Ma piove piove

argentina — 29 giugno 2009

Ieri durante le elezioni piovigginava, oggi piove. L’acqua porta via i milioni di discorsi elettorali, ci ripulisce, speriamo. I cartelloni elettorali hanno le orecchie basse, cedono e si scollano, decadente metafora di un paese che non sta per niente bene. Ha appena rinunciato la Ministra della Sanitá, Marcela Ocaña. Era una notizia attesa, avevano fatto di tutto per mantenere il problema "Influenza A" in sordina per preservare le elezioni (se no chi andava a votare?) ma oggi la pentola a pressione é scoppiata.

Hanno perso i Kirchner, probabilmente quella di ieri é stata la loro Waterloo, risultato inevitabile di un paio d’anni in cui hanno sbagliato tutto. Per le considerazioni generali vi rimando al post di Emiliano Guanella su La Stampa. Alla fine Pino Solanas ne é uscito benissimo, secondo nella Capitale con il 24%. Un trionfo, ma il difficile comincia adesso: trasformasi da forza di denuncia a spazio propositivo. Lo seguiremo da vicino.

Che vinca il migliore, ja

argentina — 28 giugno 2009

Siamo in piena veda electoral. Per 48 ore i candidati (e con loro tutti i cittadini) non possono fare dichiarazioni pubbliche inerenti alle elezioni. Fino alle 21 di oggi, domenica, sono proibiti spettacoli popolari all’aperto o al chiuso, feste teatrali, sportive e tutte le riunioni pubbliche che non abbiano niente a che vedere con la pura organizzazione del voto. Sono chiusi anche molti cinema e nelle 12 ore prima del voto è vietato vendere alcol, anche nei ristoranti. Sono tutte misure che richiamano al rigore e alla serietà, in un momento cruciale come l’esercizio del diritto del voto..ma non mi convincono molto. Hanno un odore forte e acre di fascismo, di dittatura, di quegli anni in cui un capannello di 4 persone rappresentava già un pericolo. In dittatura non ci sono elezioni, va da sè, ma non me la raccontano giusta, a me sta storia della "veda" puzza di bruciato.

Oggi siamo andati in una scuola del centro a votare (io facevo solo da autista). C’era tanta gente con il tappabocca, visto che qui l’influenza porcina non è ancora passata, anzi. Il voto funziona in modo diverso rispetto all’italia: ti controllano i documenti e tu entri ad una stanza, chiamata "cuarto oscuro" in cui su un tavolo trovi biglietti simili a quello della foto, chiamati boletas, con i nomi della lista e dei suoi candidati. Ce ne sono di tutti i partiti, teoricamente. In totale solitudine prendi il biglietto che più ti piace e lo metti dentro alla tua busta, esci e metti la busta dentro l’urna. L’inghippo sta nel fatto che soprattutto in provincia, nell’argentina profonda, non si trovano sempre le boletas di tutti i partiti, quindi i partiti minori, con meno risorse, si vedono penalizzati. Teoricamente se non trovi la boleta che vuoi usare potresti bloccare il seggio e fermare tutto.

Altra differenza. Nel seggio ci sono chiaramente anche i punteros, i militanti dei singoli partiti, che sono lì per mettere un po’ di pressione e controllare il corretto funzionamento del voto…ma sono decisamente più discreti che in italia..o perlomeno che a cascinagrossa, dove mio cugino passava la giornata ad aprire la porta a tutti quelli che entravano nel seggio, neanche fosse carabiniere. Quanti voti ha fatto perdere al PCI…

Questa sera stessa sapremo i risultati, reali, di tutto il paese. Lo spoglio è velocissimo, immediato, come in Spagna, senza dilungare per ore la farsa degli exit polls, che qui chiamano "boca de urna". Niente nottate elettorali con Bruno Vespa, solo festeggiamenti per i vincitori e nanna per gli altri.
 

I soliti perbenisti conservatori genovesi

buenos aires, foto — 28 giugno 2009

Pena de Muerte – Mussa

Mejor precio (!?!?!)

argentina — 24 giugno 2009

Ad ogni modo, si fa di necessità virtù: uno evita i confronti dolorosi, sposta la soglia del suo minimo indispensabile, si accorge che in fondo non è poi la questione di vita o morte che sembrava, che non esiste un diritto all’olio extravergine spremuto a freddo da olive raccolte ad inizio invaiatura e da non più di 24 ore, si ricorda che nessuna delle nostre nonne è morta per assenza di spremiaglio di Venturini, e si gode la sensazione che nessun acquisto sia ovvio (mentre là da dove vengo la sensazione è che ogni acquisto sia metà-del-tuo-dovere), anzi l’ovvietà è non comprare mai niente nella prima visita al negozio e farsi tirare giù 15 modelli di qualsiasi cosa per comprarne rigorosamente uno solo; e poi, a farlo durare. Non è detto che ci vada poi tanto peggio.

Fritz approfondisce una conversazione che portiamo avanti via mail da un po’ su un tema poco trattato invece in questo blog: le difficoltà a rapportarsi con il mercato argentino e i suoi prezzi. Sottotitolo: lasciate ogni speranza (e il portafoglio) o voi che entrate. Come sempre sono d’accordo su tutta la linea con lui e con i suoi illuminanti esempi agroalimentari. Sono soprattutto d’accordo con le conclusioni: l’unica soluzione é reagire e cercare di godersi questa vita "diversa". Altrimenti si finisce sempre (e mi succede purtroppo spesso) per ritrovarsi tra italiani a rimpiangere le cose che qui non si trovano o si trovano care.

Una cosa sola non mi convince troppo: non credo che l’italiano in argentina soffra perché i generi che lui considera di prima necessitá qui appartengono ad una fascia medio-alta. O meglio, non credo che stia lí il centro della questione. Secondo me il centro della questione é la Cina. La Cina (e al limite la Svezia ;-) é il vero salvagente per la generazione dei milleuristi italiani. Tecnologia, vestiti, mobili. Quanto sarebbe diversa la vita in italia se eliminassimo il made in china? quanti si potrebbero permettere di cambiare la tv o un armadio? Non sto difendendo il modello di produzione iperterzializzata e globalizzata, sto sottolinendo una differenza importante tra italia e argentina. Qui nel cono sud quasi tutto (a parte la teconologia, che arriva dalla cina, ma a prezzi folli) vine fatto qui e spesso, come dice Fritz, al buio. Risultato? Qualitá discutibile, ma soprattutto prezzi alle stelle.
Prezzi inarrivabili per famiglie medie, come la mia, immaginate per le altre…
 

Logorrea elettorale, con perdón

argentina — 22 giugno 2009

Manca una settimana alle elezioni. Elezioni legislative, all’amerigana, l’abbiamo giá detto. Sono giorni di dibattiti televisivi incolori, di sputtanamenti vari, di denunce penali "para embarrar la cancha", di cartelloni, tanti, tanti cartelloni, che se stai cinque minuti fermo in strada ti ritrovi incollato a qualche palo col faccione di De Narvaez o della Michetti. Le alternative sono tristi, davvero tristi. Ci sono i liberali post menemisti, poi c’é la destra, l’estrema destra, i destrorsi, la destra travestita da sinistra e Pino Solanas. Sí, Fernando "Pino" Solanas il regista, quello de "La hora de los hornos" e recentemente di "Memoria del saqueo". Era giá presente alle ultime elezioni presidenziali, ma non se n’era accorto nessuno. Adesso invece lo danno come la possibile soprpresa e vedendo lo spazio che gli dedicano i media qualcosa di vero c’é. L’analisi pseudo-politica che mi posso permettere, da straniero in terra straniera, é che ci sono un sacco di "zurdos" delusi. Una marea di progressisti e di riformisti, soprattutto porterñi, che speravano davvero che la K Family fosse un’alternativa di sinistra e che poco a poco si sta rendendo conto che nada, so’ sempre i soliti peronisti. Tra questi delusi ci sono anch’io eh, che non mi nascondo. Ma io ero appena arrivato, me la volete concedere un po’ di inesperienza? Beh, se questi fantomatici "progre" cercano qualcosa alla sinistra di Kirchner ci trovano solo Pino Solanas, in mezzo ad un sacco di polvere. O al massimo, ci trovano i radicali, ma se sei progre mezzo peronista i radicali non li voterai mai, piuttosto voti quello lí….come si chiama….Solana…sí, Solanas…pittosto voti quello.

Beh, faccio il mio outing e dico che io voterei Pino Solanas, come l’avrei votato alle presidenziali. Stiamo parlando di lottare per il terzo-quarto posto eh, sia ben chiaro. Dicono che la lotta sia tra Kirchner (el oficialismo) e la formula de Narvaez/Macri (brrrrrr, avevano chiesto anche a Jack lo Squartatore a ma in questi mesi non era disponibile). Paese meraviglioso questo: se non capisci il peronismo non capisci niente e il peronismo (lo dicono apertamente tutti) non si sa che cosa sia. Adess de Narvaez si presenta come il "peronista disidente".

 - Ma i peronisti non erano quegli altri?
 - No, tano, quelli son peronisti K.
 - Ah. Ma de Narvaez sembra Menem. Menem era peronista?
 - Sí, tano, ma Menem era liberale e ha svenduto il paese e poi Menem non lo nomina nessuno, che porta sfiga e fa perdere voti.
 - Ah, ho capito, Peronista era Peron, le altre sono solo imitazioni trucce.
 - Bravo tano, questo l’hai capito.
 - Ma scusate, secondo me in fondo in fondo (ma neanche troppo a fondo) anche Pino Solanas é peronista.
 - Sí.
 - E quindi é di sinistra e il suo referente é un generale fascista?
 - Tano, se dici ancora "generale fascista" vieni espulso dal paese in 24 ore.
 - Vabbuó, ho il mal di testa, siete fortunati che non posso votare.

Pagina successiva »
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 Unported License.
(c) 2010 Tanoka | powered by WordPress with Barecity Login