Questa sera il tg dell’impeccabile tv pubblica argentina, canal 7, ha dedicato i canonici 45 minuti alla situazione in honduras. Si vedeva una jeep della polizia scorrazzare davanti ad una manifestazione pacifica di insegnati e sparare a casaccio. Poliziotti col volto coperto. Brividi. Personalmente non mi aspettavo che il golpe del 28 giugno arrivasse a questo punto. E c’è ancora chi si riempe la bocca con parolone come "comunità internazionale", "opinione pubblica internazionale", "ONU".
Proprio oggi che in Plaza Congreso avevo fatto questa foto :-(
Per una cronaca politicamente scorretta ma efficace della situazione in honduras vi consiglio il blog segnalatomi dall’onnileggente Fritz: Radical Shock.
Nadie ignora que el Sur empieza del otro lado de Rivadavia.
Jorge Luis Borges
Il freddo polare e lo spauracchio della pandemia non si sposano benissimo con un neonato di quattro mesi e così in queste settimane ci stiamo muovendo poco. Il turismo che facciamo è sempre urbano e io ne approfitto per conoscere i mille angoli di Buenos Aires che ancora mi mancano. Presi da questo girovagare domenica siamo finiti a Parque Rivadavia, nel cuore del quartiere di Caballito, proprio di fronte al bellissimo e inconsistente Circolo Italiano. Parque Rivadavia si chiama parco, ma è una piazza, una piazza grande. Nella piazza c’è di tutto: il mercatino permanente di libri usati, nerd che giocavano a Magic, spaccini ("le puedo ayudar en algo?"), hippie che vendono collanine, spettacolo di clown, marionette, l’immancabile giostra, la gente del quartiere che beve mate, i giovani, i vecchi e un fiume in piena di bambini.
Capisco che il turista a Buenos Aires debba andare a Recoleta a vedere Plaza Francia, il mercatino artigianale, il cimitero e le statue viventi. E che debba passare da San Telmo a vedere gli antiquari e le esibizioni di tango in piazza. Ma se volete vedere come vive la gente davvero, se volete conoscere una piazza porteña non "precotta" fate un salto a Parque Rivadavia. Magari rimarrete anche voi a bocca aperta davanti a questo muro di cartoline del calcio d’antan.
Ero in macchina, fermo ad un semaforo. Passa una mamma con bambino. Il bambino avrà avuto tre anni, era tutto infagottato per il freddo polare e aveva un berretto di lana. Come quasi tutti in questa città anche il bambino era vestito con colori invernalissimi: blu, marrone, nero. Ma non è questo il punto. Il punto è che guardando quel bambino mi sono reso conto per la prima volta che mio figlio sarà argentino.
Voi direte "ah, tanoka, sei uno rapido di riflessi…" Sarò lento, ma fino ad oggi ero concentrato sul fatto che mio figlio sarà italiano in argentina, che parlerà italiano, insomma il lato esotico della questione. Ma oggi, quando ho visto quel bambino, col berretto blu, gli occhi scuri e lo sguardo "picaro" mi sono reso conto che sarà argentino. E un po’ mi somo emozionato.
Forte del potere convocatorio del blog, che in passato ha dato ottimi risultati, riprovo ad utilizzarlo per mere motivazioni calcistiche. Nei commenti ad un post di qualche giorno fa si è scatenata un’irrefrenabile voglia di calcetto. Allora, smettetela di leggere in silenzio e vediamo se riusciamo ad organizzare una squadretta tana da piazzare sul mercato del papi futbol. L’impresa è ardua, visto che ci vorranno almeno una quandicia di persone, tra titolari e riserve del caso, ma provarci è gratis.
Se siete timidi e non volete lasciare commenti sapete che l’indirizzo email è sempre lo stesso: tanoka[chiocciola]tanoka.net