Non la leggerete domani su Clarín

Oggi il proprietario della ferramenta di fiducia, ormai un amico, mi raccontava che la figlia non vive piú a Parigi, è tornata in Argentina e si è portata il marito francese. Motivo n.1? L’insicurezza, a Parigi.

Capo

Stavamo curiosando su siti di agenzie immobiliari e abbiamo trovato questa chicca. Un genio che non si è accontantato di avere la parrilla sul terrazzo, no, lui quando invitava gli amici aveva bisogno del campo da calcetto. Mi piacerebbe conoscere quella santa di sua moglie.

p.s. L’italiano "capo" in argentina si usa come complimento e sta per "grande", "idolo".

Codici/3

Se in argentina vi dicono "muzarela" a fanno un gesto con due dita, come a chiudere la bocca con una cerniera non vuol dire che si rifiutano di mangiare qualsiasi cosa che non sia il meraviglioso latticino…significa "silenzio" o "mantenere un segreto". Insomma, muto. A buon intenditore…

Aquellas pequeñas cosas

L’italiano che viene a vivere qui si trova davanti a dilemmi importanti, trascendentali, tipo: vede che nei supermercati vendono il latte e lo yogurt in sacchetti. Li compra, perchè più economici del cartone, ma poi si trova a bisticciare con il sacchetto aperto.

E qui si vede che non siete ancora stati in casa di argentini e non conoscete "la lecherita".  Ma state tranquilli c’è Tanoka vostro che pensa a voi e vi fa il post preventivo. Voilà.

Buenos Aires trash

I quartieri di buenos aires che hanno bidoni della spazzatura in strada si possono contare sulle dita di mezza mano. Tutti gli altri utilizzano il metodo che potete immaginare: di notte si lascia la spazzatura sul marciapiede fuori dalla porta di casa. Oltre a creare il mondo notturno dei cartoneros, questo tipo di organizzazione dà vita a una delle figure più caratteristiche della notte porteña: lo show del camion della spazzatura. Si tratta di una specie di circo itinerante, dove l’unico spettacolo sono gli acrobati. Sì, perchè il camion non si ferma mai, va avanti a passo d’uomo…a passo di due uomini, che corrono dietro al camion e lanciano i sacchi di spazzatura nelle sue grandi fauci. Detto così sembra facile, ma ci vuole un fisico bestiale. Devi correre tutta la notte e lanciare sacchi di 5-10 chili tutta la notte, mentre il camion continua ad avanzare. Ma i nostri supereroi non solo ce la fanno, ma hanno anche energia per fare altro. Insieme ai lavoratori dei cantieri edili  i due atleti della basura sono infatti i più accaniti "corteggiatori" della città. Hanno una frase per tutte le donne della cittá, o quasi. Laura dice sempre che quando i tipi della spazzatura non ti dicono più niente significa solo una cosa: estas realmente hecha mierda, sei una ciofeca.

El olvido

In spagnolo c’è una parola bellissima e allo stesso tempo tristissma: olvido. È uno di quei casi in cui non esiste una traduzione esatta, una traduzione che renda giustizia alle sfumature della parola straniera. Significa il contrario di ricordo, di memoria. "Olvidar" significa "dimenticare", ma "olvido" non è "dimenticanza", è un concetto più astratto. La parola italiana che più si avvicina al suo significato è "oblio", fuochino. Ma oblio sa qualcosa di altisonante, di epico, di italiano aulico. Invece "el olvido" è qualcosa di tutti i giorni, fin troppo presente nelle nostre vite. Una parola che la senti e già ti prende la malinconia.

Un faro nella notte

In quasi tutti i quartieri di Buenos Aires (senza che siano per forza quartieri "bene") ci sono queste specie di cabine del telefono, con dentro l’omino della sicurezza. Negli ultimi dieci anni, vista la situazione economica da luna park sono spuntati un po’ come i funghi. C’è dentro una guardia giurata, un vigilantes o un poliziotto. Ormai fanno parte del quartiere ed alcuni sono buffissimi. Nella garita (così si chiama la cabina da superman) che sta vicino a dove lavoro cambia l’omino ogni mese, il che la dice lunga sugli stipendi da fame che devono pagare e su quanto il vigilante possa conoscere il quartiere e le sue facce.
E se sei un po’ curioso, come il sottoscritto, non puoi non guardare dentro agli sgabbioli per spiarne il micromondo: una piccola casa, di un metro quadrato, con tutti i comfort e due elementi immancabili: il mate e una radio accesa. Musica quasi mai, parole parole parole. Normalmente il vigilante di turno ha fare scazzato e sguardo spento, non sembrerebbe in grado di sventare neanche un furto organizzato da Qui Quo e Qua, ma oggi mentre attraversavo Olivos in auto ne ho visto uno nuovo. Era un signore anziano, scrutava tutte le macchine che si avvicinavano e aveva in mano una lampada simile a quella dei marinai. Una specie di "Il vecchio e il mare" senza il mare e senza il pesce. Mi ha fatto un po’ di impressione, secondo me quello spara.

Altro che Iran…

Non è un banale budino, non è un bonet, è una bomba atomica: dulce de leche con cioccolato. Fino ad oggi non pensavo esistesse e probabilmente dovrebbero proibirlo…

Pronto, famiglia Antani?

Chi vive in argentina probabilmente ne avrá giá sentito parlare, ma per gli italiani é davvero una cosa originale. Oggi parliamo del sequestro telefonico. L’altra sera una coppia di amici vicini di casa ne é stata vittima e cosí ho potuto capirne i dettagli. Funziona piú o meno cosí: ti chiamano a casa (spesso la chiamata viene fatta dal carcere. La noia fa brutti scherzi). Sanno il tuo nome e congnome e ti dicono che un tuo caro ha avuto un incidente. Al che tu entri in panico, mordi l’amo e dici "chi é? mia sorella? mio padre?" Non si sa…ma chiama questo numero di cellulare e lí sapranno dirti. Tu chiami e lí ti dicono che hanno in ostaggio il tuo famigliare in questione e che per liberarlo devi pagare. Ovviamente non é vero niente e se non glielo dici tu neanche lo sanno che hai una sorella o un padre. Puntano tutto sul non lasciarti pensare e sulla fretta. Teoricamente dovresti uscire di casa e lasciare i soldi in un qualche bidone della spazzatura del tuo quartiere. Normalmente hanno un socio che gira in macchina in zona aspettando che qualcuno caschi nella rete e consegni davvero "il riscatto". Se riesci a mantenere i nervi saldi trovi milioni di incongruenze nel discorso del sequestratore virtuale, prima fra tutte quella di non sapere bene dove abiti. Lui viene a prendere il riscatto, ma devi spiegargli tu dove abiti. Il mio amico dice che erano ragazzini…che si stancavano di reggere il gioco e si passavano il telefono l’uno con l’altro. Me li immagino, playstation, "faso" e telefono.

Starete sorridendo e pensando "e chi ci casca?". Chi ci casca non lo so, ma il mio amico non riusciva a contattare la sorella (era un concerto) e si é preso un bel cagozzo.

A volte l’ingegno e la creativitá degli argentini é "pure troppo", era piú divertente il Dr. Tangalanga.
 

Questioni di cana

Da queste parti non c’é ristorante, pasticceria o negozio decente che non abbia un poliziotto sulla porta, a mo’ di guardia giurata. Solo che é un poliziotto, di quelli veri, con la pistola e compagnia cantante. Mi domando come funzioni. Io ho un ristorante e chiedo un poliziotto e me lo danno? E quanto pago? e chi pago? il polizziotto o il commissario? Come si decide se un poliziotto deve investigare e cercare i cattivi oppure stare davanti alle panetterie?
Tempo fa dalle parti di Villa Guay avevamo "raccolto" un poliziotto che faceva l’autostop (ci aveva fermati con l’inganno) e durante il viaggio ci raccontava che la vigilanza privata la fanno come straordinari. La cosa non mi convince, il poliziotto dell’azienda di profumi di fianco a casa mia é sempre lo stesso, da due anni ed é lí tutto il giorno. Qualcuno di voi saggi lettori conosce il segreto dell’arcano?

Pichones

Oggi in un cortile ho visto un bambino sui nove anni che giocava. Lanciava in aria una palla da rugby, correva, la riprendeva. Dribblava l’albero centrale come se fosse un giocatore avversario e mi ha fatto ricordare quando io facevo la stessa cosa con un pallone da calcio e con l’unico albero del mio giardino, Gaetano, il libero.
Ma devo essere sincero e tirare fuori il polemico trozkista che é in me: i piccoli che giocano a rugby non mi suscitano molta simpatia. Hanno le stesse faccine bionde delle piccole che vedo per strada che se ne vanno a giocare ad hockey su erba con il loro bastone. Il completino impeccabile, i capelli raccolti in lunghe code, abbronzatura costante, ereditá dell’ultimo fine settimana a Miami o a Punta del Este. Un giorno forse saranno i pumas o le leonas, futuri idoli sportivi del paese e li vedremo in televisione, con il loro accento da Zona Norte, predestinati.

Gocce d’acqua

La Miss Van che spopola sui muri di Barcellona oggi ha finalmente un nome e un cognome: Lidia Valentin e per campare solleva 120 chili in una botta sola.

Esta noche me pido una milanga con fritas

In tutta l’argentina sfrecciano migliaia di motorini. Tutti hanno una cassa nel portapacchi e una fretta dannata. Gli si raffredda la pizza. La consegna a domicilio in argentina viene chiamata "delivery" ed é diffusissima. Le tre cose piú consegnate sono sicuramente pizza, empanadas e gelato, ma le categorie sono pressoché infinite, puoi chiedere che ti consegnino a domicilio una cotoletta alla milanese con patatine fritte (titolo del post), la spesa dal fruttivendolo o, dato il momento, i pannolini. Ogni argentino che si rispetti ha il frigorifero tappezzato dalle calamite dei propri delivery di fiducia. É molto comune che si chieda un delivery di empanadas o di pizza anche nelle cene a casa di amici. Per un tano alle prime armi puó sembrare una cafonata (ma come? inviti gente a cena e non cucini?), ma vi assicuro che é un’ottima idea per passare una serata insieme e non gravare troppo sulla famiglia anfitriona.
Per quel che ho pututo vedere in un paio di viaggi il non plus ultra del delivery vive peró in provincia e si chiama "motomandado". In realtá il motomandado esiste anche a buenos aires e consiste semplicemente nel mandare un pony a consegnare qualcosa o a sbrigare commissioni famigliari. Ma in provincia l’uso del motomandado raggiunge livelli davvero esilaranti, con famiglie giá sedute per il pranzo che chiamano un motomandado perché vada a comprare la maionese.

Il delivery che porta il pranzo al mio ufficio.

Buoni propositi dalla giungla

Non mi va di fare quello che sta tutto il tempo a confrontare la realtá italiana e quella argentina trovando sempre difetti nel belpaese e meraviglie nel cono sud. Sappiate che mi sento pedante e un po’ antipatico. Prendete per buona questa premessa e fate conto che sia l’incipit di ogni mio post.

PERÓ

In queste settimane pre e post lieto evento abbiamo ricevuto tanti messaggi da parenti, amici e conoscenti da entrambi i lati dell’oceano. E la differenza dei toni balza agli occhi, anche senza essere un sociologo o uno psicologo. Gli italiani ti fanno i complimenti, gli auguri…e poi lasciano trapelare un qualche messaggio in codice a scelta tra questi:
- adesso avrai meno tempo per te
- adesso cominciano le vere responsabilitá
- adesso avrai una personcina che ti stressa e non ti lascia respirare
- adesso dovrai tirare la cinghia per arrivare a fine mese
E via discorrendo, in mille salse, per arrivare all’unico concetto: é finita la pacchia.
Che cosa é successo agli italiani? perché non ci godiamo un po’ di piú la vita? se sulla terra c’é un evento che puó assomigliare alla felicitá assoluta dovrebbe essere la nascita di un figlio, no? Ma non solo per il momento in sé, quanto per i momenti di allegria, complicitá, crescita che stanno per investire la coppia come se si trattasse di un treno in corsa. O no?
I miei amici italiani sono il frutto dell’italia che va dal boom anni ’60 ai scintillanti anni ’80 e forse ne stanno vivendo tutte le pecche: cresciuti in una societá che ti offriva tutto e subito adesso si spaventano davanti alle normali difficoltá della vita. Arrivati ai 30 anni vivendo in casa con i propri genitori si scoprono ora a dover cucinare/lavare/stirare e tutto senza l’aiuto della mamma. Questa tesi non mi convince molto, ma per adesso é l’unica che mi viene in mente.

Gli amici argentini, dal canto loro, saranno piú innocenti, saranno piú hippie, saranno giovani e senza un soldo in tasca, ma nei loro auguri vive un unico concetto:  tra qualche mese ti sará impossibile ricordarti com’era la tua vita senza il piccolo, tanta sará la felicitá.

Se questi sono gli effetti collaterali del vivere nel terzo mondo, io rimango qui.

Codici/2

L’arte del gesticolare é italiana, non ci batte nessuno, neppure gli argentini. Eppure c’é un’espressione facciale sconosciuta al tano appena approdato al cono sud, quella della foto:

Si fa mordendosi il labbro inferiore e guardando in faccia l’interlocutore. É un gesto di dissenso. Significa letteralmente "Que hambre", "Cualquiera", ovvero "Non sono d’accordo"  "Stai dicendo/facendo una cavolata".

Amode, ti scrifo dal Microtentro

Che poi lo so che quando tornate in italia dopo la vacanza fate i nostalgici e vi manca tutto di Buenos Aires, persino i computer dei locutorios della calle Florida. Con queste cabine da un metro quadrato, soffocanti, in cui io e il monitor del computer stiamo stretti stretti, avvinghiati. Con queste tastiere da cui scrivo, cosí sporche che in mezzo ai tasti sembra esserci la peste bubbonica, un fondo nero, il vuoto, l’infinito. Con le lettere consumate dalle dita di migliaia di persone la scrittura si fa titubante e gli errori di battitura si sprecano.

Codici

Gli argentini non sono sbadati, non dimenticano taniche, bottiglie e bottiglioni sulla capotta delle auto parcheggiate. É un segnale molto usato per dire che la macchina é in vendita. Nella fattispecie quella della foto sará dura da vendere…

Amichevole esta chippa

Scopro ora che in argentina non esiste il CID, il modello di constatazione amichevole. Me l’ha detto chiaro e tondo la ragazza che mi ha venduto l’assicurazione dell’auto. Se fai un incidente (scrivo con l’altra mano) devi sempre chiamare la polizia. Ma anche per un graffio o per lo specchietto retrovisore? Sí.

E invece no, io passo. Mi hanno insegnato ad evitare la polizia argentina a meno di casi estremi o forza maggiore. Non si offendano gli argentini, niente di personale nei confronti di quella argentina, in casa c’é una certa allergia alla polizia in generale.

Tendador

Proprio pochi giorni fa si parlava dell’asfissiante marketing a luci rosse di Buenos Aires. Questo é fronte e retro del mio biglietto dell’autobus di qualche giorno fa, sulla linea 44. Occhio al dettaglio, la vicina non solo ha delle storie bollenti da raccontare…ma é anche una "vecinita".  Brividi.

tentador al 2020

Je n’ai pas compris

Dice dice "ma come mai poi gli italiani si trovano cosí bene in argentina?".  
In argentina non lo so, ma sicuramente gli italiani si trovano bene con gli argentini. E il perché lo capite facilmente leggendo i commenti di Silvana e Julia nel mio post "polemico" sul turismo in argentina. Prima di tutto rispondono con una battuta (per sdrammatizzare e far capire che "está todo bien") e poi entrano nel merito della questione, analizzando i pro e i contro del turismo qui nel cono sud. Puó sembrare un modo scontato di essere, ma non é cosí, é un modo di fare decisamente tano. La voglia di avvicinarsi alle persone, di buttarla sul ridere per poi passare senza problemi ad un piano piú serio. Per questo giá quando vivevo a Barcellona la maggior parte dei miei amici erano argentini: perché hanno un modo di fare molto molto simile all’italiano, soprattutto un modo di scherzare molto affine. Forse anche perché quando hanno distribuito l’autoironia gli spagnoli erano in bagno, ma questa é un’altra questione…

In argentina la gente ti parla. Come succede anche in italia. Gli sconosciuti ti parlano sull’autobus, in ascensore, per strada, al bar. Non mi parlano le belle ragazze, ma non penso sia colpa dell’argentina… Dico sempre che ad un argentino non passerá mai per la testa la domanda "perché questo sconosciuto mi sta parlando?" Ti ascoltano, ed entrano subito nel merito della questione. Ripeto, sono cose molto normali per noi italiani, ma provate a farvi un giro per l’europa.