Soledad porteña

diario — 28 settembre 2008


Plaza de Mayo

Forse lo fanno tutti, ma quando viaggio in autobus o in metropolitana guardo la gente. Li osservo e mi immagino le loro vite. Mi perdo nei dettagli: l’espressione del viso, la camicia con il collo consumato, il libro aperto sulle gambe, il colore delle calze, la marca del lettore mp3. Tutto é indizio, tutto comunica, tutto mi aiuta ad immaginare la vita della persona che ho davanti.  Qui a Buenos Aires le persone mi danno l’impressione di essere sole. Non nel senso piú terribile della parola, non sono tristi e sole, sono sole. Mi sembrano cellule indipendenti che vivono la propria vita, nel bene e/o nel male, sole. Mi spiego: quando osservavo una persona in spagna o in italia la vedevo e giá mi immaginavo la sua famiglia, i suoi fratelli, il suo fidanzato, il suo migliore amico. Le ragazze spagnole per esempio portano addosso un sacco di dettagli che ti fanno capire chi sono, se stanno andando al lavoro o all’universitá, se vanno a casa a pranzo con la propria famiglia, o se c’é un ragazzo che le aspetta alla prosima fermata. Sí, confesso che normalmente osservo piú le ragazze che i ragazzi, spero che sappiate perdonarmi. Insomma, vedi la persona e cogli l’entroterra che nasconde. Invece qui a Buenos Aires le persone danno pochi indizi, sembrano cellule isolate. Le ragazze mi danno sempre l’impressione di vivere da sole, oppure in un appartamento con delle amiche, ma mai con la propria famiglia. Non si capisce se una donna é sposata. Non cogli bene la differenza tra un impiegato e un direttore d’azienda, i toni dei loro vestiti sono troppo simili. Una parte di queste sensazioni é spiegata dal fatto che la famiglia argentina non é influenzata solo dal modello mediterraneo, ma anche da quello anglosassone e dal purpurrí di culture migratorie. I ragazzi, pesos permettendo, cercano di lasciare casa dei propri genitori prima possibile. É normale quindi che i ragazzi mi diano l’impressione di essere soli, di vivere la propria vita con le proprie forze, soli contro o con il mondo, non accompagnati da quel battaglione che puó essere la famiglia italiana tipo. Ma aldilá di questo sono sicuro che anche la cittá, Buenos Aires, abbia un peso importante. Una metropoli, con tutte le caratteristiche della vita nella metropoli, disgregante, per certi versi alienante. Un punto in piú che avvicina Buenos Aires a New York: le persone sembrano vivere in quei tipici film americani dove i protagonisti spuntano fuori dal nulla, non hanno una famiglia, non hanno dei fratelli o dei genitori, degli amici di infanzia….sono soli e vivono la durata del film da soli, nel bene e nel male. Come Al Pacino e Michelle Pfeiffer in "Frankie and Johnny" o se preferite qualcosa di piú allegro Billy Crystal e Meg Ryan in "Harry ti presento Sally".  E poi, l’ultimo elemento che favorisce questo isolamento delle persone é il movimento migratorio interno argentino. La gente lascia la provincia per venire a studiare o a lavorare nella capitale. In quel caso non si tratta di mie sensazioni, sono persone davvero sole. Spesso vengo travolto anch’io dal luogo comune: Buenos Aires é la patria naturale del tango, una cittá malinconica. Da non fraintendere, le persone sono gioviali e se instauri un dialogo scopri che sono piene di idee, di umorismo, di voglia di vivere. Ma se li guardi sull’autobus o in metropolitana, se li guardi in faccia mentre non parlano con nessuno, mentre non sanno di essere osservati, nel loro sguardo c’é qualcosa di malinconico. Non so se sia un qualcosa di nuovo, se cinquant’anni fa fosse diverso. Non so neanche se questa malinconia sia in parte dovuta al momento politico/economico/sociale che il paese ha attraversato negli ultimi vent’anni. Il tango non nasce certo oggi, quindi qualcosa c’era giá in passato. Credo che mi sará difficile scoprirlo.

 

 
p.s. Post scritto durante la primavera australe, immaginatevi l’autunno. 

8 commenti

  1. … per un istante leggendo il post credevo di essere nel posto accanto al tuo… sto leggendo Amor America di Maruja Torres e grazie a te e la mia lettura sto viaggiando e scoprendo nuove emozioni stando seduto dalla mia postazione pc…buon lavoro.. suerte en todo

    Commento di FABdiez — 29 settembre, 2008 @ 9:55 am
  2. Se è questa è la primavera, non oso immaginarmi com’è stato l’inverno argentino! Io i bonariensi li ho conosciuti solo durante l’estate australe e mi pareva gente gioviale, ma forse li ho visti con l’occhio del turista.
    Per quanto riguarda la solitudine, ora ho capito perché molti giovani vanno dallo piscologo. Dicono che sia più come un amico. Molti sono “in terapia” da anni. Forse la differenza che c’è con la mentalità mediterranea si può ridurre ad una questione meramente venale: un amico certamente ti ascolta, ti consiglia, ma non ti chiederebbe mai un onorario di qualche decina di pesos (o di euro); al massimo ti offre un caffè al bar.

    Commento di Felipe — 29 settembre, 2008 @ 9:36 pm
  3. Che bellissimo post Andrea… mi stupisco delle tue capacità d’analisi… credo tu stia già capendo parecchie caratteristiche sui Porteni (quelli veri e quelli importati).
    Forse non è il tuo stile musicale, ma questa bellissima canzone descrive Buenos Aires (la ciudad de la furia) e sua gente, meglio di nessuna altra (al meno nella musica Argentina degli ultimi 30 anni): http://www.youtube.com/watch?v=3vSPomHlZJI Ha ormai 20 anni… ma è sempre vigente.

    Aguante Tanoka! vieja ;o)

    Commento di Ernane — 30 settembre, 2008 @ 8:16 am
  4. Felipe: Se posso dissentire con te, (forse ho capito male quello che volevi dire) ma ti posso assicurare che in Argentina la cultura della amicizia e molto forte… si chiede consiglio agli amici, si parla.. si straparla, si cercano tutte le possibile sfumature ai problemi, prendendo un caffè, un te, e soprattutto il “mate”…, in un bar, in discoteca, o in casa facendo le ore piccole… e come tutto questo non ci basta… andiamo pure allo psicologo… il nostro caro amico a pagamento. ;o)
    Se capisci lo spagnolo ti consiglio questo post di Orsai http://orsai.es/2007/03/los_quienes_y_los_porque.php che spiega più che bene il nostro strano modo di essere. ;)
    saluti

    Commento di Ernane — 30 settembre, 2008 @ 9:08 am
  5. Ernane, lo so che lì l’amicizia è una cosa molto importante (non per nulla in giugno, o luglio, si festeggia anche la giornata dell’amico), comunque grazie del link. Appena ho un po’ di tempo provo a leggerlo, facendomi aiutare dal mio “amico” dizionario.

    Commento di Felipe — 30 settembre, 2008 @ 1:43 pm
  6. E’ vero tanoka. Anch’io ho avuto la stessa impressione… Quell’impressione personalmente mi spaventa… passando dal subte di Buenos Aires alla festa dell’amico in provincia.
    Purtroppo le “copie” di New York sono in continuo aumento. Aumentano le distanze, l’antagonismo, l’invidia, la gelosia, l’avidità. All’interno di queste società tutto è progettato e costruito per trasmettere paura e insicurezza, il cui fine è creare dipendenza. Come possiamo non perdere le capacità e le iniziative? Come possiamo non perdere la libertà in questo inarrestabile processo? Come possiamo non avere quel senso di solitudine e paura impressi in faccia e nel nostro più profondo essere?… Questo è qualcosa che credo vada oltre l’atmosfera calorosa di una giornata dell’amico. Camminando verso New York’ è inevitabile, per ogni popolo e cultura, che i principi e le virtù andranno modificandosi… Espero… Que todas las noches sean noches de boda… Que “el dia del amigo”… sean todos los dias…

    Commento di Edo — 1 ottobre, 2008 @ 9:42 am
  7. Ciao tanoka… il tuo post emoziona… condivido la tua abitudini… ma con i palazzi… guardo i balconi delle case e immagino la vita delle persone che ci abitano dentro… anch’io mi stupisco della tua capacità d’analisi… e m’identifico con quelle ragazze sole che descrivi perché sono una di loro… beh non tanto ragazza… meglio diciamo donna… qualche tempo fa un tuo connazionale m’ha parlato di quella malinconia che tu descrivi e lui ha aggiunto qualcosa su una velocità diversa, più rilassata almeno riguardo i romani… diceva che questa era una città con vari nodi più lenti nella camminata e più veloci nell’incontro…
    Riguardo i pochi indizi che diamo nel vestire hai ragione… siamo meno tradizionali di voi… meno pretenziosi… e credo più rilassati…
    Mi piace un sacco la tua visione… di una terra che si vede ogni giorno diventa più tua…

    Commento di Silvana — 3 ottobre, 2008 @ 10:21 pm
  8. Ottimo!
    Si è vero questo lo credo anch’io: gli argentini si fanno troppe pippe mentali sul perchè e sul per come delle cose. Noi invece ce ne facciamo troppo poche in questo caso.

    Commento di Luciano — 3 marzo, 2009 @ 10:23 am

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