Donna in mare

america latina — 18 dicembre 2008

La polemica che si é aperta in Cile per il bagno della presidenta Bachelet, (che invece di lavorare alle 6,45 si immergeva nelle cristalline acque brasiliane, sta scansafactiche!) ricorda un certo atteggiamento della stampa che qui conosciamo bene

Aquí no hay playa

america latina — 18 dicembre 2008

Oggi la radio suonava un classico cubano e io ragionavo sul fatto che Cuba e i Caraibi visti da qui sono esotoci e lontanissimi  tanto quanto lo sono visti dall’italia. Sembrerá una scoperta del menga, ma non lo é tanto, soprattutto per certo immaginario collettivo italo-sudamericano.

Ad honorem

WWW, america latina — 28 novembre 2008

Generación Y, il blog che scrive da Cuba Yoani Sánchez, ha vinto oggi il premio al Miglior Blog del mondo che assegnano i tedeschi di  The Bobs. Probabilmente lo avete letto un po’ ovunque sui siti ispanoamericani. Quello che vi volevo segnalare sono le 12 lingue in cui é tradotto il blog: inglese, polacco, francese, tedesco, lituano, giapponese, cinese, portoghese, ceco, bulgaro, olandese e finlandese. L’italiano lo cura egregiamente Gordiano Lupi.
Non sono solo i casi mastodontici come Wikipedia che ci fanno capire un certo modo di vivere la Rete, ma anche questi progetti, semplici, nati dalla passione. Progetti che nascono da una semplice email, dalla voglia di fare qualcosa insieme, di collaborare. E tutto questo in un modo che fa venire i brividi a molti: gratis.

Dubbio reale

america latina — 31 ottobre 2008

É passato quasi un anno dal "Porqué no te callas?" del Rey Juan Carlos a Hugo Chávez . Quest’anno alla Cumbre Iberoamericana in El Salvador Chavéz non ci sará, peccato. 

Il mio dubbio é questo: ma se ogni Stato manda al vertice un proprio rappresentante e la Spagna manda Zapatero, il Re chi rappresenta, l’Impero Spagnolo?
Anacronistico, il re é vecchio e nudo, che stia a casa sua.

My Man

america latina — 18 settembre 2008

Non so se avete ascoltato la mini-intervista che John McCain ha concesso alla spagnola Union Radio, del Grupo Prisa, il gruppo de El País e della Cadena Ser. Parla del momento dell’economia americana, di America latina e non parla di Zapatero.

"Non parleró con Hugo Chávez. Chávez sta privando la gente dei suoi diritti democratici". Per Evo Morales idem, nessuna differenza apparente per John. Non risponde alla domanda su Zapatero e incomincia a parlare di Calderón. Piú che altro sembrava che non sapesse chi sia Zapatero. E che la Spagna stia in Europa.

Mi ha sorpreso soprattutto l’ottusa maniera di ripetere la dicotomia "Mi riuniró con i paesi che sono nostri amici e affronteró (stand up to) quelli che non lo sono". Che qualcuno dica a quest’uomo che la guerra del Vietnam é finita. 

Soldaditos bolivianos en Santa Cruz

america latina — 2 maggio 2008

Domenica la provincia boliviana di Santa Cruz voterá il referendum che Bossi & Co. sognano nei loro sogni piú torbidi. Il referendum è illegittimo e il risultato sembra scontato, ma a mo’ di augurio lascio Paco Ibañez che al teatro Olimpia di Parigi, nel 1699 cantava:

Pero aprenderás seguro,
soldadito boliviano,
que a un hermano no se mata,
que no se mata a un hermano,
que no se mata a un hermano,
soldadito de Bolivia,
que no se mata a un hermano.

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Populista chi legge

america latina — 22 aprile 2008

Mural dello Stadio "Diego Armando Maradona", Argentinos Juniors

 
Ieri mi é cascato l’occhio sulla prima pagina del giornale economico argentino "El Cronista Comercial" che riportava la notizia della vittoria di Fernando Lugo in Paraguay con il titolo: "Ha vinto l’ex vescovo Lugo in Paraguay e si teme un ritorno al populismo".

A parte il fatto che non si capisce di che "ritorno" si stia parlando (visto che negli ultimi 60 anni il paese é stato governato sempre da un altro partito, il colorado) vorrei sottolineare l’uso sempre piú spregiudicato della parola populismo. Io non sono né un dottore in scienze politiche né un linguista, ma mi sembra che qualcosa stia succedendo e mi/vi chiedo: che cosa significa oggi populismo?

La parola é sempre piú usata, soprattutto quando il governo in questione é guidato dalla leadership di una sola persona, che si erge a portavoce della volontá del popolo. Ormai si usa tranquillamente come sinonimo di demagogia. Ma la grande differenza tra le due parole sta nel fatto che la demagogia si riferisce al discorso politico di un governo, mentre il populismo é una pratica, un modello. É una strategia di potere, consiste nel mettere in pratica azioni politiche che incontrano il favore del popolo. Manovre che favoriscono alcuni settori della popolazione, ma che cambiano solo temporaneamente la realtá delle cose, in modo superficiale.

Secondo questa definizione il populismo non é né di destra né di sinistra. O meglio, puó essere di destra e di sinistra.

É populista (e falso) Berlusconi quando promette un milione di posti di lavoro o l’abolizione dell’Ici.

Sono populiste (e fasciste) quasi tutte le esternazioni di Bossi.

Secondo i suoi detrattori é populista Zapatero quando ritira le truppe spagnole dall’Iraq.

Chavez che insulta Bush nel suo programma televisivo é populista. La sua azione non ha nessun tipo di conseguenza, se non quella di far applaudire gli stolti.

In Argentina Kirchner é populista se si erge a paladino dei diritti umani staccando i quadri dei dittatori dai muri della ESMA mentre oggi si tortura puntualmente e impunemente nelle carceri argentine.

Ma Evo Morales é populista per il semplice fatto di essere indigeno e presidente allo stesso tempo?

Correa é populista se si lamenta perché Uribe e Bush bombardano il territorio ecuadoriano?

Fernando Lugo é populista perché promette la lotta alla corruzione in Paraguay?

Ormai non si puó piú dire nulla senza essere accusati di essere populisti: se ricordi che in argentina ci sono bambini che muoiono di fame ti guardano come a dire "basta con questi discorsi populisti". Se ricordi che le multinazionali si portano via tutta la ricchezza della regione ti senti dire "ma ancora con questi discorsi populisti?".

E va beh. Teniamoci Omero Ciai, che ieri su Repubblica diceva che Chavez, Kirchner, Morales e Correa fanno parte della sinistra radicale.
La sinistra radicale? Nel 2008? 

Uruguay, il grido sordo

america latina — 18 aprile 2008

http://www.flickr.com/photos/tanoka/2421948161/

Cinema multisala, La Paloma, Uruguay.

"Questo é un posto per i vecchi". "Qui per noi non c’é via d’uscita". Si dice e si ascolta questo in Uruguay, un paese che porta il fardello di un triste destino, quello di vedere come migliaia di persone non ancora quarantenni partono, ogni anno, dall’aeroporto di Carrasco, alla ricerca di una vita possibile. Lí il pessimismo del no future si combina con un strana parsimonia che potrebbe essere confusa con serenitá. C’é una certa rabbia ordinata, cosí civilizzata nella forma, se vogliamo, quanto i suoi onorevoli risultati nell’ambito del sociale, la sua riconosciuta tradizione laica, democratica e nemica del rumore. Bevendo mate nella rambla di Montevideo, seduti su un muretto, con la bottiglia di birra calda tra le mani, viaggiando in autobus che tardano tutto il tempo del mondo, lenti, molto lenti, per attraversare una cittá cosí controllabile, i giovani uruguaiani devono lottare contro questa forza centrifuga che li spinge vero il basso.
[...]

Mariana Mactas, nel numero di oggi del quotidiano "Critica de la Argentina", introducendo la sua critica al film uruguaiano La perrera.

 

1.300.000 3.400.000 abitanti , una densitá di 19 persone per km2, in un paese estremamente sudamericano e allo stesso tempo no. Nei pochi giorni passati in Uruguay e negli occhi degli amici uruguayos conosciuti a Barcellona ho avuto anch’io la sensazione di trovarmi davanti ad un grido sordo, ad una calma piatta, apparente, educata, disperata. Un popolo sensibile, colto,  civile, ma allo stesso tempo  senza speranza.

Gli argentini sono soliti dire degli hermanos orientales: "sono come noi, ma migliori".

Un giudice italiano rovista tra gli scheletri negli armadi (sud)americani

america latina — 22 febbraio 2008

 

Scopro da questo articolo del New York Times che a Roma il gip Luisanna Figliolia sta portando avanti un’inchiesta sul "Piano Condor". Tra gli altri vengono "chiamati in causa" militari peruviani coinvolti in un’azione dei servizi segreti argentini per eliminare attivisti argentini, montoneros, in Perú. Documenti a cui recentemente é stato tolto il segreto di stato dimostrano che gli USA sapevano. Bah, sapevano…facevano.

Brava Luisanna, siamo tutti con te.

Prigionieri

america latina — 16 febbraio 2008

Interessante reportage di Marco Mathieu su RepubblicaTV sugli oltre 2 mila italiani rinchiusi nelle carceri all’estero. Una trentina di questi italiani stanno scontando pena nelle carceri argentine.

Foto InfoBae

Suerte!

america latina — 12 dicembre 2007

Che hai fatto oggi?
Oggi sono stato a Migraciones, l’ufficio. Sono arrivato alle 8,30 pensando che fosse un’ora decente e invece ho scoperto che era tardissimo. Avevo il numero D94, il che significava avere davanti esattamente 394 persone. Ho passato la mattina in sala d’attesa. Ne sono uscito alle 15, documenti alla mano e sorriso stampato in faccia. Ma questa non vuole essere una denuncia alla burocrazia argentina, vengo dall’italia, mica dalla svizzera verde, a certe cose ci siamo abituati.

Quello che voglio invece lasciare scritto qui é il grandissimo impatto visivo che ti lascia uno stanzone in cui ci sei tu, un paio di francesi, un russo e 390 migranti, tra boliviani e peruviani. Tantissime mamme, tantissimi bambini, tantissime persone anziane. Era uno spettacolo tutto da fotografare, ma in queste situazioni non riesco a tirare fuori la macchina fotografica, mi sembra di invadere lo spazio altrui. Mi accontento di raccontarvelo.

Poi, mentre torno a casa a piedi passo davanti ad un lavadero e vedo la scena di questa foto. Lavorano e sorridono. Li saluto e li fotografo. Per tutti i migranti del mondo, questa notte alzo il bicchiere e brindo alla loro salute. Que les vaya bien.

El rey, saltando por encima de la ley

america latina — 12 novembre 2007

Vedendo il re di spagna juan carlos (tutto minuscolo, mi raccomando) zittire Hugo Chávez ognuno trae le proprie conclusioni. Il ministro degli esteri spagnolo, Miguel Ángel Moratinos, vede molto rafforzata la figura del re. Chávez invece vede una coda di paglia lunga chilometri e sfida juan carlos al lascia o raddoppia, chiedendogli se sapesse qualcosa del tentativo di colpo di stato nei suoi confronti, nel 2002. Io mi sono solo fatto un gran ridere e ne esco con l’idea che GiovanniCarlo si sia arrabbiato perché aveva sentito troppe cose chiamate con il proprio nome. La notizia in italiano.
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Vi verremo a cercare

america latina — 9 ottobre 2007

Grande settimana.

Prima la famiglia Pinochet al gran completo in carcere per aver esagerato nella loro lotta al comunismo, rubando a man bassa. Tranquilli, sono giá tutti fuori con la condizionale, ma hanno passato una notte in carcere e se permettete sono piccole soddisfazioni.

Poi oggi alle 19,30 locali il sacerdote argentino Christian Federico Von Wernich é stato condannato all’ergastolo dal tribunale de La Plata. Von Wernich, ex cappellano della Polizia della Provincia di Buenos Aires (la bonaerense), é stato dichiarato colpevole per aver partecipato a sette omicidi, 42 casi di privazione di libertá e 32 casi di tortura. Visto che le parole sono importanti, sottolineo anche il fatto che durante il verdetto il giudice ha usato la parola "genocidio" per qualificare il periodo dell’ultima dittatura militare, 1976-1983. Visto che Von Wernich é ancora sacerdote e fa ancora parte della Chiesa Cattolica Apostolica Romana sono curioso di sentire l’opinione di Benedetto16, sua santitá. Si tratta del secondo sacerdote giudicato colpevole di atti di lesa umanitá, dopo il ruandese Athanase Seromba, condannato nel 2006 a 15 anni di prigione per reati analoghi.

Piccoli passi avanti.

Ellos dicen mierda, nosotros amen

america latina — 22 agosto 2007

Come avrete senz’altro letto, domenica scorsa Elvira Arellano, messicana, madre di Saul (8 anni), attivista simbolo degli indocumentados che vivono negli USA, é stata deportata a Tijuana. Aveva lasciato la chiesa di Chicago dove si era rifugiata durante l’ultimo anno per assistere ad una serie di incontri a Los Angeles, é stata arrestata e immediatamente deportata. Oggi il governo messicano avanza qualche timida protesta nei confronti degli Usa in quanto si sarebbe trattato di un’azione illegale. Figuriamoci. Ve lo immaginate il presidente messicano, Felipe Calderón, che dá grattacapi allo Zio Sam? Il pensiero va alla strage del Cermis, a Nicola Calipari, per non parlare dell’invasione dell’Iraq o della bomba su Hiroshima. E la colonna sonora é del gruppo punk spagnolo La Polla Records, cantando "ellos dicen mierda, nosotros amen".

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