Il tema è sempre caldo, sempre d’attualitá: gli stranieri scelgono l’Argentina, scelgono Buenos Aires. La Nación è abbastanza sensibile a questa realtá. Qualche giorno fa hanno pubblicato una videointervista a una ragazza portoghese e ieri un approfondimento sugli americani e la loro Mecca, Buenos Aires. Per molti versi l’articolo funziona anche sostituendo “americani” con “italiani” o con “europei”, soprattutto nelle quattro categorie in cui si suddividono gli expats.
Atchù 4
Questa sera dopo il calcetto è girata una bottiglia d’acqua e tutti hanno bevuto a canna. Sono piccoli gesti dal grande significato: la paranoia per l’influeza H1N1 è definitivamente passata. L’influeza c’è ancora, ma il panico generalizzato sembra scomparso e vi assicuro che il panico era molto più pericoloso della pandemia.
Nel frattempo "la nuova influeza" sta scalando le home page dei siti dei grandi quotidiani italiani. Conoscendo l’amore per il melodramma che ci caratterizza e la superficialità delle televisioni italiche penso che vi aspetti un autunno monotematico, con tappabocca.
Auguri a tutti
Oggi in argentina é el Día del Amigo. Si chiamano gli amici e, pandemia permettendo, si va a cena fuori. Si festeggia lo stesso giorno della scoperta della luna e l’idea é stata di un medico di Lomas de Zamora. Io devo essere sincero, come san valentino e affini non me le filo troppo queste feste. Peró oggi il mio capo ha comprato medialunas per tutti e son cose che fanno piacere anche ai cinici. Ora, da qui a dire che il mio capo é mio amico ce ne passa…
Peró l’idea di spostare la data di un giorno e ricordare cosí el Negro Fontanarrosa mi piace.
Parliamone

Dopo una decina di giorni dalla sconfitta elettorale, la presidenta apre al dialogo con l’opposizione e con tutti i settori. Gli crediamo? Staremo a vedere, ma la vedo dura. Nel paese c’è tanta tanta voglia di una politica diversa, con meno decisioni unilaterali della Familia K. Per adesso l’ottimismo latita, vedendo il modo (il solito modo) con cui hanno cambiato le facce nel consiglio dei ministri. Il gioco delle tre carte.
La vignetta si riferisce invece alla polemica scelta del sindaco di buenos aires, mauricio macri, di mettere a capo della polizia un signore con un passato turbolento.
Nel frattempo il mio odio per Mirta Legrand aumenta come una borsa di pop corn in un microonde. Non passa giorno senza che ne dica una, è incredibile. Bruno Vespa è un santo.
Todo tranqui
Sto ricevendo mails di turisti italiani in procinto di venire in argentina che mi/si domandano se sia il caso di rimandare il viaggio a causa dell’influenza. Magari non tanto per la paura del contagio, quanto per il pericolo di ritrovarsi in una città semideserta, col coprifuoco.
Mi rendo conto che sia difficile informarsi dall’italia e anche avendo voglia di leggersi i siti dei principali quotidiani argentini è difficile cogliere le dimensioni e le sfumature dei fatti.
Quindi vi do la mia impressione che però vedo è in linea con i commenti di altri tanos che hanno già commentato: se avete già il biglietto venite e venite tranquilli. La città non è per niente in quarantena, non c’è un clima da pandemia e tutto scorre con i ritmi abituali. Certo, ci sono piccole defezioni, tipo i teatri che resteranno chiusi per i prossimi 10 giorni, ma non penso che siano queste le cose che vi faranno cambiare idea. I ristoranti sono aperti, la gente è in strada, sta facendo freschino, ma c’è un cielo blu-blu e…crepi l’avarizia..questa sera c’è una luna gigante sopra chacarita. Poi c’è da aggiungere anche un altro fattore: se venite in argentina è molto probabile che non vi fermerete solo a buenos aires, ma andrete quasi sicuramente a sud e in provincia la situazione è ancora più liscia che nella capitale. Gli esperti dicono che tra una settimana raggiungeremo l’apice della curva dell’influenza, dopodichè è tutta discesa verso la primavera.
Vi aspettiamo, magari però senza mate :-)
Atchù 3
Finalmente questa sera qualcuno ha deciso di mettere intorno ad un tavolo cinque esperti veri (in italia direbbero cinque saggi) che parlassero della Gripe A. Il programma si chiama "Argentina para armar" ed è bastata un’oretta fatta bene per spiegare che il panico che si sta respirando è ingiustificato e deleterio. I sintomi dell’influenza sono ormai chiari (febbre alta, mal di testa e/o mal di gola) e davanti a questo quadro clinico bisogna semplicemente andare in un ospedale pubblico e farsi vedere dal medico. Non esiste ancora un vaccino, ma ci sono sufficienti dosi di antivirale. Sfatati altri due miti che in questi giorni hanno causato gli assalti alle farmacie: non serve il tappabocca (a meno di non essere infetto e non voler contagiare gli altri) e non è obbligatorio l’alcol in gel (acqua e sapone va benissimo).
Perchè quindi in argentina c’è il panico e in altri paesi (vedi Cile) no? Perchè il governo ha fatto un po’ di pasticci con la trasparenza dei numeri e perchè qui i mezzi di comunicazione stanno pompando l’evento ai limiti dell’irresponsabilità. 60 morti non è niente per un’influenza, bruscolette. L’han detto gli esperti. Per me capitolo chiuso.
Non il nano fascista che pensate voi..
Questa sera ho scoperto che Oriana Fallaci si era fatta un sacco di amici anche in Argentina. Ad inizio degli anni ’80 durante una conferenza tirò fuori dal clindro che "gli argentini hanno dentro un nano fascista". Definizione forte e ovviamente polemica, che ha poi marcato il paese, diventando una frase di uso quasi-comune. Sembra che sia storica l’intervista che concesse al giornalista argentino Bernardo Neustadt, accusandolo apertamente di aver collaborato con la dittatura. Peccato che non ci sia un video su youtube, ho trovato solo questo articolo de La Nación che riporta un frammento del dialogo.
Atchù
Sono laureato in scienze della comunicazione, lo sapete. Quindi potete anche immaginare la quantità di ore passate a studiare lo strapotere dei mass media su quell’asinaccio del popolo. Devo però ammettere che un esempio lampante come quello di questi giorni con la Gripe A, febbre porcina, non l’avevo ai visto. Davvero impressionante. Una bomba nucleare.
Il tema era tabù nelle scorse settimane, previe alle elezioni. Nonostante i giornali continuassero a fare la conta dei contagiati e dei morti, non gli si dava troppa importanza, ne parliamo dopo le elezioni. Poi lunedì si sono messi TUTTI a parlare della gripe. Il ministro della sanità si è dimesso, la presidenta ne ha parlato, le telecamere si sono finalmente appostate fuori dagli ospedali e anche dentro. Sono bastate 24 ore di televisione, 24 ore ininterrotte ed è scoppiata la psicosi. La gente non parla d’altro. Se dici "vado a giocare a calcetto" ti dicono "ma sei matto, siete in 10! è un gruppo troppo grande, c’è rischio di contagio". La gente comincia a girare con i tappabocca e se per caso ti scppa uno starnuto ti si crea il vuoto intorno. Per fortuna non siamo ancora arrivati al linciaggio. Ojo, non dico che il problema non ci sia, ma c’èra anche la scorsa settimana, dale…
Poi oggi giustamente si ragionava sulla situazione tragicomica: d’estate c’è il dengue. Tu speri che arrivi l’inverno, cosò muoiono le zanzare e finisce tutto e invece arriva la Gripe A. Non se ne può più. A me avevano detto che questo era un paìs tropical…
Giovani mamme che sfidano il coprifuoco, impavide.
Ma piove piove
Ieri durante le elezioni piovigginava, oggi piove. L’acqua porta via i milioni di discorsi elettorali, ci ripulisce, speriamo. I cartelloni elettorali hanno le orecchie basse, cedono e si scollano, decadente metafora di un paese che non sta per niente bene. Ha appena rinunciato la Ministra della Sanitá, Marcela Ocaña. Era una notizia attesa, avevano fatto di tutto per mantenere il problema "Influenza A" in sordina per preservare le elezioni (se no chi andava a votare?) ma oggi la pentola a pressione é scoppiata.
Hanno perso i Kirchner, probabilmente quella di ieri é stata la loro Waterloo, risultato inevitabile di un paio d’anni in cui hanno sbagliato tutto. Per le considerazioni generali vi rimando al post di Emiliano Guanella su La Stampa. Alla fine Pino Solanas ne é uscito benissimo, secondo nella Capitale con il 24%. Un trionfo, ma il difficile comincia adesso: trasformasi da forza di denuncia a spazio propositivo. Lo seguiremo da vicino.
Che vinca il migliore, ja
Siamo in piena veda electoral. Per 48 ore i candidati (e con loro tutti i cittadini) non possono fare dichiarazioni pubbliche inerenti alle elezioni. Fino alle 21 di oggi, domenica, sono proibiti spettacoli popolari all’aperto o al chiuso, feste teatrali, sportive e tutte le riunioni pubbliche che non abbiano niente a che vedere con la pura organizzazione del voto. Sono chiusi anche molti cinema e nelle 12 ore prima del voto è vietato vendere alcol, anche nei ristoranti. Sono tutte misure che richiamano al rigore e alla serietà, in un momento cruciale come l’esercizio del diritto del voto..ma non mi convincono molto. Hanno un odore forte e acre di fascismo, di dittatura, di quegli anni in cui un capannello di 4 persone rappresentava già un pericolo. In dittatura non ci sono elezioni, va da sè, ma non me la raccontano giusta, a me sta storia della "veda" puzza di bruciato.
Oggi siamo andati in una scuola del centro a votare (io facevo solo da autista). C’era tanta gente con il tappabocca, visto che qui l’influenza porcina non è ancora passata, anzi. Il voto funziona in modo diverso rispetto all’italia: ti controllano i documenti e tu entri ad una stanza, chiamata "cuarto oscuro" in cui su un tavolo trovi biglietti simili a quello della foto, chiamati boletas, con i nomi della lista e dei suoi candidati. Ce ne sono di tutti i partiti, teoricamente. In totale solitudine prendi il biglietto che più ti piace e lo metti dentro alla tua busta, esci e metti la busta dentro l’urna. L’inghippo sta nel fatto che soprattutto in provincia, nell’argentina profonda, non si trovano sempre le boletas di tutti i partiti, quindi i partiti minori, con meno risorse, si vedono penalizzati. Teoricamente se non trovi la boleta che vuoi usare potresti bloccare il seggio e fermare tutto.
Altra differenza. Nel seggio ci sono chiaramente anche i punteros, i militanti dei singoli partiti, che sono lì per mettere un po’ di pressione e controllare il corretto funzionamento del voto…ma sono decisamente più discreti che in italia..o perlomeno che a cascinagrossa, dove mio cugino passava la giornata ad aprire la porta a tutti quelli che entravano nel seggio, neanche fosse carabiniere. Quanti voti ha fatto perdere al PCI…
Questa sera stessa sapremo i risultati, reali, di tutto il paese. Lo spoglio è velocissimo, immediato, come in Spagna, senza dilungare per ore la farsa degli exit polls, che qui chiamano "boca de urna". Niente nottate elettorali con Bruno Vespa, solo festeggiamenti per i vincitori e nanna per gli altri.
Mejor precio (!?!?!)
Ad ogni modo, si fa di necessità virtù: uno evita i confronti dolorosi, sposta la soglia del suo minimo indispensabile, si accorge che in fondo non è poi la questione di vita o morte che sembrava, che non esiste un diritto all’olio extravergine spremuto a freddo da olive raccolte ad inizio invaiatura e da non più di 24 ore, si ricorda che nessuna delle nostre nonne è morta per assenza di spremiaglio di Venturini, e si gode la sensazione che nessun acquisto sia ovvio (mentre là da dove vengo la sensazione è che ogni acquisto sia metà-del-tuo-dovere), anzi l’ovvietà è non comprare mai niente nella prima visita al negozio e farsi tirare giù 15 modelli di qualsiasi cosa per comprarne rigorosamente uno solo; e poi, a farlo durare. Non è detto che ci vada poi tanto peggio.
Fritz approfondisce una conversazione che portiamo avanti via mail da un po’ su un tema poco trattato invece in questo blog: le difficoltà a rapportarsi con il mercato argentino e i suoi prezzi. Sottotitolo: lasciate ogni speranza (e il portafoglio) o voi che entrate. Come sempre sono d’accordo su tutta la linea con lui e con i suoi illuminanti esempi agroalimentari. Sono soprattutto d’accordo con le conclusioni: l’unica soluzione é reagire e cercare di godersi questa vita "diversa". Altrimenti si finisce sempre (e mi succede purtroppo spesso) per ritrovarsi tra italiani a rimpiangere le cose che qui non si trovano o si trovano care.
Una cosa sola non mi convince troppo: non credo che l’italiano in argentina soffra perché i generi che lui considera di prima necessitá qui appartengono ad una fascia medio-alta. O meglio, non credo che stia lí il centro della questione. Secondo me il centro della questione é la Cina. La Cina (e al limite la Svezia ;-) é il vero salvagente per la generazione dei milleuristi italiani. Tecnologia, vestiti, mobili. Quanto sarebbe diversa la vita in italia se eliminassimo il made in china? quanti si potrebbero permettere di cambiare la tv o un armadio? Non sto difendendo il modello di produzione iperterzializzata e globalizzata, sto sottolinendo una differenza importante tra italia e argentina. Qui nel cono sud quasi tutto (a parte la teconologia, che arriva dalla cina, ma a prezzi folli) vine fatto qui e spesso, come dice Fritz, al buio. Risultato? Qualitá discutibile, ma soprattutto prezzi alle stelle.
Prezzi inarrivabili per famiglie medie, come la mia, immaginate per le altre…
Logorrea elettorale, con perdón
Manca una settimana alle elezioni. Elezioni legislative, all’amerigana, l’abbiamo giá detto. Sono giorni di dibattiti televisivi incolori, di sputtanamenti vari, di denunce penali "para embarrar la cancha", di cartelloni, tanti, tanti cartelloni, che se stai cinque minuti fermo in strada ti ritrovi incollato a qualche palo col faccione di De Narvaez o della Michetti. Le alternative sono tristi, davvero tristi. Ci sono i liberali post menemisti, poi c’é la destra, l’estrema destra, i destrorsi, la destra travestita da sinistra e Pino Solanas. Sí, Fernando "Pino" Solanas il regista, quello de "La hora de los hornos" e recentemente di "Memoria del saqueo". Era giá presente alle ultime elezioni presidenziali, ma non se n’era accorto nessuno. Adesso invece lo danno come la possibile soprpresa e vedendo lo spazio che gli dedicano i media qualcosa di vero c’é. L’analisi pseudo-politica che mi posso permettere, da straniero in terra straniera, é che ci sono un sacco di "zurdos" delusi. Una marea di progressisti e di riformisti, soprattutto porterñi, che speravano davvero che la K Family fosse un’alternativa di sinistra e che poco a poco si sta rendendo conto che nada, so’ sempre i soliti peronisti. Tra questi delusi ci sono anch’io eh, che non mi nascondo. Ma io ero appena arrivato, me la volete concedere un po’ di inesperienza? Beh, se questi fantomatici "progre" cercano qualcosa alla sinistra di Kirchner ci trovano solo Pino Solanas, in mezzo ad un sacco di polvere. O al massimo, ci trovano i radicali, ma se sei progre mezzo peronista i radicali non li voterai mai, piuttosto voti quello lí….come si chiama….Solana…sí, Solanas…pittosto voti quello.
Beh, faccio il mio outing e dico che io voterei Pino Solanas, come l’avrei votato alle presidenziali. Stiamo parlando di lottare per il terzo-quarto posto eh, sia ben chiaro. Dicono che la lotta sia tra Kirchner (el oficialismo) e la formula de Narvaez/Macri (brrrrrr, avevano chiesto anche a Jack lo Squartatore a ma in questi mesi non era disponibile). Paese meraviglioso questo: se non capisci il peronismo non capisci niente e il peronismo (lo dicono apertamente tutti) non si sa che cosa sia. Adess de Narvaez si presenta come il "peronista disidente".
- Ma i peronisti non erano quegli altri?
- No, tano, quelli son peronisti K.
- Ah. Ma de Narvaez sembra Menem. Menem era peronista?
- Sí, tano, ma Menem era liberale e ha svenduto il paese e poi Menem non lo nomina nessuno, che porta sfiga e fa perdere voti.
- Ah, ho capito, Peronista era Peron, le altre sono solo imitazioni trucce.
- Bravo tano, questo l’hai capito.
- Ma scusate, secondo me in fondo in fondo (ma neanche troppo a fondo) anche Pino Solanas é peronista.
- Sí.
- E quindi é di sinistra e il suo referente é un generale fascista?
- Tano, se dici ancora "generale fascista" vieni espulso dal paese in 24 ore.
- Vabbuó, ho il mal di testa, siete fortunati che non posso votare.
A dos voces
Ci sono voci e timbri inconfondibili in argentina. Situazioni in cui tutti imitano lo stesso tipo di voce. Il primo è quello del tifo, dei cori da stadio, usato anche nelle marce e nei cori di rivendicazione politico/sociale. È una voce bassa, un po’ da invasato. La tipica voce che accompagna l’espressione "Eh, boludo". La fanno tutti nello stesso modo. Ho cercato un link in youtube che la mostrasse come si deve, ma non ho trovato niente di soddisfacente, è una voce tipo questa. Una voce caratteristica, che sicuramente conoscete se siete passati da queste parti.
L’altro tono di voce inconfondibile è quello dei venditori ambulanti, categoria che in argentina raggiunge livelli di poesia e di arte altissimi. Fanno tutti una voce gracchiante, bassissima, come una voce di vecchio proveniente da una radio scassata. E qualsiasi cosa vendano usano tutti quella stessa voce: "Las tijeras, las tijeras para la dama, para el caballero". La voce è funzionale perchè quando la senti capisci che ti stanno offrendo qualcosa. Poi li vedi che si allontanano e parlano con un amico e hanno una voce normale o da pulcino.
Hai voluto la bicicletta argentina?
Ieri il Giro d’Italia è passato da Cascinagrossa. La famiglia Tanoka si è fatta ben quatrocento metri di pellegrinaggio per vedere passare la carovana rosa.
Tra le duecentocinquantamila differenze che ci sono tra il posto dove sono nato e quello dove vivo c’è proprio il ciclismo. La presenza ossessiva nelle terre piemontesi di ciclisti della domenica, del lunedì, del martedì… e l’assenza totale a Buenos Aires e conourbano. Non è una cosa secondaria, perchè la dice lunga sulle caratteristiche della geografia e dell’architettura delle due località. In italia, per quanto sia grande la città dove vivi, puoi sempre prendere una bici e trovarti in aperta campagna in una mezz’oretta. Per uscire dal conourbano e poter pedalare senza la paranoia di essere schiacciato da un Ford Falcon impazzito devi fare 4 ore di automobile. O devi andare a girare in bici in un parco urbano, cosa un po’ triste.
Gradi diversi di argentinità
Durante i soggiorni italici mi trovo spesso a parlare d’argentina con qualche argentino che vive in italia. La situazione è questa: io vivo in argentina da due anni e lui vive in italia da vent’anni. Mi chiede come mai vivo in argentina, ma non è realmente interessato, quello che gli preme veramente è spiegarmi come mai non ci vive lui in argentina. L’elenco può essere lunghissimo, ma gli hit sono l’insicurezza, la montagna russa economica, la corruzione, buenos aires che "è sporca e caotica". Situazione paradossale in cui una persona mi racconta com’è il posto dove vivo io, lo fa a pezzi e io zitto e mosca. Mi guardo bene dal ribattere alcune distorsioni del mio interlocutore di turno, perchè so bene che quasi tutti gli argentini che vivono all’estero ci soffrono e parecchio. Lasciamolo vivere tranquillo. E poi è vero, Buenos Aires è un vero bordello.
Porci ed avvoltoi
A proposito di viaggi, sapete quando abbiamo pagato i tappabocca anti febbre suina? 4,50 pesos l’uno, quasi un euro.
Poco seri
L’ho vista con i miei occhi la 9 de julio bloccata da decine di autobus venuti dal conourbano per le manifestazioni del 1 maggio. Solo che non é successo oggi, venerdí, ma ieri, giovedí. Hanno anticipato la marcia per potersi poi godere il fine settimana lungo. Cosí non si fa, voto 4.
Il nuovo (figo) che avanza

A giugno ci sono le elezioni. Si vota per eleggere una parte del legislativo, all’amerigana, e parte del governo della cittá. Personalmente sono molto incuriosito dal personaggio di Francisco De Narvaez, che vedete nella foto in tutto il suo fascino. Si tratta di una specie di bella copia del sindaco di Buenos Aires, Mauricio Macri, suo probabile alleato. De Narvaez ha due grandi pregi, politicamente parlando: é pieno di soldi e ha un sacco di belle camicie. In quest’epoca di vuoto ideologico basta e avanza. Poi ha un ideogramma cinese tatuato sul collo, grasso che cola. L’altro punto in comune con Macri é la totale assenza di discorso politico, nonostante si sia in piena campagna elettorale. I due punti forti della campagna di De Narvaez sono la critica all’attuale governo e la promessa di una lotta senza quartiere all’insicurezza. Francisco é il padre del Mapa de la Inseguirdad, che lascio a voi giudicare. Come Macri la sua campagna elettorale si basa sul fatto di non dire molto, non promettere niente. Basta il sorriso e la solita tiritera terribilmente efficace che gli italiani conosciamo bene "é un uomo di successo nel campo degli affari, diamogli una possibilitá in politica". Gli amici mi dicono che la Panamericana, l’autostrada, é tappezzata di cartelloni di De Narvaez con lo slogan "La seguridad se hace. Hagamos algo, hagamos un plan". Cioé, votatemi, poi qualcosa ci si inventa…
Segnatevi nome e congome, tra un paio di mesi ne riparliamo.
Hey! Teachers!
La costruzione del muro, ormai a pezzi, é stato fermata dalla giustizia e mi viene il dubbio che non fosse tutta una mossa del sindaco di san isidro per attirare l’attenzione nazionale sul problema sicurezza nella sua localitá. A proposito di muri, questa barriera inter-quartiere mi ha fatto venire in mente la tribuna politica tra Carmine Rotunno e Michele Ramaglia, li ricordate?
Si potrebbe costruire un muro alto alto alto alto alto fino al soffitto per non far uscire il napoletano dalla campania.
Febbre unitaria
La questione dengue (chiamarla epidemia o no é una questione di punti di vista) mette allo scoperto per l’ennesima volta gli istinti buenosaires-centrici del paese. Un annetto fa il dengue era una cosa che riguardava il Paraguay. Nei mesi scorsi é diventata una questione nazionale, ma fino ad un certo punto, visto che riguardava le province del Chaco e di Formosa. Mai sentite nominare? ecco, appunto. Nelle ultime settimane la malattia ha raggiunto la capitale, 230 casi accertati, e come per magilla le pagine dei giornali si sono riempite di dengue.
Questa mattina ascoltavo per radio quella simpaticona di Magdalena Ruiz Guiñazú su Radio Continental che faceva notare che molti porteños hanno rinunciato alle vacanze di pasqua nel nord del paese per paura del dengue. Poverini dev’essere una sensazione terribile.
















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