Da mercoledì scorso, 27 agosto, in tutta l’Argentina è entrata in vigore la legge che prevede la possibilità di accedere alla pensione anche ai vedovi di coppie gay. La norma favorisce tutti coloro che potranno dimostrare di aver convissuto almeno cinque anni.
Si tratta dela prima legge che riconosce a livello nazionale un diritto per le coppie omosessuali. L’Argentina è infatti una reubblica federale e non tutte le leggi sono vigenti in tutto il paese. Dal 2003 la città di Buenos Aires prevede la possibilità delle unioni civili dello stesso sesso, ma resta ancora tanta strada da fare.
La capital, storicamente multiculturale e tollerante, è spesso presentata come una delle città più gay friendly del mondo ed è evidente che cerca di rafforzare questa immagine, alla ricerca del turismo gay, una vera miniera d’oro. Anche se, mi sembra di capire, manca varietà nell’offerta.
La guida alla Buenos Aires gay
Il sito della comunità gay porteña

Alcune persone interessate a venire a studiare in argentina passano dal blog. Alcuni mi scrivono chiedendomi informazioni precise: corsi, costi degli affitti, informazioni accademiche. Per gli appartamenti date un’occhiata alla sezione di Buenos Aires di craigslist.
Una cosa vorrei scriverla qui perché possa arrivare a chi é interessato: studiare a Buenos Aires non é precisamente un’esperienza paragonabile all’erasmus. Soprattutto se per ambiente erasmus pensiamo a quello descritto dal film L’appartamento spagnolo: appartamenti moltitudinari, feste alcoliche a go go, ambiente internazionale, sesso, droga & rock’n roll. A parte la droga il resto é difficile da trovare a Buenos Aires. L’ambiente universitario é piú "adulto" che in europa, la gente studia, lavora, é impegnata su piú fronti, non ha molto tempo per organizzare feste universitarie o cene internazionali. Ma la differenza fondamentale é che mentre in europa é assolutamente comune condividere l’appartamento con altri studenti, qui in argentina non é cosí diffuso. É ovvio che anche qui gli studenti cercano di abbassare i costi e uniscono le loro forze per riuscire nella difficile missione di pagare un affitto, ma non nel modo disinvolto e spartano cui siamo abituati in europa. Qui i ragazzi condividono appartamento con conoscenti, con parenti, con compagni di scuola, con amici, con conoscenti che provengono dalla loro stessa provincia, se sono studenti fuori sede. Non si trovano quindi le classiche bacheche europee straripanti di annunci tipo "si cerca ragazza non fumatrice, amante degli animali, simpatica e pulita per condividere appartamento molto luminoso". Per un argentino vivere con uno sconosciuto é una cosa decisamente europea, esotica. Pochi giorni fa una ragazza in partenza per un master a Barcellona mi diceva che non vedeva l’ora di fare questo tipo di esperienze: cucina comune, pulizie programmate, spesa comune al supermercato, fantastico. Povera, non sa che cosa l’aspetta. Nel mio primo appartamento spagnolo eravamo in 4, nel secondo in 7. Suerte…
Come anticipato oggi era il giorno della sentenza della causa che vedeva i repressori Bussi e Menendez sul banco degli imputati. Entrambi sono stati giudicati colpevoli e condannati all’ergastolo. Una vittoria che lascia l’amaro in bocca a molti per il fatto che Bussi non sará incarcerato in una carcere comune, ma potrá restare agli arresti domiciliari in un country, un quartiere privato di lusso nelle vicinanze di Tucumán. Menendez oltre alla condanna di oggi ne aveva rimediata un’altra a Cordoba per reati analoghi per cui non potrá avere il beneficio degli arresti domiciliari. Resta peró da capire se stará in una carcere comune, magari a Marcos Paz, insieme ai compagnoni Etchecolatz e Von Wernich, o se potrá restare in una struttura militare, con tutti i privilegi del caso. Non rischia certo di fare la fine di Febres.
La decisione degli arresti domiciliari per Bussi ha scatenato l’ira dei manifestanti che attendevano la sentenza fuori dal tribunale. Ci sono stati scontri con la polizia, con gas lacrimogeni e mazzate per tutti. Non ci facciamo mancare nulla.
Magggica l’ultima copertina della rivista Barcelona. L’onda di bava che va tanto di moda in argentina in questi mesi.

Giovedí prossimo si saprá il verdetto del processo che vede sul banco degli accusati Luciano Benjamín Menéndez y Antonio Bussi per crimini di lesa umanitá e dell’omicidio del senatore Guillermo Vargas Aignasse, perpetrato il 24 marzo del 1976. Il pubblico ministero Alfredo Terraf ha chiesto la pena massima, considerando che la morte di Vargas Aignasse non é stata assolutamente un caso isolato, ma “la conseguenza di un piano tenebroso”. Si tratta del primo processo a crimini per violazione dei diritti umani nella provincia di Tucuman, provincia del nordovest argentino dove Antonio Bussi ha coperto diversi ruoli istituzionali negli ultimi trent’anni.
Ultimamente Bussi si reca in tribunale con tubetti di ossigeno, ascolta le dichiarazioni come se fosse assente, anziano, malato. Piú di una volta si é dovuto interrompere l’udienza per repentini malori dell’imputato. Oggi con un moto di orgoglio e di energia ha accusato Terraf di agire “con toni smisurati”, “mosso dalla sete di vendetta”, chiedendogli di “superare le cattive abitudini del passato”.
Il pubblico ministero ha chiesto che in caso di condanna Bussi sconti la pensa nel carcere di Villa Urquiza, proprio dove la sua vittima, Vargas Aignasse, ha passato gli ultimi momenti della sua vita.
Il peronismo, in fin dei conti, è il 60: una linea di autobus che in realtà sono molte linee. Tutte hanno lo stesso colore, lo stesso numero, però una va a Tigre, un’altra a Escobar, una passa per Ayacucho, l’altra per Libertad, e tutte usano la stessa immagine, nonostante siano così diverse. Così il peronismo porta i suoi clienti un po’ da tutte le parti, fiduciosi e pressati.
Martín Caparrós