Da queste parti non c’é ristorante, pasticceria o negozio decente che non abbia un poliziotto sulla porta, a mo’ di guardia giurata. Solo che é un poliziotto, di quelli veri, con la pistola e compagnia cantante. Mi domando come funzioni. Io ho un ristorante e chiedo un poliziotto e me lo danno? E quanto pago? e chi pago? il polizziotto o il commissario? Come si decide se un poliziotto deve investigare e cercare i cattivi oppure stare davanti alle panetterie?
Tempo fa dalle parti di Villa Guay avevamo "raccolto" un poliziotto che faceva l’autostop (ci aveva fermati con l’inganno) e durante il viaggio ci raccontava che la vigilanza privata la fanno come straordinari. La cosa non mi convince, il poliziotto dell’azienda di profumi di fianco a casa mia é sempre lo stesso, da due anni ed é lí tutto il giorno. Qualcuno di voi saggi lettori conosce il segreto dell’arcano?
Questioni di cana
Ermafrotano
Fuori dall’italia Andrea é nome di donna. La vita da "el tano Andrea" in fondo é sopportabile. Ormai ci ho fatto il callo, dopo anni e anni di chiarimenti, sorprese, sorrisetti sarcastici. Le reazioni della gente quando dico il mio nome sono di tre tipi. Ci sono quelli che mi chiedono il passaporto tre volte e poi si scusano perché "davvero non sapevo che in italia fosse nome da uomo, scusi scusi". Quelli a cui non frega niente, come se gli avessi detto che mi chiamo " Tazzadercesso Tognin". E poi ci sono los entendidos, quelli che fanno segno di sí, che lo sanno, che Andrea Bocelli, che Andrea Pirlo, ecc…
Ma nessuno reagisce come reagivano in spagna. Quando dicevo il mio nome nessuno faceva commenti, continuavano la conversazione contrariati, ma decisi a far finta di niente, come se io avessi una caccola gigante che mi usciva dal naso. I migliori erano i telemarketer spagnoli, che nei loro fascicoli avevano "Doña Andrea" e continuavano imperterriti a chiamarmi Doña Andrea anche se io insistivo a chiarire che non ero una signora con la voce da scaricatore di porto ero davvero un esemplare di virile masculo italico. E loro niente "Va bene, va bene Doña Andrea, ma la vuola l’adsl o no?
Che poi…perché ridere dei nomi italiani quando l’uruguay ci regala un sacco di gioie?
Avenida del Libertador
Credo che tutti i turisti a Buenos Aires dovrebbero farsi due o tre volte tutta Avenida del Libertador in macchina, avanti e indietro. In taxi se volete, con una macchina affittata o con amici. Molti dicono di essere rimasti a bocca aperta quando l’aereo planava sopra la cittá, perché in quel momento ci si rende conto che é immensa. Ma nel mio primo viaggio fu Libertador a farmi capire che si trattava di una cittá luminosissima, elegante, a suo modo nobile. Los bosques de Palermo, le ambasciate, l’ippodromo, plaza francia, la facultad de derecho, i musei, gli appartamenti dei ricconi, lo zoo.
Il turista, nella sua condizione naturale di pedone, si perde questo lato sontuoso, maestoso, della cittá. Forse l’unico. É un peccato, perché magari vi trovate a girovagare giorni e giorni nello sgarrupato microcentro, tra l’obelisco e Florida.
Secondo voi cos’altro si perdono i turisti a Buenos Aires, vittime del poco tempo e delle guide turistiche precotte?
Il nuovo (figo) che avanza

A giugno ci sono le elezioni. Si vota per eleggere una parte del legislativo, all’amerigana, e parte del governo della cittá. Personalmente sono molto incuriosito dal personaggio di Francisco De Narvaez, che vedete nella foto in tutto il suo fascino. Si tratta di una specie di bella copia del sindaco di Buenos Aires, Mauricio Macri, suo probabile alleato. De Narvaez ha due grandi pregi, politicamente parlando: é pieno di soldi e ha un sacco di belle camicie. In quest’epoca di vuoto ideologico basta e avanza. Poi ha un ideogramma cinese tatuato sul collo, grasso che cola. L’altro punto in comune con Macri é la totale assenza di discorso politico, nonostante si sia in piena campagna elettorale. I due punti forti della campagna di De Narvaez sono la critica all’attuale governo e la promessa di una lotta senza quartiere all’insicurezza. Francisco é il padre del Mapa de la Inseguirdad, che lascio a voi giudicare. Come Macri la sua campagna elettorale si basa sul fatto di non dire molto, non promettere niente. Basta il sorriso e la solita tiritera terribilmente efficace che gli italiani conosciamo bene "é un uomo di successo nel campo degli affari, diamogli una possibilitá in politica". Gli amici mi dicono che la Panamericana, l’autostrada, é tappezzata di cartelloni di De Narvaez con lo slogan "La seguridad se hace. Hagamos algo, hagamos un plan". Cioé, votatemi, poi qualcosa ci si inventa…
Segnatevi nome e congome, tra un paio di mesi ne riparliamo.
Oscar Brahim, sopra un ponte
Tutte le volte che passo sotto il ponte di Cordoba y Juan B. Justo penso che devo fare una foto per Tanoka.net. Eccola:
Il ponte é stato scelto da Oscar Brahim come spazio dove lanciare i suoi messaggi. La frase della foto é una citazione del rimpianto cantante argentino Miguel Abuelo. Una delle frasi passate era "Queres ser feliz o tener la razon?"
Oscar é un tassista di Buenos Aires, ma soprattutto é un "diseñador gráfico en libertad". Ha l’hobby del culture jamming, il tema della mia tesi di laurea. Per gli amanti del genere, c’é anche un documentario su Oscar.
Pichones
Oggi in un cortile ho visto un bambino sui nove anni che giocava. Lanciava in aria una palla da rugby, correva, la riprendeva. Dribblava l’albero centrale come se fosse un giocatore avversario e mi ha fatto ricordare quando io facevo la stessa cosa con un pallone da calcio e con l’unico albero del mio giardino, Gaetano, il libero.
Ma devo essere sincero e tirare fuori il polemico trozkista che é in me: i piccoli che giocano a rugby non mi suscitano molta simpatia. Hanno le stesse faccine bionde delle piccole che vedo per strada che se ne vanno a giocare ad hockey su erba con il loro bastone. Il completino impeccabile, i capelli raccolti in lunghe code, abbronzatura costante, ereditá dell’ultimo fine settimana a Miami o a Punta del Este. Un giorno forse saranno i pumas o le leonas, futuri idoli sportivi del paese e li vedremo in televisione, con il loro accento da Zona Norte, predestinati.
Un classico, qui nel patio trasero
Asilo politico in 6 mosse
Nei commenti ad un post-confessione un po’ caustico di qualche giorno fa Tincho mi chiede giustamente di dire anche cosa mi piace. Non mi tiro indietro:
Capusotto e il Negro Fontanarrosa mi fanno ridere SEMPRE. Mi fa ridere anche Peretti e il suo personaggio Emilio Ravenna, nel miglior telefilm argentino di sempre, Los Simuladores.
Ascoltavo los Fabulosos Cadillacs giá una decina di anni fa, ai tempi dell’universitá, e penso che Calaveras y Diablitos sia la miglior canzone rocksteady di tutti i tempi, altro che Jamaica. Sono contento che la scena reggae in argentina sia viva, vivissima e che al supermercato si possa sentire molto piú che pop.
Non ne vado molto orgoglioso e non lo confermerei neanche sotto tortura, ma non mi dispiace Andres Calamaro, anche se azzecca una canzone ogni tre album e, come dicono i miei amici spagnoli, "es un pavo".
Non ascolto rock in generale, ma so che in argentina questa é una specie di bestemmia, per cui scelgo un gruppo, Los Ratones Paranoicos. Un paio di anni fa eravamo sulla costa e siamo stati risucchiati come i topi del pifferaio magico. Dal vivo, da lontano, si sentiva il riff di chitarra di Isabel .
Mi piace il folklore argentino. Mi rendo conto da solo di essere anacronistico, ma una buona zamba arriva a toccarmi le corde piú profonde.
Mi riempie di orgoglio per l’umanitá e per questo paese quando vedo le interviste di TVE a Atahualpa Yupanqui e a Julio Cortazar, uomini immensi.
…..
Per evitare il commento lapidario e viscerale "e chi se ne frega" ho messo i link, cosí chi non li conosce si gode qualche chicca.
Compagnia di bandiera :-(
Piero Armenti, l’amico italiano di Notizie da Caracas, sta infestando la rete (1 - 2) con la sua terribile esperienza con Alitalia in un reiterato tentativo di Caracas-Roma. La redazione di Tanoka.net é lieta di dare eco al suo grido di vendetta.
Questa è la storia di un viaggio di ritorno Alitalia, Caracas-Roma. Ma è soprattutto un dettaglio per capire perché Alitalia è fallita, nonostante voli internazionali e aeroporti si moltiplichino ovunque. Concentratevi e leggete.
Il 3 dicembre compro un biglietto Alitalia (13 febbraio andata) con volo di ritorno 10 aprile, ore 18:50.
Il 10 aprile alle 16 (3 ore prima) mi presento in aeroporto, il check-in è già stato chiuso. L’orario è stato cambiato: la partenza è prevista per le 15 e 30 (tre ore prima). Nessuno mi aveva avvisato. Volo perso. Che ingenuo io a fidarmi di Alitalia, di questi tempi. Dovevo verificare.
Il paradosso è un altro: il volo pur partendo alle 15 e 30 aveva comunque tre ore di ritardo, sarebbe partito lo stesso alle 18 e 30. In sintesi: c’era tutto il tempo per imbarcarmi, ma nessuno dell’Alitalia era reperibile in aeroporto (Venerdì santo) nessun ufficio aperto, e nessun numero telefonico disponibile (messaggio telefonico, richiamate lunedì). L’aeroporto taceva, e io tornavo in taxi a Caracas.
Arrabbiato chiamo l’Alitalia di Roma (062222). La farsa continua: al call center verificano e ammettono di aver sbagliato l’ orario sul biglietto, ma sostengono che visto il ritardo del volo, avrei potuto imbarcarmi comunque. E’ normale, è quello che pensavo anche io: ma il check-in era inspiegabilmente chiuso. [Read more...]
Non tutti i muri vengono per nuocere
Dopo una settimana passata a parlare di muri funesti, sabato ce ne siamo andati a passeggiare lungo il Rio de la Plata, al Parque de la Memoria. Si tratta di uno spazio architettonico ancora in costruzione, ma giá si puó visitare il lungo il muro con 30.000 tasselli di cemento, uno per ogni desaparecido della guerra sucia. Piú di 8.000 tasselli hanno giá un nome e camminare lungo gli interminabili anni 1976 e 1977 fa venire i brividi. Nomi e cognomi di bambini, ragazzini, donne in gravianza, tanos, gallegos, rusos, non si é salvato nessuno. Il parco é situato ad un paio di chilometri dall’aeroporto cittadino di Aeroparque, per cui ogni cinque minuti il cielo blu era attraversato da un aereo, macabro simbolo di un passato che non va dimenticato.
Gocce d’acqua
La Miss Van che spopola sui muri di Barcellona oggi ha finalmente un nome e un cognome: Lidia Valentin e per campare solleva 120 chili in una botta sola.
Hey! Teachers!
La costruzione del muro, ormai a pezzi, é stato fermata dalla giustizia e mi viene il dubbio che non fosse tutta una mossa del sindaco di san isidro per attirare l’attenzione nazionale sul problema sicurezza nella sua localitá. A proposito di muri, questa barriera inter-quartiere mi ha fatto venire in mente la tribuna politica tra Carmine Rotunno e Michele Ramaglia, li ricordate?
Si potrebbe costruire un muro alto alto alto alto alto fino al soffitto per non far uscire il napoletano dalla campania.
Un muro! Ma perché non ci avevamo pensato prima!
É vero che se uno vuole scandalizzarsi di motivi ne trova un milione al giorno, peró il muro che stanno costruendo tra San Isidro e San Fernando é una di quelle cose che merita davvero una sana incazzatura. In questo mondo pieno di muri questo é nuovo e dovrebbe separare ricchi da poveri, vittime e carnefici, bianchi e neri. Cemento armato come soluzione all’insicurezza. Speriamo che il muro faccia la fine del cancello antimovida a Milano. Spero che i vicini di San Fernendo lo buttino giú pezzo a pezzo, tutte le notti, come una novella Penelope villera, che disfa di notte quello che i fascisti costruiscono di giorno. In questi casi mi va bene tutto, che intervenga Cristina, i caschi blu o superman, ma non permettiamo che lo costruiscano davvero.
p.s. sono contro al muro per ovvi motivi etici….ma anche volendo…che senso ha un muro? i ladri rinunciano ad andare a rubare a san isidro perché devono fare il giro largo e fare 500 metri in piú? Qual’é la chiave di volta, la notoria pigrizia del delinquente?
Febbre unitaria
La questione dengue (chiamarla epidemia o no é una questione di punti di vista) mette allo scoperto per l’ennesima volta gli istinti buenosaires-centrici del paese. Un annetto fa il dengue era una cosa che riguardava il Paraguay. Nei mesi scorsi é diventata una questione nazionale, ma fino ad un certo punto, visto che riguardava le province del Chaco e di Formosa. Mai sentite nominare? ecco, appunto. Nelle ultime settimane la malattia ha raggiunto la capitale, 230 casi accertati, e come per magilla le pagine dei giornali si sono riempite di dengue.
Questa mattina ascoltavo per radio quella simpaticona di Magdalena Ruiz Guiñazú su Radio Continental che faceva notare che molti porteños hanno rinunciato alle vacanze di pasqua nel nord del paese per paura del dengue. Poverini dev’essere una sensazione terribile.
Autoespulsione in sei mosse
Roberto Pettinato non mi fa ridere MAI.
Nonostante una decina di tentativi non riesco a trovare orecchiabili le canzoni di Sumo.
Non riesco ad ascoltare Soda Stereo, Spinetta e Fito Peaz per piú di trenta secondi, repulsione.
Mi succede la stessa cosa con Charly Garcia e la sua apparizione qualche giorno fa a Lujan mi é sembrata un po’ patetica.
Non mi entusiasma il tango (eufemismo).
Devo lasciare il paese subito o mi lasciate il tempo di fare una valigia veloce veloce?
Pillole portegne
Come sapete non vado spesso in centro, peró quando ci vado ritorno sempre con un sacco di sensazioni. Ieri era un giorno grigiastro, ma un paio di belle immagini me le sono portate a casa comunque:
- una vecchietta che entra nel bar in cui sto facendo colazione e saluta il giovane cameriere stampandogli un bacio sulla guancia accompagnato dal classico "como estás querido?"
- un ragazzo se ne sta seduto nel suo camincino con la porta aperta, guarda un poliziotto coetaneo che fa la guardia giurata davanti ad un negozio, sorride, si attacca ad un bottiglione di coca cola e dice al poliziotto "que rico está el fernet con cola"
- l’immancabile manifestazione sotto l’obelisco, in questo caso dei dipendenti del Teatro Colón. Questa volta non ho l’audio, ma vi posso assicurare che anche qui cantavano "Mauricio, la puta que te parió". Povero Macri, lo perseguitano.
State alti
Questa sera la seleccion del Diego gioca contro la Bolivia per le qualificazioni ai mondiali. Come sempre quando si gioca a La Paz il vero protagonista é il terrore di "apunarse", il malessere dovuto all’altitudine. Su Bolivia-Argentina ci sono un sacco di storie da epica del calcio, di quelle storie che vanno aldilá del rettangolo verde, come la Seleccion Fantasma allenata da Omar Sivori nel 1973 o la pantomima di Julio Cruz "El Jardinero" nel 1997. Que bochorno.















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