Se me pianta un lagrimón

musica — 31 marzo 2009

Oggi ero in metropolitana e l’mp3 random mi ha spezzato il cuore con "Canción para Carito", di Leon Gieco, cantata da Mercedes Sosa.

En Buenos Aires los zapatos son modernos
pero no lucen como en la plaza de un pueblo.

Sensazione strana, questi versi riescono sempre a farmi sentire nostalgia dell’argentina anche quando sono qui. Ricordo anni fa a Barcellona, una domenica pomeriggio, ora della siesta, camminavamo con Laura. Passammo sotto una finestra aperta e al primo piano si sentivano le note de La Arenosa cantata dal Duo Salteño. Ci trovammo commossi, entrambi, come due deficienti, nella canicola estiva catalana. Io in piú con l’aggravante di non essere argentino.

Cosí mi domandavo…ai lettori argentini del blog, qual’é la canzone che ancora a distanza di anni vi fa venire i brividi di saudade? Qual é il vostro tallone d’achille? La domanda é aperta anche agli italiani con passato argentino, che lo so che anche voi soffrite di mal d’argentina.

Fusi

argentina — 31 marzo 2009

Ci risiamo. Noi ci svegliamo e voi state pranzando. Noi arriviamo al lavoro e voi vi state preparando per andarvene. Noi arriviamo a casa stanchi, ma pronti finalmente per vedervi via skype e voi vigliacchi state giá dormendo. Siamo tornati a – 5, la stagione in cui l’orologio infierisce e il fuso orario riesce nella missione in cui non erano riusciti i chilometri: farci sentire lontani da casa.

Esta noche me pido una milanga con fritas

cose dell'altro mondo — 30 marzo 2009

In tutta l’argentina sfrecciano migliaia di motorini. Tutti hanno una cassa nel portapacchi e una fretta dannata. Gli si raffredda la pizza. La consegna a domicilio in argentina viene chiamata "delivery" ed é diffusissima. Le tre cose piú consegnate sono sicuramente pizza, empanadas e gelato, ma le categorie sono pressoché infinite, puoi chiedere che ti consegnino a domicilio una cotoletta alla milanese con patatine fritte (titolo del post), la spesa dal fruttivendolo o, dato il momento, i pannolini. Ogni argentino che si rispetti ha il frigorifero tappezzato dalle calamite dei propri delivery di fiducia. É molto comune che si chieda un delivery di empanadas o di pizza anche nelle cene a casa di amici. Per un tano alle prime armi puó sembrare una cafonata (ma come? inviti gente a cena e non cucini?), ma vi assicuro che é un’ottima idea per passare una serata insieme e non gravare troppo sulla famiglia anfitriona.
Per quel che ho pututo vedere in un paio di viaggi il non plus ultra del delivery vive peró in provincia e si chiama "motomandado". In realtá il motomandado esiste anche a buenos aires e consiste semplicemente nel mandare un pony a consegnare qualcosa o a sbrigare commissioni famigliari. Ma in provincia l’uso del motomandado raggiunge livelli davvero esilaranti, con famiglie giá sedute per il pranzo che chiamano un motomandado perché vada a comprare la maionese.

Il delivery che porta il pranzo al mio ufficio.

Buoni propositi dalla giungla

cose dell'altro mondo — 26 marzo 2009

Non mi va di fare quello che sta tutto il tempo a confrontare la realtá italiana e quella argentina trovando sempre difetti nel belpaese e meraviglie nel cono sud. Sappiate che mi sento pedante e un po’ antipatico. Prendete per buona questa premessa e fate conto che sia l’incipit di ogni mio post.

PERÓ

In queste settimane pre e post lieto evento abbiamo ricevuto tanti messaggi da parenti, amici e conoscenti da entrambi i lati dell’oceano. E la differenza dei toni balza agli occhi, anche senza essere un sociologo o uno psicologo. Gli italiani ti fanno i complimenti, gli auguri…e poi lasciano trapelare un qualche messaggio in codice a scelta tra questi:
- adesso avrai meno tempo per te
- adesso cominciano le vere responsabilitá
- adesso avrai una personcina che ti stressa e non ti lascia respirare
- adesso dovrai tirare la cinghia per arrivare a fine mese
E via discorrendo, in mille salse, per arrivare all’unico concetto: é finita la pacchia.
Che cosa é successo agli italiani? perché non ci godiamo un po’ di piú la vita? se sulla terra c’é un evento che puó assomigliare alla felicitá assoluta dovrebbe essere la nascita di un figlio, no? Ma non solo per il momento in sé, quanto per i momenti di allegria, complicitá, crescita che stanno per investire la coppia come se si trattasse di un treno in corsa. O no?
I miei amici italiani sono il frutto dell’italia che va dal boom anni ‘60 ai scintillanti anni ‘80 e forse ne stanno vivendo tutte le pecche: cresciuti in una societá che ti offriva tutto e subito adesso si spaventano davanti alle normali difficoltá della vita. Arrivati ai 30 anni vivendo in casa con i propri genitori si scoprono ora a dover cucinare/lavare/stirare e tutto senza l’aiuto della mamma. Questa tesi non mi convince molto, ma per adesso é l’unica che mi viene in mente.

Gli amici argentini, dal canto loro, saranno piú innocenti, saranno piú hippie, saranno giovani e senza un soldo in tasca, ma nei loro auguri vive un unico concetto:  tra qualche mese ti sará impossibile ricordarti com’era la tua vita senza il piccolo, tanta sará la felicitá.

Se questi sono gli effetti collaterali del vivere nel terzo mondo, io rimango qui.

Poveretti

argentina — 26 marzo 2009

Se fai zapping in questi giorni sulla tv argentina non c’é quasi traccia delLA crisi. Si parla delle elezioni che vengono, della crisi col campo che ritorna e dell’insicurezza, che non se n’era mai andata. Tra le centinaia di canali della tv via cavo peró ce n’é uno che é perennemente in lutto: la CNN en español. Hanno le facce lunghe, i sorrisi spenti e parlano 24 ore su 24 degli effetti della crisi. No, alle cause, non dedicano molto tempo. Reportages dai 50 stati, analisi politiche ed economiche, un lavoro fatto bene, costante, minuzioso, come se si trattasse di una guerra appena scoppiata che bisogna coprire live minuto per minuto. Effetto straniante, perché quando poi ritorni sulla tv argentina della crisi non ne parla nessuno. Sará che a noi non tocca? A noi non ci si fila nemmeno la crisi?

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