Cocoliche

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Voi quasi in autunno, noi quasi in primavera, cambia la stagione, sono in vena di inaugurare sezioni. Dopo "una foto al giorno" oggi inauguro la categoria "cocoliche".

Antonio Cuccoliccio era uno dei milioni di emigranti italiani che arrivarono in argentina tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Trovó lavoro come tuttofare in un circo dell’epoca, quello dei fratelli uruguayani José y Jerónimo Podestá. Cuccoliccio, come tanti tanos dell’epoca parlava uno spagnolo approssimativo, con inevitabili inflessioni dell’italiano e del suo dialetto. Un giorno il comico Celestino Petray si presentó sul palco parlando come Cuccoliccio: Mi quiamo Franchisque Cocoliche e sono creolio hasta lo güese da la taba e la canilla de lo caracuse, amico. Nella sua biografia José Podestá racconta che in quel momento nacque un personaggio comico che per anni fece divertire molto il pubblico del Río de la Plata. [liberamente tradotto da elcastellano.org]

E col tempo nasceva anche una parola, regolarmente inserita nel dizionario dalla Real Academia de la Lengua Española: cocoliche gergo ibrido che parlano certi immigranti italiani, mescolando la loro lingua con lo spagnolo. Uno slang, quindi, o piú precisamente un pigdin, come il Chinese Pidgin English, e forse lo Spanglish, ma molto piú divertente. Occhio peró, da non confondere con il Lunfardo, argot tipico del Rio de la Plata, reso immortale dal tango.

Un italiano che arriva in argentina non puó non stupirsi delle centinaia di inflessioni italianeggianti del parlare quotidiano. Ovviamente tutte storpiate e per questo ancora piú divertenti. Alcuni esempi:

- Pero andáte a cagar!  (imperativo, con l’accento sulla seconda "a")
- Me ne frega
- Maa sìììì (per dire "chi se ne importa, facciamo che va bene così")
- No se entiende un catzo
- Hace un frio que te la voglio dire
- Me cago en Cadorna!
- No me piace

Domenica mentre vedevo la squadra del cuore pareggiare in modo indecente i due commentatori della partita, argentini, definivano la tattica bianconera Tuti atriqui. Non ci volevo credere, ma é cosí, stavano parlando del catenaccio, "Todos atras", "Tutti dietro", insomma, tuti atriqui.