I duri di Cascinagrossa

italia — 17 giugno 2009

Qui si parla sempre di Ande e mai di Cascinagrossa. Ma mentre ero lì avevo un post in canna che solo adesso, fermo ad un semaforo della Panamericana, prende la giusta piega.

Cascinagrossa é un paesone di mille abitanti. Paesone è stata una conquista, visto che durante la mia infanzia, nei fabulosos anni 80, gli abitanti erano circa seicento. Durante il soggiorno italiano mi sono trovato ad analizzare la figura del duro di Cascinagrossa. Altre parole che possono essere utili a disegnarne il profilo sono: ribelle, tendenzialmente violento, naturalmente bello, bullo, scansafatiche, leader. Servono varie parole perché non si tratta di una persona sola, sono vari ragazzini, di etá compresa tra i 13 e i 20 anni, che si rinnovano con il passare delle generazioni. Esistevano giá quando io cominciavo ad uscire per le prime volte solo in bicicletta (7 anni, etá impensabile nell’italia odierna, in argentina non ne parliamo neanche). Esistevano e noi banotti li temevamo, si giocava a calcio insieme, si scherzava, ma era chiaro che il leader era il leader, che era piú duro di tutti, che era cresciuto piú in fretta e piú forte degli altri. Belli e dannati, esistevano anche in tutti questi anni in cui io facevo la mia vita da migrante e quando tornavo a casa dai miei sentivo i racconti degli amici "tizio ha rotto i vetri di casa della famiglia caio", "si dice che il gruppetto capitanato da sempronio fumi le canne in piazza". Niente di anormale, vita da paese, immortalata in migliaia di canzoni di Ligabue. È passato il tempo, è cambiato solo il look, i contenuti dei graffiti, ma la sostanza rimane la stessa: il predestinato guida il gruppone. Nell’ultimo mese passato a Cascinagrossa ho avuto modo di vedere che le generazioni si rinnovano e che se anche i gruppetti sono piú numerosi (viva l’immigrazione, ah ah ah) é sempre piuttosto facile individuare quello che comanda, l’idolo malcelato delle adolescenti cascinagrossesi, il james dean della situazione.

Tutto questo discorso per arrivare dove. Per arrivare al fatto che poi questi leader crescono, crescono e puntualmente perdono, cadono, fallen angels. Non dico che finiscano in galera, come avevano predetto i vecchi saggi e cialtroni del paese. No, peggio, finiscono in cantiere. Ci finiscono tutti, ci finiscono giovanissimi. Perché mentre gli altri si facevano zitti zitti il liceo loro avevano altro da fare, poi magari é successo che la bella e dannata del paese é rimasta incinta (o anche no) e lí le alternative sono drasticamente diminuite: bisognava trovarsi un lavoro. I piú fortunati vanno in fabbrica, ma la stragrande maggioranza io li vedo che passano dal tabaccaio a comprarsi le sigarette e hanno le mani grandi, bianche e screpolate, per non dire cotte, di chi lavora in cantiere. Io li osservo, seguo il loro sguardo e mi rendo conto che sono diventati persone dolcissime. Sono ragazzoni ancora giovani, intatta la loro bellezza, ma lo sguardo non é piú di sfida, lo sguardo é tranquillo, non direi sereno, non lo direi mai, ma tranquillo. E allora ti viene da chiederti se quella era la vera natura di quel ragazzo, se é sempre stato un ragazzo sensibile e docile, che per timidezza si nascondeva dietro il personaggio che mi spaccava puntualmente la faccia..o se….come temo….la vita lo ha sconfitto, la vita lo ha piegato. Come dicono in spagnolo, "la vida pudo con el", la vita ce l’ha fatta, é stata piú forte di lui.

5 commenti

  1. Oh Nino mi diventi psicologo? Mi sa che non è che ne esce sconfitto dalla vita… Non si è piegato, semplicemente è cresciuto, accorgendosi che spaccando facce e facendo il gradasso non si va lontano… meglio stare tranquilli, appunto… Preferisco uno così rispetto a chi, nonostante gli anni vissuti e le esperienze passate, continua a pensare a 30 anni come un ragazzo di 15… Va bene restare bambino, ma c’è un limite!

    Commento di Chico — 18 giugno, 2009 @ 5:23 am
  2. Mi fai venire a mente la storia di Biff del film Ritorno al futuro!
    http://www.dixonverse.net/images/biff2.jpg

    Commento di Luciano — 18 giugno, 2009 @ 7:33 am
  3. D’accordo con te.

    Ma nei giorni odierni anche il facebook è un elemento di studio notevole, per le sociologie di provincia….

    Commento di Baltic Man — 22 giugno, 2009 @ 8:26 am
  4. Caro amico mi ricordo si i tempi da ragazzino….. i vari bulletti che arrivavano dalla city (di Spinetta e dal cristo)…. ma a proposito di vecchi tempi vorrei porre alla tua memoria due bei ricordi:
    1) il nostro fatidico “Giro delle Vedove”;
    2) il partitone alle 18.00 in piazza della Chiesa…. convocati: Omar, Diego, Andrea, Fabiooo, Santon, Franchino, Mario Lupo, Luigi ecc…
    a ora di cena a casa, doccia e poi tutti al campo, o al nikis o a 4 cascine….

    Commento di Diego — 8 luglio, 2009 @ 11:32 am
  5. Il giro delle vedove! l’avevo rimosso! i nostri pruriti adolescenziali ci spiengevano speranzosi a girare per il paese in bicicletta sperando che qualche attraente vedova ci accogliesse in casa sua. Beata giovinezza…

    grande Diego, un forte abbraccio

    Commento di tanoka — 8 luglio, 2009 @ 12:31 pm

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