In questo blog é giá stata citata piú volte la canzone "Argentina", di Francesco Guccini. A chi non la conosce consiglio di ascoltarla o meglio ancora di leggerla. Io la conosco da tempo, ma stamattina l’ho ascoltata davvero per la prima volta. Un po’ come Venditti che "io ce so’ nato a Roma, io t’ho scoperto stamattina".
Il passo chiave secondo me é questo:
Poi un giorno, disegnando un labirinto di passi tuoi per quei selciati alieni
ti accorgi con la forza dell’ istinto che non son tuoi e tu non gli appartieni,
e tutto è invece la dimostrazione di quel poco che a vivere ci è dato
e l’ Argentina è solo l’ espressione di un’ equazione senza risultato,
come i posti in cui non si vivrà, come la gente che non incontreremo,
tutta la gente che non ci amerà, quello che non facciamo e non faremo,
anche se prendi sempre delle cose, anche se qualche cosa lasci in giro,
non sai se è come un seme che dà fiore o polvere che vola ad un respiro.
Questa strofa andrebbe messa nella testata del blog, a mo’ di "lasciate ogni speranza quasi tutti voi che entrate". Andrebbe allegata come risposta a tutti quelli che mi scrivono dicendomi "vivo a Bassano, sono insoddisfatto del mio lavoro, stavo pensando all’argentina". L’argentina é solo l’espressione di un’equazione senza risultato, un’icona, un simbolo, una chimera. Una delle poche per chi vive in un paese senza ex-colonie come l’italia. Un’idea pazza che si trasforma in realtá solo per poche persone.
E che mi dite di questa, il concetto non é lo stesso?
Genova per noi
che stiamo in fondo alla campagna
e abbiamo il sole in piazza rare volte
e il resto è pioggia che ci bagna.
Genova, dicevo, è un’idea come un’altra.
Genova per noi, di Paolo Conte. Una cittá, un altro Stato, cambiare vita, trovare una donna, cambiare lavoro, che la tua squadra vinca il campionato. Qual’é la differenza? Sono tutte idee, sogni, ossessioni, salvagenti a cui aggrapparsi. Ad un mandrogno come me la canzone di Conte tocca le corde piú intime. Genova – dice lui – ha i giorni tutti uguali. E Buenos Aires?