Fusi

Ci risiamo. Noi ci svegliamo e voi state pranzando. Noi arriviamo al lavoro e voi vi state preparando per andarvene. Noi arriviamo a casa stanchi, ma pronti finalmente per vedervi via skype e voi vigliacchi state giá dormendo. Siamo tornati a – 5, la stagione in cui l’orologio infierisce e il fuso orario riesce nella missione in cui non erano riusciti i chilometri: farci sentire lontani da casa.

Poveretti

Se fai zapping in questi giorni sulla tv argentina non c’é quasi traccia delLA crisi. Si parla delle elezioni che vengono, della crisi col campo che ritorna e dell’insicurezza, che non se n’era mai andata. Tra le centinaia di canali della tv via cavo peró ce n’é uno che é perennemente in lutto: la CNN en español. Hanno le facce lunghe, i sorrisi spenti e parlano 24 ore su 24 degli effetti della crisi. No, alle cause, non dedicano molto tempo. Reportages dai 50 stati, analisi politiche ed economiche, un lavoro fatto bene, costante, minuzioso, come se si trattasse di una guerra appena scoppiata che bisogna coprire live minuto per minuto. Effetto straniante, perché quando poi ritorni sulla tv argentina della crisi non ne parla nessuno. Sará che a noi non tocca? A noi non ci si fila nemmeno la crisi?

Light motif

Neanche Donato é immune. L’altra sera in tv intervistavano il tano piú famoso d’argentina, chef, candidato a deputato e amico di questo blog. E anche a lui é toccata la domanda di rigore per lo straniero in argentina  "Lavoravi per Gianni Versace negli Stati Uniti, come mai adesso vivi in argentina?". In soldoni: chi te l’ha fatto fare?
É piú forte di loro…

Bernal, fin del mundo

Sandro, alias Baltic Man, lo leggevo giá quando stava a Barranquilla. Adesso che é da queste parti non volevo perdere l’occasione e gli ho chiesto di raccontarci com’é finito a vivere vicino a Quilmes, a Bernal. La sua prosa merita il prezzo del biglietto, ma poi non cominciate a chiedermi di andarmene…
 

04.44 a.m, primo treno della mattina a Bernal, Argentina, Fin del Mundo.
Quasi non lo sentirei – ho vissuto i miei primi vent’anni appiccicato a una stazione di decima categoria in un altro Fin del Mundo – se non fosse per il vino e l’arrancare diesel di un motore che di sicuro ha visto tempi migliori.
Tanoka mi chiede come ci sono finito, a compiere 23 anni a Bernal, e probabilmente non lo so neanch’io. Ho vissuto in Provincia di Cuneo, nella Provincia lituana di Kaunas, e nella Provincia colombiana di Barranquilla: ovvio che la grande metropoli mi spaventasse, quindici milioni di desperados non si affrontano in un batter di ciglia.

E poi, è la Provincia a raccontarti la verità. Ho provato a farmi sedurre da Buenos Aires, a prenderla per mano e lasciarmi trasportare nei salotti a cielo aperto de La Boca, tra le calles a odor di mate di San Telmo, negli infiniti parchi di Palermo e nell’elegante vividero di Belgrano zona Norte: c’era aria di bugia, di un commercio vivo e vegeto nonostante il ritrovarsi nell’apoteosi spazio-temporale della Crisi, di una città eurolatina troppo "euro" e poco "latina", di ristoranti e nonne italiane ad ogni angolo e profumo di quell’Italia che non c’è più (o non c’è mai stata) nella siesta pomeridiana.
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Londra-Baires, solo andata (?)

Pubblico un post scritto da Fabio, lettore partenopeo di Tanoka.net e lo ringrazio per aver accettato di mettersi in gioco. Sono tanti coloro che mi scrivono immaginandosi un futuro argentino e Fabio é il primo che accetta di raccontarsi un po’. Suerte!

Ciao a tutti, mi presento: Mi chiamo Fabio e vivo a Londra da 15 anni.

Sono un "artista commerciale" (dipingo quadri su commissione, per una compagnia che tratta alberghi, ristoranti, case private ecc. ecc.).

Ho una ragazza, Mai-ling, inglese di padre cinese, avvocato.

Insieme abbiamo una bimba di sette mesi, piu’ due bimbe di 7 e 5 anni nate da una sua precedente relazione.

Questo e’ il quadretto familiare, io beato (?!) tra le donne… 

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Padanian Style

Qualcuno ha ucciso a pugnalate il fiorista della diva Susana Gimenez e lei ha reagito tirando fuori il meglio di sé, dichiarando: "chi uccide deve morire" e "é ora di finirla con i diritti umani dei delinquenti". La ley del taglione, brava Susana. Se fossimo in italia questa sera la vedremmo da Vespa…

Argentina Exchange, bienvenidos

Da oggi fa la sua comparsa nella colonna di destra il primo, piccolo banner di Tanoka.net. Giá vi vedo che sogghignate, ma qui si fa sul serio. Qualche settimana fa ho avuto modo di conoscere Enzo e Giovanni, di Argentina Exchange e mi hanno fatto un’ottima impressione. Si tratta di un’organizzazione che accompagna e aiuta i ragazzi stranieri che arrivano a Buenos Aires con l’idea di studiare/lavorare/imparare la lingua/fare uno stage. Sono il vero punto di riferimento per i giovani stranieri in cittá, non solo per le uscite notturne, ma anche per i viaggi organizzati. 

Dico sempre che se arrivi a fare l’erasmus o un corso di lingua a Granada o a Dublino dopo due settimane conosci giá tutta la cittá e metá delle persone che ci abitano. Buenos Aires é un’altra realtá, gigantesca, confusa e inesorabilmente sudamericana. Quasi tutti gli stranieri che ho conosciuto si trovano benissimo e adorano la cittá, ma é anche vero che il processo di adattamento puó essere lungo e chi ha solo qualche mese a disposizione puó correre il rischio di sentirsi un po’ stordito e…solo. Ci sono molti giovani a cui piace partire da casa sapendo che cosa li aspetta (lavoro, studio, alloggio) e magari poter contare su un folto gruppo di amici potenziali. Lo straniero a Buenos Aires é visto spesso e volentieri come una slot machine a cui spillare dollari o euro, ma in questo caso mi sembra che i ragazzi di Argentina Exchange stiano invece facendo un lavoro pensato nel lungo periodo, cercando di crearsi un nome importante e di giocare sul passaaprola. I servizi che offrono mi sembrano a un prezzo piú che ragionevole, partendo dalla ricerca di appartamento, servizio che fanno gratis.

Fino ad ora gli amici a cui ho consigliato di contattare Argentina Exchange non si sono mai lamentati, quindi sto avendo la conferma che sono persone serie. Se avete avuto esperienze diverse i commenti sono aperti, come sempre.

Dovere di cronaca

Giá vedo che alzate le spallucce, sommersi nella neve. Capisco che non casca il mondo, ma é mezzanotte e ci sono 32 gradi, all’ombra.

Il vostro uomo all’Habana

La radio è sempre in viaggio la tele è sempre a casa

L’argentina é un po’ come il protagonista dell’ultimo film di Daniel Burnman, El Nido Vacio: sta sempre ascoltando la radio. Radio da non confondere con la musica in generale, che c’é pure quella per caritá, ma una radio soprattutto parlata, spesso e volentieri in AM. Di giorno e di notte, ovunque. Il fioraio, il giornalaio, l’autista dell’autobus, la sicurezza privata dentro gli sgabbiotti dei quartiere bene. Per non deludere gli amanti dei luoghi comuni bevono tutti mate e ascoltano la radio. Anche Cotroneo la metteva nell’elenco delle cose che gli piacciono di buenos aires:  la forza della radio a scapito della tv ( poi peró ci metteva anche i tassisti, che saranno anche affabili e locuaci, ma sono tutti nazisti repressi). I volti noti della televisione hanno un programma anche in radio e sinceramente non so a quale siano piú affezionati. É chiaro che c’é spazio per tutti, il pubblico della radio é numerosissimo e fedele. Io faccio colazione ascoltando quel gran signore di Victor Hugo Morales su Radio Continental.
Quando ho visto la foto di Fritz MacGyver  me lo sono immmaginato con la radio in sottofondo. Con quella candela precaria, sperduto nella pampa, sarebbe stata un’immagine perfetta. E invece mi casca sul Blasco.

Domingos en la pelopincho

Un elemento immancabile dell’estate argentina é la pelopincho, la piscina montabile. Pelopincho é il nome della marca piú famosa ma per metonimia (?) ormai vengono chiamate cosí tutte le piscine fai-da-te d’argentina. Ogni famiglia con pargoli ha una pelopincho, in giardino, sul balcone o in terrazzo. Un amico single ne ha una grande come un letto a una piazza e la tiene in casa, nel soggiorno e nelle serate estive guarda la tv a mollo. La pelopincho mi piace perché a mio modo di vedere la dice lunga sul modo di essere degli argentini. Privilegiano la qualitá di vita e se ne infischiano della forma e dell’apparire. Mi ricordo che le piscine montabili e/o gonfiabili si usavano anche in italia quando ero piccolo. Come mai sono quasi scomparse? non fa piú caldo d’estate? Sará magari la paura di dare un’immagine da classe medio-bassa. Certe volte l’Italia é cosí lontana…


 

L’accendiamo?

L’ex vicepresidente della Repubblica e attuale Governatore della Provincia di Buenos Aires, Daniel Scioli ospite del programma "A dos voces". Scioli é ex campione del mondo di off-shore e nel ’89 ha perso un braccio in un incidente nautico. Da quel giorno si sprecano le battute su di lui e sulla sua protesi. L’intervista a Scioli con la scenografia della bocca della veritá mi sembra un’ironia involontaria da 10 e lode.

 

Grissinopoli

Se come me non avete potuto vederlo a suo tempo al cinema e non potete affittarlo, scaricatevi il documentario "Grissinopoli". Racconta la storia di una delle prime fabbriche recuperate argentine, nel 2002. Io ne avevo sentito parlare, ma non sapevo che fosse vicino a casa, finché l’altro giorno mi sono trovato a passare davanti all’entrata. La mole antonelliana a chacarita, brividi…

Giornalismi bipolari

In passato abbiamo giá parlato di un certo atteggiamento misogino nell’analisi giornalistica dell’operato della presidenta Cristina Kirchner. Quest’estate un paio di articoli hanno sciolto la catena del pettegolezzo che da quel momento in poi si é trasformato nell’argomento principe sotto l’ombrellone: Cristina é depressa. O bipolare se preferite.
Giá Cesare Lombroso nel suo "La donna criminale" sosteneva che la causa che portava le donne a delinquere era uno stato di malattia mentale. La base di questo tipo di approccio é la dicotomia uomo/ragione contro donna/passione. L’uomo commette principalmente delitti relativi alla proprietá, mentre la donna violenta lo é per passione.
A mio modo di vedere qui si gioca con l’idea che un cattivo politico sia in un certo qual modo un delinquente e quindi una cattiva politica é una pazza o ha dei problemi di stabilitá mentale. Giá durante il conflitto con il campo si accusava la presidenta di essere arrogante, aggettivo raramente usato in politica per gli uomini, che al massimo sono autoritari o demagoghi.

Non si vuole qui sostenere che Cristina non sia depressa. Non ho gli elementi per guidicarlo e sinceramente non mi interessa. Dico solo che Bush e Yeltsin erano al massimo alcolizzati, De la Rua, che ha gettato l’argentina nel caos, era accusato al massimo di avere poco carattere, Menem di essere un egolatra e un ladro, ma mai nessuno é stato oscurato dal sospetto di avere problemi mentali. La tentazione é sempre quella di giudicare una donna con parametri diversi da un uomo. Le difficoltá che trova una donna nella propria carriera professionale non sono dovute quindi alla mancanza di capacitá intellettuale, come nell’uomo, ma ad un certo stato di debolezza mentale. Al lavoro, in condizioni simili: "mi jefe es un tirano" oppure "mi jefa es una loca".

Un’idea come un’altra

In questo blog é giá stata citata piú volte la canzone "Argentina", di Francesco Guccini. A chi non la conosce consiglio di ascoltarla o meglio ancora di leggerla. Io la conosco da tempo, ma stamattina l’ho ascoltata davvero per la prima volta. Un po’ come Venditti che "io ce so’ nato a Roma, io t’ho scoperto stamattina".

Il passo chiave secondo me é questo:

Poi un giorno, disegnando un labirinto di passi tuoi per quei selciati alieni
ti accorgi con la forza dell’ istinto che non son tuoi e tu non gli appartieni,
e tutto è invece la dimostrazione di quel poco che a vivere ci è dato
e l’ Argentina è solo l’ espressione di un’ equazione senza risultato,
come i posti in cui non si vivrà, come la gente che non incontreremo,
tutta la gente che non ci amerà, quello che non facciamo e non faremo,
anche se prendi sempre delle cose, anche se qualche cosa lasci in giro,
non sai se è come un seme che dà fiore o polvere che vola ad un respiro.

Questa strofa andrebbe messa nella testata del blog, a mo’ di "lasciate ogni speranza quasi tutti voi che entrate". Andrebbe allegata come risposta a tutti quelli che mi scrivono dicendomi "vivo a Bassano, sono insoddisfatto del mio lavoro, stavo pensando all’argentina". L’argentina é solo l’espressione di un’equazione senza risultato, un’icona, un simbolo, una chimera. Una delle poche per chi vive in un paese senza ex-colonie come l’italia. Un’idea pazza che si trasforma in realtá solo per poche persone.

E che mi dite di questa, il concetto non é lo stesso?

Genova per noi
che stiamo in fondo alla campagna
e abbiamo il sole in piazza rare volte
e il resto è pioggia che ci bagna.
Genova, dicevo, è un’idea come un’altra.

Genova per noi, di Paolo Conte. Una cittá, un altro Stato, cambiare vita, trovare una donna, cambiare lavoro, che la tua squadra vinca il campionato. Qual’é la differenza? Sono tutte idee, sogni, ossessioni, salvagenti a cui aggrapparsi. Ad un mandrogno come me la canzone di Conte tocca le corde piú intime. Genova – dice lui – ha i giorni tutti uguali. E Buenos Aires?

 

Petrolgamberi

 «Niente occhiali scuri, niente spalloni, niente scenari da giallo finanziario. Nel modo più semplice e naturale possibile: in auto, in aliscafo, in pullman, in barca a vela. Ma sempre in contanti, in valigia».

Secondo questo articolo del Sole 24Ore ci sarebbe una continua fuga di capitali dall’argentina all’uruguay. Una fuga storica e costante, aggravatasi ora con la paura della crisi. L’articolo definisce addirittura l’uruguay come la svizzera del sudamerica. Ma pensa te, e io che non lo sapevo.
Io mi limito a pensare a Montevideo con nostalgia, ma per motivi ben piú popolari… penso al mercato del porto. Viaggerei volentieri a Montevideo per riportare indietro le valige, svuotate di dollari e ripiene di frutti di mare. Non mi hanno ancora dato una buona spiegazione del perché qui non si mangia pesce. Non siamo forse affacciati allo stesso fiume e allo stesso mare? Tutta colpa della signora vacca.

Tano sará lei

"Quando io ero piccolo, dividevamo la gente tra argentini e stranieri, e a questi ultimi in tre gruppi: gallegos, tanos e gli altri. A loro volta gli altri si classificavano in inglesi, francesi, tedeschi, polacchi, turchi e giapponesi. Se c’erano persone che negavano di appartenere a una di queste categorie peggio per loro, perché a noi, ai creoli, non ce ne importava niente."

Ieri nel supplemento domenicale del quotidiano Perfil, El Observador, c’era un articolo sull’immigrazione in argentina scritto da Mario Bunge. Bunge é ció che solitamente si definisce un luminare, é fisico e filosofo e dal 1966 vive e insegna in Canada. Il suo punto di vista é interessante prima di tutto perché il signore é nato nel 1919 e la Buenos Aires de los tanos y de los gallegos l’ha vista davvero. E poi perché non é per niente d’accordo con il luogo comune che dice che l’argentina ha sempre ricevuto gli stranieri a braccia aperte.

Se vi capita di parlare di immigrazione con un argentino ultracinquantenne é molto probabile che gli sentiate dire la famigerata frase "Questo paese l’hanno costruito gli italiani e gli spagnoli". Sentirla mi mette sempre in una situazione di disagio perché non mi trova d’accordo, ma capisco che lo stanno dicendo come forma di cortesia nei miei confronti. Di solito rispondo guardandomi le scarpe.

Forse non vengono a cena

Rassicurante la prima pagina di Página12 di oggi, come si sperava per il momento i repressori rimangono in carcere.
Da un anno a questa parte passo davanti alla ESMA due volte al giorno per andare al lavoro. E tutte le volte, tutte le volte che ci passo davanti penso a quello che rappresenta quell’edificio. Non diventa mai parte dello sfondo, un edificio come gli altri. Chissá se succede anche agli argentini, a tutti quelli che passano lí davanti.

Indovina chi viene a cena per Natale

Liberi Astiz, el Tigre Acosta e altri repressori della ESMA. Preferisco non crederci, preferisco pensare che non succederá, che si tratti del solito tira e molla della giustizia argentina e che alla fine non usciranno dal carcere.
Due cose in questa giornata tutto sommato triste:

- il discorso della presidenta, che piú di una volta fa riferimento alla Francia, alla dichiarazione universale dei diritti umani e al mondo intero che ci sta guardando, come a dire "no, se li lasciamo liberi facciamo la figura dei cioccolatai davanti a tutto il mondo". Altre volte abbiamo parlato di certa sudditanza argentina nei confronti del primer mundo, ma in questo caso mi sembra che sia una cosa positiva. Se in italia ogni tanto si pensasse alle figure che facciamo nel mondo il presidente del consiglio sarebbe un altro.

- in giorni come questi, quando sei giú, quando pensi di aver toccato il fondo, puoi sempre leggere i commenti agli articoli de La Nación e cominciare a scavare.

To the place I belong

L’europa é messa cosí male che gli argentini tornano a casa? Non credo, ma.. é interessante quello che sta facendo la Spagna. Agli extracomunitari che stanno perdendo il lavoro offre la possibilitá di tornarsene in patria, con incentivo economico. Invece di darti l’assegno di disoccupazione per un periodo che andrebbe dai sei ai diciotto mesi ti offrono la possibilitá di averlo tutto insieme, in due cuote: una subito e una dopo un mese che sei tornato al tuo paese. Detta cosí fa venire un po’ i brividi, sembra un po’ un "Arrivederci e grazie. Questa é la metá, quando ci mandi una tua foto davanti all’obelisco di buenos aires ti diamo il resto!" peró é anche vero che alcune persone saranno contente di tornarsene al proprio paese con un piccolo capitale da investire in loco.

Discorso a parte sul titolo dell’articolo "Gli argentini, tra coloro che piú desiderano ritornare dalla Spagna", che non si giustifica, visto che i numeri sono irrisori: hanno chiesto accesso al piano 105 argentini su 286.000 che vivono in spagna legalmente. 

Los gordos

Per spiegare che cosa sono e come funzionano i sindacati argentini non basta un post e forse non basterebbe un libro. Vi basti sapere che oggi a Rosario c’é stato un morto e dieci feriti in una battaglia campale TRA diverse sigle sindacali. Sí, avete capito bene, la polizia non c’entra niente. In questi casi si parla sempre di "una interna sindical" e spesso e volentieri ci scappa il morto o quasi. Sono lottizzati, inciuciati, venduti, corrotti, ma soprattutto sono pesantissimi, fisicamente parlando. É vero che negli ultimi anni, con bonanza economica, i sindacati sono riusciti a obbligare le aziende e il governo ad una continua revisione degli stipendi, ma non ci si puó lasciare abbagliare. La figura di Hugo Moyano, segretario generale della CGT e braccio destro di Cristina é inspiegabile. Lo si vede spesso impegnato in cadute libere sugli specchi, come qualche settimana fa quando il suo ruolo politico lo obbligava a negare la crisi e i relativi licenziamenti. Un sidacalista.
Difficile da digerire.

Un mese fa la Corte Suprema de Justicia de la Nación ha emesso un verdetto che potrebbe essere un primo passo verso la rottura del modello del monopolio sindacale, in vigore dai tempi del General. A suo modo é sembrato un momento storico, anche se forse fuori tempo massimo. Chi vuole approfondire puó farlo qui e qui.