Tano sará lei

argentina — 13 gennaio 2009

"Quando io ero piccolo, dividevamo la gente tra argentini e stranieri, e a questi ultimi in tre gruppi: gallegos, tanos e gli altri. A loro volta gli altri si classificavano in inglesi, francesi, tedeschi, polacchi, turchi e giapponesi. Se c’erano persone che negavano di appartenere a una di queste categorie peggio per loro, perché a noi, ai creoli, non ce ne importava niente."

Ieri nel supplemento domenicale del quotidiano Perfil, El Observador, c’era un articolo sull’immigrazione in argentina scritto da Mario Bunge. Bunge é ció che solitamente si definisce un luminare, é fisico e filosofo e dal 1966 vive e insegna in Canada. Il suo punto di vista é interessante prima di tutto perché il signore é nato nel 1919 e la Buenos Aires de los tanos y de los gallegos l’ha vista davvero. E poi perché non é per niente d’accordo con il luogo comune che dice che l’argentina ha sempre ricevuto gli stranieri a braccia aperte.

Se vi capita di parlare di immigrazione con un argentino ultracinquantenne é molto probabile che gli sentiate dire la famigerata frase "Questo paese l’hanno costruito gli italiani e gli spagnoli". Sentirla mi mette sempre in una situazione di disagio perché non mi trova d’accordo, ma capisco che lo stanno dicendo come forma di cortesia nei miei confronti. Di solito rispondo guardandomi le scarpe.

5 commenti

  1. Poco fa ho avuto modo di leggere l’articolo la cui lettura è suggerita in questo post.
    Per la parte che interessa gli italiani, lo trovo veritiero e questo, ovviamente, non per vissuto personale ma perchè corrisponde a ciò che gli “italiani di Argentina” più “maturi” (intendo quelli che pochi anni fa avevano dai 70 anni in sù) mi hanno raccontato sul modo col quale gli argentini percepivano gli italiani durante e dopo la seconda guerra mondiale.
    A questo dato, aggiungo una impressione personale: a volte, ho avuto come la sensazione che gli italiani emigrati in quel periodo in Argentina ed oggi in vita abbiamo una sorta di rancore verso il proprio (ex) paese. Ma è solo un’impressione che non ho avuto modo di approfondire.
    Se la teoria del pensatore Bunge suggerisce una lettura critica dell’accoglienza che il suo paese riservava agli stranieri, questa, però, parrebbe stridere con la normativa che, già a partire dal tardo 800, il suo Stato riservava agli stranieri. In realtà ciò è facilmente spiegabile: non sempre le leggi sono in sintonia col sentire comune.
    Cmq, tornando al post, ed in particolare alla seconda parte, mi piacerebbe conoscere quali motivazioni ti portano a non essere d’accordo sulla “famigerata frase”.
    Personalmente, ritengo che un fondo di verità nel tralaticio detto che, in soldoni, afferma “l’argentina l’hanno fatta gli italiani” c’è e questo al di là delle intenzioni, amichevoli o meno, di chi ripete questa considerazione.
    Senza andare troppo lontano nel ricercare informazioni a proposito, con qualche click su wikipedia (e dando per buone le informazioni che vi si possono leggere), le conferme arrivano…
    Alla voce “Bariloche”, si può leggere, tra l’altro:
    “Fondata originariamente da austriaci, tedeschi e italiani provenienti in gran parte dalla provincia di Belluno intorno al 1895, prende il proprio nome da Carlos Wiederhold (…). La città è inserita in un paesaggio dal tipico aspetto alpino.”
    Ed infatti, pur ignorandone la storia, quando visitai il centro storico di questa splendida cittadina pensai subito ad alcune zone del nord est italiano ed agli stati a queste confinanti. E non mi riferisco al paesaggio ma all’architettura, dalle case alle cabine telefoniche in legno.
    Alla voce Buenos Aires si legge:
    “La città fu fondata per la prima volta (…) La seconda e definitiva fondazione fu nel 1580 col nome di Ciudad de la Santísima Trinidad y Puerto de Nuestra Señora de los Buenos Aires: la città fu battezzata con questo nome in onore del santuario di Nostra Signora di Bonaria di Cagliari in Sardegna”(…)“Buenos Aires cambia completamente nella seconda metà XIX secolo con l’arrivo di una massiccia immigrazione soprattutto spagnola ed italiana, ma anche tedesca, polacca, russa e mediorientale, favorita dalle condizioni economiche precarie in Europa e delle politiche del governo argentino volte a favorire l’ingresso di nuova manodopera”(…)”L’immigrazione italiana fu la prima ad arrivare in modo massiccio. Nel 1887 gli italiani costituivano il 60,4% dell’immigrazione totale per poi ridursi percentualmente con l’aumentare della immigrazione spagnola.” (…)”La crisi economica in Argentina (con la conseguente ricerca di una cittadinanza europea), le leggi italiane sulla cittadinanza, e l’altissimo numero di argentini con antenati italiani, potrebbero fare della Gran Buenos Aires la città al mondo col maggior numero di cittadini italiani (potenzialmente un numero di italiani pari al doppio della popolazione di Roma)”.
    Sbirciano qua e là fra i meandri della rete ho, nella prima pagina dei risultati di una mia ricerca su Google, trovato questo interessante scritto pubblicato da un sito collegato all’università di Bologna e dal titolo Euroamericani, “La pololazione di origine italiana in Argentina”. A mio avviso, interessante.
    Link al testo in lingua italiana:
    http://didattica.spbo.unibo.it/pais/bonaldi/causas/Euroita.htm
    Link al testo in lingua spagnola:
    http://didattica.spbo.unibo.it/pais/bonaldi/causas/EUROESP.htm
    Amplius: http://didattica.spbo.unibo.it/pais/bonaldi/causas/

    Commento di Gf — 17 gennaio, 2009 @ 4:11 pm
  2. Aggiungi anche gli inglesi che, sempre secondo questa fascia di etá, ha costruito strade e ferrovie. Ma in fondo che male c´é se un popolo é arrivato in un altro paese e ha gettato parte delle sue fondamenta?

    Commento di Felipe — 18 gennaio, 2009 @ 9:38 am
  3. GF, le tue considerazioni sono giustissime. Mi spiego: quando dico che ascoltare la frase sugli italiani mi mette a disagio non é perché io non sia d’accordo col fatto che gli italiani hanno contribuito a gettare buona parte delle fondamenta di questo paese…piuttosto mi infastidisce il fatto che vengano cosí esclusi gli altri. E per gli altri non intendo certo gli inglesi e i tedeschi…che non mi sogno di difendere….quanto piuttosto de los criollos. Della gente di qui. Degli argentini. Molti ne negano l’esistenza, ma gli argentini esistevano ed esistono.

    Molto spesso la frase “Questo paese l’hanno costruito gli italiani e gli spagnoli” é accompagnata dalla seconda parte “e loro non hanno mai vissuto nelle villas. Non come certa gentaglia”. Pensavo che per esperienza avreste capito a cosa mi riferivo, ma avete fatto bene a chiedermi chiarimenti, abrazo!

    Commento di tanoka — 19 gennaio, 2009 @ 1:27 am
  4. Un conto è vivere in Argentina in pianta stabile altro è esserci stato diverse volte e per qualche mese. Nel secondo caso, la possibilità di farti arrivare certi giudizi viene meno. Non mi è mai capitato di sentire la frase di cui discutiamo accompagnata nel modo che hai indicato. Nella mia piccolissima esperienza, l’ho sentita solo in due sensi: o per evidenziare l’influenza italo-spagnola sulla crescita dello stato argentino (e quindi in senso positivo e la cosa finiva lì) oppure, ahimè, con un tono molto ambiguo.
    Tenendo conto dell’”aggiunta”, il discorso diventa diverso da come, per chi non ha mai sentito tali giudizi, appare.
    Ed anche complesso perchè, credo, il discorso potrebbe partire dall’impatto che ha avuto sugli abitanti originari quella che oggi è chiamata Argentina, la colonizzazione (molto spesso violenta) degli europei…
    In ogni caso, non mi sono mai guardato le scarpe ma ho pensato che…
    Beh, magari lo scrivo qualche altra volta ;)

    Commento di Gf — 19 gennaio, 2009 @ 6:02 pm
  5. Anche a me appassiona molto l’argomento, qualcuno può consigliarmi un testo a proposito?
    A conferma di quanto dice tanoka, ed è da annoverare a mio parere tra le cose “respingenti” del paese, mi sembra che gli argentini, o meglio, l’argentino medio, fondamentalmente ignora o vuole ignorare che il proprio paese era una volta popolato dai nativi. Quasi tutti gli indios del nord dell’argentina sono stati fatti fuori in un modo o nell’altro e ancora oggi, tra i “cetos” di buenos aires, vengono mal visti coloro che hanno tratti indigeni.
    Aggiungiamoci poi che una buona fetta degli italiani emigrati erano analfabeti e/o fascisti, e scopriamo che anche “noi” abbiamo le nostre colpe.
    E’ vero, a tutti noi piace essere accarezzati da quell’odore di italianità, dall’affetto con cui ci circondano, ma non dimentichiamoci anche che “tano”, per rimanere in tema di blog, non viene o non veniva proprio utilizzato come complimento.
    Al tempo stesso mi sembra evidente che oramai “tano” e “argentino” sono la stessa cosa, il paese è fatto di italiani ed europei immigrati nelle varie epoche, per cui è difficile scindere la parte italiana da quella non italiana.

    Commento di andrea — 31 gennaio, 2009 @ 12:12 pm

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