A dos voces

argentina — 22 giugno 2009

Ci sono voci e timbri inconfondibili in argentina. Situazioni in cui tutti imitano lo stesso tipo di voce. Il primo è quello del tifo, dei cori da stadio, usato anche nelle marce e nei cori di rivendicazione politico/sociale. È una voce bassa, un po’ da invasato. La tipica voce che accompagna l’espressione "Eh, boludo". La fanno tutti nello stesso modo. Ho cercato un link in youtube che la mostrasse come si deve, ma non ho trovato niente di soddisfacente, è una voce tipo questa. Una voce caratteristica, che sicuramente conoscete se siete passati da queste parti.

L’altro tono di voce inconfondibile è quello dei venditori ambulanti, categoria che in argentina raggiunge livelli di poesia e di arte altissimi. Fanno tutti una voce gracchiante, bassissima, come una voce di vecchio proveniente da una radio scassata. E qualsiasi cosa vendano usano tutti quella stessa voce: "Las tijeras, las tijeras para la dama, para el caballero". La voce è funzionale perchè quando la senti capisci che ti stanno offrendo qualcosa. Poi li vedi che si allontanano e parlano con un amico e hanno una voce normale o da pulcino.

Carpiato triplo

WWW — 19 giugno 2009

Hola, soy Piero Armenti, me recordarán por blogs como Notizie da Caracas

Scherzi a parte, il blog bolivariano di Piero è stato (e sarà?) uno dei migliori della Patria Grande, un modello da seguire per un umile servidor, il sottoscritto. Seguirò quindi con molta curiosità il nuovo blog di Piero, Notizie da New York e vi invito a fare lo stesso. Certo, che salto…

Panchos y champagne (la pizza se terminò)

media — 19 giugno 2009

http://www.flickr.com/photos/tanoka/3640569650/

7up e Sprite ci hanno abituato a campagne pubblicitarie controcorrente, basta pensare a "L’immagine è zero, la sete è tutto", ma a questo cartellone di 7up la dice lunga sulla sutuazione attuale in argentina. Sono finiti gli anni ‘80 ‘90, la pizza e champagne, il modello da seguire, il sogno, non è più avere una Ferrari e fare le vacanze a Miami. No, ormai ci si accontenta di invidiare un tipo con le infradito che può permettersi di fare un asado sul balcone di casa. Patetico? può essere, ma anche no.

I duri di Cascinagrossa

italia — 17 giugno 2009

Qui si parla sempre di Ande e mai di Cascinagrossa. Ma mentre ero lì avevo un post in canna che solo adesso, fermo ad un semaforo della Panamericana, prende la giusta piega.

Cascinagrossa é un paesone di mille abitanti. Paesone è stata una conquista, visto che durante la mia infanzia, nei fabulosos anni 80, gli abitanti erano circa seicento. Durante il soggiorno italiano mi sono trovato ad analizzare la figura del duro di Cascinagrossa. Altre parole che possono essere utili a disegnarne il profilo sono: ribelle, tendenzialmente violento, naturalmente bello, bullo, scansafatiche, leader. Servono varie parole perché non si tratta di una persona sola, sono vari ragazzini, di etá compresa tra i 13 e i 20 anni, che si rinnovano con il passare delle generazioni. Esistevano giá quando io cominciavo ad uscire per le prime volte solo in bicicletta (7 anni, etá impensabile nell’italia odierna, in argentina non ne parliamo neanche). Esistevano e noi banotti li temevamo, si giocava a calcio insieme, si scherzava, ma era chiaro che il leader era il leader, che era piú duro di tutti, che era cresciuto piú in fretta e piú forte degli altri. Belli e dannati, esistevano anche in tutti questi anni in cui io facevo la mia vita da migrante e quando tornavo a casa dai miei sentivo i racconti degli amici "tizio ha rotto i vetri di casa della famiglia caio", "si dice che il gruppetto capitanato da sempronio fumi le canne in piazza". Niente di anormale, vita da paese, immortalata in migliaia di canzoni di Ligabue. È passato il tempo, è cambiato solo il look, i contenuti dei graffiti, ma la sostanza rimane la stessa: il predestinato guida il gruppone. Nell’ultimo mese passato a Cascinagrossa ho avuto modo di vedere che le generazioni si rinnovano e che se anche i gruppetti sono piú numerosi (viva l’immigrazione, ah ah ah) é sempre piuttosto facile individuare quello che comanda, l’idolo malcelato delle adolescenti cascinagrossesi, il james dean della situazione.

Tutto questo discorso per arrivare dove. Per arrivare al fatto che poi questi leader crescono, crescono e puntualmente perdono, cadono, fallen angels. Non dico che finiscano in galera, come avevano predetto i vecchi saggi e cialtroni del paese. No, peggio, finiscono in cantiere. Ci finiscono tutti, ci finiscono giovanissimi. Perché mentre gli altri si facevano zitti zitti il liceo loro avevano altro da fare, poi magari é successo che la bella e dannata del paese é rimasta incinta (o anche no) e lí le alternative sono drasticamente diminuite: bisognava trovarsi un lavoro. I piú fortunati vanno in fabbrica, ma la stragrande maggioranza io li vedo che passano dal tabaccaio a comprarsi le sigarette e hanno le mani grandi, bianche e screpolate, per non dire cotte, di chi lavora in cantiere. Io li osservo, seguo il loro sguardo e mi rendo conto che sono diventati persone dolcissime. Sono ragazzoni ancora giovani, intatta la loro bellezza, ma lo sguardo non é piú di sfida, lo sguardo é tranquillo, non direi sereno, non lo direi mai, ma tranquillo. E allora ti viene da chiederti se quella era la vera natura di quel ragazzo, se é sempre stato un ragazzo sensibile e docile, che per timidezza si nascondeva dietro il personaggio che mi spaccava puntualmente la faccia..o se….come temo….la vita lo ha sconfitto, la vita lo ha piegato. Come dicono in spagnolo, "la vida pudo con el", la vita ce l’ha fatta, é stata piú forte di lui.

Un faro nella notte

cose dell'altro mondo — 17 giugno 2009

In quasi tutti i quartieri di Buenos Aires (senza che siano per forza quartieri "bene") ci sono queste specie di cabine del telefono, con dentro l’omino della sicurezza. Negli ultimi dieci anni, vista la situazione economica da luna park sono spuntati un po’ come i funghi. C’è dentro una guardia giurata, un vigilantes o un poliziotto. Ormai fanno parte del quartiere ed alcuni sono buffissimi. Nella garita (così si chiama la cabina da superman) che sta vicino a dove lavoro cambia l’omino ogni mese, il che la dice lunga sugli stipendi da fame che devono pagare e su quanto il vigilante possa conoscere il quartiere e le sue facce.
E se sei un po’ curioso, come il sottoscritto, non puoi non guardare dentro agli sgabbioli per spiarne il micromondo: una piccola casa, di un metro quadrato, con tutti i comfort e due elementi immancabili: il mate e una radio accesa. Musica quasi mai, parole parole parole. Normalmente il vigilante di turno ha fare scazzato e sguardo spento, non sembrerebbe in grado di sventare neanche un furto organizzato da Qui Quo e Qua, ma oggi mentre attraversavo Olivos in auto ne ho visto uno nuovo. Era un signore anziano, scrutava tutte le macchine che si avvicinavano e aveva in mano una lampada simile a quella dei marinai. Una specie di "Il vecchio e il mare" senza il mare e senza il pesce. Mi ha fatto un po’ di impressione, secondo me quello spara.

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