Se me pianta un lagrimón

Oggi ero in metropolitana e l’mp3 random mi ha spezzato il cuore con "Canción para Carito", di Leon Gieco, cantata da Mercedes Sosa.

En Buenos Aires los zapatos son modernos
pero no lucen como en la plaza de un pueblo.

Sensazione strana, questi versi riescono sempre a farmi sentire nostalgia dell’argentina anche quando sono qui. Ricordo anni fa a Barcellona, una domenica pomeriggio, ora della siesta, camminavamo con Laura. Passammo sotto una finestra aperta e al primo piano si sentivano le note de La Arenosa cantata dal Duo Salteño. Ci trovammo commossi, entrambi, come due deficienti, nella canicola estiva catalana. Io in piú con l’aggravante di non essere argentino.

Cosí mi domandavo…ai lettori argentini del blog, qual’é la canzone che ancora a distanza di anni vi fa venire i brividi di saudade? Qual é il vostro tallone d’achille? La domanda é aperta anche agli italiani con passato argentino, che lo so che anche voi soffrite di mal d’argentina.

Fusi

Ci risiamo. Noi ci svegliamo e voi state pranzando. Noi arriviamo al lavoro e voi vi state preparando per andarvene. Noi arriviamo a casa stanchi, ma pronti finalmente per vedervi via skype e voi vigliacchi state giá dormendo. Siamo tornati a – 5, la stagione in cui l’orologio infierisce e il fuso orario riesce nella missione in cui non erano riusciti i chilometri: farci sentire lontani da casa.

Esta noche me pido una milanga con fritas

In tutta l’argentina sfrecciano migliaia di motorini. Tutti hanno una cassa nel portapacchi e una fretta dannata. Gli si raffredda la pizza. La consegna a domicilio in argentina viene chiamata "delivery" ed é diffusissima. Le tre cose piú consegnate sono sicuramente pizza, empanadas e gelato, ma le categorie sono pressoché infinite, puoi chiedere che ti consegnino a domicilio una cotoletta alla milanese con patatine fritte (titolo del post), la spesa dal fruttivendolo o, dato il momento, i pannolini. Ogni argentino che si rispetti ha il frigorifero tappezzato dalle calamite dei propri delivery di fiducia. É molto comune che si chieda un delivery di empanadas o di pizza anche nelle cene a casa di amici. Per un tano alle prime armi puó sembrare una cafonata (ma come? inviti gente a cena e non cucini?), ma vi assicuro che é un’ottima idea per passare una serata insieme e non gravare troppo sulla famiglia anfitriona.
Per quel che ho pututo vedere in un paio di viaggi il non plus ultra del delivery vive peró in provincia e si chiama "motomandado". In realtá il motomandado esiste anche a buenos aires e consiste semplicemente nel mandare un pony a consegnare qualcosa o a sbrigare commissioni famigliari. Ma in provincia l’uso del motomandado raggiunge livelli davvero esilaranti, con famiglie giá sedute per il pranzo che chiamano un motomandado perché vada a comprare la maionese.

Il delivery che porta il pranzo al mio ufficio.

Buoni propositi dalla giungla

Non mi va di fare quello che sta tutto il tempo a confrontare la realtá italiana e quella argentina trovando sempre difetti nel belpaese e meraviglie nel cono sud. Sappiate che mi sento pedante e un po’ antipatico. Prendete per buona questa premessa e fate conto che sia l’incipit di ogni mio post.

PERÓ

In queste settimane pre e post lieto evento abbiamo ricevuto tanti messaggi da parenti, amici e conoscenti da entrambi i lati dell’oceano. E la differenza dei toni balza agli occhi, anche senza essere un sociologo o uno psicologo. Gli italiani ti fanno i complimenti, gli auguri…e poi lasciano trapelare un qualche messaggio in codice a scelta tra questi:
- adesso avrai meno tempo per te
- adesso cominciano le vere responsabilitá
- adesso avrai una personcina che ti stressa e non ti lascia respirare
- adesso dovrai tirare la cinghia per arrivare a fine mese
E via discorrendo, in mille salse, per arrivare all’unico concetto: é finita la pacchia.
Che cosa é successo agli italiani? perché non ci godiamo un po’ di piú la vita? se sulla terra c’é un evento che puó assomigliare alla felicitá assoluta dovrebbe essere la nascita di un figlio, no? Ma non solo per il momento in sé, quanto per i momenti di allegria, complicitá, crescita che stanno per investire la coppia come se si trattasse di un treno in corsa. O no?
I miei amici italiani sono il frutto dell’italia che va dal boom anni ’60 ai scintillanti anni ’80 e forse ne stanno vivendo tutte le pecche: cresciuti in una societá che ti offriva tutto e subito adesso si spaventano davanti alle normali difficoltá della vita. Arrivati ai 30 anni vivendo in casa con i propri genitori si scoprono ora a dover cucinare/lavare/stirare e tutto senza l’aiuto della mamma. Questa tesi non mi convince molto, ma per adesso é l’unica che mi viene in mente.

Gli amici argentini, dal canto loro, saranno piú innocenti, saranno piú hippie, saranno giovani e senza un soldo in tasca, ma nei loro auguri vive un unico concetto:  tra qualche mese ti sará impossibile ricordarti com’era la tua vita senza il piccolo, tanta sará la felicitá.

Se questi sono gli effetti collaterali del vivere nel terzo mondo, io rimango qui.

Poveretti

Se fai zapping in questi giorni sulla tv argentina non c’é quasi traccia delLA crisi. Si parla delle elezioni che vengono, della crisi col campo che ritorna e dell’insicurezza, che non se n’era mai andata. Tra le centinaia di canali della tv via cavo peró ce n’é uno che é perennemente in lutto: la CNN en español. Hanno le facce lunghe, i sorrisi spenti e parlano 24 ore su 24 degli effetti della crisi. No, alle cause, non dedicano molto tempo. Reportages dai 50 stati, analisi politiche ed economiche, un lavoro fatto bene, costante, minuzioso, come se si trattasse di una guerra appena scoppiata che bisogna coprire live minuto per minuto. Effetto straniante, perché quando poi ritorni sulla tv argentina della crisi non ne parla nessuno. Sará che a noi non tocca? A noi non ci si fila nemmeno la crisi?

Tutto sotto controllo, ah ah

Ritorno dopo una settimana per ringraziarvi tutti. Grazie a tutti quelli che hanno commentato, a quelli che hanno scritto email, a quelli che hanno mandato messaggi via facebook, ma soprattutto grazie a quelli che hanno spedito buste con dentro 100 euro.

In questa settimana di levatrici, ginecologi, infermiere, nurse, puericultrici si é confermato per l’ennesima volta l’altissimo livello umano di questo paese. Si trattava di sanitá privata, sia chiaro, ma sono convinto che certe cose vadano aldilá delle tariffe: abbiamo trovato persone preparate, attente, sensibili, sempre disponibili a dedicarci mezz’ora per davvero, col cuore.

Concludo questa settimana frenetica citando un amico che in un’email mi salutava con un perentorio: Viva l’Argentina, viva Santiago, viva Maradona. Non so bene con quale ritmo, ma il blog riapre i battenti.

Otro tano más

Ieri alle 18,30 locali é nato Santiago. Pesa 2 chili e mezzo, é piccolissimo, ma sta benone. Grazie a dio assomiglia tutto alla mamma. Come potete immaginare siamo strafelici.

No te salves

Grazie allo stoico canale pubblico "Canal Encuentro" ieri abbiamo visto un documentario che ripercorreva la vita del poeta uruguayo Mario Benedetti. Due cose volevo qui segnalare: le immagini  di Montevideo ad inizi ’900, esattamente uguale ad oggi, ma in bianco e nero. 
E questo frammento del domentario, in cui l’attore argentino Miguel Angel Sola interpreta il poema "No te salves" con una voce e una faccia da applausi.

Meteo

Adesso arrivano giornate come oggi, in cui Buenos Aires é la cittá piú bella del mondo. Ti metti una felpa ("un buzo") ed esci a camminare. La temperatura é ideale, non c’é una nuvola e il cielo…il cielo é vicinissimo. Come se la cittá fosse un’auto cabrio e solo adesso avessero aperto il tettuccio. É un cielo che si puó toccare e lascia sugli edifici una luce molto particolare, che in italia non ho mai visto. Un cielo come quello di oggi giustifica da solo l’esistenza dell’aggettivo "terso".

Light motif

Neanche Donato é immune. L’altra sera in tv intervistavano il tano piú famoso d’argentina, chef, candidato a deputato e amico di questo blog. E anche a lui é toccata la domanda di rigore per lo straniero in argentina  "Lavoravi per Gianni Versace negli Stati Uniti, come mai adesso vivi in argentina?". In soldoni: chi te l’ha fatto fare?
É piú forte di loro…

Manu Chao al Luna Park

Anche qui nessuna velleitá artistica, solo sei minuti del cavallo di battaglia di Manu Chao, nel concerto di domenica sera al Luna Park. Da sottolineare il pubblico totalmente entregado e il chitarrista rumbero, un motttruo.

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Bernal, fin del mundo

Sandro, alias Baltic Man, lo leggevo giá quando stava a Barranquilla. Adesso che é da queste parti non volevo perdere l’occasione e gli ho chiesto di raccontarci com’é finito a vivere vicino a Quilmes, a Bernal. La sua prosa merita il prezzo del biglietto, ma poi non cominciate a chiedermi di andarmene…
 

04.44 a.m, primo treno della mattina a Bernal, Argentina, Fin del Mundo.
Quasi non lo sentirei – ho vissuto i miei primi vent’anni appiccicato a una stazione di decima categoria in un altro Fin del Mundo – se non fosse per il vino e l’arrancare diesel di un motore che di sicuro ha visto tempi migliori.
Tanoka mi chiede come ci sono finito, a compiere 23 anni a Bernal, e probabilmente non lo so neanch’io. Ho vissuto in Provincia di Cuneo, nella Provincia lituana di Kaunas, e nella Provincia colombiana di Barranquilla: ovvio che la grande metropoli mi spaventasse, quindici milioni di desperados non si affrontano in un batter di ciglia.

E poi, è la Provincia a raccontarti la verità. Ho provato a farmi sedurre da Buenos Aires, a prenderla per mano e lasciarmi trasportare nei salotti a cielo aperto de La Boca, tra le calles a odor di mate di San Telmo, negli infiniti parchi di Palermo e nell’elegante vividero di Belgrano zona Norte: c’era aria di bugia, di un commercio vivo e vegeto nonostante il ritrovarsi nell’apoteosi spazio-temporale della Crisi, di una città eurolatina troppo "euro" e poco "latina", di ristoranti e nonne italiane ad ogni angolo e profumo di quell’Italia che non c’è più (o non c’è mai stata) nella siesta pomeridiana.
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Piccoli tani crescono

Victoria ha quindici mesi. Padre friulano e madre venezuelana, cresce in quel di Buenos Aires. Ha poche parole nel suo vocabolario, peró quando pesca i fiori con la sua canna da pesca a calamita sorride e dice "TAAC", come il miglior Artemio.

Rai.TV, Te quiero Buenos Aires

Per gli amanti del genere vi segnalo una  puntata di Passepartout, di Pilippe Daverio. Una visita a Buenos Aires, forse un filino edulcorata, che dimentica mille realtá della cittá, ma proprio per questo a suo modo interessante. Grazie a Raffaella per avermela segnalata.

Ha ragione Daverio quando dice che é difficile per noi giudicare un paese dove l’acqua nel lavandino gira al contrario. Lascia perdere tano…

Codici/2

L’arte del gesticolare é italiana, non ci batte nessuno, neppure gli argentini. Eppure c’é un’espressione facciale sconosciuta al tano appena approdato al cono sud, quella della foto:

Si fa mordendosi il labbro inferiore e guardando in faccia l’interlocutore. É un gesto di dissenso. Significa letteralmente "Que hambre", "Cualquiera", ovvero "Non sono d’accordo"  "Stai dicendo/facendo una cavolata".

Tic tac tic tac

Domenica suona Manu Chao. Venerdí e sabato suona la Chicana (tango) al Tasso. Ma venerdí c’é anche il cinema all’aperto alla ESMA. Come si fa…
Come mai questa agenda culturale cosí soffocante? il dottore dice che tra una decina di giorni é in arrivo il pargolo della famiglia e per un po’ di mesi mi sa che saremo in altre faccende affacendati. Siamo come due che passeggiano e conversano in montagna, rilassati, senza peró aver notato la valanga che sta arrivando alle loro spalle. Insomma, siamo tranquilli, ma per pura incoscienza.

Furor di popolo

Un piccolo video girato questa mattina in centro, con l’inmancabile manifestazione sindacale. Niente di artistico, solo per farvi respirare un po’ di una mattinata uggiosa in Plaza Congreso.

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A scanso di equivoci, quello che cantano alla fine é proprio "Macri, hijo de puta, la puta que te parió".

Amode, ti scrifo dal Microtentro

Che poi lo so che quando tornate in italia dopo la vacanza fate i nostalgici e vi manca tutto di Buenos Aires, persino i computer dei locutorios della calle Florida. Con queste cabine da un metro quadrato, soffocanti, in cui io e il monitor del computer stiamo stretti stretti, avvinghiati. Con queste tastiere da cui scrivo, cosí sporche che in mezzo ai tasti sembra esserci la peste bubbonica, un fondo nero, il vuoto, l’infinito. Con le lettere consumate dalle dita di migliaia di persone la scrittura si fa titubante e gli errori di battitura si sprecano.

Codici

Gli argentini non sono sbadati, non dimenticano taniche, bottiglie e bottiglioni sulla capotta delle auto parcheggiate. É un segnale molto usato per dire che la macchina é in vendita. Nella fattispecie quella della foto sará dura da vendere…

Le tre I – Coreingrapho

Lo state seguendo anche voi Coreingrapho? A me sembra uno dei progetti piú intriganti, intelligenti e "in rapida espansione" del web italiano.  Se non dell’intero universo. Mi piacciono i progetti dove un’idea riesce a mettere insieme persone che si stavano solo cercando….e non lo sapevano. Poi non dite che non ve l’avevo segnalato.

So che non c’entra niente con l’argentina, ma ormai ci siete abituati ;-)