Rassicurante la prima pagina di Página12 di oggi, come si sperava per il momento i repressori rimangono in carcere.
Da un anno a questa parte passo davanti alla ESMA due volte al giorno per andare al lavoro. E tutte le volte, tutte le volte che ci passo davanti penso a quello che rappresenta quell’edificio. Non diventa mai parte dello sfondo, un edificio come gli altri. Chissá se succede anche agli argentini, a tutti quelli che passano lí davanti.
Liberi Astiz, el Tigre Acosta e altri repressori della ESMA. Preferisco non crederci, preferisco pensare che non succederá, che si tratti del solito tira e molla della giustizia argentina e che alla fine non usciranno dal carcere.
Due cose in questa giornata tutto sommato triste:
- il discorso della presidenta, che piú di una volta fa riferimento alla Francia, alla dichiarazione universale dei diritti umani e al mondo intero che ci sta guardando, come a dire "no, se li lasciamo liberi facciamo la figura dei cioccolatai davanti a tutto il mondo". Altre volte abbiamo parlato di certa sudditanza argentina nei confronti del primer mundo, ma in questo caso mi sembra che sia una cosa positiva. Se in italia ogni tanto si pensasse alle figure che facciamo nel mondo il presidente del consiglio sarebbe un altro.
- in giorni come questi, quando sei giú, quando pensi di aver toccato il fondo, puoi sempre leggere i commenti agli articoli de La Nación e cominciare a scavare.

Seguo con costanza il sito 233grados.com, che dalla spagna monitoreggia un po’ tutta la scena del giornalismo hispano. Non passa giorno senza che un canale televisivo chiuda, un giornale licenzi personale o una rivista si fonda con un’altra per cercare di far fronte alla crisi mondiale. I mezzi di comunicazione vivono di capitali freschi, di pubblicitá, di investimenti che in questo momento semplicemente non ci sono. Sono i primi a risentire di questa crisi, ancora prima delle industrie, perché la caduta non é causata dallo scarso consumo (la gente che compra meno giornali), ma dalla mancaza di capitali (le aziende che non comprano pubblicitá). E ne risentono in modo devastante, scompaiono. É interessante provare ad immaginare quale sará lo scenario tra 3-4 anni, quando questa crisi sará passata, l’acqua dello tsunami si sará ritirata e vedremo che cosa é rimasto sotto le macerie. Per certi versi sará una grande opportunitá per i media on-line, settore decisamente piú economico e flessibile, l’unico che in questo momento sta ancora crescendo. Peró sappiamo come vanno queste cose, che si parli di mezzi di comunicazione, di mercato immobiliare o di industria pesante i momenti di crisi favoriscono i pesci grossi, che fagocitano quelli piú piccoli. Un finto caleidoscopio di marche, titoli, alternative, che diventa grigio se associato ai rispettivi gruppi proprietari. E internet? sará l’oasi felice? lo scopriremo solo vivendo.
La polemica che si é aperta in Cile per il bagno della presidenta Bachelet, (che invece di lavorare alle 6,45 si immergeva nelle cristalline acque brasiliane, sta scansafactiche!) ricorda un certo atteggiamento della stampa che qui conosciamo bene.
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Oggi la radio suonava un classico cubano e io ragionavo sul fatto che Cuba e i Caraibi visti da qui sono esotoci e lontanissimi tanto quanto lo sono visti dall’italia. Sembrerá una scoperta del menga, ma non lo é tanto, soprattutto per certo immaginario collettivo italo-sudamericano.