L’accendiamo?

L’ex vicepresidente della Repubblica e attuale Governatore della Provincia di Buenos Aires, Daniel Scioli ospite del programma "A dos voces". Scioli é ex campione del mondo di off-shore e nel ’89 ha perso un braccio in un incidente nautico. Da quel giorno si sprecano le battute su di lui e sulla sua protesi. L’intervista a Scioli con la scenografia della bocca della veritá mi sembra un’ironia involontaria da 10 e lode.

 

Siccome che

Mi sta prendendo una preoccupante e spero passeggera inflessione romanesca. Soprattutto quando scherzo la butto spesso in caciara, una specie di Mario Brega del Rio de La Plata. Visto che non sto frequentando nessun romano ho cercato di scoprire la causa di questa virata burina e mi sono reso conto che é tutta colpa di quell’infamone di Picchio de Sisti, che ha il ruolo di protagonista nel programma di Rai International "La giostra dei gol". Il programma che voi vi perdete, la versione televisiva di "Tutto il calcio minuto per minuto", con rimbalzi sui campi dove fanno i gol. De Sisti deve pensare che tanto il programma va per gli italiani di terza generazione che vivono in Australia o negli Stati Uniti e si rilassa, dicendo tranquillamente "Mourinho sta a prova’ tutte le alternative, ma ‘a squadra nu je risponne".

Grissinopoli

Se come me non avete potuto vederlo a suo tempo al cinema e non potete affittarlo, scaricatevi il documentario "Grissinopoli". Racconta la storia di una delle prime fabbriche recuperate argentine, nel 2002. Io ne avevo sentito parlare, ma non sapevo che fosse vicino a casa, finché l’altro giorno mi sono trovato a passare davanti all’entrata. La mole antonelliana a chacarita, brividi…

Giornalismi bipolari

In passato abbiamo giá parlato di un certo atteggiamento misogino nell’analisi giornalistica dell’operato della presidenta Cristina Kirchner. Quest’estate un paio di articoli hanno sciolto la catena del pettegolezzo che da quel momento in poi si é trasformato nell’argomento principe sotto l’ombrellone: Cristina é depressa. O bipolare se preferite.
Giá Cesare Lombroso nel suo "La donna criminale" sosteneva che la causa che portava le donne a delinquere era uno stato di malattia mentale. La base di questo tipo di approccio é la dicotomia uomo/ragione contro donna/passione. L’uomo commette principalmente delitti relativi alla proprietá, mentre la donna violenta lo é per passione.
A mio modo di vedere qui si gioca con l’idea che un cattivo politico sia in un certo qual modo un delinquente e quindi una cattiva politica é una pazza o ha dei problemi di stabilitá mentale. Giá durante il conflitto con il campo si accusava la presidenta di essere arrogante, aggettivo raramente usato in politica per gli uomini, che al massimo sono autoritari o demagoghi.

Non si vuole qui sostenere che Cristina non sia depressa. Non ho gli elementi per guidicarlo e sinceramente non mi interessa. Dico solo che Bush e Yeltsin erano al massimo alcolizzati, De la Rua, che ha gettato l’argentina nel caos, era accusato al massimo di avere poco carattere, Menem di essere un egolatra e un ladro, ma mai nessuno é stato oscurato dal sospetto di avere problemi mentali. La tentazione é sempre quella di giudicare una donna con parametri diversi da un uomo. Le difficoltá che trova una donna nella propria carriera professionale non sono dovute quindi alla mancanza di capacitá intellettuale, come nell’uomo, ma ad un certo stato di debolezza mentale. Al lavoro, in condizioni simili: "mi jefe es un tirano" oppure "mi jefa es una loca".

Un’idea come un’altra

In questo blog é giá stata citata piú volte la canzone "Argentina", di Francesco Guccini. A chi non la conosce consiglio di ascoltarla o meglio ancora di leggerla. Io la conosco da tempo, ma stamattina l’ho ascoltata davvero per la prima volta. Un po’ come Venditti che "io ce so’ nato a Roma, io t’ho scoperto stamattina".

Il passo chiave secondo me é questo:

Poi un giorno, disegnando un labirinto di passi tuoi per quei selciati alieni
ti accorgi con la forza dell’ istinto che non son tuoi e tu non gli appartieni,
e tutto è invece la dimostrazione di quel poco che a vivere ci è dato
e l’ Argentina è solo l’ espressione di un’ equazione senza risultato,
come i posti in cui non si vivrà, come la gente che non incontreremo,
tutta la gente che non ci amerà, quello che non facciamo e non faremo,
anche se prendi sempre delle cose, anche se qualche cosa lasci in giro,
non sai se è come un seme che dà fiore o polvere che vola ad un respiro.

Questa strofa andrebbe messa nella testata del blog, a mo’ di "lasciate ogni speranza quasi tutti voi che entrate". Andrebbe allegata come risposta a tutti quelli che mi scrivono dicendomi "vivo a Bassano, sono insoddisfatto del mio lavoro, stavo pensando all’argentina". L’argentina é solo l’espressione di un’equazione senza risultato, un’icona, un simbolo, una chimera. Una delle poche per chi vive in un paese senza ex-colonie come l’italia. Un’idea pazza che si trasforma in realtá solo per poche persone.

E che mi dite di questa, il concetto non é lo stesso?

Genova per noi
che stiamo in fondo alla campagna
e abbiamo il sole in piazza rare volte
e il resto è pioggia che ci bagna.
Genova, dicevo, è un’idea come un’altra.

Genova per noi, di Paolo Conte. Una cittá, un altro Stato, cambiare vita, trovare una donna, cambiare lavoro, che la tua squadra vinca il campionato. Qual’é la differenza? Sono tutte idee, sogni, ossessioni, salvagenti a cui aggrapparsi. Ad un mandrogno come me la canzone di Conte tocca le corde piú intime. Genova – dice lui – ha i giorni tutti uguali. E Buenos Aires?

 

Preoccupati sotto l’ombrellone

Las preocupaciones centrales de los argentinos en verano serían "los culos, los tujes, las sentaderas, los ojetes, los anos, los marrones, los ortos, los upites y la incertidumbre laboral.

 Dalla rivista La Barcelona, nel numero estivo di questo mese.

Turismo in argentina, croce e delizia

La foto del giorno di oggi é perfetta per descrivere una certa frustrazione che ho nel fare turismo in argentina. Ho sempre preferito il turismo urbano/culturale rispetto a quello naturalistico e in questo senso qui si soffre un po’. L’italiano é abituato alla gita fuori porta, a muoversi 50 chilometri da casa e a scoprire tradizioni diverse, architettura diversa, nuovi dialetti e nuova gastronomia. Qui i chilometri sono tanti e alla fine trovi cose non molto diverse dal punto di partenza. Non me ne vogliano i lettori argentini, la storia del paese e lo sterminio delle popolazioni originarie ha dato questi frutti.

Ovviamente i turisti stranieri vengono qui a cercare altro: vulcani, cascate, ghiacciai, balene, pinguini, e li porteranno nel cuore per il resto della vita. Ma per chi come me alla terza montagna, al secondo ruscello e alla quarta marmotta si é stancato e cerca un bar auténtico dove sedersi e vedere la gente passare la provincia argentina é tutta in salita. A mio modo di vedere a parte Buenos Aires resta ben poco da vedere dal punto di vista architettonico. Non fatevi ingannare dagli argentini, vi consiglieranno di visitare una cittá magari perché ha il casinó o un bingo. Cito a braccio: "cordoba é molto coloniale", "mendoza é ordinatissima", "mar del plata ti fará impazzire", "bariloche é una favola". Difficilmente l’europeo le apprezza. Secondo me l’unica cittá davvero interessante oltre alla capitale é Salta, davvero coloniale. Per la vicinanza alla Bolivia Salta e Jujuy rappresentano l’unica zona culturalmente, musicalmente e gastronomicamente diversa ed originale rispetto al resto del paese. Le altre cittá e cittadine di provincia sono tutte squadrate e ad essere franco un po’ bruttine. E troverete quasi gli stessi piatti in un ristorante di Iguazú e che in uno della Terra del Fuoco. Turista avvisato… 
 

Soddisfatti o rimpatriati

Non so se sia solo una contingenza dovuta all’estate, ma in questi giorni sono stato contattato da diversi italiani che dopo tanto discuterne hanno deciso di venire a vivere a Buenos Aires davvero. Alcuni li ho visti per un caffé, altri ancora non hanno un volto, ma mi scrivono in chat domande volanti tipo "Dove compro un frigorifero?". Nei prossimi giorni spero di cenare con colui che si sta dedicando al "salto Tanoka, ma carpiato", un ragazzo arrivato a Buenos Aires una settimana fa come me (senza lavoro), ma con due figli. Tanto di cappello.

Ci sono poi un paio di coppie accampate davanti a casa mia con cartelli tipo  "Tanoka, faccia da kulo, dacci un lavoro" o "Erano tutte fregnacce, pagaci il biglietto per il Brasile" o "Almeno facci entrare per fare una doccia". Ragazzi, io l’avevo scritto che c’era crisi

La Casa Amarilla

Meno di due mesi fa vi avevo raccontato che mio suocero si stava costruendo una casetta partendo dal televisore al plasma. Beh, alla facciazza della proverbiale lentezza sudamericana, i lavori sono giá in fase avanzata e la casa sembra tirata fuori da "Cien años de soledad" di García Marquez.

 
 

2009: fuga da Barcellona

Scopro grazie a Rotta a Sud Ovest un articolo del Periódico de Catalunya che indica la comunitá italiana come la seconda nella classifica degli stranieri residenti a Barcellona. Sono 21.000, il 16% del totale, dietro solo agli ecuatoriani. Per l’analisi del fenomeno vi rimando all’articolo, anche se secondo me certi pezzi hanno sempre un po’ l’aria da "una terra promessa" di Eros Ramazzotti. Io arrivai a Barcellona nel gennaio 2003 e me ne andai nel giugno 2006. Ricordo un colloquio per la gestione di un sito internet di logistica (!?) in cui il responsabile delle risorse umane mi faceva le domande accarezzando una pila di curricula, 100 diceva lui, tutti di italiani.
Nel frattempo peró la disoccupazione in Spagna raggiunge livelli record, l’11%, un milione in piú rispetto ad un anno fa. Che faranno gli italiani? scapperanno? non credo…i milleuristi italiani si sono pian piano adattati e hanno creato gli anticorpi contro la precarietá. Ovunque andiamo ci sembra che le cose funzionino meglio che nel Bel Paese. Miraggio.

 

Ma quando arrivano a Dakar?

Strano effetto leggere di questo Rally Dakar in Argentina e Cile sui giornali argentini e su quelli italiani. All’estero si tende a sottolineare gli incidenti e le vittime di questa edizione che doveva essere "sicura". Qui in argentina i giornali sottolineano continuamente che si tratta di uno spettacolo fantastico, accompagnato costantemente dall’entusiasmo della gente e che gli infortunati sono tutti fuori pericolo ("anche se sono in coma"). La foto scattata durante la tappa Neuquen-San Rafael rende l’idea di uno dei tratti fondamentali del turismo in argentina: appena fuori da Buenos Aires sei costantemente circondato da animali. Guidando verso San Luis abbiamo attraversato diversi ecosistemi e se uno avesse voluto dar retta alla macchina fotografica avrebbe dovuto fermarsi ogni cinque minuti: aquile, fenicotteri, condor, cervi, mucche, cavalli. Noi viaggiavamo insieme ad un amico costaricense, biologo, che mi ha odiato con forza perché come avrete (non) visto dalle foto io non mi fermavo.

 p.s. Carlos Sainz ha appena abbandonato la gara, jajaja. É caduto in un terrapieno, ma sta bene, eh!

Pornonanni

Ieri sera proiezione domestica e ultrapirata di Caos Calmo, di Antonello Grimaldi, balzato agli onori della cronaca per la famosa scena di sesso spinto tra Nanni Moretti e Isabella Ferrari. Il film non mi é piaciuto un granché e la scena in questione mi ha fatto l’effetto di sbirciare i propri genitori che fanno sesso. 4 minuti interminabili.

Petrolgamberi

 «Niente occhiali scuri, niente spalloni, niente scenari da giallo finanziario. Nel modo più semplice e naturale possibile: in auto, in aliscafo, in pullman, in barca a vela. Ma sempre in contanti, in valigia».

Secondo questo articolo del Sole 24Ore ci sarebbe una continua fuga di capitali dall’argentina all’uruguay. Una fuga storica e costante, aggravatasi ora con la paura della crisi. L’articolo definisce addirittura l’uruguay come la svizzera del sudamerica. Ma pensa te, e io che non lo sapevo.
Io mi limito a pensare a Montevideo con nostalgia, ma per motivi ben piú popolari… penso al mercato del porto. Viaggerei volentieri a Montevideo per riportare indietro le valige, svuotate di dollari e ripiene di frutti di mare. Non mi hanno ancora dato una buona spiegazione del perché qui non si mangia pesce. Non siamo forse affacciati allo stesso fiume e allo stesso mare? Tutta colpa della signora vacca.

Super-Mazzini e l’incredibile Cavour

Sulla strada per Merlo, un po’ sopravvalutata localitá turistica della provincia di San Luis, si passa per la minuscola localitá di Los Molles. Entrando in paese vieni accolto da una gigantesca statua di un Cristo a colori. Ho cercato di fotografarla anch’io, con risultati poco siddisfacenti.

L’italiano, abituato all’estetica classica, rabbrividisce e magari deride anche l’arte del giovane continente. Adesso peró a mente fredda, ripensandoci, mi domando: qual’é la funzione di una statua di Garibaldi o di San Martín? Perpretare l’idea di nazione, rappresentata nell’immagine del supereroe. Sarebbe divertente che queste figure venissero allora rappresentate senza ipocrisia, come grandi fumetti, tipo Superman o Thor, a colori. Che dici, Mak?

Tano sará lei

"Quando io ero piccolo, dividevamo la gente tra argentini e stranieri, e a questi ultimi in tre gruppi: gallegos, tanos e gli altri. A loro volta gli altri si classificavano in inglesi, francesi, tedeschi, polacchi, turchi e giapponesi. Se c’erano persone che negavano di appartenere a una di queste categorie peggio per loro, perché a noi, ai creoli, non ce ne importava niente."

Ieri nel supplemento domenicale del quotidiano Perfil, El Observador, c’era un articolo sull’immigrazione in argentina scritto da Mario Bunge. Bunge é ció che solitamente si definisce un luminare, é fisico e filosofo e dal 1966 vive e insegna in Canada. Il suo punto di vista é interessante prima di tutto perché il signore é nato nel 1919 e la Buenos Aires de los tanos y de los gallegos l’ha vista davvero. E poi perché non é per niente d’accordo con il luogo comune che dice che l’argentina ha sempre ricevuto gli stranieri a braccia aperte.

Se vi capita di parlare di immigrazione con un argentino ultracinquantenne é molto probabile che gli sentiate dire la famigerata frase "Questo paese l’hanno costruito gli italiani e gli spagnoli". Sentirla mi mette sempre in una situazione di disagio perché non mi trova d’accordo, ma capisco che lo stanno dicendo come forma di cortesia nei miei confronti. Di solito rispondo guardandomi le scarpe.

Astenersi perditempo

Alla fine degli anni ’50 nella localitá bonaerense di José Carlo Paz si consumava una delle epopee dell’industria argentina. L’azienda Metalmecánica S.A.C.I., che fino a quel momento aveva prodotto motociclette di bassa cilindrata, firma un accordo con la BMW (che in argentina viene comunemente chiamata "BM") per la produzione locale di alcuni modelli della casa tedesca. La maggior parte dei componenti era importata. Nel 1959 viene lanciata la De Carlo 600, sulla base del BMW 600 e l’anno dopo la De Carlo 700 Sedán Glamour, sulla base del modello BMW 700 Glamour. Si tratta di una tipica storia argentina, dove la buona volontá e lo sforzo dell’azienda non sono stati accompagnati da un momento politico ed economico all’altezza e dopo alcuni tentativi disperati l’azienda chiude nel 1965.

Tutto questo per dirvi che un caro amico vende una De Carlo Glamour in condizioni impeccabili, allego foto. Gli interessati possono scrivere a Tanoka, ore pasti.

 

Breve riassunto

2800 chilometri in 8 giorni non sono male. Di questi almeno 2500 su strade normali, con doppio senso di marcia e tanti, troppi camion da sorpassare. La mia ottima navigatrice é incinta di sei mesi e non ha la patente. Quando appena fuori Buenos Aires ho scoperto che mi aspettavano migliaia di chilometri di non-autostrada ho disperato, ma alla fine si puó fare. Con pazienza e in buona compagnia si puó fare. Siamo partiti per visitare un’amica a Villa Mercedes, cittadina della provincia di San Luis. Volevamo disturbare il meno possibile, ma la sua famiglia ci ha rapiti e siamo rimasti ben piú del previsto. Le tappe del viaggio: Buenos Aires, Villa Mercedes, San Luis, Parque de las Quijadas, Potrero de los Funes, Merlo, Nono, Mina Clavero, Altas Cumbres, Altagracia, Villa General Belgrano, Buenos Aires. Quasi tutto riassunto in 59 foto.

Si ricomincia

Eccoci di ritorno. Spero che abbiate iniziato bene l’anno, grazie per i saluti e per gli auguri nel post precedente, il nuovo tano é atteso per gli inizi di Aprile, per adesso non ci resta che aspettare e soffrire l’umiditá porteña. Abbiamo passato capodanno dai suoceri a San Pedro, provincia di Buenos Aires, e subito dopo siamo partiti per una minivacanza on the road attraverso le province di San Luis e Cordoba. Questo Paese é immenso, non voglio guidare per almeno un mese. Nei prossimi giorni arriveranno alcune delle impressioni nate dal viaggio e le immancabili foto. Ne ho fatte molte meno del previsto, fotografare paesaggi é dannatamente difficile e frustrante, non riesco mai a cogliere l’atmosfera e la magia dell’ambiente che mi circonda. Molto piú facile la vita del fotografo-voyeur urbano.

Prque Nacional de las Quijadas, San Luis