Ci ho messo un po’ prima di apprezzare i graffiti di buenos aires. Mi influenzava il confronto con barcellona e ritenevo che i muri di questa cittá parlassero di meno. In realtá non parlavano di meno, semplicemente parlavano un’altra lingua e raccontavano cose diverse. Ero abituato soprattutto a messaggi politici, sociali, ironici e quelli di buenos aires mi sembravano graffiti piú superficiali, moderni, colorati, ma superficiali. Oppure c’erano quelle tremende scritte elettorali a caratteri cubitali che chiunque sia stato da queste parti non puó dimenticare. Nel frattempo peró, nel dubbio, ho continuato a fotografarli. Poi un paio di amici mi hanno aperto gli occhi. Prima Sebastian, grafico italoargentino in visita a baires, mi ha spiegato che invece la cittá era la mecca delle pintadas. Sebastian é un amante dei dettagli, uno lo nota dalle foto che ha fatto in cittá. Poi l’altro pomeriggio ho preso un caffé con Enrico Fantoni, fotografo vero e bravo, che mi ha confermato quanto ormai mi stava sembrando chiaro: buenos aires é una dei punti chiave del turismo grafitaro mondiale, una cittá che lascia libertá di espressione alla fantomatica creativitá dei suoi abitanti. Enrico ha fatto un bel reportage, riuscendo a scovare gli artisti e a fotografarli davanti alle loro opere. Conoscendo la riservatezza e certa diffidenza dell’ambiente immagino che sará stato un bel lavoro.











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