Si può mica

buenos aires — 1 luglio 2009

Tornando dal lavoro mi capita spesso di attraversare Belgrano. Ogni tanto cerco di evitare la triste e trafficata Cabildo (poi un giorno ve la racconto) e mi perdo tra le stradine alberate dello storico quartierone bene. E lì rimango sempre stupito. Rimango fermo al semaforo a vedere celeri dipendenti "comunali" mentre ri-dipingono di giallo i marciapiedi davanti alle uscite dei garage delle ville. Oppure li guardo mentre dispongono minuziosamente pietruzze bianche sotto gli alberelli delle piazze, a mo’ di presepe. Qui non si tratta delle solite disuguaglianze, non si tratta di ricco o povero, di privato-pubblico. Questi sono dipendenti pubblici (sono fondi pubblici) che stanno a mettere le pietre bianche mentre migliaia di abitanti di questa città vivono in villas miseria. Ma aldilà delle villas, tutta la città è sgarruppata, altro che pietre bianche.

L’esempio piú lampante di queste contraddizioni è forse la zona di Ritiro (stazione ferroviaria e di autobus a lunga distanza). Su uno dei due marciapiedi ti senti a La Paz, Bolivia. Sul marciapiede di fronte, pensato per i turisti, che devono visitare la Torre de los Ingleses o Plaza San Mártin questa mattina sistemavano pietroline marroni, precise precise. Maledetti zelanti.

I soliti perbenisti conservatori genovesi

buenos aires, foto — 28 giugno 2009

Pena de Muerte – Mussa

Oscar Brahim, sopra un ponte

buenos aires — 19 aprile 2009

Tutte le volte che passo sotto il ponte di Cordoba y Juan B. Justo penso che devo fare una foto per Tanoka.net. Eccola:

Il ponte é stato scelto da Oscar Brahim come spazio dove lanciare i suoi messaggi. La frase della foto é una citazione del rimpianto cantante argentino Miguel Abuelo. Una delle frasi passate era "Queres ser feliz o tener la razon?"

Oscar é un tassista di Buenos Aires, ma soprattutto é un "diseñador gráfico en libertad". Ha l’hobby del culture jamming, il tema della mia tesi di laurea. Per gli amanti del genere, c’é anche un documentario su Oscar.

Un muro! Ma perché non ci avevamo pensato prima!

buenos aires — 9 aprile 2009

É vero che se uno vuole scandalizzarsi di motivi ne trova un milione al giorno, peró il muro che stanno costruendo tra San Isidro e San Fernando é una di quelle cose che merita davvero una sana incazzatura. In questo mondo pieno di muri questo é nuovo e dovrebbe separare ricchi da poveri, vittime e carnefici, bianchi e neri. Cemento armato come soluzione all’insicurezza. Speriamo che il muro faccia la fine del cancello antimovida a Milano. Spero che i vicini di San Fernendo lo buttino giú pezzo a pezzo, tutte le notti, come una novella Penelope villera, che disfa di notte quello che i fascisti costruiscono di giorno. In questi casi mi va bene tutto, che intervenga Cristina, i caschi blu o superman, ma non permettiamo che lo costruiscano davvero.

p.s. sono contro al muro per ovvi motivi etici….ma anche volendo…che senso ha un muro? i ladri rinunciano ad andare a rubare a san isidro perché devono fare il giro largo e fare 500 metri in piú? Qual’é la chiave di volta, la notoria pigrizia del delinquente? 

Pillole portegne

buenos aires — 2 aprile 2009

Come sapete non vado spesso in centro, peró quando ci vado ritorno sempre con un sacco di sensazioni. Ieri era un giorno grigiastro, ma un paio di belle immagini me le sono portate a casa comunque:

- una vecchietta che entra nel bar in cui sto facendo colazione e saluta il giovane cameriere stampandogli un bacio sulla guancia accompagnato dal classico "como estás querido?"

- un ragazzo se ne sta seduto nel suo camincino con la porta aperta, guarda un poliziotto coetaneo che fa la guardia giurata davanti ad un negozio, sorride, si attacca ad un bottiglione di coca cola e dice al poliziotto  "que rico está el fernet con cola"

- l’immancabile manifestazione sotto l’obelisco, in questo caso dei dipendenti del Teatro Colón. Questa volta non ho l’audio, ma vi posso assicurare che anche qui cantavano "Mauricio, la puta que te parió". Povero Macri, lo perseguitano.

Meteo

buenos aires — 15 marzo 2009

Adesso arrivano giornate come oggi, in cui Buenos Aires é la cittá piú bella del mondo. Ti metti una felpa ("un buzo") ed esci a camminare. La temperatura é ideale, non c’é una nuvola e il cielo…il cielo é vicinissimo. Come se la cittá fosse un’auto cabrio e solo adesso avessero aperto il tettuccio. É un cielo che si puó toccare e lascia sugli edifici una luce molto particolare, che in italia non ho mai visto. Un cielo come quello di oggi giustifica da solo l’esistenza dell’aggettivo "terso".

Svernare

buenos aires — 2 marzo 2009

In argentino si dice "está de vuelta" delle persone che ormai hanno dato il meglio di sé e ormai stanno raschiando sul fondo: artisti, politici, atleti.  Ecco, tutti i cantanti del panorama mondiale che si trovano in questa condizione vengono a Buenos Aires. Nel loro disperato tentativo di rimanere a galla e di pagare le bollette della luce e del gas fanno un salto da queste parti.
Nell’ultimo paio di mesi: Elton John, i Queen senza Freddie Mercury, Alanis Morissette e questa settimana pure Liza Minelli. Senza contare quelli che saranno passati senza che io me ne sia accorto…tipo Bryan Adams o i Backstreet Boys.

Argentinian graffiti

buenos aires — 15 dicembre 2008

el pueblo - mural

Ci ho messo un po’ prima di apprezzare i graffiti di buenos aires. Mi influenzava il confronto con barcellona e ritenevo che i muri di questa cittá parlassero di meno. In realtá non parlavano di meno, semplicemente parlavano un’altra lingua e raccontavano cose diverse. Ero abituato soprattutto a messaggi politici, sociali, ironici e quelli di buenos aires mi sembravano graffiti piú superficiali, moderni, colorati, ma superficiali. Oppure c’erano quelle tremende scritte elettorali a caratteri cubitali che chiunque sia stato da queste parti non puó dimenticare. Nel frattempo peró, nel dubbio, ho continuato a fotografarli. Poi un paio di amici mi hanno aperto gli occhi. Prima Sebastian, grafico italoargentino in visita a baires, mi ha spiegato che invece la cittá era la mecca delle pintadas. Sebastian é un amante dei dettagli, uno lo nota dalle foto che ha fatto in cittá. Poi l’altro pomeriggio ho preso un caffé con Enrico Fantoni, fotografo vero e bravo, che mi ha confermato quanto ormai mi stava sembrando chiaro: buenos aires é una dei punti chiave del turismo grafitaro mondiale, una cittá che lascia libertá di espressione alla fantomatica creativitá dei suoi abitanti. Enrico ha fatto un bel reportage, riuscendo a scovare gli artisti e a fotografarli davanti alle loro opere. Conoscendo la riservatezza e certa diffidenza dell’ambiente immagino che sará stato un bel lavoro.

La Pachamama a Chacarita

buenos aires — 6 dicembre 2008

Di ottimi motivi per cui venire a vivere in Argentina ne abbiamo giá trovati molti a suo tempo. Oggi ve ne segnalo uno nuovo, di importanza trascendentale: i fiori di zucca costano niente. 12 fiori a 2 pesos, meno di 50 centesimi di euro.
Chi giá vive a Buenos Aires faccia un salto al Galpón, il mercato dell’organico, decisamente economico, di Chacarita. Lo trovate qui. Accorrete numerosi.

La Noche de los Museos

buenos aires — 11 novembre 2008

Dopo il successo delle passate edizioni, Sabato prossimo 15 novembre torna La Noche de los Museos, una specie di notte bianca, ma solo dedicata ai musei, con ingresso libero dalle 19 alle 2 di notte. Chi si trova a Buenos Aires dia un’occhiata al programma, davvero denso. Io credo che approfitteró dell’occasione per visitare il Museo dell’immigrazione, che tra le altre cose presenta la performance Argentano, sulla base della mostra "Forbiche – tagliare per unire".

L’atto centrale della notte é davanti alla Dirección General de Museos (Av. de los Italianos 851) con la proiezione del film Metropolis, di Fritz Lang, con accompagnamento musicale dal vivo de La National Film Chamber Orchestra.

Anche Buenos Aires avrá la sua monorotaia

buenos aires — 28 ottobre 2008

museo de la inmigracion

L’area del rettangolo rosso appartiene al Museo dell’immigrazione, Buenos Aires, nella zona di Retiro/Puerto Madero. Sto facendo tutti i documenti per poter stare in argentina legalmente e oggi mi toccava la rigorosa visita all’alba a Migraciones, negli stessi edifici.  Lí ho scoperto che sta per succedere qualcosa di meraviglioso. Come Springfield, anche Buenos Aires avrá la sua monorotaia. O forse un diamante gigante o una ponte gigante o un faro gigante. Ancora non si sa. Peró si deciderá a giorni e il "coso" dovrebbe essere pronto per il 2010, anno del bicentenario della rivoluzione argentina del 1810. Si tratta di un concorso organizzato da Sociedad Central de Arquitectos (SCA) e dall’impresa edile IRSA per dotare Buenos Aires di un simbolo al posto dell’obelisco, che sembra abbia stancato. Insomma, un’icona come la torre Eiffel, la statua della libertá o il Pirellone. Il concorso é giunto alla fase finale e nel sito ufficiale potete vedere le 12 proposte finaliste. É un bel sito, con belle foto, fateci un giro.

Io voto per il progetto della cornice gigantesca cosí  i turisti che arrivano al porto sulle navi da crocera potranno vedere perfettamente la Villa 31, la villa miseria, che sta proprio nella zona di Retiro. O forse nel 2010 il sindaco Macri avrá giá fatto sparire la villa e i suoi abitanti.

So che faccio sempre la parte del vecchio conservatore e bacchettone, peró mi sembra davvero che la cittá abbia altri problemi e prioritá. Poi dai, tra le 12 finaliste c’é il paseo aereo, una vera monorotaia che poggia su 50 torri…

L’italiano in piazza

buenos aires — 20 ottobre 2008

settimana della lingua italiana

Dal 20 al 26 Ottobre, ovvero questa settimana, anche Buenos Aires partecipa alla VIII Settimana della lingua italiana nel mondo. L’evento qui si chiama L’italiano in piazza, ma non centra nulla con i senzatetto. Trovate la presentazione nel sito dell’Istituto Italiano di Cultura, insieme al programma completo, purtroppo in pdf, alla faccia dell’usabilitá.
Io penso che andró mercoledí alla Dante a vedere il documentario "L’Orchestra di Piazza Vittorio" e magari la murga italouruguaya Cipollata/Murga Migrante anche se la chicca mi sembra la visita guidata alla Boca e a Barracas di Sabato e Domenica con la degustazione "La cocina cocoliche".

Sempre Buenos Aires

buenos aires — 26 luglio 2008

Per un cieco, di quei ciechi che hanno le orecchie e gli occhi ben aperti inutilmente, non c’é niente da vedere a Buenos Aires, mentre per un sognatore ironico e un po’ sveglio le strade della cittá sono grandi e piene di novitá! Quanti drammi nascosti negli edifici degli appartamenti! Quante storie crudeli nei visi di certe donne che passano! Quanta delinquenza in altre facce! Perché ci sono visi che sono una cartina dell’inferno umano. Occhi che sembrano pozzi. Sguardi che ricordano piogge di fuoco biblico. Stupidi che sono un poema all’imbecillitá. Canaglie che meritano una statua allo scansafatiche. Banditi che studiano le loro frodi da dietro il vetro sporco, sempre sporco, di una latteria.

Roberto Arlt, "Aguafuertes porteñas". Traduzione casereccia di Tanoka

Oggi é stato come ritrovare un vecchio amico. Ho ritrovato Buenos Aires. Per chi come me vive appena fuori dal centro e lavora lontanissimo dal centro, questa parte della cittá diventa quel posto che hai sempre in mente e dove non vai mai. E’ come essere il vicino di pianerottolo di Uma Thurman e vederla un paio di volte all’anno, sull’autobus, in mezzo ad altre mille persone.
Los barrios porteños hanno il loro fascino, sono l’essenza dell’argentinian way of life, tranquilli, autosufficienti, luminosi.  Peró il centro ha creato e alimenta il mito di Buenos Aires. Il centro é Buenos Aires.Tutti lo criticano, dicono: "Oh noh, povero, devi andare in centro? é un caos". Sará un caos, é vero, é inquinato, grigio (perché la gente d’inverno si veste solo di blu, nero e marrone scuro?), chiassoso, decisamente stressante. Peró é un posto pieno di fascino, un fascino che dopo un anno e mezzo per me é ancora intatto: i bar, i cinema, le librerie, i teatri, i cabaret. La Ideal, La Giralda, El Britanico, il 36 Billares..entri ed é impossibile non sognare la cittá degli inizi del secolo scorso.
E poi é impossibile dimenticarsi di essere in una capitale, la burocrazia si respira nell’aria. Resto ipnotizzato a guardare tutte quelle persone incravattate, quei funzionari pubblici che mi ricordano tremendamente i racconti di Kafka. Tutti grigi, quasi sempre soli, scuri in volto. Migliaia di persone che si accalcano in metropolitana, migliaia che camminano per calle Florida, tutti di fretta.  Terribile e bellissima Buenos Aires.

Devo trovare un lavoro che mi permetta assaporare piú spesso queste sensazioni, altro che stare a guardare la quinta de Olivos..

In gola al dinosauro

buenos aires — 25 maggio 2008

jorge drexler al treatro gran rex, buenos aires

No, non é un nuovo tipo di augurio tipo "in culo alla balena". É il tentativo di descrivere la sensazione provata venerdí sera, a teatro. Seguendo i passi di Emiliano sono andato anch’io al concerto del cantautore uruguayo Jorge Drexler al teatro Gran Rex. Dopo le due settimane italiane avevo proprio voglia di tuffarmi in Buenos Aires: caffé alla Ideal, spettacolo in un teatro della Calle Corrientes, pizza da Guerín. Un classico, una cartolina, l’abc della notte porteña.

Fin qui tutto bene. Il concerto ha rispettato le aspettative, Drexler mi piace molto, é un ibrido tra Caetano Veloso (nello stile musicale), Alfredo Zitarrosa (nella malinconia), Vinicio Capossela (nella fantasia). Nel concerto ho trovato anche una frase del grande Kiko Veneno, che dice "a mi me va mucho la marcha tropical y los cariños en la frontera, me van". Fuori di metafora mi ha fatto pensare ad alcune considerazioni sul post precedente, dove si parlava dei piaceri del privilegio di essere europeo oggi in argentina, il bello di godersi la frontiera, quello spazio tra un cittadino argentino e un turista. Va beh, vaneggiamenti.

Quello che volevo raccontarvi é stata l’esperienza del Gran Rex. Mai piú. O meglio, mai piú cosí. Ci ero giá stato quattro anni fa per un concerto di Goran Bregovic e non avevo avuto particolari problemi: Bregovic fa un chiasso che potresti essere a Milano Centrale e lo sentiresti comunque. Invece Drexler fa una musica minimalista, introspettiva, fatta anche e soprattutto di silenzi. E noi, per risparmiare, seduti in penultima fila, a distanza siderale, con dietro solo il muro. Altro che binocolo, dov’eravamo seduti noi c’era un  fuso orario diverso rispetto al palcoscenico. Anche il cantante era spaventato da quello che lui ha definito, giocando col nome del teatro, un dinosauro da 3500 denti…invitando gli spettatori a non accompagnare la musica con battiti di mani, visto che lo avrebbero sopraffatto e non lo avremmo piú sentito.

Io, nonostante la buona predisposizione con cui ero uscito di casa, soffrivo. Soffrivo come mai. Evidentemente staró diventando vecchio e la tolleranza non é piú nelle mie corde. Il teatro era nel buio piú assoluto mentre le ultime due file, le nostre, sono rimaste illuminate per mezz’ora all’inizio del concerto. Con i faretti negli occhi ascoltavo le tre adolescenti di fianco a me mentre mangiavano pop corn, nel classico sacchetto di plastica rumorosissimo. Drexler gorgheggiava accompagnato dalla chitarra e io non lo sentivo, e sudavo, perché tutti canticchiavano e commentavano a voce alta. Il momento clou é stato quando quello dietro di me ha deciso di chiamare un amic@ e fargli sentire la canzone che Drexler cantava. Il malcapitato che ha ricevuto la telefonata non capiva  e al telefono gridava "hola!? hola!? hola?!". Io sentivo meglio questo tipo al telefono che il cantante. Surreale.

Insomma, mai piú. Il concerto di Sabina&Serrat alla Bombonera e Drexler al Gran Rex sono gli utlimi due che ho visto da giovane squattrinato. I prossimi li vedró da vecchio snob in fila due. Una volta ogni tre anni.

 

Questo amore é una camera a gas

buenos aires — 19 aprile 2008

fumo a Buenos Aires

Aggiungo il mio modesto contributo alla serie di foto che ritraggono la situazione surreale che stiamo vivendo in questi giorni a Buenos Aires. Sembra di vivere in una cittá post-nucleare con il sole piccolo piccolo.

Se non si é allergici o asmatici la situazione non é drammatica, solo assurda. 

Roberto Pettinato diceva ieri: "É la prima volta che nella sua vita professionale le si irrita la gola a Cicciolina"

Macri, tra filmini e speculazione edilizia

buenos aires — 3 marzo 2008

Questa fine settimana il nuovo sindaco di Buenos Aires Mauricio Macri ha inaugurato l’attivitá annuale della Legislatura Porteña, l’organo istituzionale principale della cittá. Lo ha fatto presentando un video che i media hanno definito "polemico", un eufemismo. Si tratta di 7 minuti montati con stile videoclip in cui viene mostrato lo stato di abbandono cronico in cui versa Buenos Aires.

L’opposizione ha contestato duramente il video  perché sembra un  tipico materiale propagandistico da campagna elettorale, formato decisamente fuori luogo per il pubblico della Legislatura. La cosa peggiore del video é la sezione "Problemática social", con l’accostamento tra delinquenti, piqueteros, movimenti sociali, rappresentanti di fabbriche recuperate, senzatetto, mendicanti. Tutti nelle stesso sacco, come a dire "bisogna ripulire la cittá".

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Proprio questa settimana ufficiali del Governo della Cittá hanno cercato di chiudere l’Hotel Bauen, una delle realtá piú importanti tra le aziende recuperate argentine. I lavoratori dell’hotel hanno voluto rendere pubblica l’aggressione subita Domenica scorsa e la pressione costante della nuova amministrazione cittadina. I tecnocrati conoscono il valore dell’immobile e hanno fiutato l’affare.

Di tutto il Movimiento Nacional de Empresas Recuperadas (MNER) l’Hotel Bauen ne é uno dei simboli piú fulgidi.Sará per l’originalitá del ramo (un conto é pensare di recuperare una fabbrica di piastrelle  un altro é pensare di portare avanti con logiche di autogestione un hotel) o sará per la sua posizione strategica (all’angolo tra Corrientes e Callao, pieno centro,  qui passano migliaia di persone ogni giorno, é il centro culturale e istituzionale della cittá, a 500 metri dal Congreso de la Nación). Insomma, l’Hotel Bauen non va lasciato solo.

La soddisfazione di prendere un caffé in un bar sapendo che la cameriera, insieme ada ltri 60 lavoratori porta avanti una lotta che durá ormai 7 anni é impagabile. Dovete provare.

 

I cartoneros occupano Buenos Aires

buenos aires — 26 febbraio 2008

Il tema non é semplice, metto le mani avanti. Peró qualcosa qui sta succedendo e da buon testimone oculare cerco di raccontarvelo.

Molti di voi giá conoscono la realtá dei cartoneros, le persone (le famiglie intere) che di notte attraversano Buenos Aires cercando tra l’immondizia i resti di materiali riciclabili. Vengono chiamati cosí perché il materiale piú importante e la base del loro lavoro é quello della carta, del cartone, ma in realtá fanno una vera e proprio raccolta differenziata raccogliendo anche altri materiali: plastica, metallo, lattine e chiaramente cibo. Tutto questo come dicono qui a puro lomo, solo con lo sforzo fisico, con le proprie braccia e le proprie gambe. Girano con carretti in cui il cavallo/mulo é sostituito da un uomo o molto spesso da una donna.

Los cartoneros non sono una realtá solo argentina, esistono in tante cittá del sud del mondo, ma qui sono diventati un simbolo dell’argentinazo, della crisi del 2001, quando centinaia di persone fuggirono dal cono urbano bonaerense e invasero il centro della cittá alla ricerca di espedienti per poter sopravvivere. La prima volta in cui arrivai a Buenos Aires nel 2004 erano ancora moltissime le persone accampate nelle piazze del centro, famiglie intere il cui unico espediente era rovistare nell’immondizia altrui e racimolare qualche soldo con il mercato della carta. Il codice non scritto era questo: i cartoneros lavoravano di notte. Apparivano con i loro carretti al calar del sole e pian piano rastrellavano tutta la cittá, silenziosamente, alacremente. Lo schok per la classe media argentina era troppo forte perché fosse uno show diurno. No, la notte é l’ambiente dove nascondere la vergogna di un modello economico fallimentare, di una societá in ginocchio. E poi, alidlá dei simbolismi, il fatto di lavorare di notte era ed é strettamente legato al ciclo logistico della spazzatura. Sono rari i cassonetti in Argentina. La prassi é lasciare la borsa dell’immondizia davanti a casa, sul marciapiede, preferibilmente dalle 20 alle 21 (se siete svizzeri). Di notte poi passano i camion  a ritirare tutto. Camion accompagnati da superatleti (perché non vanno alle olimpiadi?) che corrono dietro al camion fischiando e recuperando tutte le borse.
(continua…)

Metafore grandi come case

buenos aires, foto — 7 febbraio 2008

Quartiere de La Boca, Avenida Almirante Brown. Si tratta dell’ex edificio del Banco de Italiano Rio de la Plata. Curioso destino quello dell’edificio, ora occupato da famiglie indigenti.

 

banco italiano

Per qualche peso in piú

buenos aires — 6 febbraio 2008

Foto kiosco buenos airesIl problema della mancanza di monete si fa ogni giorno piú serio. Los porteños sono tutti in vacanza, sulla costa atlantica o a Punta del Este, eppure noi quattro gatti rimasti in cittá siamo sempre alle prese col solito problema. Problema che, da quando ve ne parlavo, si é aggravato ulteriormente.

Ora é abbastanza comune che un kiosco ti dica "no, non ho cambio, non posso venderti". O che il verduriere ti dica "non ho cambio prendi un paio di limoni e siamo a posto cosí". Si mormora che il danno sia provocato da facinorosi che nel corso del 2007 si sono dedicati  ad accumulare grandi quantitá di monete che erano in circolazione, per adesso crearne un mercato nero.

Ebbene sí, esiste un mercato nero delle monete. Soprattutto los kioscos (simil-tabaccai che vendono di tutto, dall’acqua alle schede telefoniche) non possono permettersi di rimanere senza cambio, visto che tutto il loro lavoro si basa sulla vendita di articoli con prezzi ridotti. Los kiosqueros del microcentro si sono ridotti a rivolgersi al mercato nero, a pagare anche 108 pesos per averne in cambio 100 in moneta. Se invece scambi 1000 pesos il servizio ti costa "solo" 60 pesos. Un affare insomma.
É nato anche una vera e propria professione, il Bank Motor Bic, un tizio che si aggira per il centro con la moto e rifornisce i negozi di moneta. Lo chiami per telefono e lui arriva, un amicone.

Viene in mente la vecchia barzelletta di Gino Bramieri che chiedeva un favore all’amico, di scambiargli una banconota da 10.000 lire con 11 banconote da 1000 lire. Altrimenti che favore é?

Aspettando

argentina, buenos aires — 12 settembre 2007

Tutte le settimane, il martedí, vado alla stazione degli autobus di Buenos Aires a prendere l’autobus che in un’ora mi porta a La Plata. La stazione si chiama Retiro, per i miei standard é enorme e da lí partono continuamente autobus di lunga distanza diretti alle principali localitá dell’Argentina e del Sudamerica. Le piattaforme da cui partono gli autobus sono chiaramente numerate e sono 75.

Il mio autobus parte dalle piattaforme numero 1 e 2, che rimane quindi in un estremo della stazione, isolato e poco frequentato dai viaggiatori. In quella zona le panchine per l’attesa sono sempre tutte occupate. Occupate da persone anziane e non, con grandi valigie, pacchi, borsoni. Tutti in paziente attesa. Poi arriva l’autobus e solo alcuni si alzano dalle panchine per partire. La maggioranza di quei signori e di quelle signore non si muove, rimane lí, vive lí. Sono i famosi viaggiatori senza biglietto che abitano le stazioni di tutte le metropoli del mondo.

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