Se me pianta un lagrimón
Oggi ero in metropolitana e l’mp3 random mi ha spezzato il cuore con "Canción para Carito", di Leon Gieco, cantata da Mercedes Sosa.
En Buenos Aires los zapatos son modernos
pero no lucen como en la plaza de un pueblo.
Sensazione strana, questi versi riescono sempre a farmi sentire nostalgia dell’argentina anche quando sono qui. Ricordo anni fa a Barcellona, una domenica pomeriggio, ora della siesta, camminavamo con Laura. Passammo sotto una finestra aperta e al primo piano si sentivano le note de La Arenosa cantata dal Duo Salteño. Ci trovammo commossi, entrambi, come due deficienti, nella canicola estiva catalana. Io in piú con l’aggravante di non essere argentino.
Cosí mi domandavo…ai lettori argentini del blog, qual’é la canzone che ancora a distanza di anni vi fa venire i brividi di saudade? Qual é il vostro tallone d’achille? La domanda é aperta anche agli italiani con passato argentino, che lo so che anche voi soffrite di mal d’argentina.

Dopo un anno argentino e quattro mesi italiani continuo ad avere sentimenti contrastanti nei confronti di Buenos Aires e del paese che è stato la nostra casa per un po’.
Se devo pensare a un canzone credo che non ci siano alternative a Vuelvo al Sur dei Gotan Project, non fosse altro che perché mi ha accompagnato spesso e volentieri nelle passeggiate serali per Once, verso la stazione e il treno che mi portava dalla mia signora impegnata a scuola… Quando il caos del barrio piano piano si spegneva, lasciando il posto a strade deserte e cartoneros, in un’atmosfera da ultimo uomo sulla terra.
E allora si che se ci penso…extrano mi sur…
Canción animal de Soda stereo, l’ultima canzone che ascoltai alla radio prima di prendere l’aereo che mi avrebbe riportato in Europa al termine del mio primo soggiorno argentino, nel 91.
Difficile scegliere quando si è nostalgici, ma mi tengo ADIOS NONINO di Piazzolla.
^___^
Joaquin Sabina: Dieguitos y Mafaldas porque es la sìntesis de la infancia, adolescencia, del conurbano bonaerense(de donde soy oriunda) y de la vida misma.
“Balada para un loco” Piazzola-Horacio Ferrer cantada por Amelita Baltar …LAS TARDECITAS DE BUENOS AIRES TIENEN ESE QUE SE YO, VISTE?
que no tienen las tardecitas italianas!
Besotes a Santiago
scusate la parentesi tamarra, ma io penso mi porterò sempre nel cuore “la mano de dios” cantata da rodrigo, mi fa venire i brividi, che ci posso fare?
“Ojala” di Rodriguez e concordo con Ana Maria “Dieguitos y Mafaldas” struggente il ricordo del rio della plata dal vecchio continente
“Yo vengo a ofrecer mi corazòn” de Fito, cada vez que la escucho me mata.
“Dieguitos y Mafaldas” piace anche a me, ma é una canzone allegra…vi mette malinconia?
La tamarrata di Rodrigo la sottoscrivo. Se la ascoltassi a Cascinagrossa piangerei lacrime amare…
…”Hayuno del desocupado” de Arbolito…
tomate un matecito el hambre se va…
tanoka,conoces Arbolito,no?
si no cuando te doy tu libro de hago tambien un cd…
besos
Lorenza
Ce ne sono tante.
Balada para un loco anche per me.
Mi piaceva anche Liliana Felipe (la conosci?).
mmmmmmm Sumo…
Mañanas del Abasto de Sumo di Luca Prodan (romano tarsferitosi a questa terra negli anni 80)
Ojos de cielo de Victor Heredia
“Bailando” dei Paradisio. Lo so, non è prodotta in America Latina, ma la ballai in un locale della capitale e da allora ogni volta che la sento la associo a questa città… e all’Argentina stessa. E divento un po’ malinconico.
agitando pañuelos. quando stavo lavorando a roma nel 2002 ho avuto la brillante idea di andare a vedere la negra sosa a sta. cecilia. per poco mi ammazza.
anche amarraditos, che è un vals peruano. meno lacrimosa, ma ci sono affezionato.
Al lado del camino,fito Paez
Todo Pasa,mercedes Sosa
La Memoria, leon Gieco
questo il mio tris
BUENOS AIRES 1988 de Cacho Castaña…te hace pensar…y te preguntas…estamos viviendo lo mismo…?…que pasa?
AMIGOS de los Enanitos Verdes…me acuerdo cuando con mis amigos haciamos las rondas abrazados en la fiesta de esgrezados y la cantabamos…que triste…que ganas de voverme que me dan!
MI BUENOS AIRES QUERIDO!!!
io ci ho passato meno di un anno…ma se sento Gardel o leggo l’Eternauta…
Meno male che ora ci torno!
Leon Gieco!!!! todas!
L’ultimo giorno che ho trascorso a Buenos Aires, prima di salutare gli amici, passeggiavo per avenida Santa Fé sotto una strana pioggerellina di inizio marzo, ascoltando Cristal dei Bajofondo (avevo appena scaricato dal computer dell’ostello tutto Mar Dulce…). Que pena, che… :-(
yo soy del tiempo de juan D’Arienzo, hector Varela los Chalcharelos y otros mas pero digo era el tiempo del rock,cuanto bailè, era bastante joven pero no me puedo olvidar los bailes de carnaval no llevava una mamà de una amiga,la s.Rosa(calabrese di Soverato) nos hacia de chioccia se andava a las 23 y se volvia a casa a las 4 de la manana se pensava solo a divertirse bailando ,esa fue mi linda juventù,cuando cuento a mis hijos de estas cosas,me dicen que juventu sana era en ese tiempo,son recuerdos siempre presentes,no podrè nunca olvidarme era 1956 hasta el 1960,me case con un italiano y despues de casi tres anos me trajo en Italia y estoy todavia acà.Saludos a todos.
“las manos de mi madre”cantada por Mercedes Sosa…me acuerdo de mi Tucuman…
Va bene se ti risponde anche un italiano che non ha nessun passato argentino, ma che l’Argentina vorrebbe avercela nel proprio futuro? In tal caso, e col tuo permesso, ti direi la metà dei tanghi sentiti finora. Soprattutto Piazzolla, e anche io dico Adios nonino; ma anche tutto ciò che è frutto della sua collaborazione con Milva (la sua versione di Balada par un loco ti entra nelle vene). Quando lo sento, il tango, mi fermo, mi acciglio e immediatamente pure io mi do del cretino con la medesima aggravante di non essere argentino. E nemmeno mai stato lì. Ma se il tango è almeno un po’ la voce dell’Argentina, beh allora spero con tutto il cuore di venire presto a vedere com’è.
Ti leggo da un po’, tanoka, e tra le piccole attese che danno un po’ di sapore alle mie giornate c’è anche quella dei tuoi racconti dal Rio de la Plata, lato porteño. Più ti leggo e più mi sembra di conoscere Baires da una vita. Grazie.
E ti ringrazio anche di avermi fatto scoprire Maria Elena Walsh. E poi Mario Benedetti; che non è argentino, ma che mi ha fatto riflettere su quante volte non ho aperto la finestra (cfr. Piedritas en la ventana). A tal proposito: direi che “Otra voz canta” di Viglietti intercalata dai versi di Benedetti è un’altra cosa che mi fa venire chilometri di pelle d’oca.
Perché il dolore non ha bandiera.
Ciao tanoka! Non mi sembrava onesto continuare a leggerti senza lasciarti almeno un cenno…