Todo tranqui

Sto ricevendo mails di turisti italiani in procinto di venire in argentina che mi/si domandano se sia il caso di rimandare il viaggio a causa dell’influenza. Magari non tanto per la paura del contagio, quanto per il pericolo di ritrovarsi in una città semideserta, col coprifuoco.
Mi rendo conto che sia difficile informarsi dall’italia e anche avendo voglia di leggersi i siti dei principali quotidiani argentini è difficile cogliere le dimensioni e le sfumature dei fatti.
Quindi vi do la mia impressione che però vedo è in linea con i commenti di altri tanos che hanno già commentato: se avete già il biglietto venite e venite tranquilli. La città non è per niente in quarantena, non c’è un clima da pandemia e tutto scorre con i ritmi abituali. Certo, ci sono piccole defezioni, tipo i teatri che resteranno chiusi per i prossimi 10 giorni, ma non penso che siano queste le cose che vi faranno cambiare idea. I ristoranti sono aperti, la gente è in strada, sta facendo freschino, ma c’è un cielo blu-blu e…crepi l’avarizia..questa sera c’è una luna gigante sopra chacarita. Poi c’è da aggiungere anche un altro fattore: se venite in argentina è molto probabile che non vi fermerete solo a buenos aires, ma andrete quasi sicuramente a sud e in provincia la situazione è ancora più liscia che nella capitale. Gli esperti dicono che tra una settimana raggiungeremo l’apice della curva dell’influenza, dopodichè è tutta discesa verso la primavera.
Vi aspettiamo, magari però senza mate :-)

Luján

Sabato siamo stati a Lujan ed è stata davvero una piacevole sorpresa. La piazza centrale vale davvero la pena di essere vista. E non solo per la cattedrale (quasi sicuramente il monumento più imponente del paese), ma soprattutto per l’aria coloniale che si respira, per il grande spazio. Non so se Lujan sia una gita interessante per un turista che sta passando qualche giorno a Buenos Aires, ma sicuramente lo è per il porteño in pianta stabile.

Lujan è famosa soprattutto per la sua Madonna, la Vergine di Lujan, appunto, che protegge tutti i viaggiatori. Immancabile una sua figurina su ogni autobus e camion del paese. Ogni anno ad ottobre si realizza una camminata, un pellegrinaggio da Buenos Aires fino alla cattedrale di Lujan. Da provare.

 


 

Querida Milanga

Se siete in viaggio in argentina, non ne potete più di asado, e leggete nel menù che vi offrono una "milanesa" non fate l’errore tipico da italiani la-cucina-l’abbiamo-inventata-noi e provatela. Gli argentini hanno fatto della cotoletta alla milanese uno dei piatti nazionali, un monumento, un leitmotiv presente ogni settimana sulla tavola di ogni famiglia. Quella che vedete è la sua variante più contraddittoria e quindi piú affascinante: milanesa a la napolitana. Milanesa con prosciutto, formaggio fuso, salsa di pomodoro, pomodoro a fette e origano. L’esemplare della foto è del "Palacio de la papa frita", Corrientes y Montevideo, accompagnato da papas soufflé. Una cosetta leggera, assolutamente da provare.

milanesa a la napolitana

Atchù 3

Finalmente questa sera qualcuno ha deciso di mettere intorno ad un tavolo cinque esperti veri (in italia direbbero cinque saggi) che parlassero della Gripe A. Il programma si chiama "Argentina para armar" ed è bastata un’oretta fatta bene per spiegare che il panico che si sta respirando è ingiustificato e deleterio. I sintomi dell’influenza sono ormai chiari (febbre alta, mal di testa e/o mal di gola) e davanti a questo quadro clinico bisogna semplicemente andare in un ospedale pubblico e farsi vedere dal medico. Non esiste ancora un vaccino, ma ci sono sufficienti dosi di antivirale. Sfatati altri due miti che in questi giorni  hanno causato gli assalti alle farmacie: non serve il tappabocca (a meno di non essere infetto e non voler contagiare gli altri) e non è obbligatorio l’alcol in gel (acqua e sapone va benissimo).

Perchè quindi in argentina c’è il panico e in altri paesi (vedi Cile) no? Perchè il governo ha fatto un po’ di pasticci con la trasparenza dei numeri e perchè qui i mezzi di comunicazione stanno pompando l’evento ai limiti dell’irresponsabilità. 60 morti non è niente per un’influenza, bruscolette. L’han detto gli esperti. Per me capitolo chiuso.

Non il nano fascista che pensate voi..

Questa sera ho scoperto che Oriana Fallaci si era fatta un sacco di amici anche in Argentina. Ad inizio degli anni ’80 durante una conferenza tirò fuori dal clindro che "gli argentini hanno dentro un nano fascista". Definizione forte e ovviamente polemica, che ha poi marcato il paese, diventando una frase di uso quasi-comune. Sembra che sia storica l’intervista che concesse al giornalista argentino Bernardo Neustadt, accusandolo apertamente di aver collaborato con la dittatura. Peccato che non ci sia un video su youtube, ho trovato solo questo articolo de La Nación che riporta un frammento del dialogo.

Atchù 2

La psicopandemia non fa che peggiorare e il canale Cronica TV (oltre a far vedere un Tato Bores d’annata) ha inserito un quadratino contamorti in basso a destra. Non si sa quanto sia attendibile, visto il noto amarillismo del canale…

Per fortuna c’è qualcuno che se la prende con umore. Un genio quello che ha ritoccato questo cartellone. Da domani comincio a farlo anch’io, tutte le pubblicitá della cittá dovrebbero essere ritoccate. Se succede sapete già che sono stato io.

Atchù

Sono laureato in scienze della comunicazione, lo sapete. Quindi potete anche immaginare la quantità di ore passate a studiare lo strapotere dei mass media su quell’asinaccio del popolo. Devo però ammettere che un esempio lampante come quello di questi giorni con la Gripe A, febbre porcina, non l’avevo ai visto. Davvero impressionante. Una bomba nucleare.
Il tema era tabù nelle scorse settimane, previe alle elezioni. Nonostante i giornali continuassero a fare la conta dei contagiati e dei morti, non gli si dava troppa importanza, ne parliamo dopo le elezioni. Poi lunedì si sono messi TUTTI a parlare della gripe. Il ministro della sanità si è dimesso, la presidenta ne ha parlato, le telecamere si sono finalmente appostate fuori dagli ospedali e anche dentro. Sono bastate 24 ore di televisione, 24 ore ininterrotte ed è scoppiata la psicosi. La gente non parla d’altro. Se dici "vado a giocare a calcetto" ti dicono "ma sei matto, siete in 10! è un gruppo troppo grande, c’è rischio di contagio". La gente comincia a girare con i tappabocca e se per caso ti scppa uno starnuto ti si crea il vuoto intorno. Per fortuna non siamo ancora arrivati al linciaggio. Ojo, non dico che il problema non ci sia, ma c’èra anche la scorsa settimana, dale…

Poi oggi giustamente si ragionava sulla situazione tragicomica: d’estate c’è il dengue. Tu speri che arrivi l’inverno, cosò muoiono le zanzare e finisce tutto e invece arriva la Gripe A. Non se ne può più. A me avevano detto che questo era un paìs tropical…

Giovani mamme che sfidano il coprifuoco, impavide.

En la selva se escuchan tiros…

Ci sono cd, album storici della storia della musica argentina che sono parte della colonna sonora di questa città. Sempreverdi, li senti quando entri in un bar o quando compri un alfajor in un kiosko. Alcuni cd de Los Fabulosos Cadillacs, di Calamaro, di Spinetta, de los Redondos o di Charly Garcia. Sono sempre lì in sottofondo.

Se vi state avvicinando al pianeta Argentina non potete non ascoltare "Libertinaje" de la Bersuit Vergarabat. L’album è del 1998, ma evidentemente era in anticipo sui tempi, visto che è stata poi la colonna sonora della crisi del 2001, del corralito e degli anni posteriori. Un vero e proprio manifesto, con tanto ritmo, con tanti ritmi diversi. Una bomba con un messaggio forte e chiaro: "se está pudriendo esta basura".

Ci sono canzoni mitiche come "se viene", "de onda", "gente de mierda" e quel pezzo d’arte che è "comando culo mandril". Ma il pezzo forte è "señor cobranza", pezzo originale de Las Manos de Filippi, proibita per diverso tempo alla radio per alcune frasi forti:

que me vienen con chorizo pero ya va a llegar
que cocinen a la madre de cavallo y al papa
o a lo hijos, si es que tiene
o a su amigo el presidente
no le dejen ni los dientes
porque menem
porque menem, porque menem se lo gana
y no hablemos de pavadas
si son todos traficantes
y si no el sistema que
y si no el sistema que…

Qui un assaggio su youtube e l’album su Taringa.

Si può mica

Tornando dal lavoro mi capita spesso di attraversare Belgrano. Ogni tanto cerco di evitare la triste e trafficata Cabildo (poi un giorno ve la racconto) e mi perdo tra le stradine alberate dello storico quartierone bene. E lì rimango sempre stupito. Rimango fermo al semaforo a vedere celeri dipendenti "comunali" mentre ri-dipingono di giallo i marciapiedi davanti alle uscite dei garage delle ville. Oppure li guardo mentre dispongono minuziosamente pietruzze bianche sotto gli alberelli delle piazze, a mo’ di presepe. Qui non si tratta delle solite disuguaglianze, non si tratta di ricco o povero, di privato-pubblico. Questi sono dipendenti pubblici (sono fondi pubblici) che stanno a mettere le pietre bianche mentre migliaia di abitanti di questa città vivono in villas miseria. Ma aldilà delle villas, tutta la città è sgarruppata, altro che pietre bianche.

L’esempio piú lampante di queste contraddizioni è forse la zona di Ritiro (stazione ferroviaria e di autobus a lunga distanza). Su uno dei due marciapiedi ti senti a La Paz, Bolivia. Sul marciapiede di fronte, pensato per i turisti, che devono visitare la Torre de los Ingleses o Plaza San Mártin questa mattina sistemavano pietroline marroni, precise precise. Maledetti zelanti.