Don’t call me lottizzato
Interessante articolo di Crítica di qualche giorno fa. La ricerca “Il prezzo del silenzio“, della Asociación por los Derechos Civiles, prende in analisi i rapporti non proprio trasparenti tra il Governo e i mezzi di comunicazione “amici”. Sembrerebbe che il segretario de medios Enrique Albistur distribuisce fondi statali con grande generositá, ma solo ai mezzi di comunicazione che trattano l’attuale governo con benevolenza. Funziona piú o meno cosí: la secretaría de Medios de Comunicación é l’organo che tra le altre cose decide come gestire i fondi pubblici dedicati alla comunicazione (pubblicitá progresso, comunicazioni istituzionali, campagne di sensibilizzazione, etc). É fin troppo facile dirigere questi fondi a giornali e televisioni amiche, come Página12, lasciando agonizzare dal punto di vista economico i media oppositori. Una censura sutil. Albistur ha anche un conflitto di interessi grande come una casa, visto che é l’imprenditore pubblicitario piú importante del paese, ma questa é un’altra storia.
Fin qui niente di nuovo, normale amministrazione del potere. Quello che mi ha incuriosito é invece la dinamica di compra-vendita dei giornalisti della radio e della TV, soprattutto della TV via cavo.
“il sistema funziona, in parte, perché molti proprietari di stazioni radio o canali di televisione via cavo vendono segmenti di spazio a giornalisti e case di produzione, che poi cercano contratti pubblicitari per pagare i costi di produzione e dello spazio, e allo stesso tempo generare ricavi”.
Insomma, la terzializzazione dell’etere indebolisce il controllo che i proprietari dei mass media hanno sui contenuti dei loro programmi. Cosí diventa sempre piú difficile dire “il canale TN é dell’opposizione” oppure “CN5 significa Cristina Nestor 5″, chi é pro e chi é contro. La lottizzazione italiana (ricordate? Rai1 DC, Rai2 PSI, Rai3 PCI) sembra roba preistorica. Qui sono direttamente i giornalisti o i produttori del singolo programma che escono a cercare sponsor. Sponsor pubblici (il governo é sicuramente il cliente n°1) o privati, non fa differenza.
“All’inizio trovavano nel cavo un posto dove esprimere le loro idee liberamente senza nessun tipo di pressione. Un ambiente ideale. Adesso, che é successo? Sono arrivati quelli che hanno scoperto che grazie ad un piccolo programma televisivo, della radio o del cavo si possono guadagnare molti soldi. Basta semplicemente non dire ció che andrebbe detto”.
In Italia ci lamentiamo per l’oligopolio dell’informazione, con due soli blocchi a contendersi lo spazio televisivo. Sembrerebbe peró che la pluralitá non sia sufficiente per creare qualitá informativá. Aiuta, ma non basta.



Iscriviti ai feed
Ricevi gli aggiornamenti via Email
le vicende di Albistur mi ricordano, chissà poi perché, quelle di un certo cavaliere del lavoro che non si accontentò di aver costruito Milano 2, ma andò avanti ed ora… beh, sappiamo tutti com’è andata a finire.
Per tornare all’argomento del giorno, ormai nessun mezzo di comunicazione è immune dall’essere schierato. forse fanno eccezione solo le agenzie nazionali di stampa, come l’ANSA. Ma leggere una notizia senza neanche un commento è come leggerla a metà.