"Lo bueno de Buenos Aires es que, como es una ciudad del tercer mundo, ofrece muchas posibilidades para pintar. Hay mucha cosa venida a menos, lugares donde se iban a hacer autopistas y no se hizo nada, fábricas abandonadas…"
Oggi un articolo di clarin conferma una cosa che in questo blog è stata detta più volte: buenos aires è una galleria d’arte a cielo aperto.
Una signorina è apparsa nelle ultime settimane a Palermo:

Commenti disabilitati
Nadie ignora que el Sur empieza del otro lado de Rivadavia.
Jorge Luis Borges

Il freddo polare e lo spauracchio della pandemia non si sposano benissimo con un neonato di quattro mesi e così in queste settimane ci stiamo muovendo poco. Il turismo che facciamo è sempre urbano e io ne approfitto per conoscere i mille angoli di Buenos Aires che ancora mi mancano. Presi da questo girovagare domenica siamo finiti a Parque Rivadavia, nel cuore del quartiere di Caballito, proprio di fronte al bellissimo e inconsistente Circolo Italiano. Parque Rivadavia si chiama parco, ma è una piazza, una piazza grande. Nella piazza c’è di tutto: il mercatino permanente di libri usati, nerd che giocavano a Magic, spaccini ("le puedo ayudar en algo?"), hippie che vendono collanine, spettacolo di clown, marionette, l’immancabile giostra, la gente del quartiere che beve mate, i giovani, i vecchi e un fiume in piena di bambini.
Capisco che il turista a Buenos Aires debba andare a Recoleta a vedere Plaza Francia, il mercatino artigianale, il cimitero e le statue viventi. E che debba passare da San Telmo a vedere gli antiquari e le esibizioni di tango in piazza. Ma se volete vedere come vive la gente davvero, se volete conoscere una piazza porteña non "precotta" fate un salto a Parque Rivadavia. Magari rimarrete anche voi a bocca aperta davanti a questo muro di cartoline del calcio d’antan.

Ho fatto un po’ di foto.

Immortalato il momento in cui diamo il nostro contributo alla raccolta di firme (dovranno essere 100.000) per ostacolare la discutibiissima scelta del sindaco Mauricio Macri di mettere un personaggio scomodo alla guida della fiammante polizia porteña.
Commenti disabilitati
I quartieri di buenos aires che hanno bidoni della spazzatura in strada si possono contare sulle dita di mezza mano. Tutti gli altri utilizzano il metodo che potete immaginare: di notte si lascia la spazzatura sul marciapiede fuori dalla porta di casa. Oltre a creare il mondo notturno dei cartoneros, questo tipo di organizzazione dà vita a una delle figure più caratteristiche della notte porteña: lo show del camion della spazzatura. Si tratta di una specie di circo itinerante, dove l’unico spettacolo sono gli acrobati. Sì, perchè il camion non si ferma mai, va avanti a passo d’uomo…a passo di due uomini, che corrono dietro al camion e lanciano i sacchi di spazzatura nelle sue grandi fauci. Detto così sembra facile, ma ci vuole un fisico bestiale. Devi correre tutta la notte e lanciare sacchi di 5-10 chili tutta la notte, mentre il camion continua ad avanzare. Ma i nostri supereroi non solo ce la fanno, ma hanno anche energia per fare altro. Insieme ai lavoratori dei cantieri edili i due atleti della basura sono infatti i più accaniti "corteggiatori" della città. Hanno una frase per tutte le donne della cittá, o quasi. Laura dice sempre che quando i tipi della spazzatura non ti dicono più niente significa solo una cosa: estas realmente hecha mierda, sei una ciofeca.

Una delle cose che caratterizza il porteño (non l’argentino in generale) è il sicuramente il rapporto spregiudicato e carnale con la psicoanalisi. Vivo qui da due anni e mezzo e avrò conosciuto sì e no cinque persone che non siano in analisi. Ed erano tutti bambini. Scherzo, o meglio, esagero, ma è vero che qualcosa c’è ed è venuto fuori diverse volte nei commenti di questo blog: gli abitanti di buenos aires vanno dallo psicologo come in italia si va in palestra o al corso di inglese. Ovviamente non c’è niente di male in questo, semplicemente la dice lunga (lunghissima) sull’idiosincrasia del porteño medio. Alla faccia dei classici stereotipi sui sudamericani (chiassosi, diretti e focosi – todo corazon) il porteño è una persona complessa, multistrato, con un sacco di pensieri. Le malelingue potrebbero anche chiamarle seghe mentali, ma io voglio esser ebuono, perchè in realtà questa mentalità contorta ("rebuscada" si dice qui) mi diverte un sacco.
Ecco, vi racconto questa cosa perchè stiamo vedendo la serie tv "Tratame bien", con Cecilia Roth e un immenso Julio Chavez e racconta in un modo squisito uno spaccato di vita di una famiglia porteña. La coppia sta per scoppiare e i dialoghi con i tre (3!) psicologi sono davvero delle perle. Noi l’abbiamo perso quando lo facevano vedere in tv,qualche mese fa, ma Taringa ti risolve la vita.