Come Menem che posava con i Rolling Stones, cosí anche Cristina riceve le star di passaggio a Buenos Aires e si fa fotografare con Madonna e con Ingrid Betancourt. Sulla Betancourt non si discute, visto che Cristina aveva marciato a Parigi per la sua liberazione, ma Madonna (per la prima volta in argentina) non mi convince. Non fa un po’ provinciale che la presidentessa riceva la star? Peró é anche vero che se non siamo provinciali noi, en el fin del mundo, chi lo é?
Nel frattempo il primo show di Madonna, previsto per questa sera, é stato sospeso per "desperfecto técnico". Speriamo solo che sia colpa della material girl e non dei tecnici argentini, altrimenti che figura ci facciamo?
Nella dedica dell’autografo scriva per favore “per Cristina, con affetto”
Se non ci fosse dovrebbero importarla
Non sono un esperto di motori, confesso, ma mi sono visto obbligato a fare una doverosa indagine di mercato visto che abbiamo deciso di fare il grande acquisto in questione. Le due distorsioni del mercato argentino che ho potuto riscontrare:
- l’usato é carissimo. Il continuo fluttuare del prezzo del nuovo crea mostri illogici come automobili di sei anni offerte a prezzi simili alle macchine nuove. Ho cercato un paio di volte di smuovere la conversazione con il venditore e di chiedergli "Scusami, ma sinceramente chi compra queste auto usate se hanno quasi lo stesso prezzo delle nuove?". La risposta: un sacco di clienti. Va beh, facciamo che ci crediamo. E facciamo anche che non vediamo la concessionaria piena di auto di seconda mano invendute.
- accedere ad un credito é semplice, ma gli interessi sono da usura. In epoca di crisi poi, non ne parliamo. Mi hanno proposto piú volte finanziamenti con il 30% di interessi annuale. Non male.
Che cosa abbiamo scelto? Abbiamo dato soldi a los franchutes.
I conti della serva
La polemica sollevata da Il Giornale nei confronti della sede di Buenos Aires dell’Universitá di Bologna me l’ero persa e la scopro oggi grazie a Paolo Moiola. Eccezionale uno dei titoli "La beffa – Uno dei sei master attivi é frequentato solo da studenti stranieri". Che orrore.
Aggiungi un posto a tavola
Scopro con piacere che ha appena preso vita un nuovo blog sul Sudamerica e piú in generale sul Grande Sud. Angelo D’Addesio é partito subito bene, con molta Argentina. Il contesto é quello importante di Nóva100, l’aggregatore di blog del Sole 24 Ore. Ovviamente va dritto dritto anche a Bitácoras.
Che non vi sta simpatica si é capito
1.200.000 pesos (circa 290.000 euro) spesi per il guardaroba della presidenta in un anno di mandato sembrano troppi anche a me, niente da dire. Peró c’é qualcosa che non mi torna in queste inchieste. Perché non parliamo di quanto spendono gli altri capi di stato per vestiti, tecnologia, viaggi, lussi vari? Io continuo a vederci un tocco di misoginia in queste inchieste, ma magari sbaglio.
‘zo aveva da ridere Cristina?
É passato un mesetto da quando la presidenta se la rideva e sarcasticamente parlava di effetto jazz, di crollo del sistema capitalista, di argentina immune alla cataclisma internazionale. É vero, la crisi nasce come fenomeno creditizio e speculativo, fenomeni che certo non coinvolgono il popolo argentino, che ormai preferisce aprire un negozio di materassi piuttosto che affidare i propri risparmi ad una banca. Da questo punto di vista l’argentina é al riparo. MA.MA. Se vendiamo costumi da bagno e si prevede pioggia é probabile che avremo qualche problemino, no? L’argentina é un paese esportatore, se i consumatori (USA in primis + Europa + Brasile) hanno problemi ci saranno tagli al consumo, misure protezionistiche e noi arrancheremo. É passato un mese e la General Motors vuole licenziare 300 persone dal suo stabilimento di Rosario. La fabbrica é chiusa fino al 10 di Novembre per frenare la produzione, assolutamente smisurata rispetto alla domanda del mercato, assente. Lo stesso succede a GM in Belgio, in Spagna e immagino un po’ ovunque. Un paio di mesi fa in argentina si parlava di una paga extra di 500 pesos per tutti i lavoratori dipendenti del paese e adesso siamo ai licenziamenti. Chissá se Cristina ride. É probabile che rida, data l’umilté dimostrata in passato.
Ma in fondo checcefrega, hoy puede ser un gra día…Obama é presidente, Diego ha diramato le convocazioni per la partita contro la Scozia e la Juve concede la rivincita al Real. Poco pan y pésimo circo…
C’é molta crisi (?)
Al supermercato
la cassiera
già da un po’ chiede di me.
Io no, io no no
non esco di casa
no fuori c’è la crisi.
L’avevano gufata, la stavamo aspettando. Sembra che sia arrivata: la crisi. Oggi la borsa di Buenos Aires sta perdendo il 17%, spinta dalla notizia della ri-statalizzazione delle pensioni. Spiega bene questo aspetto Rotta a Sud Ovest, con un post preciso e completo. Preoccupante che il momentaccio argentino stia raggiungendo addirittura i giornali italiani, pessimo segnale.
Tutti qui si sentono grandi esperti, come se le crisi passate avesse fatto disastri solo in casa altrui. Sorridono e fanno finta di essere preparati, ripetono il mantra buddista "Acá todo se va a ir al carajo, jajaja". In realtá mi sembra di capire che la tensione sale e si cagano tutti sotto, giustamente. Gli unici che non hanno paura sono quelli con i soldi, come i proprietari dell’azienda dove lavoro. Loro sanno bene che in epoca di crisi chi ha il capitale, chi ha liquidi, fa buoni affari.
E un neo-tano che fa? Il mio capo oggi mi diceva che avró il privilegio di vivere da vicino un’autentica crisi argentina. Che culo. Preferivo una normale gita a Gardaland. A parte toccarsi forsennatamente per scongiurare la crisi e posticipare ogni tipo di spesa importante, che si fa in questi casi? L’uomo, come ogni altro animale, si deve adattare all’ambiente in cui vive e per questo anche io dovró imparare i rudimenti della crisi sudamericana. Negli ultimi anni ho imparato attraverso i racconti degli amici il significato delle parole corralito, corrida bancaria, plata dulce, patacones, etc… ora non mi resta che munirmi di vasellina e cercare di difendermi meglio che posso.
Oggi per esempio ho imparato che cos’é un feriado bancario e a temerlo. A sentirne l’odore e a prevederlo. Un po’ come i cani prima del terremoto. Un feriado bancario é una misura che prende la banca centrale di uno stato quando decide di chiudere per un giorno o piú giorni una o piú banche. Normalmente si fa in momenti di crisi, dopo una manovra finanziaria, per scongiurare le file di risparmiatori davanti agli sportelli a ritirare tutti i loro denari. É una misura d’emergenza, visto che le banche non possono garantire di avere liquidi a sufficenza per tutti. Funziona cosí: il venerdí pomeriggio il governo annuncia la misura (Es. statalizzare le pensioni o annullare l’1 a 1 col dollaro) e si dichiara il feriado bancario per il lunedí. Cosí i signori delle banche hanno tutto il tempo per far uscire i capitali prima che il povero cittadino qualunque si presenti in banca martedí mattina. In questi casi il privato cittadino sente un fastidioso dolore e un intenso dolore di bruciato. Si sará mica bruciato l’asado?
Cambia l’ora, governo ladro
Sarebbe troppo facile limitarsi al calendario e il 21 settembre scrivere un post annunciandovi che come sempre lí comincia l’autunno e qui la primavera. No, come l’anno scorso lo faccio con una foto e solo nel momento in cui la primavera arriva davvero. L’ultimo mese é stato bruttarello, ha piovuto spesso e come si dice in questi casi la campagna ne aveva proprio bisogno. Camillo, il nostro nipotino, cresce, cosí come la pianta di chinotto.
La notizia di questo fine settimana é peró un’altra. Sono diventati tutti scemi e invece di instaurare l’ora legale o no hanno diviso il paese in due zone, con fuso orario. Per decreto presidenziale alcune province passeranno all’ora legale e altre no. Giá l’anno scorso alcune province dell’ovest del paese avevano storto il naso alla misura del governo che portava gli orologi avanti di un’ora. Un po’ perché non aveva senso (a mendoza tramonto romantico alle 22) e un po’ per non perdere una buona occasione per dare fastidio a Cris K. Ma quest’anno ci facciamo davvero ridere dietro da tutti, guardate la cartina. Qualcuno mi spiega perché Jujuy (in alto a sinistra) é giallo? Per appartenenza politica del governatore di turno? Perché c’é un microclima diverso da Salta? Ci sono terreni in cui la politica non dovrebbe entrare e la geografia mi sembra uno di questi.

UPDATE: All’ultimo momento Jujuy é tornato sui suoi passi e ha deciso di non modificare l’ora. Resta il paradosso del fuso orario all’interno del paese, ma almeno le due zone sono omogenee.
Ride bene chi ride ultimo
Tre notizie che forse non hanno un filo conduttore, se non quello del titolo del post.
I giornali argentini oggi raccontavano che si affaccia in europa lo spettro del "corralito". Si parla di Islanda e di una sola banca, e per di piú solo ai clienti residenti all’estero. Forse non é quindi correttissimo parlare di corralito, ma la parola basta a creare brividi lunga la schiena degli europei. Poi va beh, brividi in Islanda…
Sembrerebbe anche che gli argentini stiano ritornando negli Stati Uniti, soprattutto a New York, attirati dai prezzi della recessione yankee. Tornano quindi i fasti dell’ 1 a 1, quando ti costava lo stesso una settimana di vacanza a Mar del Plata o a Miami. Solo che in questo caso il dollaro sta a 3,20 pesos e il fatto che comprare alcuni prodotti negli USA sia piú conveniente che in Argentina la dice lunga sull’inflazione di questi lidi. Sigh.
Dulcis in fundo, il ministro degli interni, Florencio Randazzo, oggi ha annunciato che anche l’Argentina applicherá il principio di reciprocitá nei confronti degli stati che richiedono visto agli argentini in entrata. Si segue l’esempio di Cile e Brasile. Sembra che si tratterá piú che altro di una "tassa" da pagare in ingresso, che verrá poi investita "per modernizzare le strutture doganali argentine". La pagheranno sia i turisti che gli studenti e i lavoratori stranieri. I principali paesi implicati saranno USA, Cina, Australia, Canada, Russia, qui l’elenco completo. Non ho ben capito se con questa misura si dá una risposta anche agli "spiacevoli incidenti" di cui si sono resi protagoniste le autoritá di frontiera spagnole. Speriamo.
Il segretario di turismo argentino nel frattempo piange lacrime amare.
One pink step beyond
Da mercoledì scorso, 27 agosto, in tutta l’Argentina è entrata in vigore la legge che prevede la possibilità di accedere alla pensione anche ai vedovi di coppie gay. La norma favorisce tutti coloro che potranno dimostrare di aver convissuto almeno cinque anni.
Si tratta dela prima legge che riconosce a livello nazionale un diritto per le coppie omosessuali. L’Argentina è infatti una reubblica federale e non tutte le leggi sono vigenti in tutto il paese. Dal 2003 la città di Buenos Aires prevede la possibilità delle unioni civili dello stesso sesso, ma resta ancora tanta strada da fare.
La capital, storicamente multiculturale e tollerante, è spesso presentata come una delle città più gay friendly del mondo ed è evidente che cerca di rafforzare questa immagine, alla ricerca del turismo gay, una vera miniera d’oro. Anche se, mi sembra di capire, manca varietà nell’offerta.
In galera, anzi no
Come anticipato oggi era il giorno della sentenza della causa che vedeva i repressori Bussi e Menendez sul banco degli imputati. Entrambi sono stati giudicati colpevoli e condannati all’ergastolo. Una vittoria che lascia l’amaro in bocca a molti per il fatto che Bussi non sará incarcerato in una carcere comune, ma potrá restare agli arresti domiciliari in un country, un quartiere privato di lusso nelle vicinanze di Tucumán. Menendez oltre alla condanna di oggi ne aveva rimediata un’altra a Cordoba per reati analoghi per cui non potrá avere il beneficio degli arresti domiciliari. Resta peró da capire se stará in una carcere comune, magari a Marcos Paz, insieme ai compagnoni Etchecolatz e Von Wernich, o se potrá restare in una struttura militare, con tutti i privilegi del caso. Non rischia certo di fare la fine di Febres.
La decisione degli arresti domiciliari per Bussi ha scatenato l’ira dei manifestanti che attendevano la sentenza fuori dal tribunale. Ci sono stati scontri con la polizia, con gas lacrimogeni e mazzate per tutti. Non ci facciamo mancare nulla.
Repressore vecchio fa buon brodo
Magggica l’ultima copertina della rivista Barcelona. L’onda di bava che va tanto di moda in argentina in questi mesi.

Giovedí prossimo si saprá il verdetto del processo che vede sul banco degli accusati Luciano Benjamín Menéndez y Antonio Bussi per crimini di lesa umanitá e dell’omicidio del senatore Guillermo Vargas Aignasse, perpetrato il 24 marzo del 1976. Il pubblico ministero Alfredo Terraf ha chiesto la pena massima, considerando che la morte di Vargas Aignasse non é stata assolutamente un caso isolato, ma “la conseguenza di un piano tenebroso”. Si tratta del primo processo a crimini per violazione dei diritti umani nella provincia di Tucuman, provincia del nordovest argentino dove Antonio Bussi ha coperto diversi ruoli istituzionali negli ultimi trent’anni.
Ultimamente Bussi si reca in tribunale con tubetti di ossigeno, ascolta le dichiarazioni come se fosse assente, anziano, malato. Piú di una volta si é dovuto interrompere l’udienza per repentini malori dell’imputato. Oggi con un moto di orgoglio e di energia ha accusato Terraf di agire “con toni smisurati”, “mosso dalla sete di vendetta”, chiedendogli di “superare le cattive abitudini del passato”.
Il pubblico ministero ha chiesto che in caso di condanna Bussi sconti la pensa nel carcere di Villa Urquiza, proprio dove la sua vittima, Vargas Aignasse, ha passato gli ultimi momenti della sua vita.
Inverno caldo
Che ambientino.
Sembra che sia passato l’uragano e stia ricominciando la ricostruzione. Cristina cerca di riprendere discretamente le redini del potere: ha derogato la fatidica legge 125, ha chiuso Nestor in un armadio per un paio di giorni, ha ripreso Aerolineas Argentinas, compagnia di bandiera, che ritorna ad essere un’azienda dello stato. Ma non se ne accorge nessuno. La croce rossa sta ancora raccogliendo morti e feriti della guerra col campo. Due giorni fa si è dimesso il segretario (leggi ministro) d’agricoltura Javier de Urquiza. Oggi getta la spugna il numero 3 della piramide K, il capo di gabinetto Alberto Fernandez. Dice che è per dare ossigeno alla presidenta. Sarà.
I giornali danno una decina di giorni di autonomia anche a Giullermo Moreno, segretario del Commercio. Colpevole di truccare i valori dell’INDEC (inflazione, indice di povertà, ecc) e di usare pratiche intimidatorie in tutte le azioni che lo vedono protagonista. È una specie di morto vivente, con lo spirito di un orsetto della Duracell. Per fermarlo credo che lo dovranno abbattere, come il cervo di Bolzano.
Chiamatela epurazione, chiamatela resa dei conti, chiamatele teste che rotolano. Io penso piuttosto che ci sia voglia di ricominciare e questa battaglia campale ha logorato molte figure del governo. Se si vuole ri-iniziare qualche messaggio lo si doveva dare. L’opposizione inesistente fa un sacco di chiasso sui giornali (che ripeto, sono l’unica vera opposizione all’orizzonte): cantano vittoria, dicono che derogare la legge non è abbastanza, rilanciano…come se davvero dipendesse da loro. Come se il "matrimonio presidencial" (come l’ho sentito definire questa mattina in TV) si lasciasse intimidire da questi quattro cani sciolti. Avvoltoi, tipo l’ex presidente-express Eduardo Duhalde, peronista, che ha la faccia di gomma e in questi giorni organizza conferenze stampa per dare consigli a Cristina. Tutti cercano spazio, tutti si accalcano e spingono per arrivare in prima fila e farsi fare la foto, sperando che tra tre anni, alle elezioni, la gente dica "ui, questol’ho già visto da qualche parte, lo voto".
La verità è che manca ancora tanto tempo alle elezioni. E il governo ha la possibilità di lavarsi la faccia, darsi una sistemata e recuperare un po’ di credibilità. Io ci spero, più che altro perchè non vedo nessuna alternativa credibile. E quelle che ci sono mi fanno più paura dei Kirchner.
THE END

Degorata la polemica legge 125.
Titoli di coda, in ordine di apparizione
Nel ruolo del bambino dimenticato a casa dai propri genitori:
Martin Lusteau
Nel ruolo del cavaliere coraggioso senza macchia e senza denti:
Alfredo de Angelis
Nel ruolo del fido cavallo del cavaliere:
una 4×4
Nel ruolo della regina crudele che quando gli vengono i cinque minuti son cazzi amari:
Cristina Fernandez de Kirchner
Nel ruolo dello stregone lungimirante e ubimirante, consigliere della regina:
Nestor Kirchner
Nel ruolo dell’eunuco segretario della regina:
Alberto Fernandez
Nel ruolo dell’asse del male:
FAA, Sociedad Rural Argentina (SRA), Confederaciones Rurales Argentinas(CRA) y Coninagro
Nel ruolo dei bravi, fedeli sbirri della regina:
Julio Moreno e Hugo Moyano
Nel ruolo del capo della guardia presidenziale spezzapollici:
Luis D’Elia
Nel ruolo del rospo che alla fine si trasforma poi in un… traditore:
Julio Cleto Cobos
Comparse
Nel ruolo dei cospiratori che cospiravano, ma nessuno se n’é accorto:
Elisa Carrio, Mauricio Macri, Eduardo Duhalde
p.s. Per un’analisi piú seria della situazione rimando a Fritzamayer, che non fa una piega.
La storia lo assolverà?
Congreso de la Naciòn, il luogo del delitto
BUM! Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io.
Anch’io sono rimasto a bocca aperta.
Ieri sera non ce l’ho fatta. Volevo vivere una nottata elettorale all’italiana e rimenere in piedi fino al momento del voto, ma sono crollato. Alle 0,30 stavo sentendo un discorso noiosissimo della senatrice Chice Duhalde, ex first lady, e sono crollato addormentato.
Ero straconvinto di svegliarmi questa mattina e di scoprire che il governo aveva vinto. Era stato proprio il governo a voler portare il conflitto con el campo in Parlamento e lasciare la decisione finale ai deputati e ai senatori. Sembrava tutto calcolato. Dopo 4 mesi di stallo era chiaro che i Kirchner avevano in mano il voto del senato e l’esito avrebbe dato ragione a Cristina. Già mi domandavo quale sarebbe stata la fase successiva: i produttori agricoli che non riconoscevano l’autorità del Senato e portavano la causa alla Corte Interamericana dei Diritti Umani, all’ONU o a Roma dal Papa.
E invece no. Il dibattito è durato fino alle 4 e mezza di notte e il risultato del voto è stato 36 a 36. Pari, come nel peggior film di Ron Howard. Solo che nei film americani di solito a questo punto arriva l’eroe. Qui invece è arrivato l’antieroe, il vicepresidente della nazione Julio Cobos, che con il suo voto doveva definire il risultato, desempatar. E lui, dopo un discorso strappalacrime ("la storia mi giudicherà") decide di votare contro. Il botto. La decisione più cinematografica. Tradimento? colpo di stato con guanti bianchi? o coerenza politica? Lo deciderà la storia. Cobos non fa parte del partito della presidenta, ma il ruolo istituzionale sembrava obbligarlo ad appoggiare il governo. Ha ragione un amico che questa mattina diceva: "se i tuoi compagni li hai comprati poi non ti puoi lamentare se si vendono al miglior offerente".
E poi la vera sconfitta per il governo sta in quel 36 a 36, dove molti senatori appartenenti alla maggioranza hanno votato contro. Un pasticcio all’italiana.
Durante la notte scontri in piazza, manifestanti che tirano bottiglie contro il Congresso, molti aspettano Cobos in strada per dirgli due paroline. Nel frattempo gli uomini del campo festeggiano in tutto il paese. Con loro festeggia anche buona parte dell’Argentina, stanca ormai di questo conflitto infinito.
E adesso siamo al giorno dopo. Mentre scrivo nè Cristina nè nessun’altra voce del oficialismo ha aperto bocca. Nel paese si vive un’atmosfera di tensione, la paura che la telenovela non sia finita. L’attesa della prossima mossa: contrattaco o resa?
Dalla mia finestra, ad Olivos, si vede il giardino della casa presidenziale, dove questa notte Nestor e Cristina non avranno chiuso occhio. Questa mattina nel nostro ufficio non si poteva lavorare, i computer non funzionavano e nemmeno le linee telefoniche. I nostri tecnici dico che l’avaria è dovuta ad una forte interferenza, un intenso giramento di coglioni proveniente da casa K.
¡Es la economía, estúpido!
Ricordo che quando vivevo in Spagna e compravo El País alleggerivo subito il quotidiano gettando l’ingombrante supplemento economico nel primo cestino della spazzatura che trovavo. La ritenevo informazione noiosa, ultra-tecnica, para entendidos. Chiedo scusa per l’ingenuitá, sono passati un po’ di anni e ho capito che se non leggi quelle pagine non capisci nulla del resto del giornale.
Qui in Argentina é impossibile isolarsi dall’informazione economica. L’andamento del paese é un tema di conversazione sempre presente. Negli ultimi vent’anni la gente ha preso tanti tanti schiaffi sul coppino che non puó permettersi il lusso di disinteressarsene per poi svegliarsi una mattina e trovarsi davanti un corralito o a una pesificazione imprevista. Mettersi nei panni del ministro d’economia non é cosí facile come farlo con l’allenatore della nazionale di calcio, peró é normale (e quotidiano) che in discussioni tra amici si provi ad analizzare anche il momento economico. La visione é assolutamente fatalistica, ma non non nel senso che immaginate ("sia fatta la volontá di Dio"), ma in uno ben piú pessimista ("é una montagna russa, é solo una questione di tempo e dovremo di nuovo abbassarci i pantaloni").
Dopo qualche anno di bonanza economica, con 8-9% di crescita annuale, stanno arrivando momenti di incertezza. Il governo mantiene il modello economico del peso debole nei confronti del dollaro, scelta che fino ad oggi ha pagato. Anche se l’euro é schizzato alle stelle, il cambio peso-dollaro é mantenuto a livelli pressoché costanti (3 a 1) da cinque anni a questa parte. Un chiaro esempio di doping: l’oscillazione della moneta é infatti frenata dal governo grazie alle fortissime imposte sulle esportazioni. In questo modo si é molto competitivi sui mercati internazionali, ma si corre il rischio di asfissiare il sistema economico interno con una spesa pubblica enorme e con un’inflazione galoppante.
L’INDEC, l’organo del governo preposto a misurare l’inflazione, ha perso ogni tipo di credibilitá. Parla di inflazione intorno al 8% mentre le organizzazioni di consumatori e le stesse aziende produttrici parlano di tre volte tanto. Il famigerato Segretario del Commercio Interno, Guillermo Moreno, dichiara addirittura che alcuni prezzi, tra cui i vestiti, si sono abbassati. Dove vive? É normale che quando appare in tv mettano in sottofondo Luis Amstrong che canta "What a wonderful world".
Negli ultimi giorni c’é stata una corsa a comprare dollari, che ha spinto il biglietto verde e 3,20 pesos argentini. Panico o semplice speculazione? Di sicuro c’é un fuggi fuggi dall’investimento preferito degli ultimi anni, el plazo fijo (deposito bancario a tot anni), che é legato all’andamento dell’inflazione e, per questo, poco redditizio.
Ieri il giornale Critica de la Argentina parlava addirittura di un aumento della popolazione al di sotto della soglia di povertá, salita al 30%. Negli ultimi anni la tendenza era sempre stata in discesa.
A questo si aggiunge la crisi del governo con i mezzi di comunicazione, soprattutto con Clarín, per far sí che il clima si carichi di ulteriore tensione. Aprire il giornale in questi giorni significa sentire di vivere in un paese al bordo del tracollo. Realismo? Terrorismo mediatico? difficile saperlo per un tano appena arrivato.
Tra una settimana finisce anche la tregua che il governo ed il campo si erano dati per trovare una soluzione alla controversia sulle imposte. Molte riunioni, molta tensione, nessun risultato. Riappare lo spettro dello sciopero generale del campo.
Tutto lascia pensare che sará un inverno caldo.
UPDATE: poche ore dopo la pubblicazione di questo post il ministro d’economia Martín Lousteau si é dimesso. Tanoka, gufo! Noo, nelle ultime settimane era evidente il dissenso di Losteau nei confronti della politica economica del governo, visto che si trovava solo contro contro tutti a proporre un raffreddamento dell’economia. Nonostante occupasse una sedia strategica era stato lasciato assoluamente al margine dei "dialoghi" col campo, un chiaro segno del destino che lo attendeva.
Al suo posto sará nominato oggi (25/04/08) Carlos Fernandez, fino ad oggi presidente dell’ AFIP, l’agenzia delle entrate. Insomma, un commercilista d’alto rango. É sempre piú chiaro che il ruolo di ministro d’economia é di pura facciata, lo potrei fare anch’io, visto che le decisioni in questo ambito le prende tutte l’ex presidente Nestor Kirchner.
L’ex ministro d’economia, Martín Lousteau, in una parodia del Dr. Lecter
Tano rivolta – cercasi disperatamente

Ho pensato a lungo se pubblicare questo post e questa sera ho deciso che ne vale la pena, mi butto.
Tutto ha inizio la sera del cacerolazo in favore del campo. Io, seguendo il manuale del cronista d’assalto del terzo millennio, guardavo tutto in tv. Il giornalista e il cameraman erano appostati in pieno centro (Avenida de Mayo o Corrientes) e raccoglievano le testimonianze delle persone che brandendo padelle e mestoli camminavano verso Plaza de Mayo. L’atmosfera era di pura adrenalina, il giornalista non doveva obbligare nessuno, tutti volevano sputare in diretta il proprio ripudio verso il discorso della presidenta Cristina. Impiegati, massaie, adolescenti, tutti si spintonavano per provare il bello della diretta e dirne 4 al Governo.
In mezzo a questo clima, giá di per sé surreale succede l’imprevisto: appare un tano.
Italiano davvero, appena sceso dalla nave, un tipo giovane, alto, sulla quarantina, capelli lunghi brizzolati. Si avvicina alla telecamera e si prende i suoi trenta secondi di fama. In uno spagnolo approssimativo che avrebbe strappato applausi al maestro Luigi Pallaro dice che é ora di finirla, che la gente é stufa, che la gente deve scendere in strada e "fare la rivolta". Cosí dice, la rivolta. In italiano. Non "rebelión" o al limite "revolución", la rivolta. Poi si rituffa nel fiume di gente che scorre verso la Plaza de mayo e scompare.
Io rimango a domandarmi chi fosse. Se é anche lui un tano pazzo che ha deciso di venire a vivere quaggiú o se é un turista che ha visto las cacerolas e si é preso bene…ha ricordato i documentari di Pino Solanas visti a Roma e ha deciso di fare la rivolta. Non lo so, forse non lo sapremo mai. E qui viene la prima domanda: qualcuno di voi lo ha visto? o é stata un’allucinazione tutta mia?
Nei giorni dopo la manifestazione cercavo conferme e durante i dibattiti con i colleghi o con gli amici chiedevo se qualcuno aveva visto il nostro Borat, il Tano Rivolta. Niente. Poi, qualche giorno fa, di notte, camminando per la Calle Cordoba con un amico vediamo un signore che saluta una ragazza con un baciamano d’altri tempi. Il mio amico ride sotto i baffi per la scena demodé, io invece rimango gelato…era il Tano Rivolta!!! In una cittá di tre milioni di abitanti di nuovo lui! L’emozione era troppa e poi non volevo interromperlo, non sono riuscito a dirgli niente, ma ora lancio un appello a tutta la comunitá tana di Buenos Aires, voglio conoscerlo. Metto anche una foto per vedere se qualcuno lo riconosce.
Tano, magari sei un lettore assiduo del blog e non dici niente per modestia…vieni fuori…batti un colpo prima di domenica. Altro che Pallaro, altro che Donato, sei tu il nostro candidato a senatore. Italiani, questa volta niente schede bianche, niente Luter Blisset, domenica votate Tano Rivolta.
Mollo tutto e me ne vado in Argentina
Sono 41 le persone che nelle ultime due settimane sono finite su questo blog cercando frasi tipo "trasferirsi in argentina", "vivere in argentina", "vivere di rendita in argentina", "comprare casa in argentina" o "possibilitá lavorative in argentina". E non ho dubbi che gli altri blogger italo-argentini ricevano visite dello stesso tipo. Il Cono sud, un’idea serpeggiante, che come abbiamo giá visto in precendenza, turba il sonno di diversi italiani.
Bruna qualche settimana fa segnalava il sito Scappo.it. Ci ho fatto un salto e ve lo consiglio. Non va preso troppo sul serio, ci si trova di tutto, tanta frustrazione (la gente cerca soprattutto pace e tranquillitá), un po’ di superficialitá e luoghi comuni a go go. Ma con qualche chicca. Il sito é fatto bene…diviso in base all’area geografica e in base ai due gruppi "voglio scappare" e "sono scappato". Gente che si lamenta della mafia e delle istituzioni italiane e sogna di andare a vivere ad Asunción, Paraguay (senza offesa eh). Una marea di gente che vuole andare a vivere in Brasile, Costa Rica, Tailandia. Per carítá, esistono persone che l’hanno fatto, ma ci vogliono motivazioni un po’ piú forti di un pareo o di un bikini. Ci sono soprattutto le considerazioni di coloro che sono scappati, che secondo me sono le piú interessanti.
Ci sono anche persone che colpiscono nel segno, come la ragazza citata da Bruna che dice "Voglio scappare perchè preferisco amare l’Italia da lontano che odiarla da vicino". Un giorno dovremo parlare di questo effetto ottico creato dall’oceano…
Insomma visitate il sito, ce n’é per tutti i gusti..
Sempre vagabondando tra siti italo-argentini sono incappato in Argentina Oggi. Il sito nasce da un’idea di Mario Broglio Montani e della sua compagna argentina Raquel Garcia Merida, che si propongono come consiglieri e patner per tutti gli italiani che decidono di venire a virere in argentina. Leggo nel sito che il signor Broglio Montani ha fatto quello che sognano molti visitatori di Tanoka.net, moltiplicare i pani e i pesci e venire a vivere di rendita con la propria pensione in euro. Il sito fornisce molte informazioni sul costo della vita, sull’economia locale e sulla realtá del paese in vari aspetti della vita quotidiana. Lascio giudicare a voi se si tratta di un servizio serio, peró di una cosa sono sicuro: si tratta di una tendenza in forte aumento che nei prossimi anni dará di che parlare. Il sud della Spagna e giá oggi popolato da colonie di tedeschi. Che cosa succederá quando ad Abbiate Grasso e a Trapani i pensionati scopriranno che con 800 euro al mese qui trovano l’America?
Su Italia Oggi é geniale il metodo suggerito agli scettici che non credono al basso costo della vita qui: un motore di ricerca che ti fornisce l’elenco e il numero di telefono di tutti i tuoi omonimi d’argentina. Devi solo comprare una scheda telefonica internazionale, chiamare il tuo omonimo e chiedere conferma a lui. Fantastica la logica sottostante:" non vorrai mica che un omonimo ti freghi?"
Adesso vi lascio, devo andare a cazziare Juan Alberto, Juliana e Esteban Tognin.
Piquetes de la miseria 1 – Piquetes de la abundancia 0
Foto El País
Un momento a suo modo storico. Difficile raccontare una serata davvero allucinante, nel bel mezzo di una situazione complessa, dove economia, politica e societá si intrecciano. Va beh, come sempre io cerco di dare uno stimolo, che se volete potete comunque seguire sui mezzi mainstream e non.
Sono le 20 circa, sto tornando a casa in autobus e sento rumori strani in strada. Incredibile ma vero, mi ritovo in mezzo ad un cacerolazo. In pieno quartiere Belgrano, uno dei piú ricchi della cittá. Signore della classe medio-alta con padelle e mestoli in strada a protestare sotto lo sguardo attonito dei rispettivi portieri. Colto alla sprovvista mi domando "contro che cosa protestano? chiedono piú caviale? é schizzato il prezzo dei prodotti Lacoste?" Certo, il pensiero va subito allo sciopero che da una decima di giorni blocca il paese: i produttori agricoli (carne, grano e soia su tutti) protestano contro l’aumento delle deduzioni fiscali presentato dal ministro d’Economia Martin Lousteau. La protesta ha preso in prestito la strategia del piquete, con cortes de ruta in tutto il paese, proprio nel ponte di Pasqua, caldissimo per il turismo.
Va bene, avevo sentito qua e lá preoccupazione per la ventilata mancanza di viveri di "prima necessitá" (leggi bistecca di manzo da 1 chilo) prevista per i prossimi giorni, ma continuavo a non capire. Le signore di Belgrano facevano il cacerolazo timorose di non trovare latte nel supermercato domani? Arrivo a casa e comincio a raccogliere le prime informazioni:
- si tratta evidentemente di una manifestazione di classe, visto che nel mio quartiere (Colegiales-Chacarita) in strada non c’é nessuno e non si muove una mosca
- l’evento della giornata era il discorso nel pomeriggio della presidentessa Cristina Fernandez de Kirchner, che invece di distendere gli animi e aprire al dialogo con gli agricoltori aveva pronunciato un discorso durissimo nei confronti degli imprenditori del campo: Cristina li accusa di non voler condividere gli altissimi profitti generati dalla vendita di prodotti all’estero (= US$ e €), di avere la memoria corta nei confronti degli aiuti del Governo nella crisi del 2001, di proporre la mano dura nei confronti dei piquetes dei poveracci per poi usare gli stessi mezzi. CFK ha definito l’azione del campo los piquetes de la abundancia. Insomma, uno di quei discorsi di Cristina che un corrispondente del New York Times o del Corriere della Sera definirebbe "populista" dopo averne ascoltato i primi 3 secondi e che su di me hanno una presa a dir poco preoccupante. Staró diventando peronista? ne parleró col mio farmacista di fiducia…
Bene, scopro quindi che le massaie ingioiellate di Belgrano, ma anche di Olivos e del Microcentro sono scese in strada "per protestare contro il discorso autoritario e supponente di Cristina". E per sostenere el campo. Tra le 20 e le 22 sempre piú persone affluivano verso Plaza de Mayo con padelle e pentole, immagini che ricordavano le scene del Dicembre 2001. Solo stonavano le camicie bianche, le magliette firmate, gli adolescenti con l’immancabile bandiera argentina ma con il ciuffo alla moda. Insomma, la scenografia era giusta, ma gli attori non erano quelli conosciuti. Era come negli anni ’80, in telefilm tipo Hazzard o A-Team, quando in una puntata una voce fuoricampo diceva "nella puntata di oggi il ruolo di Bo Duke sará interpretato da Tizio Caio" e appariva un nuovo attore, un sostituto, biondo anche lui, ma pur sempre un sostituto. Una cosa cosí, un piquete borghese.
















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