A la catalana
Da qualche giorno abbiamo ospiti, una coppia di amici di Barcellona. Il nesso è assolutamente casuale, ma loro presenza mi ha fatto ragionare un po’ sulla condizione di catalano, o meglio, sull’idea che si ha in Argentina dei catalani.
In Italia non si ha molta coscienza del catalano. Normalmente l’italiano pensa che il catalano sia l’abitante di Barcellona, città meravigliosa, Gaudì, chiringuitos sulla spiaggia, birra a fiumi, eccetera. Ne “Il Ciclone” Pieraccioni spiegava giustamente a Ceccarini che la Catalogna non esiste, è come l’Atalanta.
In Argentina è diverso. Mi fa sempre ridere la reazione dell’argentino quando sente nominare la parola “catalán”. Gli si alza un angolo della bocca e nasce un sorisetto sarcastico, una smorfia o, più precisamente, un ghigno. Non succede la stessa cosa con le parole “español” e “gallego”, qui sinonimi. Invece il catalano viene ricevuto con un ghigno. Come mai?
Fondamentalmente perchè l’argentino già sa. Sa già che cosa lo aspetta, sa già che il catalano in questione sarà borioso, “catalano-centrico”, un po’ nazionalista e (cosa gravissima) assolutamente a digiuno di cultura argentina. Un commento durissimo che solitamente viene riservato ai catalani da questa parti è “Ma guarda questi, sono scesi dal mulo l’altro ieri e si credono i padroni del mondo”.
Quando poi malauguratamente qualcuno si azzarda a chiamare il catalano “spagnolo” allora ha inizio una vera pantomima. Il catalano alza di scatto una mano irrigidita, blocca la conversazione e precisa “Español no. Catalán, soy catalán”. Allora il sorrisetto malizioso dell’argentino si trasforma direttamente in una fragorosa risata. Il catalano guarda stupito, non capisce che cosa ci sia da ridere. Non capisce che l’argentino ride perchè dei regionalismi spagnoli non gniene importa proprio nulla…baschi, galiziani, catalani, valenciani…per lui sono tutti gallegos. Il resto sono questione interne, che su questo lato dell’oceano non interessano a nessuno.
Ricordo una mostra di Quino alla Biblioteca Fort Pienc di Barcellona. I visitatori dovevano passare sotto un arco che diceva: “Un negro se lamentaba a la orilla de la mar: ¡Quién fuera blanco! (llorando), aunque fuese catalán”




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Beh, è come dire ad uno scozzese (o, peggio ancora, ad 1 irlandese) che sono inglesi: ti lancerebbero 1 sguardo cupo. Purtroppo questi sono i retaggi del colonialismo; nel caso dei catalani questo è il risultato del franchismo che ha cercato di estirpare le varie culture regionali.
uffa Tano’, questo post è bello e mi piacerebbe commentarlo con un sano OT alla mia maniera, di quelli tosti, luuunghi, logorroici, quelli che non c’entrano proprio un tubo con l’argomento… ma non mi viene l’ispirazione, sono fuori forma… scusami…
“Catalán” a Madrid suscita commenti molto più pesanti.
“A la catalana” è l’invito nel quale a pagare è sempre l’invitato.
Sai cosa e Tanoca?
TANOCA m. i f.
Beneitot, curt d’enteniment (or., occ.); cast. majadero, tonto.