Ma piove piove

Ieri durante le elezioni piovigginava, oggi piove. L’acqua porta via i milioni di discorsi elettorali, ci ripulisce, speriamo. I cartelloni elettorali hanno le orecchie basse, cedono e si scollano, decadente metafora di un paese che non sta per niente bene. Ha appena rinunciato la Ministra della Sanitá, Marcela Ocaña. Era una notizia attesa, avevano fatto di tutto per mantenere il problema "Influenza A" in sordina per preservare le elezioni (se no chi andava a votare?) ma oggi la pentola a pressione é scoppiata.

Hanno perso i Kirchner, probabilmente quella di ieri é stata la loro Waterloo, risultato inevitabile di un paio d’anni in cui hanno sbagliato tutto. Per le considerazioni generali vi rimando al post di Emiliano Guanella su La Stampa. Alla fine Pino Solanas ne é uscito benissimo, secondo nella Capitale con il 24%. Un trionfo, ma il difficile comincia adesso: trasformasi da forza di denuncia a spazio propositivo. Lo seguiremo da vicino.

Che vinca il migliore, ja

Siamo in piena veda electoral. Per 48 ore i candidati (e con loro tutti i cittadini) non possono fare dichiarazioni pubbliche inerenti alle elezioni. Fino alle 21 di oggi, domenica, sono proibiti spettacoli popolari all’aperto o al chiuso, feste teatrali, sportive e tutte le riunioni pubbliche che non abbiano niente a che vedere con la pura organizzazione del voto. Sono chiusi anche molti cinema e nelle 12 ore prima del voto è vietato vendere alcol, anche nei ristoranti. Sono tutte misure che richiamano al rigore e alla serietà, in un momento cruciale come l’esercizio del diritto del voto..ma non mi convincono molto. Hanno un odore forte e acre di fascismo, di dittatura, di quegli anni in cui un capannello di 4 persone rappresentava già un pericolo. In dittatura non ci sono elezioni, va da sè, ma non me la raccontano giusta, a me sta storia della "veda" puzza di bruciato.

Oggi siamo andati in una scuola del centro a votare (io facevo solo da autista). C’era tanta gente con il tappabocca, visto che qui l’influenza porcina non è ancora passata, anzi. Il voto funziona in modo diverso rispetto all’italia: ti controllano i documenti e tu entri ad una stanza, chiamata "cuarto oscuro" in cui su un tavolo trovi biglietti simili a quello della foto, chiamati boletas, con i nomi della lista e dei suoi candidati. Ce ne sono di tutti i partiti, teoricamente. In totale solitudine prendi il biglietto che più ti piace e lo metti dentro alla tua busta, esci e metti la busta dentro l’urna. L’inghippo sta nel fatto che soprattutto in provincia, nell’argentina profonda, non si trovano sempre le boletas di tutti i partiti, quindi i partiti minori, con meno risorse, si vedono penalizzati. Teoricamente se non trovi la boleta che vuoi usare potresti bloccare il seggio e fermare tutto.

Altra differenza. Nel seggio ci sono chiaramente anche i punteros, i militanti dei singoli partiti, che sono lì per mettere un po’ di pressione e controllare il corretto funzionamento del voto…ma sono decisamente più discreti che in italia..o perlomeno che a cascinagrossa, dove mio cugino passava la giornata ad aprire la porta a tutti quelli che entravano nel seggio, neanche fosse carabiniere. Quanti voti ha fatto perdere al PCI…

Questa sera stessa sapremo i risultati, reali, di tutto il paese. Lo spoglio è velocissimo, immediato, come in Spagna, senza dilungare per ore la farsa degli exit polls, che qui chiamano "boca de urna". Niente nottate elettorali con Bruno Vespa, solo festeggiamenti per i vincitori e nanna per gli altri.
 

I soliti perbenisti conservatori genovesi

Pena de Muerte – Mussa

Mejor precio (!?!?!)

Ad ogni modo, si fa di necessità virtù: uno evita i confronti dolorosi, sposta la soglia del suo minimo indispensabile, si accorge che in fondo non è poi la questione di vita o morte che sembrava, che non esiste un diritto all’olio extravergine spremuto a freddo da olive raccolte ad inizio invaiatura e da non più di 24 ore, si ricorda che nessuna delle nostre nonne è morta per assenza di spremiaglio di Venturini, e si gode la sensazione che nessun acquisto sia ovvio (mentre là da dove vengo la sensazione è che ogni acquisto sia metà-del-tuo-dovere), anzi l’ovvietà è non comprare mai niente nella prima visita al negozio e farsi tirare giù 15 modelli di qualsiasi cosa per comprarne rigorosamente uno solo; e poi, a farlo durare. Non è detto che ci vada poi tanto peggio.

Fritz approfondisce una conversazione che portiamo avanti via mail da un po’ su un tema poco trattato invece in questo blog: le difficoltà a rapportarsi con il mercato argentino e i suoi prezzi. Sottotitolo: lasciate ogni speranza (e il portafoglio) o voi che entrate. Come sempre sono d’accordo su tutta la linea con lui e con i suoi illuminanti esempi agroalimentari. Sono soprattutto d’accordo con le conclusioni: l’unica soluzione é reagire e cercare di godersi questa vita "diversa". Altrimenti si finisce sempre (e mi succede purtroppo spesso) per ritrovarsi tra italiani a rimpiangere le cose che qui non si trovano o si trovano care.

Una cosa sola non mi convince troppo: non credo che l’italiano in argentina soffra perché i generi che lui considera di prima necessitá qui appartengono ad una fascia medio-alta. O meglio, non credo che stia lí il centro della questione. Secondo me il centro della questione é la Cina. La Cina (e al limite la Svezia ;-) é il vero salvagente per la generazione dei milleuristi italiani. Tecnologia, vestiti, mobili. Quanto sarebbe diversa la vita in italia se eliminassimo il made in china? quanti si potrebbero permettere di cambiare la tv o un armadio? Non sto difendendo il modello di produzione iperterzializzata e globalizzata, sto sottolinendo una differenza importante tra italia e argentina. Qui nel cono sud quasi tutto (a parte la teconologia, che arriva dalla cina, ma a prezzi folli) vine fatto qui e spesso, come dice Fritz, al buio. Risultato? Qualitá discutibile, ma soprattutto prezzi alle stelle.
Prezzi inarrivabili per famiglie medie, come la mia, immaginate per le altre…
 

Logorrea elettorale, con perdón

Manca una settimana alle elezioni. Elezioni legislative, all’amerigana, l’abbiamo giá detto. Sono giorni di dibattiti televisivi incolori, di sputtanamenti vari, di denunce penali "para embarrar la cancha", di cartelloni, tanti, tanti cartelloni, che se stai cinque minuti fermo in strada ti ritrovi incollato a qualche palo col faccione di De Narvaez o della Michetti. Le alternative sono tristi, davvero tristi. Ci sono i liberali post menemisti, poi c’é la destra, l’estrema destra, i destrorsi, la destra travestita da sinistra e Pino Solanas. Sí, Fernando "Pino" Solanas il regista, quello de "La hora de los hornos" e recentemente di "Memoria del saqueo". Era giá presente alle ultime elezioni presidenziali, ma non se n’era accorto nessuno. Adesso invece lo danno come la possibile soprpresa e vedendo lo spazio che gli dedicano i media qualcosa di vero c’é. L’analisi pseudo-politica che mi posso permettere, da straniero in terra straniera, é che ci sono un sacco di "zurdos" delusi. Una marea di progressisti e di riformisti, soprattutto porterñi, che speravano davvero che la K Family fosse un’alternativa di sinistra e che poco a poco si sta rendendo conto che nada, so’ sempre i soliti peronisti. Tra questi delusi ci sono anch’io eh, che non mi nascondo. Ma io ero appena arrivato, me la volete concedere un po’ di inesperienza? Beh, se questi fantomatici "progre" cercano qualcosa alla sinistra di Kirchner ci trovano solo Pino Solanas, in mezzo ad un sacco di polvere. O al massimo, ci trovano i radicali, ma se sei progre mezzo peronista i radicali non li voterai mai, piuttosto voti quello lí….come si chiama….Solana…sí, Solanas…pittosto voti quello.

Beh, faccio il mio outing e dico che io voterei Pino Solanas, come l’avrei votato alle presidenziali. Stiamo parlando di lottare per il terzo-quarto posto eh, sia ben chiaro. Dicono che la lotta sia tra Kirchner (el oficialismo) e la formula de Narvaez/Macri (brrrrrr, avevano chiesto anche a Jack lo Squartatore a ma in questi mesi non era disponibile). Paese meraviglioso questo: se non capisci il peronismo non capisci niente e il peronismo (lo dicono apertamente tutti) non si sa che cosa sia. Adess de Narvaez si presenta come il "peronista disidente".

 - Ma i peronisti non erano quegli altri?
 - No, tano, quelli son peronisti K.
 - Ah. Ma de Narvaez sembra Menem. Menem era peronista?
 - Sí, tano, ma Menem era liberale e ha svenduto il paese e poi Menem non lo nomina nessuno, che porta sfiga e fa perdere voti.
 - Ah, ho capito, Peronista era Peron, le altre sono solo imitazioni trucce.
 - Bravo tano, questo l’hai capito.
 - Ma scusate, secondo me in fondo in fondo (ma neanche troppo a fondo) anche Pino Solanas é peronista.
 - Sí.
 - E quindi é di sinistra e il suo referente é un generale fascista?
 - Tano, se dici ancora "generale fascista" vieni espulso dal paese in 24 ore.
 - Vabbuó, ho il mal di testa, siete fortunati che non posso votare.

A dos voces

Ci sono voci e timbri inconfondibili in argentina. Situazioni in cui tutti imitano lo stesso tipo di voce. Il primo è quello del tifo, dei cori da stadio, usato anche nelle marce e nei cori di rivendicazione politico/sociale. È una voce bassa, un po’ da invasato. La tipica voce che accompagna l’espressione "Eh, boludo". La fanno tutti nello stesso modo. Ho cercato un link in youtube che la mostrasse come si deve, ma non ho trovato niente di soddisfacente, è una voce tipo questa. Una voce caratteristica, che sicuramente conoscete se siete passati da queste parti.

L’altro tono di voce inconfondibile è quello dei venditori ambulanti, categoria che in argentina raggiunge livelli di poesia e di arte altissimi. Fanno tutti una voce gracchiante, bassissima, come una voce di vecchio proveniente da una radio scassata. E qualsiasi cosa vendano usano tutti quella stessa voce: "Las tijeras, las tijeras para la dama, para el caballero". La voce è funzionale perchè quando la senti capisci che ti stanno offrendo qualcosa. Poi li vedi che si allontanano e parlano con un amico e hanno una voce normale o da pulcino.

Carpiato triplo

Hola, soy Piero Armenti, me recordarán por blogs como Notizie da Caracas

Scherzi a parte, il blog bolivariano di Piero è stato (e sarà?) uno dei migliori della Patria Grande, un modello da seguire per un umile servidor, il sottoscritto. Seguirò quindi con molta curiosità il nuovo blog di Piero, Notizie da New York e vi invito a fare lo stesso. Certo, che salto…

Panchos y champagne (la pizza se terminò)

http://www.flickr.com/photos/tanoka/3640569650/

7up e Sprite ci hanno abituato a campagne pubblicitarie controcorrente, basta pensare a "L’immagine è zero, la sete è tutto", ma a questo cartellone di 7up la dice lunga sulla sutuazione attuale in argentina. Sono finiti gli anni ’80 ’90, la pizza e champagne, il modello da seguire, il sogno, non è più avere una Ferrari e fare le vacanze a Miami. No, ormai ci si accontenta di invidiare un tipo con le infradito che può permettersi di fare un asado sul balcone di casa. Patetico? può essere, ma anche no.

I duri di Cascinagrossa

Qui si parla sempre di Ande e mai di Cascinagrossa. Ma mentre ero lì avevo un post in canna che solo adesso, fermo ad un semaforo della Panamericana, prende la giusta piega.

Cascinagrossa é un paesone di mille abitanti. Paesone è stata una conquista, visto che durante la mia infanzia, nei fabulosos anni 80, gli abitanti erano circa seicento. Durante il soggiorno italiano mi sono trovato ad analizzare la figura del duro di Cascinagrossa. Altre parole che possono essere utili a disegnarne il profilo sono: ribelle, tendenzialmente violento, naturalmente bello, bullo, scansafatiche, leader. Servono varie parole perché non si tratta di una persona sola, sono vari ragazzini, di etá compresa tra i 13 e i 20 anni, che si rinnovano con il passare delle generazioni. Esistevano giá quando io cominciavo ad uscire per le prime volte solo in bicicletta (7 anni, etá impensabile nell’italia odierna, in argentina non ne parliamo neanche). Esistevano e noi banotti li temevamo, si giocava a calcio insieme, si scherzava, ma era chiaro che il leader era il leader, che era piú duro di tutti, che era cresciuto piú in fretta e piú forte degli altri. Belli e dannati, esistevano anche in tutti questi anni in cui io facevo la mia vita da migrante e quando tornavo a casa dai miei sentivo i racconti degli amici "tizio ha rotto i vetri di casa della famiglia caio", "si dice che il gruppetto capitanato da sempronio fumi le canne in piazza". Niente di anormale, vita da paese, immortalata in migliaia di canzoni di Ligabue. È passato il tempo, è cambiato solo il look, i contenuti dei graffiti, ma la sostanza rimane la stessa: il predestinato guida il gruppone. Nell’ultimo mese passato a Cascinagrossa ho avuto modo di vedere che le generazioni si rinnovano e che se anche i gruppetti sono piú numerosi (viva l’immigrazione, ah ah ah) é sempre piuttosto facile individuare quello che comanda, l’idolo malcelato delle adolescenti cascinagrossesi, il james dean della situazione.

Tutto questo discorso per arrivare dove. Per arrivare al fatto che poi questi leader crescono, crescono e puntualmente perdono, cadono, fallen angels. Non dico che finiscano in galera, come avevano predetto i vecchi saggi e cialtroni del paese. No, peggio, finiscono in cantiere. Ci finiscono tutti, ci finiscono giovanissimi. Perché mentre gli altri si facevano zitti zitti il liceo loro avevano altro da fare, poi magari é successo che la bella e dannata del paese é rimasta incinta (o anche no) e lí le alternative sono drasticamente diminuite: bisognava trovarsi un lavoro. I piú fortunati vanno in fabbrica, ma la stragrande maggioranza io li vedo che passano dal tabaccaio a comprarsi le sigarette e hanno le mani grandi, bianche e screpolate, per non dire cotte, di chi lavora in cantiere. Io li osservo, seguo il loro sguardo e mi rendo conto che sono diventati persone dolcissime. Sono ragazzoni ancora giovani, intatta la loro bellezza, ma lo sguardo non é piú di sfida, lo sguardo é tranquillo, non direi sereno, non lo direi mai, ma tranquillo. E allora ti viene da chiederti se quella era la vera natura di quel ragazzo, se é sempre stato un ragazzo sensibile e docile, che per timidezza si nascondeva dietro il personaggio che mi spaccava puntualmente la faccia..o se….come temo….la vita lo ha sconfitto, la vita lo ha piegato. Come dicono in spagnolo, "la vida pudo con el", la vita ce l’ha fatta, é stata piú forte di lui.

Un faro nella notte

In quasi tutti i quartieri di Buenos Aires (senza che siano per forza quartieri "bene") ci sono queste specie di cabine del telefono, con dentro l’omino della sicurezza. Negli ultimi dieci anni, vista la situazione economica da luna park sono spuntati un po’ come i funghi. C’è dentro una guardia giurata, un vigilantes o un poliziotto. Ormai fanno parte del quartiere ed alcuni sono buffissimi. Nella garita (così si chiama la cabina da superman) che sta vicino a dove lavoro cambia l’omino ogni mese, il che la dice lunga sugli stipendi da fame che devono pagare e su quanto il vigilante possa conoscere il quartiere e le sue facce.
E se sei un po’ curioso, come il sottoscritto, non puoi non guardare dentro agli sgabbioli per spiarne il micromondo: una piccola casa, di un metro quadrato, con tutti i comfort e due elementi immancabili: il mate e una radio accesa. Musica quasi mai, parole parole parole. Normalmente il vigilante di turno ha fare scazzato e sguardo spento, non sembrerebbe in grado di sventare neanche un furto organizzato da Qui Quo e Qua, ma oggi mentre attraversavo Olivos in auto ne ho visto uno nuovo. Era un signore anziano, scrutava tutte le macchine che si avvicinavano e aveva in mano una lampada simile a quella dei marinai. Una specie di "Il vecchio e il mare" senza il mare e senza il pesce. Mi ha fatto un po’ di impressione, secondo me quello spara.

Un classico, giustamente

C’è una tartaruga di Peguajò che se ne va a Parigi a farsi bella perchè si è innamorata di un tortugo più giovane di lei. Va a piedi e nel viaggio di ritorno ri-invechia nuovamente. C’è una mamma gabbiano un po’ miope che cerca cibo per i suoi piccolini, che crede di aver trovato un buon gamberone e invece porta al nido un povero cane bassotto che stava prendendo il sole in spiaggia. C’è una familia di tarme che vive in un armadio: i bambini hanno culla di bottone, la mamma mangia lana con forbice e coltello, mentre suo marito sta sul balcone ricavato da una tasca di un vestito.

Già ero fan di Maria Elena Walsh prima che in casa arrivasse il piccolo Tanokita, ma adesso la si ascolta spesso e devo dire che è giustamente considerata uno dei geni della cultura argentina. Utilizza stili musicali di ogni tipo, ha un vocabolario ricchissimo, ma soprattutto una fantasia davvero magica, sconfinata. Se in casa masticate un po’ di spagnolo, ma anche se non ne capite un acca, vi consiglio di ascoltarla.

Le mie preferite: Manuelita la tortuga, El reino del reves, El show del perro salsicha, Cancion de tomar el tè, La chacarera de los gatos.

Il perro salsicha in un’immagine dell’illustratore Pablo Bernasconi

Quien mató a Laura Palmer?

Toglietemi un dubbio. Gli amici spagnoli mi prendono per i fondelli con sta storia che Berlusconi non prende l’aereo se non lo accompagnano nani e ballerine. Ma letteralmente NANI e ballerine.  Sono i giornalisti spagnoli che non hanno capito la metafora di Di Pietro o davvero c’erano dei nani? Non tanto per capire se berlusconi é un satrapo (?) ma per capire fino a che punto los gallegos son los brutos de siempre. 

Altro che Iran…

Non è un banale budino, non è un bonet, è una bomba atomica: dulce de leche con cioccolato. Fino ad oggi non pensavo esistesse e probabilmente dovrebbero proibirlo…

Mappe personali ma non troppo

LaValen ha pubblicato una google-mappa con due itinerari goderecci a Palermo e nel microcentro. Posso testimoniare che quando si tratta di magna’ e beve la signorina se ne intende, se state programmando un viaggio a Buenos Aires dateci un’occhiata. Poi ha consigliato la pizzeria "il Cuartito", la mia preferita in assoluto.

De saudade

L’avete voluta buttare in politica perchè sapete che ci sono cose che non rimpiango…e vi ringrazio. Ma come potete immaginare non sono poi quelle le cose che incidono profondamente nelle scelte di uno (perlomeno se la scelta è tra l’italia berlusconiana e l’argentina kirchnerista). Non è che voglia psicanalizzarmi nel blog, ma a mo’ di esercizio di gruppo vi racconto le cose che mi destabilizzano quando torno in argentina dopo essere stato in italia. Così vediamo se succede anche a voi.

 - La famiglia, ma questo è un punto che non tocchiamo neanche, perchè è scontato, anche se è decisamente il più potente. Oltretutto sono forse l’unico veneto/piemontese che non ha un prozio d’america, che sfigato. La mancanza degli amici è invece sopportabile, forse perchè con loro il rapporto è più celebrale e internet in questo senso ha cambiato molte cose, aiuta molto. 

- il modello. Le malelingue potrebbero chiamarlo anche "primer mundo". Fortunatamente è una sensazione che se ne va nell’arco di una settimana, dopodichè mi sento disintossicato, ma devo confessare che il consumismo sfrenato è una cosa che ti entra dentro e quando poi arrivi qui, dove tante cose mancano o costano tantissimo, pesa. Per un "mediaworld-dipendente" emigrare in argentina è la perdita di una costola.
L’italia è un paese depresso, ma ci sono tante piccole cose che il sistema ti garantisce ancora.

- il verde. Se non vivi a Milano o a Roma in generale in italia ti basta un quarto d’ora di auto per essere in campagna, al mare o in montagna. L’argentina è forse il paese verde per eccellenza, ma buenos aires è una città sterminata. Per uscire ci vuole davvero voglia. Devi fare la gita fuori porta, con l’organizzazione del caso. Lo so, lo so, sento già i cori di "l’argentina non è solo buenos aires", ma io vivo qui, ecchecaz..

- il cibo, motivo venialissimo, me ne rendo conto. Personalmente non è una cosa che mi fa star male, piuttosto può essere letta al contrario, mi rimpie di piacere andare in italia e strafogarmi, ma non mi suicido se al supermercato porteño non torvo la burrata o le girelle.

Ha ragione Fritz quando cita "Chi ha due donne perde l’anima, chi ha due case perde il senno", mi piace farvi ascoltare anche quel gran geniaccio dell’uruguayo Alfredo Zitarrosa quando dice:

No eches en la maleta
lo que no vayas a usar
son más largos los caminos
pa’l que va carga’o de más.

Questo post è già un modo come un altro di svuotare un po’ la valigia dalle cose inutili.

Back home (?)

Rieccomi. Grazie ai groupies che hanno manifestato preoccupazione nei commenti. 

Scrivo dal lavoro, dalla solita finestra con vista sul giardino dei Kirchner. Umore grigiastro, confesso. Il mese in italia é sempre destabilizzante e per un figlio unico neopadre (quindi con "nipote unico") lo é ancora di piú. Oltretutto é giá il secondo anno che andiamo in italia a maggio, in piena primavera, cascinagrossa é in fiore, verde ovunque, la vita sorride, tutti escono a godersi l’arrivo dell’estate. Tornare poi a Chacharita é dura. É inverno, la cittá sembra grigia come non mai. In 48 ore abbiamo giá preso il raffreddore tutti e tre. Questa mattina nel supermercato cinese (giá deprimente di solito) mancava un sacco di merce, come se fossimo sotto un bombardamento. Niente di preoccupante, tranquilli, spero di riprendermi tra qualche giorno, ma confesso che in questi giorni il pensiero ricorrente é "ma chi me la fatto fare?".  L’unica soluzione, aldilá delle scelte personali,  é vivere questa cittá e questo continente intensamente. Poi dove saremo tra qualche anno solo Dio e Maradona lo sanno.   

Vi abbraccio tutti, sorcini, riapriamo le danze di questo blog che in epoca di facebook inizia impavido il suo terzo anno di vita. Ci saranno novitá, no cambien de canal.