Amigos, Tanoka.net va in pausa fino al 9 di Gennaio, sempre che non mi colga una repentina crisi di astinenza digitale in mezzo alla pampa. Spero che passiate bene questi giorni e che il 2009 sia un anno pieno di belle novitá. Per noi lo sará sicuramente.
The city that never sleeps
Tra i miti che accompagnano Buenos Aires c’é quello secondo cui le librerie e i negozi di musica della calle Corrientes sono aperti 24 ore su 24. Questo era sicuramente vero qualche decennio fa, ora restano in pochi ad essere aperti di notte. Detto questo, anche solo una libreria basterebbe per sottolineare alcune caratteristiche del porteño, diamogliene atto. Peró questa sera ho scoperto che anche il mio barbiere, nel periferico quartiere di Chacarita, rimane aperto fino ad ore assurde. Jose rimane aperto fino a che ci sono clienti. Io questa sera ci sono andato alle 21,30, ma mi ha detto che in questo periodo, sotto Natale, c’é gente fino alle 2 di notte. Io facendo il simpatico gli ho consigliato di offire da bere agli avventori, ma mi ha detto che ha smesso anni fa…i clienti andavano solo a bere e dimenticavano di farsi tagliare i capelli.
Rodo dentro
Sará anche vero che il prossimo Rally Dakar si corre in Argentina, ma che frustrante la vita dell’automobilista italiano da queste parti. Gli argentini guidano piú o meno come noi, male, ma la sensazione di insicurezza generalizzata ha fatto dilagare la moda dei vetri oscurati ed é impossibile vedere la faccia del tuo nemico. Anche se lo raggiungi al semaforo incazzato nero non ti puoi sfogare perché non vedi nulla, non sai se in macchina c’é una vecchietta, un signore distinto o un hooligan. Ti ritrovi a parlare e a gesticolare da solo.
Mi vedró obbligato a diventare un cittadino modello.
Boca campeón
La finestra é aperta e dalla strada si sentono i caroselli e i petardi dei popolo xeneise. Questa sera l’ultima partita del triangolare, Boca-Tigre (che sembra un nuovo augurio scaramantico) é finita 0 a 1, ma per la differenza reti nelle tre partite Boca é campeón.
Per descrivere la tensione della partita basta un minuto, il 22esimo del secondo tempo: palla alta in area e il portiere del Boca, Javier García, rimane inchiodato a terra, papera, gol di testa di Lazzaro che riaccende le speranze di Tigre. A quel punto García entra nel panico, ricorda l’errore della precedente partita con San Lorenzo (gol in mezzo alle gambe) e comincia a piangere tenendosi la testa tra i guantoni. L’allenatore capisce che non ce la fa e lo cambia due minuti dopo. Entra il debuttante Josué Ayala, mossa azzeccata, non succede piú nulla fino alla fine.
Ricotta, calamari e salmoni
Ieri sera e oggi torna uno dei 4-5 idoli indiscutibili che ha questo paese: el Indio Solari, leader dell’ex gruppo Patricio Rey y sus Redonditos de Ricota. El Indio non concede interviste, si nasconde e quando appare lo fa sul palcoscenico, per serate che si trasformano in pellegrinaggi chilometrici per migliaia di fans. Ieri sera a La Plata c’é stato anche il tempo per un duetto (video) di tre canzoni con Andrés Calamaro, il salmone del rock nazionale. Un’accoppiata che senz’altro avrá fatto storcere il naso agli ortosossi dell’Indio, ma che vuoi farci il rock é cosí, se ne frega.
Forse non vengono a cena
Rassicurante la prima pagina di Página12 di oggi, come si sperava per il momento i repressori rimangono in carcere.
Da un anno a questa parte passo davanti alla ESMA due volte al giorno per andare al lavoro. E tutte le volte, tutte le volte che ci passo davanti penso a quello che rappresenta quell’edificio. Non diventa mai parte dello sfondo, un edificio come gli altri. Chissá se succede anche agli argentini, a tutti quelli che passano lí davanti.
Indovina chi viene a cena per Natale
Liberi Astiz, el Tigre Acosta e altri repressori della ESMA. Preferisco non crederci, preferisco pensare che non succederá, che si tratti del solito tira e molla della giustizia argentina e che alla fine non usciranno dal carcere.
Due cose in questa giornata tutto sommato triste:
- il discorso della presidenta, che piú di una volta fa riferimento alla Francia, alla dichiarazione universale dei diritti umani e al mondo intero che ci sta guardando, come a dire "no, se li lasciamo liberi facciamo la figura dei cioccolatai davanti a tutto il mondo". Altre volte abbiamo parlato di certa sudditanza argentina nei confronti del primer mundo, ma in questo caso mi sembra che sia una cosa positiva. Se in italia ogni tanto si pensasse alle figure che facciamo nel mondo il presidente del consiglio sarebbe un altro.
- in giorni come questi, quando sei giú, quando pensi di aver toccato il fondo, puoi sempre leggere i commenti agli articoli de La Nación e cominciare a scavare.
Cioé, c’hai presente Matrix?

Seguo con costanza il sito 233grados.com, che dalla spagna monitoreggia un po’ tutta la scena del giornalismo hispano. Non passa giorno senza che un canale televisivo chiuda, un giornale licenzi personale o una rivista si fonda con un’altra per cercare di far fronte alla crisi mondiale. I mezzi di comunicazione vivono di capitali freschi, di pubblicitá, di investimenti che in questo momento semplicemente non ci sono. Sono i primi a risentire di questa crisi, ancora prima delle industrie, perché la caduta non é causata dallo scarso consumo (la gente che compra meno giornali), ma dalla mancaza di capitali (le aziende che non comprano pubblicitá). E ne risentono in modo devastante, scompaiono. É interessante provare ad immaginare quale sará lo scenario tra 3-4 anni, quando questa crisi sará passata, l’acqua dello tsunami si sará ritirata e vedremo che cosa é rimasto sotto le macerie. Per certi versi sará una grande opportunitá per i media on-line, settore decisamente piú economico e flessibile, l’unico che in questo momento sta ancora crescendo. Peró sappiamo come vanno queste cose, che si parli di mezzi di comunicazione, di mercato immobiliare o di industria pesante i momenti di crisi favoriscono i pesci grossi, che fagocitano quelli piú piccoli. Un finto caleidoscopio di marche, titoli, alternative, che diventa grigio se associato ai rispettivi gruppi proprietari. E internet? sará l’oasi felice? lo scopriremo solo vivendo.
Donna in mare
La polemica che si é aperta in Cile per il bagno della presidenta Bachelet, (che invece di lavorare alle 6,45 si immergeva nelle cristalline acque brasiliane, sta scansafactiche!) ricorda un certo atteggiamento della stampa che qui conosciamo bene.
Aquí no hay playa
Oggi la radio suonava un classico cubano e io ragionavo sul fatto che Cuba e i Caraibi visti da qui sono esotoci e lontanissimi tanto quanto lo sono visti dall’italia. Sembrerá una scoperta del menga, ma non lo é tanto, soprattutto per certo immaginario collettivo italo-sudamericano.
Gente che va
A molti piace, ad altri meno, peró é indiscutibile che Mario Pergolini rappresenti una delle colonne della tv argentina. Questa settimana ha salutato tutti e dopo 15 anni ha abbandonato la sua creatura, CQC, Caiga Quien Caiga, un programma esportato in tutto il mondo, anche in Italia (Le iene). Lo ha fatto a modo suo, incazzuso, sputazzando nel piatto dove ha mangiato per tanto tempo, togliendosi gli occhiali neri, la giacca e la cravatta. Qui il video.
Qui si fa di tutta l’erba…
Hanno ragione quelli che dicono che gli italiani residenti all’estero non dovrebbero votare per le elezioni italiane. L’italiano all’estero non capisce una fava. Per dire, quando me ne sono andato via io Gianfranco Fini era di destra e adesso attacca la Chiesa cattolica per non essersi opposta alle leggi razziali del 1938. Io questo lo voto!
Immaginate cosa ne capiró alle prossime elezioni, nel 2012.
Argento
Da oggi sono ufficialmente residente in argentina. Ho finalmente un pezzo di carta che dice che anch’io sono un tano vero, uno di quelli che "ha fatto grande questo paese". Dovrei essere orgoglioso di questo documento, ma come potete immaginare non é nelle mie corde.
Piuttosto le mie stellette me le sono guadagnate sul campo. Ieri sera, in chat, si parlava di politica:
[Amico argentino]: hicimos de todo…y la verdad que estoy conforme por eso…la lucha es mas importante que el resultado, decía un argentino muy conocido…
[Tanoka]: quien era, menotti?
[Amico argentino]: Cesar Luis Menotti…exacto!!!!….
[Amico argentino]: ya sos un italo argentino..de ley..
Sembra che uno straniero impreparato avrebbe indicato Che Guevara. Pfui..
Se ci sei batti un colpo
La foto del giorno di oggi é un omaggio e un test per vedere se un amico tano, blogger e birdwatcher é in ascolto. Spero che anche dal profondo sud riesca a connettersi e che mi possa aiutare a riconoscere il pennuto immortalato nella pampa.
To the place I belong
L’europa é messa cosí male che gli argentini tornano a casa? Non credo, ma.. é interessante quello che sta facendo la Spagna. Agli extracomunitari che stanno perdendo il lavoro offre la possibilitá di tornarsene in patria, con incentivo economico. Invece di darti l’assegno di disoccupazione per un periodo che andrebbe dai sei ai diciotto mesi ti offrono la possibilitá di averlo tutto insieme, in due cuote: una subito e una dopo un mese che sei tornato al tuo paese. Detta cosí fa venire un po’ i brividi, sembra un po’ un "Arrivederci e grazie. Questa é la metá, quando ci mandi una tua foto davanti all’obelisco di buenos aires ti diamo il resto!" peró é anche vero che alcune persone saranno contente di tornarsene al proprio paese con un piccolo capitale da investire in loco.
Discorso a parte sul titolo dell’articolo "Gli argentini, tra coloro che piú desiderano ritornare dalla Spagna", che non si giustifica, visto che i numeri sono irrisori: hanno chiesto accesso al piano 105 argentini su 286.000 che vivono in spagna legalmente.
Sparale grosse
Argentinian graffiti
Ci ho messo un po’ prima di apprezzare i graffiti di buenos aires. Mi influenzava il confronto con barcellona e ritenevo che i muri di questa cittá parlassero di meno. In realtá non parlavano di meno, semplicemente parlavano un’altra lingua e raccontavano cose diverse. Ero abituato soprattutto a messaggi politici, sociali, ironici e quelli di buenos aires mi sembravano graffiti piú superficiali, moderni, colorati, ma superficiali. Oppure c’erano quelle tremende scritte elettorali a caratteri cubitali che chiunque sia stato da queste parti non puó dimenticare. Nel frattempo peró, nel dubbio, ho continuato a fotografarli. Poi un paio di amici mi hanno aperto gli occhi. Prima Sebastian, grafico italoargentino in visita a baires, mi ha spiegato che invece la cittá era la mecca delle pintadas. Sebastian é un amante dei dettagli, uno lo nota dalle foto che ha fatto in cittá. Poi l’altro pomeriggio ho preso un caffé con Enrico Fantoni, fotografo vero e bravo, che mi ha confermato quanto ormai mi stava sembrando chiaro: buenos aires é una dei punti chiave del turismo grafitaro mondiale, una cittá che lascia libertá di espressione alla fantomatica creativitá dei suoi abitanti. Enrico ha fatto un bel reportage, riuscendo a scovare gli artisti e a fotografarli davanti alle loro opere. Conoscendo la riservatezza e certa diffidenza dell’ambiente immagino che sará stato un bel lavoro.
Il triangolo sí
Aggiornamento calcistico. Nell’ultima giornata del campionato hanno vinto tutti e tre i pretendenti al titolo: Tigre, San Lorenzo e Boca (con due gol di Lucho Figueroa). Adesso si gioca un triangolare, una specie di Trofeo Birra Moretti, piú lungo:
Miércoles 17: Tigre-San Lorenzo, a las 18.30, en Vélez
Sábado 20: San Lorenzo-Boca, a las 18.30, en Racing
Martes 23: Boca-Tigre, a las 21.30, en Racing
Qui in casa si tifa Tigre perché i piú piccoli ci stanno simpatici.
Cosí come ci stanno simpatici i lanciatori di scarpe, siam fatti cosí.
All’improvviso il caos
Oggi eravamo in macchina fermi ad un passaggio a livello della avenida cordoba. C’erano un sacco di bambini che passavano tra le macchine e chiedevano l’elemosina. Ad un certo punto il caos: gli altri automobilisti dietro di me suonavano il clacson. I bambini si sono messi ad alzare le sbarre di legno con le mani, aiutati da un adulto che le reggeva e le macchine nel frastuono generale si sono messe ad attraverare i binari. Io chiaramente ho dovuto seguire la massa, ma vi giuro che ancora adesso non so dirvi bene che cosa sia successo. Forse un’ambulanza dietro di noi, ma non ne sono sicuro.
Una volta in salvo mi sono ricordato di Martin, che in un commento ad un post precedente diceva che era indeciso se trasferirsi in argentina o nel nord europa. Mi ha fatto pensare a quello sketch di Antonio Albanese in cui Alex Drastico nella caldazza palermitana si era costruito un bivio: non sapeva se diventare Gesú Cristo o Napoleone.
Improvvisando
Dopo il trabajo a reglamento oggi un’altra novitá. Questa mattina era previsto uno sciopero del personale della metropolitana, un milione e mezzo di passeggeri giornalieri. E invece no. La metropolitana funziona perché non tutte le sigle sindacali hanno aderito allo sciopero e il servizio é garantito da "personal jerarquico". Come? sí, personal jerarquico: capi, responsabili, direttori si inventano per un giorno autisti e sostengono sulle loro spalle il peso del servizio. Il concetto é terribile (verrebbe da chiamarlo personal "garquico"), ma la definizione é bellissima, uno si immagina generali, imperatori, dittatori cercando di guidare un treno della metropolitana, magari saltando qualche fermata per la mancanza d’esperienza.












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