Febbre unitaria
La questione dengue (chiamarla epidemia o no é una questione di punti di vista) mette allo scoperto per l’ennesima volta gli istinti buenosaires-centrici del paese. Un annetto fa il dengue era una cosa che riguardava il Paraguay. Nei mesi scorsi é diventata una questione nazionale, ma fino ad un certo punto, visto che riguardava le province del Chaco e di Formosa. Mai sentite nominare? ecco, appunto. Nelle ultime settimane la malattia ha raggiunto la capitale, 230 casi accertati, e come per magilla le pagine dei giornali si sono riempite di dengue.
Questa mattina ascoltavo per radio quella simpaticona di Magdalena Ruiz Guiñazú su Radio Continental che faceva notare che molti porteños hanno rinunciato alle vacanze di pasqua nel nord del paese per paura del dengue. Poverini dev’essere una sensazione terribile.

Ciao caro Tanoka, la subordinazione del nord argentino c’è sempre stato e ci sarà…non è cosi violento (piu culturale che economico) come il “razzismo” tra italiani settentrionali e meridionali….
PErò sopratutto in questioni socio-politiche ed economiche sarà ahimè sempre l’ultimo anello della catena chiamata Argentina.
Noi (ed io mi includo) argentini che consideriamo tutti una nazione e visitiamo anche aldilà della patagonia, aprezzando l’umanita e semplicità dei jujeños ad esempio, vorremo uno sviluppo maggiore, cominciando da noi, VISITATE IL NORD ARGENTINO ne merita piu di altre città popolari….
Cosi cominciamo da casa per integrare e considerare “urgenze” i probblemi anche di queste persone assai dimenticate-
Credo che il razzismo, in Argentina, sia più una questione di colore e condizione sociale che di geografia. Se no basta vedere come i porteños bianchi considerano gli abitanti delle villas. Magari sarà una fesseria, ma voglio provare a misurare il razzismo argentino confrontando la quantità di epiteti dispregiativi rivolti ai meticci con quelli rivolti ai bianchi.
I meticci sono: negros, grones, cabezas, taxis (questo è un po’ datato)
I bianchi sono: (con)chetos
Non c’è paragone. Senza contare che cheto o concheto è più un epiteto sociale che razziale, e che i bianchi di solito se lo rivolgono reciprocamente.
eltano, quello che dici è giusto, ma io lo collego piu a una condizione di razzismo sociale inteso di “anima” come il famoso: no sos negro de piel, negro de alma!
Invece quelli del nord argentina vengono sbagliatamente, considerati diversi addirittura inferiori… sia per la lontananza (si legga difficoltà per raggiungerli), che per colore, grado di sviluppo…
Insomma…