Non il nano fascista che pensate voi..

argentina — 3 luglio 2009

Questa sera ho scoperto che Oriana Fallaci si era fatta un sacco di amici anche in Argentina. Ad inizio degli anni ‘80 durante una conferenza tirò fuori dal clindro che "gli argentini hanno dentro un nano fascista". Definizione forte e ovviamente polemica, che ha poi marcato il paese, diventando una frase di uso quasi-comune. Sembra che sia storica l’intervista che concesse al giornalista argentino Bernardo Neustadt, accusandolo apertamente di aver collaborato con la dittatura. Peccato che non ci sia un video su youtube, ho trovato solo questo articolo de La Nación che riporta un frammento del dialogo.

Atchù

argentina — 2 luglio 2009

Sono laureato in scienze della comunicazione, lo sapete. Quindi potete anche immaginare la quantità di ore passate a studiare lo strapotere dei mass media su quell’asinaccio del popolo. Devo però ammettere che un esempio lampante come quello di questi giorni con la Gripe A, febbre porcina, non l’avevo ai visto. Davvero impressionante. Una bomba nucleare.
Il tema era tabù nelle scorse settimane, previe alle elezioni. Nonostante i giornali continuassero a fare la conta dei contagiati e dei morti, non gli si dava troppa importanza, ne parliamo dopo le elezioni. Poi lunedì si sono messi TUTTI a parlare della gripe. Il ministro della sanità si è dimesso, la presidenta ne ha parlato, le telecamere si sono finalmente appostate fuori dagli ospedali e anche dentro. Sono bastate 24 ore di televisione, 24 ore ininterrotte ed è scoppiata la psicosi. La gente non parla d’altro. Se dici "vado a giocare a calcetto" ti dicono "ma sei matto, siete in 10! è un gruppo troppo grande, c’è rischio di contagio". La gente comincia a girare con i tappabocca e se per caso ti scppa uno starnuto ti si crea il vuoto intorno. Per fortuna non siamo ancora arrivati al linciaggio. Ojo, non dico che il problema non ci sia, ma c’èra anche la scorsa settimana, dale…

Poi oggi giustamente si ragionava sulla situazione tragicomica: d’estate c’è il dengue. Tu speri che arrivi l’inverno, cosò muoiono le zanzare e finisce tutto e invece arriva la Gripe A. Non se ne può più. A me avevano detto che questo era un paìs tropical…

Giovani mamme che sfidano il coprifuoco, impavide.

Ma piove piove

argentina — 29 giugno 2009

Ieri durante le elezioni piovigginava, oggi piove. L’acqua porta via i milioni di discorsi elettorali, ci ripulisce, speriamo. I cartelloni elettorali hanno le orecchie basse, cedono e si scollano, decadente metafora di un paese che non sta per niente bene. Ha appena rinunciato la Ministra della Sanitá, Marcela Ocaña. Era una notizia attesa, avevano fatto di tutto per mantenere il problema "Influenza A" in sordina per preservare le elezioni (se no chi andava a votare?) ma oggi la pentola a pressione é scoppiata.

Hanno perso i Kirchner, probabilmente quella di ieri é stata la loro Waterloo, risultato inevitabile di un paio d’anni in cui hanno sbagliato tutto. Per le considerazioni generali vi rimando al post di Emiliano Guanella su La Stampa. Alla fine Pino Solanas ne é uscito benissimo, secondo nella Capitale con il 24%. Un trionfo, ma il difficile comincia adesso: trasformasi da forza di denuncia a spazio propositivo. Lo seguiremo da vicino.

Che vinca il migliore, ja

argentina — 28 giugno 2009

Siamo in piena veda electoral. Per 48 ore i candidati (e con loro tutti i cittadini) non possono fare dichiarazioni pubbliche inerenti alle elezioni. Fino alle 21 di oggi, domenica, sono proibiti spettacoli popolari all’aperto o al chiuso, feste teatrali, sportive e tutte le riunioni pubbliche che non abbiano niente a che vedere con la pura organizzazione del voto. Sono chiusi anche molti cinema e nelle 12 ore prima del voto è vietato vendere alcol, anche nei ristoranti. Sono tutte misure che richiamano al rigore e alla serietà, in un momento cruciale come l’esercizio del diritto del voto..ma non mi convincono molto. Hanno un odore forte e acre di fascismo, di dittatura, di quegli anni in cui un capannello di 4 persone rappresentava già un pericolo. In dittatura non ci sono elezioni, va da sè, ma non me la raccontano giusta, a me sta storia della "veda" puzza di bruciato.

Oggi siamo andati in una scuola del centro a votare (io facevo solo da autista). C’era tanta gente con il tappabocca, visto che qui l’influenza porcina non è ancora passata, anzi. Il voto funziona in modo diverso rispetto all’italia: ti controllano i documenti e tu entri ad una stanza, chiamata "cuarto oscuro" in cui su un tavolo trovi biglietti simili a quello della foto, chiamati boletas, con i nomi della lista e dei suoi candidati. Ce ne sono di tutti i partiti, teoricamente. In totale solitudine prendi il biglietto che più ti piace e lo metti dentro alla tua busta, esci e metti la busta dentro l’urna. L’inghippo sta nel fatto che soprattutto in provincia, nell’argentina profonda, non si trovano sempre le boletas di tutti i partiti, quindi i partiti minori, con meno risorse, si vedono penalizzati. Teoricamente se non trovi la boleta che vuoi usare potresti bloccare il seggio e fermare tutto.

Altra differenza. Nel seggio ci sono chiaramente anche i punteros, i militanti dei singoli partiti, che sono lì per mettere un po’ di pressione e controllare il corretto funzionamento del voto…ma sono decisamente più discreti che in italia..o perlomeno che a cascinagrossa, dove mio cugino passava la giornata ad aprire la porta a tutti quelli che entravano nel seggio, neanche fosse carabiniere. Quanti voti ha fatto perdere al PCI…

Questa sera stessa sapremo i risultati, reali, di tutto il paese. Lo spoglio è velocissimo, immediato, come in Spagna, senza dilungare per ore la farsa degli exit polls, che qui chiamano "boca de urna". Niente nottate elettorali con Bruno Vespa, solo festeggiamenti per i vincitori e nanna per gli altri.
 

Mejor precio (!?!?!)

argentina — 24 giugno 2009

Ad ogni modo, si fa di necessità virtù: uno evita i confronti dolorosi, sposta la soglia del suo minimo indispensabile, si accorge che in fondo non è poi la questione di vita o morte che sembrava, che non esiste un diritto all’olio extravergine spremuto a freddo da olive raccolte ad inizio invaiatura e da non più di 24 ore, si ricorda che nessuna delle nostre nonne è morta per assenza di spremiaglio di Venturini, e si gode la sensazione che nessun acquisto sia ovvio (mentre là da dove vengo la sensazione è che ogni acquisto sia metà-del-tuo-dovere), anzi l’ovvietà è non comprare mai niente nella prima visita al negozio e farsi tirare giù 15 modelli di qualsiasi cosa per comprarne rigorosamente uno solo; e poi, a farlo durare. Non è detto che ci vada poi tanto peggio.

Fritz approfondisce una conversazione che portiamo avanti via mail da un po’ su un tema poco trattato invece in questo blog: le difficoltà a rapportarsi con il mercato argentino e i suoi prezzi. Sottotitolo: lasciate ogni speranza (e il portafoglio) o voi che entrate. Come sempre sono d’accordo su tutta la linea con lui e con i suoi illuminanti esempi agroalimentari. Sono soprattutto d’accordo con le conclusioni: l’unica soluzione é reagire e cercare di godersi questa vita "diversa". Altrimenti si finisce sempre (e mi succede purtroppo spesso) per ritrovarsi tra italiani a rimpiangere le cose che qui non si trovano o si trovano care.

Una cosa sola non mi convince troppo: non credo che l’italiano in argentina soffra perché i generi che lui considera di prima necessitá qui appartengono ad una fascia medio-alta. O meglio, non credo che stia lí il centro della questione. Secondo me il centro della questione é la Cina. La Cina (e al limite la Svezia ;-) é il vero salvagente per la generazione dei milleuristi italiani. Tecnologia, vestiti, mobili. Quanto sarebbe diversa la vita in italia se eliminassimo il made in china? quanti si potrebbero permettere di cambiare la tv o un armadio? Non sto difendendo il modello di produzione iperterzializzata e globalizzata, sto sottolinendo una differenza importante tra italia e argentina. Qui nel cono sud quasi tutto (a parte la teconologia, che arriva dalla cina, ma a prezzi folli) vine fatto qui e spesso, come dice Fritz, al buio. Risultato? Qualitá discutibile, ma soprattutto prezzi alle stelle.
Prezzi inarrivabili per famiglie medie, come la mia, immaginate per le altre…
 

Logorrea elettorale, con perdón

argentina — 22 giugno 2009

Manca una settimana alle elezioni. Elezioni legislative, all’amerigana, l’abbiamo giá detto. Sono giorni di dibattiti televisivi incolori, di sputtanamenti vari, di denunce penali "para embarrar la cancha", di cartelloni, tanti, tanti cartelloni, che se stai cinque minuti fermo in strada ti ritrovi incollato a qualche palo col faccione di De Narvaez o della Michetti. Le alternative sono tristi, davvero tristi. Ci sono i liberali post menemisti, poi c’é la destra, l’estrema destra, i destrorsi, la destra travestita da sinistra e Pino Solanas. Sí, Fernando "Pino" Solanas il regista, quello de "La hora de los hornos" e recentemente di "Memoria del saqueo". Era giá presente alle ultime elezioni presidenziali, ma non se n’era accorto nessuno. Adesso invece lo danno come la possibile soprpresa e vedendo lo spazio che gli dedicano i media qualcosa di vero c’é. L’analisi pseudo-politica che mi posso permettere, da straniero in terra straniera, é che ci sono un sacco di "zurdos" delusi. Una marea di progressisti e di riformisti, soprattutto porterñi, che speravano davvero che la K Family fosse un’alternativa di sinistra e che poco a poco si sta rendendo conto che nada, so’ sempre i soliti peronisti. Tra questi delusi ci sono anch’io eh, che non mi nascondo. Ma io ero appena arrivato, me la volete concedere un po’ di inesperienza? Beh, se questi fantomatici "progre" cercano qualcosa alla sinistra di Kirchner ci trovano solo Pino Solanas, in mezzo ad un sacco di polvere. O al massimo, ci trovano i radicali, ma se sei progre mezzo peronista i radicali non li voterai mai, piuttosto voti quello lí….come si chiama….Solana…sí, Solanas…pittosto voti quello.

Beh, faccio il mio outing e dico che io voterei Pino Solanas, come l’avrei votato alle presidenziali. Stiamo parlando di lottare per il terzo-quarto posto eh, sia ben chiaro. Dicono che la lotta sia tra Kirchner (el oficialismo) e la formula de Narvaez/Macri (brrrrrr, avevano chiesto anche a Jack lo Squartatore a ma in questi mesi non era disponibile). Paese meraviglioso questo: se non capisci il peronismo non capisci niente e il peronismo (lo dicono apertamente tutti) non si sa che cosa sia. Adess de Narvaez si presenta come il "peronista disidente".

 - Ma i peronisti non erano quegli altri?
 - No, tano, quelli son peronisti K.
 - Ah. Ma de Narvaez sembra Menem. Menem era peronista?
 - Sí, tano, ma Menem era liberale e ha svenduto il paese e poi Menem non lo nomina nessuno, che porta sfiga e fa perdere voti.
 - Ah, ho capito, Peronista era Peron, le altre sono solo imitazioni trucce.
 - Bravo tano, questo l’hai capito.
 - Ma scusate, secondo me in fondo in fondo (ma neanche troppo a fondo) anche Pino Solanas é peronista.
 - Sí.
 - E quindi é di sinistra e il suo referente é un generale fascista?
 - Tano, se dici ancora "generale fascista" vieni espulso dal paese in 24 ore.
 - Vabbuó, ho il mal di testa, siete fortunati che non posso votare.

A dos voces

argentina — 22 giugno 2009

Ci sono voci e timbri inconfondibili in argentina. Situazioni in cui tutti imitano lo stesso tipo di voce. Il primo è quello del tifo, dei cori da stadio, usato anche nelle marce e nei cori di rivendicazione politico/sociale. È una voce bassa, un po’ da invasato. La tipica voce che accompagna l’espressione "Eh, boludo". La fanno tutti nello stesso modo. Ho cercato un link in youtube che la mostrasse come si deve, ma non ho trovato niente di soddisfacente, è una voce tipo questa. Una voce caratteristica, che sicuramente conoscete se siete passati da queste parti.

L’altro tono di voce inconfondibile è quello dei venditori ambulanti, categoria che in argentina raggiunge livelli di poesia e di arte altissimi. Fanno tutti una voce gracchiante, bassissima, come una voce di vecchio proveniente da una radio scassata. E qualsiasi cosa vendano usano tutti quella stessa voce: "Las tijeras, las tijeras para la dama, para el caballero". La voce è funzionale perchè quando la senti capisci che ti stanno offrendo qualcosa. Poi li vedi che si allontanano e parlano con un amico e hanno una voce normale o da pulcino.

Hai voluto la bicicletta argentina?

argentina, italia — 21 maggio 2009

Ieri il Giro d’Italia è passato da Cascinagrossa. La famiglia Tanoka si è fatta ben quatrocento metri di pellegrinaggio per vedere passare la carovana rosa.

Tra le duecentocinquantamila differenze che ci sono tra il posto dove sono nato e quello dove vivo c’è proprio il ciclismo. La presenza ossessiva nelle terre piemontesi di ciclisti della domenica, del lunedì, del martedì… e l’assenza totale a Buenos Aires e conourbano. Non è una cosa secondaria, perchè la dice lunga sulle caratteristiche della geografia e dell’architettura delle due località. In italia, per quanto sia grande la città dove vivi, puoi sempre prendere una bici e trovarti in aperta campagna in una mezz’oretta. Per uscire dal conourbano e poter pedalare senza la paranoia di essere schiacciato da un Ford Falcon impazzito devi fare 4 ore di automobile. O devi andare a girare in bici in un parco urbano, cosa un po’ triste.

Gradi diversi di argentinità

argentina — 19 maggio 2009

Durante i soggiorni italici mi trovo spesso a parlare d’argentina con qualche argentino che vive in italia. La situazione è questa: io vivo in argentina da due anni e lui vive in italia da vent’anni. Mi chiede come mai vivo in argentina, ma non è realmente interessato, quello che gli preme veramente è spiegarmi come mai non ci vive lui in argentina. L’elenco può essere lunghissimo, ma gli hit sono l’insicurezza, la montagna russa economica, la corruzione, buenos aires che "è sporca e caotica". Situazione paradossale in cui una persona mi racconta com’è il posto dove vivo io, lo fa a pezzi e io zitto e mosca. Mi guardo bene dal ribattere alcune distorsioni del mio interlocutore di turno, perchè so bene che quasi tutti gli argentini che vivono all’estero ci soffrono e parecchio. Lasciamolo vivere tranquillo. E poi è vero, Buenos Aires è un vero bordello. 

Porci ed avvoltoi

argentina — 5 maggio 2009

A proposito di viaggi, sapete quando abbiamo pagato i tappabocca anti febbre suina? 4,50 pesos l’uno, quasi un euro.

Poco seri

argentina — 2 maggio 2009

L’ho vista con i miei occhi la 9 de julio bloccata da decine di autobus venuti dal conourbano per le manifestazioni del 1 maggio. Solo che non é successo oggi, venerdí, ma ieri, giovedí. Hanno anticipato la marcia per potersi poi godere il fine settimana lungo. Cosí non si fa, voto 4.

Il nuovo (figo) che avanza

argentina — 22 aprile 2009

A giugno ci sono le elezioni. Si vota per eleggere una parte del legislativo, all’amerigana, e parte del governo della cittá. Personalmente sono molto incuriosito dal personaggio di Francisco De Narvaez, che vedete nella foto in tutto il suo fascino. Si tratta di una specie di bella copia del sindaco di Buenos Aires, Mauricio Macri, suo probabile alleato. De Narvaez ha due grandi pregi, politicamente parlando: é pieno di soldi e ha un sacco di belle camicie. In quest’epoca di vuoto ideologico basta e avanza. Poi ha un ideogramma cinese tatuato sul collo, grasso che cola. L’altro punto in comune con Macri é la totale assenza di discorso politico, nonostante si sia in piena campagna elettorale. I due punti forti della campagna di De Narvaez sono la critica all’attuale governo e la promessa di una lotta senza quartiere all’insicurezza. Francisco é il padre del Mapa de la Inseguirdad, che lascio a voi giudicare. Come Macri la sua campagna elettorale si basa sul fatto di non dire molto, non promettere niente. Basta il sorriso e la solita tiritera terribilmente efficace che gli italiani conosciamo bene "é un uomo di successo nel campo degli affari, diamogli una possibilitá in politica". Gli amici mi dicono che la Panamericana, l’autostrada, é tappezzata di cartelloni di De Narvaez con lo slogan "La seguridad se hace. Hagamos algo, hagamos un plan". Cioé, votatemi, poi qualcosa ci si inventa…

Segnatevi nome e congome, tra un paio di mesi ne riparliamo.

Hey! Teachers!

argentina — 9 aprile 2009

La costruzione del muro, ormai a pezzi, é stato fermata dalla giustizia e mi viene il dubbio che non fosse tutta una mossa del sindaco di san isidro per attirare l’attenzione nazionale sul problema sicurezza nella sua localitá. A proposito di muri, questa barriera inter-quartiere mi ha fatto venire in mente la tribuna politica tra Carmine Rotunno e Michele Ramaglia, li ricordate?

Si potrebbe costruire un muro alto alto alto alto alto fino al soffitto per non far uscire il napoletano dalla campania.

Febbre unitaria

argentina — 8 aprile 2009

La questione dengue (chiamarla epidemia o no é una questione di punti di vista) mette allo scoperto per l’ennesima volta gli istinti buenosaires-centrici del paese. Un annetto fa il dengue era una cosa che riguardava il Paraguay. Nei mesi scorsi é diventata una questione nazionale, ma fino ad un certo punto, visto che riguardava le province del Chaco e di Formosa.  Mai sentite nominare? ecco, appunto. Nelle ultime settimane la malattia ha raggiunto la capitale, 230 casi accertati, e come per magilla le pagine dei giornali si sono riempite di dengue. 

Questa mattina ascoltavo per radio quella simpaticona di  Magdalena Ruiz Guiñazú su Radio Continental che faceva notare che molti porteños hanno rinunciato alle vacanze di pasqua nel nord del paese per paura del dengue. Poverini dev’essere una sensazione terribile.

Fusi

argentina — 31 marzo 2009

Ci risiamo. Noi ci svegliamo e voi state pranzando. Noi arriviamo al lavoro e voi vi state preparando per andarvene. Noi arriviamo a casa stanchi, ma pronti finalmente per vedervi via skype e voi vigliacchi state giá dormendo. Siamo tornati a – 5, la stagione in cui l’orologio infierisce e il fuso orario riesce nella missione in cui non erano riusciti i chilometri: farci sentire lontani da casa.

Poveretti

argentina — 26 marzo 2009

Se fai zapping in questi giorni sulla tv argentina non c’é quasi traccia delLA crisi. Si parla delle elezioni che vengono, della crisi col campo che ritorna e dell’insicurezza, che non se n’era mai andata. Tra le centinaia di canali della tv via cavo peró ce n’é uno che é perennemente in lutto: la CNN en español. Hanno le facce lunghe, i sorrisi spenti e parlano 24 ore su 24 degli effetti della crisi. No, alle cause, non dedicano molto tempo. Reportages dai 50 stati, analisi politiche ed economiche, un lavoro fatto bene, costante, minuzioso, come se si trattasse di una guerra appena scoppiata che bisogna coprire live minuto per minuto. Effetto straniante, perché quando poi ritorni sulla tv argentina della crisi non ne parla nessuno. Sará che a noi non tocca? A noi non ci si fila nemmeno la crisi?

Light motif

argentina — 13 marzo 2009

Neanche Donato é immune. L’altra sera in tv intervistavano il tano piú famoso d’argentina, chef, candidato a deputato e amico di questo blog. E anche a lui é toccata la domanda di rigore per lo straniero in argentina  "Lavoravi per Gianni Versace negli Stati Uniti, come mai adesso vivi in argentina?". In soldoni: chi te l’ha fatto fare?
É piú forte di loro…

Bernal, fin del mundo

argentina — 10 marzo 2009

Sandro, alias Baltic Man, lo leggevo giá quando stava a Barranquilla. Adesso che é da queste parti non volevo perdere l’occasione e gli ho chiesto di raccontarci com’é finito a vivere vicino a Quilmes, a Bernal. La sua prosa merita il prezzo del biglietto, ma poi non cominciate a chiedermi di andarmene…
 

04.44 a.m, primo treno della mattina a Bernal, Argentina, Fin del Mundo.
Quasi non lo sentirei – ho vissuto i miei primi vent’anni appiccicato a una stazione di decima categoria in un altro Fin del Mundo – se non fosse per il vino e l’arrancare diesel di un motore che di sicuro ha visto tempi migliori.
Tanoka mi chiede come ci sono finito, a compiere 23 anni a Bernal, e probabilmente non lo so neanch’io. Ho vissuto in Provincia di Cuneo, nella Provincia lituana di Kaunas, e nella Provincia colombiana di Barranquilla: ovvio che la grande metropoli mi spaventasse, quindici milioni di desperados non si affrontano in un batter di ciglia.

E poi, è la Provincia a raccontarti la verità. Ho provato a farmi sedurre da Buenos Aires, a prenderla per mano e lasciarmi trasportare nei salotti a cielo aperto de La Boca, tra le calles a odor di mate di San Telmo, negli infiniti parchi di Palermo e nell’elegante vividero di Belgrano zona Norte: c’era aria di bugia, di un commercio vivo e vegeto nonostante il ritrovarsi nell’apoteosi spazio-temporale della Crisi, di una città eurolatina troppo "euro" e poco "latina", di ristoranti e nonne italiane ad ogni angolo e profumo di quell’Italia che non c’è più (o non c’è mai stata) nella siesta pomeridiana.
(continua…)

Londra-Baires, solo andata (?)

argentina — 3 marzo 2009

Pubblico un post scritto da Fabio, lettore partenopeo di Tanoka.net e lo ringrazio per aver accettato di mettersi in gioco. Sono tanti coloro che mi scrivono immaginandosi un futuro argentino e Fabio é il primo che accetta di raccontarsi un po’. Suerte!

Ciao a tutti, mi presento: Mi chiamo Fabio e vivo a Londra da 15 anni.

Sono un "artista commerciale" (dipingo quadri su commissione, per una compagnia che tratta alberghi, ristoranti, case private ecc. ecc.).

Ho una ragazza, Mai-ling, inglese di padre cinese, avvocato.

Insieme abbiamo una bimba di sette mesi, piu’ due bimbe di 7 e 5 anni nate da una sua precedente relazione.

Questo e’ il quadretto familiare, io beato (?!) tra le donne… 

(continua…)

Padanian Style

argentina — 28 febbraio 2009

Qualcuno ha ucciso a pugnalate il fiorista della diva Susana Gimenez e lei ha reagito tirando fuori il meglio di sé, dichiarando: "chi uccide deve morire" e "é ora di finirla con i diritti umani dei delinquenti". La ley del taglione, brava Susana. Se fossimo in italia questa sera la vedremmo da Vespa…

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