Questo amore é una camera a gas

fumo a Buenos Aires

Aggiungo il mio modesto contributo alla serie di foto che ritraggono la situazione surreale che stiamo vivendo in questi giorni a Buenos Aires. Sembra di vivere in una cittá post-nucleare con il sole piccolo piccolo.

Se non si é allergici o asmatici la situazione non é drammatica, solo assurda. 

Roberto Pettinato diceva ieri: "É la prima volta che nella sua vita professionale le si irrita la gola a Cicciolina"

Macri, tra filmini e speculazione edilizia

Questa fine settimana il nuovo sindaco di Buenos Aires Mauricio Macri ha inaugurato l’attivitá annuale della Legislatura Porteña, l’organo istituzionale principale della cittá. Lo ha fatto presentando un video che i media hanno definito "polemico", un eufemismo. Si tratta di 7 minuti montati con stile videoclip in cui viene mostrato lo stato di abbandono cronico in cui versa Buenos Aires.

L’opposizione ha contestato duramente il video  perché sembra un  tipico materiale propagandistico da campagna elettorale, formato decisamente fuori luogo per il pubblico della Legislatura. La cosa peggiore del video é la sezione "Problemática social", con l’accostamento tra delinquenti, piqueteros, movimenti sociali, rappresentanti di fabbriche recuperate, senzatetto, mendicanti. Tutti nelle stesso sacco, come a dire "bisogna ripulire la cittá".

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Proprio questa settimana ufficiali del Governo della Cittá hanno cercato di chiudere l’Hotel Bauen, una delle realtá piú importanti tra le aziende recuperate argentine. I lavoratori dell’hotel hanno voluto rendere pubblica l’aggressione subita Domenica scorsa e la pressione costante della nuova amministrazione cittadina. I tecnocrati conoscono il valore dell’immobile e hanno fiutato l’affare.

Di tutto il Movimiento Nacional de Empresas Recuperadas (MNER) l’Hotel Bauen ne é uno dei simboli piú fulgidi.Sará per l’originalitá del ramo (un conto é pensare di recuperare una fabbrica di piastrelle  un altro é pensare di portare avanti con logiche di autogestione un hotel) o sará per la sua posizione strategica (all’angolo tra Corrientes e Callao, pieno centro,  qui passano migliaia di persone ogni giorno, é il centro culturale e istituzionale della cittá, a 500 metri dal Congreso de la Nación). Insomma, l’Hotel Bauen non va lasciato solo.

La soddisfazione di prendere un caffé in un bar sapendo che la cameriera, insieme ada ltri 60 lavoratori porta avanti una lotta che durá ormai 7 anni é impagabile. Dovete provare.

 

I cartoneros occupano Buenos Aires

Il tema non é semplice, metto le mani avanti. Peró qualcosa qui sta succedendo e da buon testimone oculare cerco di raccontarvelo.

Molti di voi giá conoscono la realtá dei cartoneros, le persone (le famiglie intere) che di notte attraversano Buenos Aires cercando tra l’immondizia i resti di materiali riciclabili. Vengono chiamati cosí perché il materiale piú importante e la base del loro lavoro é quello della carta, del cartone, ma in realtá fanno una vera e proprio raccolta differenziata raccogliendo anche altri materiali: plastica, metallo, lattine e chiaramente cibo. Tutto questo come dicono qui a puro lomo, solo con lo sforzo fisico, con le proprie braccia e le proprie gambe. Girano con carretti in cui il cavallo/mulo é sostituito da un uomo o molto spesso da una donna.

Los cartoneros non sono una realtá solo argentina, esistono in tante cittá del sud del mondo, ma qui sono diventati un simbolo dell’argentinazo, della crisi del 2001, quando centinaia di persone fuggirono dal cono urbano bonaerense e invasero il centro della cittá alla ricerca di espedienti per poter sopravvivere. La prima volta in cui arrivai a Buenos Aires nel 2004 erano ancora moltissime le persone accampate nelle piazze del centro, famiglie intere il cui unico espediente era rovistare nell’immondizia altrui e racimolare qualche soldo con il mercato della carta. Il codice non scritto era questo: i cartoneros lavoravano di notte. Apparivano con i loro carretti al calar del sole e pian piano rastrellavano tutta la cittá, silenziosamente, alacremente. Lo schok per la classe media argentina era troppo forte perché fosse uno show diurno. No, la notte é l’ambiente dove nascondere la vergogna di un modello economico fallimentare, di una societá in ginocchio. E poi, alidlá dei simbolismi, il fatto di lavorare di notte era ed é strettamente legato al ciclo logistico della spazzatura. Sono rari i cassonetti in Argentina. La prassi é lasciare la borsa dell’immondizia davanti a casa, sul marciapiede, preferibilmente dalle 20 alle 21 (se siete svizzeri). Di notte poi passano i camion  a ritirare tutto. Camion accompagnati da superatleti (perché non vanno alle olimpiadi?) che corrono dietro al camion fischiando e recuperando tutte le borse.
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Metafore grandi come case

Quartiere de La Boca, Avenida Almirante Brown. Si tratta dell’ex edificio del Banco de Italiano Rio de la Plata. Curioso destino quello dell’edificio, ora occupato da famiglie indigenti.

 

banco italiano

Per qualche peso in piú

Foto kiosco buenos airesIl problema della mancanza di monete si fa ogni giorno piú serio. Los porteños sono tutti in vacanza, sulla costa atlantica o a Punta del Este, eppure noi quattro gatti rimasti in cittá siamo sempre alle prese col solito problema. Problema che, da quando ve ne parlavo, si é aggravato ulteriormente.

Ora é abbastanza comune che un kiosco ti dica "no, non ho cambio, non posso venderti". O che il verduriere ti dica "non ho cambio prendi un paio di limoni e siamo a posto cosí". Si mormora che il danno sia provocato da facinorosi che nel corso del 2007 si sono dedicati  ad accumulare grandi quantitá di monete che erano in circolazione, per adesso crearne un mercato nero.

Ebbene sí, esiste un mercato nero delle monete. Soprattutto los kioscos (simil-tabaccai che vendono di tutto, dall’acqua alle schede telefoniche) non possono permettersi di rimanere senza cambio, visto che tutto il loro lavoro si basa sulla vendita di articoli con prezzi ridotti. Los kiosqueros del microcentro si sono ridotti a rivolgersi al mercato nero, a pagare anche 108 pesos per averne in cambio 100 in moneta. Se invece scambi 1000 pesos il servizio ti costa "solo" 60 pesos. Un affare insomma.
É nato anche una vera e propria professione, il Bank Motor Bic, un tizio che si aggira per il centro con la moto e rifornisce i negozi di moneta. Lo chiami per telefono e lui arriva, un amicone.

Viene in mente la vecchia barzelletta di Gino Bramieri che chiedeva un favore all’amico, di scambiargli una banconota da 10.000 lire con 11 banconote da 1000 lire. Altrimenti che favore é?

Aspettando

Tutte le settimane, il martedí, vado alla stazione degli autobus di Buenos Aires a prendere l’autobus che in un’ora mi porta a La Plata. La stazione si chiama Retiro, per i miei standard é enorme e da lí partono continuamente autobus di lunga distanza diretti alle principali localitá dell’Argentina e del Sudamerica. Le piattaforme da cui partono gli autobus sono chiaramente numerate e sono 75.

Il mio autobus parte dalle piattaforme numero 1 e 2, che rimane quindi in un estremo della stazione, isolato e poco frequentato dai viaggiatori. In quella zona le panchine per l’attesa sono sempre tutte occupate. Occupate da persone anziane e non, con grandi valigie, pacchi, borsoni. Tutti in paziente attesa. Poi arriva l’autobus e solo alcuni si alzano dalle panchine per partire. La maggioranza di quei signori e di quelle signore non si muove, rimane lí, vive lí. Sono i famosi viaggiatori senza biglietto che abitano le stazioni di tutte le metropoli del mondo.

Flores

Giovedí il cielo era cosí azzurro che non si poteva stare in casa, sono uscito a fare il turista. Meglio goderseli questi giorni da disoccupato, quel vigliacco del lavoro a volte si nasconde dietro l’angolo e arriva quando meno te lo aspetti. Cosí sono andato a passeggiare nel barrio di Flores, uno dei quartieri storici di Buenos Aires, luogo sacro nella letteratura e nei tangos della cittá. Immortalato adesso anche nelle mie modestissime foto.

Tutto scorre

piquete

Questa é una foto di qualche anno fa, Novembre 2004. L’ho tirata fuori perché credo che possa ribadire ancora una volta il concetto “ci si abitua a tutto”. Quando l’indifferenza raggiunge livelli inaspettati. Una scena decisamente usuale a Buenos Aires negli ultimi anni: manifestazione popolare (piquete) in pieno centro, nelle vie Lavalle e Callao. Si protesta di fronte ad un edificio di un’istituzione pubblica. La polizia si schiera con uomini e barriere metalliche per difendere l’edificio da eventuali atti di violenza. Ma la prassi é cosí normale, cosí tremendamente rutinaria, che viene comunque garantito lo spazio sul marciapiede per il passaggio dei pedoni. Non di fronte, dall’altra parte della strada, sullo stesso marciapiede. I passanti, lo dice la parola stessa, passano normalmente, indifferenti nei confronti di una scena fin troppo usuale. Magari diretti verso l’Happy Hour nel pub a fianco.