My Man

america latina — 18 settembre 2008

Non so se avete ascoltato la mini-intervista che John McCain ha concesso alla spagnola Union Radio, del Grupo Prisa, il gruppo de El País e della Cadena Ser. Parla del momento dell’economia americana, di America latina e non parla di Zapatero.

"Non parleró con Hugo Chávez. Chávez sta privando la gente dei suoi diritti democratici". Per Evo Morales idem, nessuna differenza apparente per John. Non risponde alla domanda su Zapatero e incomincia a parlare di Calderón. Piú che altro sembrava che non sapesse chi sia Zapatero. E che la Spagna stia in Europa.

Mi ha sorpreso soprattutto l’ottusa maniera di ripetere la dicotomia "Mi riuniró con i paesi che sono nostri amici e affronteró (stand up to) quelli che non lo sono". Che qualcuno dica a quest’uomo che la guerra del Vietnam é finita. 

Soldaditos bolivianos en Santa Cruz

america latina — 2 maggio 2008

Domenica la provincia boliviana di Santa Cruz voterá il referendum che Bossi & Co. sognano nei loro sogni piú torbidi. Il referendum è illegittimo e il risultato sembra scontato, ma a mo’ di augurio lascio Paco Ibañez che al teatro Olimpia di Parigi, nel 1699 cantava:

Pero aprenderás seguro,
soldadito boliviano,
que a un hermano no se mata,
que no se mata a un hermano,
que no se mata a un hermano,
soldadito de Bolivia,
que no se mata a un hermano.

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Populista chi legge

america latina — 22 aprile 2008

Mural dello Stadio "Diego Armando Maradona", Argentinos Juniors

 
Ieri mi é cascato l’occhio sulla prima pagina del giornale economico argentino "El Cronista Comercial" che riportava la notizia della vittoria di Fernando Lugo in Paraguay con il titolo: "Ha vinto l’ex vescovo Lugo in Paraguay e si teme un ritorno al populismo".

A parte il fatto che non si capisce di che "ritorno" si stia parlando (visto che negli ultimi 60 anni il paese é stato governato sempre da un altro partito, il colorado) vorrei sottolineare l’uso sempre piú spregiudicato della parola populismo. Io non sono né un dottore in scienze politiche né un linguista, ma mi sembra che qualcosa stia succedendo e mi/vi chiedo: che cosa significa oggi populismo?

La parola é sempre piú usata, soprattutto quando il governo in questione é guidato dalla leadership di una sola persona, che si erge a portavoce della volontá del popolo. Ormai si usa tranquillamente come sinonimo di demagogia. Ma la grande differenza tra le due parole sta nel fatto che la demagogia si riferisce al discorso politico di un governo, mentre il populismo é una pratica, un modello. É una strategia di potere, consiste nel mettere in pratica azioni politiche che incontrano il favore del popolo. Manovre che favoriscono alcuni settori della popolazione, ma che cambiano solo temporaneamente la realtá delle cose, in modo superficiale.

Secondo questa definizione il populismo non é né di destra né di sinistra. O meglio, puó essere di destra e di sinistra.

É populista (e falso) Berlusconi quando promette un milione di posti di lavoro o l’abolizione dell’Ici.

Sono populiste (e fasciste) quasi tutte le esternazioni di Bossi.

Secondo i suoi detrattori é populista Zapatero quando ritira le truppe spagnole dall’Iraq.

Chavez che insulta Bush nel suo programma televisivo é populista. La sua azione non ha nessun tipo di conseguenza, se non quella di far applaudire gli stolti.

In Argentina Kirchner é populista se si erge a paladino dei diritti umani staccando i quadri dei dittatori dai muri della ESMA mentre oggi si tortura puntualmente e impunemente nelle carceri argentine.

Ma Evo Morales é populista per il semplice fatto di essere indigeno e presidente allo stesso tempo?

Correa é populista se si lamenta perché Uribe e Bush bombardano il territorio ecuadoriano?

Fernando Lugo é populista perché promette la lotta alla corruzione in Paraguay?

Ormai non si puó piú dire nulla senza essere accusati di essere populisti: se ricordi che in argentina ci sono bambini che muoiono di fame ti guardano come a dire "basta con questi discorsi populisti". Se ricordi che le multinazionali si portano via tutta la ricchezza della regione ti senti dire "ma ancora con questi discorsi populisti?".

E va beh. Teniamoci Omero Ciai, che ieri su Repubblica diceva che Chavez, Kirchner, Morales e Correa fanno parte della sinistra radicale.
La sinistra radicale? Nel 2008? 

Uruguay, il grido sordo

america latina — 18 aprile 2008

http://www.flickr.com/photos/tanoka/2421948161/

Cinema multisala, La Paloma, Uruguay.

"Questo é un posto per i vecchi". "Qui per noi non c’é via d’uscita". Si dice e si ascolta questo in Uruguay, un paese che porta il fardello di un triste destino, quello di vedere come migliaia di persone non ancora quarantenni partono, ogni anno, dall’aeroporto di Carrasco, alla ricerca di una vita possibile. Lí il pessimismo del no future si combina con un strana parsimonia che potrebbe essere confusa con serenitá. C’é una certa rabbia ordinata, cosí civilizzata nella forma, se vogliamo, quanto i suoi onorevoli risultati nell’ambito del sociale, la sua riconosciuta tradizione laica, democratica e nemica del rumore. Bevendo mate nella rambla di Montevideo, seduti su un muretto, con la bottiglia di birra calda tra le mani, viaggiando in autobus che tardano tutto il tempo del mondo, lenti, molto lenti, per attraversare una cittá cosí controllabile, i giovani uruguaiani devono lottare contro questa forza centrifuga che li spinge vero il basso.
[...]

Mariana Mactas, nel numero di oggi del quotidiano "Critica de la Argentina", introducendo la sua critica al film uruguaiano La perrera.

 

1.300.000 3.400.000 abitanti , una densitá di 19 persone per km2, in un paese estremamente sudamericano e allo stesso tempo no. Nei pochi giorni passati in Uruguay e negli occhi degli amici uruguayos conosciuti a Barcellona ho avuto anch’io la sensazione di trovarmi davanti ad un grido sordo, ad una calma piatta, apparente, educata, disperata. Un popolo sensibile, colto,  civile, ma allo stesso tempo  senza speranza.

Gli argentini sono soliti dire degli hermanos orientales: "sono come noi, ma migliori".

Un giudice italiano rovista tra gli scheletri negli armadi (sud)americani

america latina — 22 febbraio 2008

 

Scopro da questo articolo del New York Times che a Roma il gip Luisanna Figliolia sta portando avanti un’inchiesta sul "Piano Condor". Tra gli altri vengono "chiamati in causa" militari peruviani coinvolti in un’azione dei servizi segreti argentini per eliminare attivisti argentini, montoneros, in Perú. Documenti a cui recentemente é stato tolto il segreto di stato dimostrano che gli USA sapevano. Bah, sapevano…facevano.

Brava Luisanna, siamo tutti con te.

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