Mejor precio (!?!?!)

argentina — 24 giugno 2009

Ad ogni modo, si fa di necessità virtù: uno evita i confronti dolorosi, sposta la soglia del suo minimo indispensabile, si accorge che in fondo non è poi la questione di vita o morte che sembrava, che non esiste un diritto all’olio extravergine spremuto a freddo da olive raccolte ad inizio invaiatura e da non più di 24 ore, si ricorda che nessuna delle nostre nonne è morta per assenza di spremiaglio di Venturini, e si gode la sensazione che nessun acquisto sia ovvio (mentre là da dove vengo la sensazione è che ogni acquisto sia metà-del-tuo-dovere), anzi l’ovvietà è non comprare mai niente nella prima visita al negozio e farsi tirare giù 15 modelli di qualsiasi cosa per comprarne rigorosamente uno solo; e poi, a farlo durare. Non è detto che ci vada poi tanto peggio.

Fritz approfondisce una conversazione che portiamo avanti via mail da un po’ su un tema poco trattato invece in questo blog: le difficoltà a rapportarsi con il mercato argentino e i suoi prezzi. Sottotitolo: lasciate ogni speranza (e il portafoglio) o voi che entrate. Come sempre sono d’accordo su tutta la linea con lui e con i suoi illuminanti esempi agroalimentari. Sono soprattutto d’accordo con le conclusioni: l’unica soluzione é reagire e cercare di godersi questa vita "diversa". Altrimenti si finisce sempre (e mi succede purtroppo spesso) per ritrovarsi tra italiani a rimpiangere le cose che qui non si trovano o si trovano care.

Una cosa sola non mi convince troppo: non credo che l’italiano in argentina soffra perché i generi che lui considera di prima necessitá qui appartengono ad una fascia medio-alta. O meglio, non credo che stia lí il centro della questione. Secondo me il centro della questione é la Cina. La Cina (e al limite la Svezia ;-) é il vero salvagente per la generazione dei milleuristi italiani. Tecnologia, vestiti, mobili. Quanto sarebbe diversa la vita in italia se eliminassimo il made in china? quanti si potrebbero permettere di cambiare la tv o un armadio? Non sto difendendo il modello di produzione iperterzializzata e globalizzata, sto sottolinendo una differenza importante tra italia e argentina. Qui nel cono sud quasi tutto (a parte la teconologia, che arriva dalla cina, ma a prezzi folli) vine fatto qui e spesso, come dice Fritz, al buio. Risultato? Qualitá discutibile, ma soprattutto prezzi alle stelle.
Prezzi inarrivabili per famiglie medie, come la mia, immaginate per le altre…
 

7 commenti

  1. cosa vi manca ? gli amici?ho il consumo? io sono in italia e consumo poco in piu. ma cio che umilia e che le persone velutano per cio che hai piu che per cio che sei

    Commento di marco arposio — 24 giugno, 2009 @ 9:27 pm
  2. è incredibile… quando mi leggo citato sul tuo blog mi sembra di scrivere meglio!
    :D
    saluti

    Commento di fritzmayer — 24 giugno, 2009 @ 10:30 pm
  3. Tanoka, mio marito quando rimane stupito ogni volta che vede la provenienza dei prodotti e lege: Industria Argentina.
    Ti do ragione sulla qualità, siamo produttori ed esportatori di tante materie prime, ma sembrerebbe che il meglio va fuori, il cotone che benetton vende nel mondo è di ottima qualità, ma le magliette che ho sempre comprato e mia madre continua a mandarmi danno nell’occhio subito, quelle palline che dichiarano subito la scadenza. Mentre qui al mercato (cinesi, marrochini e via dicendo) per un paio di euro ti danno una roba eterna.
    Che succede? Addirittura in Italia i grandi colossi della moda con materia prima “italiana” contrattano mano d’opera cinese…ma sempre “made in Italy”…sarà? i tempi cambiano, ma i prezzi rimangono alle stelle.

    Commento di soledad — 25 giugno, 2009 @ 9:11 am
  4. Con questo post hai parlato della grande differenza che trovo fra i due paesi. Appartengo a una famiglia di classe bassa, dove ogni acquisto veniva celebrato per lo sforzo, sono cresciuta sana anche se non ho avuto a tavola l’olio extra vergine… e capendo cosa sono le cose che veramente contano e soprattutto la fatica che c’era dietro ogni acquisto dei miei. Vivere in Italia dove se non hai la cintura, la borsa, la scarpa, il jeans griffati sei “out” mi fa volere ancora più bene la mia Argentina, che crisis dopo crisis, sempre senza “un mango” ci ha insegnato a valorare ciò che conta. Qui invitare un amico a cena significa chissà che evento, lo credo bene!, devi mettere a tavola tutto il bene del mondo, da noi è più semplice, tutti portano qualcosa e si sta insieme, che è quel che conta. Ma l’Italia si sta avviando piano piano (in senso economico)… speriamo che di questo imparino anche gli italiani.

    Commento di Mariela — 25 giugno, 2009 @ 10:28 am
  5. marco: mancare, a parte i formaggi, non mi manca quasi più niente, volevo solo dire che ci vuole un po’ di tempo per cambiare qualche abitudine. e che mi piacerebbe una via di mezzo fra l’iperconsumo e doversi dissanguare per un musiquero. volendo fare del moralismo, non so se è meglio l’usa-e-getta compulsivo o il culto alla merce. ecco, mi esce sempre il nano democristiano! :D
    saluti

    Commento di fritzmayer — 25 giugno, 2009 @ 11:27 am
  6. Ciao caro/i/e , , per quel che riguarda le cose chique , e in italia sei out , è sempre da vedere , da chi ci si circonda per esempio. Io vado a giro con braghe militari da 15 anni ( ne ho ben 3-4 paia e ogni tanto ne prendo altre ) ,alcune son ridotte una pezza, capita che qualcuno mi chieda , ma a te piacciono proprio sti pantaloni jajaja. L’ olio d’ oliva spremuto a freddo in 24 h , è si una benedizione, ma a raccolgierle ci si fa un mazzo tanto, qui in montagna poi, como gostaria tener unos burros…

    Commento di Cele — 29 giugno, 2009 @ 4:26 pm
  7. BRAVA MARIELA!!! è questo un importante motivo per cui siamo venuti qua!(in Argentina) spero tanto che la realtà non smentisca!!!

    Commento di Jennifer — 2 luglio, 2009 @ 12:16 am

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