Lo Sportivo Italiano ha battuto 2 a 1 il Flandria (che sembra un nome inventato) ed è salito in serie B. Un motivo in più per realizzare un’idea che mi gira in testa da tempo: i lettori di tanoka.net in gita a vedere lo Sportivo. Appena ricomincia il campionato ne riparliamo!
Hai voluto la bicicletta argentina?
Ieri il Giro d’Italia è passato da Cascinagrossa. La famiglia Tanoka si è fatta ben quatrocento metri di pellegrinaggio per vedere passare la carovana rosa.
Tra le duecentocinquantamila differenze che ci sono tra il posto dove sono nato e quello dove vivo c’è proprio il ciclismo. La presenza ossessiva nelle terre piemontesi di ciclisti della domenica, del lunedì, del martedì… e l’assenza totale a Buenos Aires e conourbano. Non è una cosa secondaria, perchè la dice lunga sulle caratteristiche della geografia e dell’architettura delle due località. In italia, per quanto sia grande la città dove vivi, puoi sempre prendere una bici e trovarti in aperta campagna in una mezz’oretta. Per uscire dal conourbano e poter pedalare senza la paranoia di essere schiacciato da un Ford Falcon impazzito devi fare 4 ore di automobile. O devi andare a girare in bici in un parco urbano, cosa un po’ triste.
Gradi diversi di argentinità
Durante i soggiorni italici mi trovo spesso a parlare d’argentina con qualche argentino che vive in italia. La situazione è questa: io vivo in argentina da due anni e lui vive in italia da vent’anni. Mi chiede come mai vivo in argentina, ma non è realmente interessato, quello che gli preme veramente è spiegarmi come mai non ci vive lui in argentina. L’elenco può essere lunghissimo, ma gli hit sono l’insicurezza, la montagna russa economica, la corruzione, buenos aires che "è sporca e caotica". Situazione paradossale in cui una persona mi racconta com’è il posto dove vivo io, lo fa a pezzi e io zitto e mosca. Mi guardo bene dal ribattere alcune distorsioni del mio interlocutore di turno, perchè so bene che quasi tutti gli argentini che vivono all’estero ci soffrono e parecchio. Lasciamolo vivere tranquillo. E poi è vero, Buenos Aires è un vero bordello.
Anacronismi e memoria corta
L’ex impero romano ormai è allo sbando e il fasto di un tempo è quello che è….il fasto di un tempo. La popolazione, spaventata e affamata, si chiude in casa, ossessionata da un unico terrore: la venuta dei barbari.
Siamo nel nord-ovest e sento una specie di cantilena, in mille versioni, che ripete continuamente "ci sono troppi emigrati", "il problema sono loro", "siamo già pieni di problemi noi, che cosa vengono a fare qui?".
C’è un approccio alla questione che è anacronistico. Si pensa a mandarli via, ma quello era un atteggiamento comprensibile negli anni ’90, ormai siamo nel 2008, dovrebbero rendersi conto che la multietnicità è una realtà, un dato di fatto, nonostante gli abbagli del nostro presidente del consiglio. Dovremmo stare qui a parlare di come accoglierli, di come vivere insieme in condizioni migliori, in armonia, come fanno in Francia, Gran Bretagna e USA coloro che hanno voglia di parlare di movimenti migratori. E invece siamo ancora qui a parlare della questione "li facciamo entrare o no". Nel 2008 2009.
La cosa che mi fa più rabbia è che le mie terre sono piene di emigrati: dal veneto, dalla calabria, dalla campania. La stessa persona che quarant’anni fa caricò un maiale e dieci galline su un camion e venne in piemonte alla ricerca di lavoro oggi si domanda (e sembra farsi la domanda in modo sincero, in buona fede) che cosa vengono a fare qua.
Porci ed avvoltoi
A proposito di viaggi, sapete quando abbiamo pagato i tappabocca anti febbre suina? 4,50 pesos l’uno, quasi un euro.
É mejo er vino de li castelli…
Per il prossimo mese la redazione del blog al gran completo si trasferisce nel basso Piemonte per una visita che si prospetta emotivamente fortissima. Visita di piacere e di lavoro, con puntata fieristica sulla riviera romagnola a metá maggio. Magari ci scappa qualche post made in italy (seguendo le orme dei compagni), che il blog si chiama "da Cascinagrossa alle Ande" e non si parla mai di Cascinagrossa, diamine.
Ieri sera con laura giocavamo a fare un elenco delle voglie gastronomiche che ci toglieremo e una a testa siamo andati avanti per mezz’ora. L’italiano che torna in italia guidato dal miraggio di una mozzarella di bufala fa molto Carlo Verdone, ma che ci vuoi fare, quando ci vuole ci vuole.
Chau, ci sentiamo "dall’altra parte".
Pronto, famiglia Antani?
Chi vive in argentina probabilmente ne avrá giá sentito parlare, ma per gli italiani é davvero una cosa originale. Oggi parliamo del sequestro telefonico. L’altra sera una coppia di amici vicini di casa ne é stata vittima e cosí ho potuto capirne i dettagli. Funziona piú o meno cosí: ti chiamano a casa (spesso la chiamata viene fatta dal carcere. La noia fa brutti scherzi). Sanno il tuo nome e congnome e ti dicono che un tuo caro ha avuto un incidente. Al che tu entri in panico, mordi l’amo e dici "chi é? mia sorella? mio padre?" Non si sa…ma chiama questo numero di cellulare e lí sapranno dirti. Tu chiami e lí ti dicono che hanno in ostaggio il tuo famigliare in questione e che per liberarlo devi pagare. Ovviamente non é vero niente e se non glielo dici tu neanche lo sanno che hai una sorella o un padre. Puntano tutto sul non lasciarti pensare e sulla fretta. Teoricamente dovresti uscire di casa e lasciare i soldi in un qualche bidone della spazzatura del tuo quartiere. Normalmente hanno un socio che gira in macchina in zona aspettando che qualcuno caschi nella rete e consegni davvero "il riscatto". Se riesci a mantenere i nervi saldi trovi milioni di incongruenze nel discorso del sequestratore virtuale, prima fra tutte quella di non sapere bene dove abiti. Lui viene a prendere il riscatto, ma devi spiegargli tu dove abiti. Il mio amico dice che erano ragazzini…che si stancavano di reggere il gioco e si passavano il telefono l’uno con l’altro. Me li immagino, playstation, "faso" e telefono.
Starete sorridendo e pensando "e chi ci casca?". Chi ci casca non lo so, ma il mio amico non riusciva a contattare la sorella (era un concerto) e si é preso un bel cagozzo.
A volte l’ingegno e la creativitá degli argentini é "pure troppo", era piú divertente il Dr. Tangalanga.
Poco seri
L’ho vista con i miei occhi la 9 de julio bloccata da decine di autobus venuti dal conourbano per le manifestazioni del 1 maggio. Solo che non é successo oggi, venerdí, ma ieri, giovedí. Hanno anticipato la marcia per potersi poi godere il fine settimana lungo. Cosí non si fa, voto 4.












Ultimi commenti