si veste solo di blu, nero e marrone scuro?), chiassoso, decisamente stressante. Peró é un posto pieno di fascino, un fascino che dopo un anno e mezzo per me é ancora intatto: i bar, i cinema, le librerie, i teatri, i cabaret. La Ideal, La Giralda, El Britanico, il 36 Billares..entri ed é impossibile non sognare la cittá degli inizi del secolo scorso.
E poi é impossibile dimenticarsi di essere in una capitale, la burocrazia si respira nell’aria. Resto ipnotizzato a guardare tutte quelle persone incravattate, quei funzionari pubblici che mi ricordano tremendamente i racconti di Kafka. Tutti grigi, quasi sempre soli, scuri in volto. Migliaia di persone che si accalcano in metropolitana, migliaia che camminano per calle Florida, tutti di fretta.  Terribile e bellissima Buenos Aires.

Devo trovare un lavoro che mi permetta assaporare piú spesso queste sensazioni, altro che stare a guardare la quinta de Olivos..

5 commenti »

  1. Sono incuriosito di sapere cosa si prova a vedere Buenos Aires dopo 5 anni.Come tu hai perfettamente detto:”Ritrovare un vecchio amico”.

    Commento di Mercurio — 28 07, 2008 @ 9:02 am
  2. A me é capitato di rivederla dopo 34 anni… roba forte!!! ;-) Saluti, Doppiafila

    Commento di Doppiafila — 28 07, 2008 @ 12:38 pm
  3. Bellissimo post su Baires, caro Tanoka.
    Ma questa città respira ancora qualcosa d’italiano (vista la grande emigrazione), oppure ormai di tanos in realtà è rimasto ben poco? Ho cugini che vivono a Cordoba e nonostante abbiano genitori italiani, nome e cognome italianissimi, io li vedo molto diversi come mentalità. Mi piacerebbe sapere il tuo parere, se hai tempo e voglia naturalmente.

    Commento di Luca — 30 07, 2008 @ 6:36 am
  4. Sarà per il fatto che a Buenos Aires ci sono stato tra gennaio e febbraio e faceva un caldo della madonna (si toccavano i 40 gradi mentre passeggiavo sul molo davanti a Caminito), ma credo che questa megalopoli sia viva in tutte le stagioni. A proposito: dove vivi esattamente, in periferia? Io sono stato ospite di una famiglia italo-argentina a Bella Vista. Ogni giorno mi facevo 40 minuti col treno per arrivare a Chacarita, ma è stata comunque un’esperienza. Non credo che la maggior parte dei turisti provi queste sensazioni, come mischiarsi tra la gente del posto e vedersi scorrere davanti quartieri più o meno belli.

    Commento di Felipe — 30 07, 2008 @ 8:55 am
  5. Luca, per un dibattito sulle differenze e somiglianze tra italiani e argentini ti rimando ad un post di Rocco Cotroneo su Americas, con rispettivo dibattito nei commenti.
    Io personalmente penso che ci siano molte somiglianze, un italiano qui non vive nessuno shock culturale. Sicuramente nella socetà argentina c’è anche una vena yankee che non può essere negata e che è comune a tutto il continente “centro e sud americano”. Però trovo molto simile al nostro il modo che hanno gli argentini di ridere, di avvicinarsi agli altri, di vivere la famiglia, di stare insieme.

    Felipe, io vivo proprio a Chacarita/Colegiales. Certo, il miglior modo di visitare un paese è viverlo da dentro, se se ne ha l’opportunità.

    chau!

    Commento di tanoka — 30 07, 2008 @ 6:22 pm

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