Un faro nella notte

cose dell'altro mondo — 17 giugno 2009

In quasi tutti i quartieri di Buenos Aires (senza che siano per forza quartieri "bene") ci sono queste specie di cabine del telefono, con dentro l’omino della sicurezza. Negli ultimi dieci anni, vista la situazione economica da luna park sono spuntati un po’ come i funghi. C’è dentro una guardia giurata, un vigilantes o un poliziotto. Ormai fanno parte del quartiere ed alcuni sono buffissimi. Nella garita (così si chiama la cabina da superman) che sta vicino a dove lavoro cambia l’omino ogni mese, il che la dice lunga sugli stipendi da fame che devono pagare e su quanto il vigilante possa conoscere il quartiere e le sue facce.
E se sei un po’ curioso, come il sottoscritto, non puoi non guardare dentro agli sgabbioli per spiarne il micromondo: una piccola casa, di un metro quadrato, con tutti i comfort e due elementi immancabili: il mate e una radio accesa. Musica quasi mai, parole parole parole. Normalmente il vigilante di turno ha fare scazzato e sguardo spento, non sembrerebbe in grado di sventare neanche un furto organizzato da Qui Quo e Qua, ma oggi mentre attraversavo Olivos in auto ne ho visto uno nuovo. Era un signore anziano, scrutava tutte le macchine che si avvicinavano e aveva in mano una lampada simile a quella dei marinai. Una specie di "Il vecchio e il mare" senza il mare e senza il pesce. Mi ha fatto un po’ di impressione, secondo me quello spara.

Altro che Iran…

cose dell'altro mondo — 11 giugno 2009

Non è un banale budino, non è un bonet, è una bomba atomica: dulce de leche con cioccolato. Fino ad oggi non pensavo esistesse e probabilmente dovrebbero proibirlo…

Pronto, famiglia Antani?

cose dell'altro mondo — 3 maggio 2009

Chi vive in argentina probabilmente ne avrá giá sentito parlare, ma per gli italiani é davvero una cosa originale. Oggi parliamo del sequestro telefonico. L’altra sera una coppia di amici vicini di casa ne é stata vittima e cosí ho potuto capirne i dettagli. Funziona piú o meno cosí: ti chiamano a casa (spesso la chiamata viene fatta dal carcere. La noia fa brutti scherzi). Sanno il tuo nome e congnome e ti dicono che un tuo caro ha avuto un incidente. Al che tu entri in panico, mordi l’amo e dici "chi é? mia sorella? mio padre?" Non si sa…ma chiama questo numero di cellulare e lí sapranno dirti. Tu chiami e lí ti dicono che hanno in ostaggio il tuo famigliare in questione e che per liberarlo devi pagare. Ovviamente non é vero niente e se non glielo dici tu neanche lo sanno che hai una sorella o un padre. Puntano tutto sul non lasciarti pensare e sulla fretta. Teoricamente dovresti uscire di casa e lasciare i soldi in un qualche bidone della spazzatura del tuo quartiere. Normalmente hanno un socio che gira in macchina in zona aspettando che qualcuno caschi nella rete e consegni davvero "il riscatto". Se riesci a mantenere i nervi saldi trovi milioni di incongruenze nel discorso del sequestratore virtuale, prima fra tutte quella di non sapere bene dove abiti. Lui viene a prendere il riscatto, ma devi spiegargli tu dove abiti. Il mio amico dice che erano ragazzini…che si stancavano di reggere il gioco e si passavano il telefono l’uno con l’altro. Me li immagino, playstation, "faso" e telefono.

Starete sorridendo e pensando "e chi ci casca?". Chi ci casca non lo so, ma il mio amico non riusciva a contattare la sorella (era un concerto) e si é preso un bel cagozzo.

A volte l’ingegno e la creativitá degli argentini é "pure troppo", era piú divertente il Dr. Tangalanga.
 

Questioni di cana

cose dell'altro mondo — 30 aprile 2009

Da queste parti non c’é ristorante, pasticceria o negozio decente che non abbia un poliziotto sulla porta, a mo’ di guardia giurata. Solo che é un poliziotto, di quelli veri, con la pistola e compagnia cantante. Mi domando come funzioni. Io ho un ristorante e chiedo un poliziotto e me lo danno? E quanto pago? e chi pago? il polizziotto o il commissario? Come si decide se un poliziotto deve investigare e cercare i cattivi oppure stare davanti alle panetterie?
Tempo fa dalle parti di Villa Guay avevamo "raccolto" un poliziotto che faceva l’autostop (ci aveva fermati con l’inganno) e durante il viaggio ci raccontava che la vigilanza privata la fanno come straordinari. La cosa non mi convince, il poliziotto dell’azienda di profumi di fianco a casa mia é sempre lo stesso, da due anni ed é lí tutto il giorno. Qualcuno di voi saggi lettori conosce il segreto dell’arcano?

Pichones

cose dell'altro mondo — 16 aprile 2009

Oggi in un cortile ho visto un bambino sui nove anni che giocava. Lanciava in aria una palla da rugby, correva, la riprendeva. Dribblava l’albero centrale come se fosse un giocatore avversario e mi ha fatto ricordare quando io facevo la stessa cosa con un pallone da calcio e con l’unico albero del mio giardino, Gaetano, il libero.
Ma devo essere sincero e tirare fuori il polemico trozkista che é in me: i piccoli che giocano a rugby non mi suscitano molta simpatia. Hanno le stesse faccine bionde delle piccole che vedo per strada che se ne vanno a giocare ad hockey su erba con il loro bastone. Il completino impeccabile, i capelli raccolti in lunghe code, abbronzatura costante, ereditá dell’ultimo fine settimana a Miami o a Punta del Este. Un giorno forse saranno i pumas o le leonas, futuri idoli sportivi del paese e li vedremo in televisione, con il loro accento da Zona Norte, predestinati.

Gocce d’acqua

cose dell'altro mondo — 10 aprile 2009

La Miss Van che spopola sui muri di Barcellona oggi ha finalmente un nome e un cognome: Lidia Valentin e per campare solleva 120 chili in una botta sola.

Esta noche me pido una milanga con fritas

cose dell'altro mondo — 30 marzo 2009

In tutta l’argentina sfrecciano migliaia di motorini. Tutti hanno una cassa nel portapacchi e una fretta dannata. Gli si raffredda la pizza. La consegna a domicilio in argentina viene chiamata "delivery" ed é diffusissima. Le tre cose piú consegnate sono sicuramente pizza, empanadas e gelato, ma le categorie sono pressoché infinite, puoi chiedere che ti consegnino a domicilio una cotoletta alla milanese con patatine fritte (titolo del post), la spesa dal fruttivendolo o, dato il momento, i pannolini. Ogni argentino che si rispetti ha il frigorifero tappezzato dalle calamite dei propri delivery di fiducia. É molto comune che si chieda un delivery di empanadas o di pizza anche nelle cene a casa di amici. Per un tano alle prime armi puó sembrare una cafonata (ma come? inviti gente a cena e non cucini?), ma vi assicuro che é un’ottima idea per passare una serata insieme e non gravare troppo sulla famiglia anfitriona.
Per quel che ho pututo vedere in un paio di viaggi il non plus ultra del delivery vive peró in provincia e si chiama "motomandado". In realtá il motomandado esiste anche a buenos aires e consiste semplicemente nel mandare un pony a consegnare qualcosa o a sbrigare commissioni famigliari. Ma in provincia l’uso del motomandado raggiunge livelli davvero esilaranti, con famiglie giá sedute per il pranzo che chiamano un motomandado perché vada a comprare la maionese.

Il delivery che porta il pranzo al mio ufficio.

Buoni propositi dalla giungla

cose dell'altro mondo — 26 marzo 2009

Non mi va di fare quello che sta tutto il tempo a confrontare la realtá italiana e quella argentina trovando sempre difetti nel belpaese e meraviglie nel cono sud. Sappiate che mi sento pedante e un po’ antipatico. Prendete per buona questa premessa e fate conto che sia l’incipit di ogni mio post.

PERÓ

In queste settimane pre e post lieto evento abbiamo ricevuto tanti messaggi da parenti, amici e conoscenti da entrambi i lati dell’oceano. E la differenza dei toni balza agli occhi, anche senza essere un sociologo o uno psicologo. Gli italiani ti fanno i complimenti, gli auguri…e poi lasciano trapelare un qualche messaggio in codice a scelta tra questi:
- adesso avrai meno tempo per te
- adesso cominciano le vere responsabilitá
- adesso avrai una personcina che ti stressa e non ti lascia respirare
- adesso dovrai tirare la cinghia per arrivare a fine mese
E via discorrendo, in mille salse, per arrivare all’unico concetto: é finita la pacchia.
Che cosa é successo agli italiani? perché non ci godiamo un po’ di piú la vita? se sulla terra c’é un evento che puó assomigliare alla felicitá assoluta dovrebbe essere la nascita di un figlio, no? Ma non solo per il momento in sé, quanto per i momenti di allegria, complicitá, crescita che stanno per investire la coppia come se si trattasse di un treno in corsa. O no?
I miei amici italiani sono il frutto dell’italia che va dal boom anni ‘60 ai scintillanti anni ‘80 e forse ne stanno vivendo tutte le pecche: cresciuti in una societá che ti offriva tutto e subito adesso si spaventano davanti alle normali difficoltá della vita. Arrivati ai 30 anni vivendo in casa con i propri genitori si scoprono ora a dover cucinare/lavare/stirare e tutto senza l’aiuto della mamma. Questa tesi non mi convince molto, ma per adesso é l’unica che mi viene in mente.

Gli amici argentini, dal canto loro, saranno piú innocenti, saranno piú hippie, saranno giovani e senza un soldo in tasca, ma nei loro auguri vive un unico concetto:  tra qualche mese ti sará impossibile ricordarti com’era la tua vita senza il piccolo, tanta sará la felicitá.

Se questi sono gli effetti collaterali del vivere nel terzo mondo, io rimango qui.

Codici/2

cose dell'altro mondo — 8 marzo 2009

L’arte del gesticolare é italiana, non ci batte nessuno, neppure gli argentini. Eppure c’é un’espressione facciale sconosciuta al tano appena approdato al cono sud, quella della foto:

Si fa mordendosi il labbro inferiore e guardando in faccia l’interlocutore. É un gesto di dissenso. Significa letteralmente "Que hambre", "Cualquiera", ovvero "Non sono d’accordo"  "Stai dicendo/facendo una cavolata".

Amode, ti scrifo dal Microtentro

cose dell'altro mondo — 6 marzo 2009

Che poi lo so che quando tornate in italia dopo la vacanza fate i nostalgici e vi manca tutto di Buenos Aires, persino i computer dei locutorios della calle Florida. Con queste cabine da un metro quadrato, soffocanti, in cui io e il monitor del computer stiamo stretti stretti, avvinghiati. Con queste tastiere da cui scrivo, cosí sporche che in mezzo ai tasti sembra esserci la peste bubbonica, un fondo nero, il vuoto, l’infinito. Con le lettere consumate dalle dita di migliaia di persone la scrittura si fa titubante e gli errori di battitura si sprecano.

Codici

cose dell'altro mondo — 5 marzo 2009

Gli argentini non sono sbadati, non dimenticano taniche, bottiglie e bottiglioni sulla capotta delle auto parcheggiate. É un segnale molto usato per dire che la macchina é in vendita. Nella fattispecie quella della foto sará dura da vendere…

Amichevole esta chippa

cose dell'altro mondo — 23 febbraio 2009

Scopro ora che in argentina non esiste il CID, il modello di constatazione amichevole. Me l’ha detto chiaro e tondo la ragazza che mi ha venduto l’assicurazione dell’auto. Se fai un incidente (scrivo con l’altra mano) devi sempre chiamare la polizia. Ma anche per un graffio o per lo specchietto retrovisore? Sí.

E invece no, io passo. Mi hanno insegnato ad evitare la polizia argentina a meno di casi estremi o forza maggiore. Non si offendano gli argentini, niente di personale nei confronti di quella argentina, in casa c’é una certa allergia alla polizia in generale.

Tendador

cose dell'altro mondo — 13 febbraio 2009

Proprio pochi giorni fa si parlava dell’asfissiante marketing a luci rosse di Buenos Aires. Questo é fronte e retro del mio biglietto dell’autobus di qualche giorno fa, sulla linea 44. Occhio al dettaglio, la vicina non solo ha delle storie bollenti da raccontare…ma é anche una "vecinita".  Brividi.

tentador al 2020

Je n’ai pas compris

cose dell'altro mondo — 12 febbraio 2009

Dice dice "ma come mai poi gli italiani si trovano cosí bene in argentina?".  
In argentina non lo so, ma sicuramente gli italiani si trovano bene con gli argentini. E il perché lo capite facilmente leggendo i commenti di Silvana e Julia nel mio post "polemico" sul turismo in argentina. Prima di tutto rispondono con una battuta (per sdrammatizzare e far capire che "está todo bien") e poi entrano nel merito della questione, analizzando i pro e i contro del turismo qui nel cono sud. Puó sembrare un modo scontato di essere, ma non é cosí, é un modo di fare decisamente tano. La voglia di avvicinarsi alle persone, di buttarla sul ridere per poi passare senza problemi ad un piano piú serio. Per questo giá quando vivevo a Barcellona la maggior parte dei miei amici erano argentini: perché hanno un modo di fare molto molto simile all’italiano, soprattutto un modo di scherzare molto affine. Forse anche perché quando hanno distribuito l’autoironia gli spagnoli erano in bagno, ma questa é un’altra questione…

In argentina la gente ti parla. Come succede anche in italia. Gli sconosciuti ti parlano sull’autobus, in ascensore, per strada, al bar. Non mi parlano le belle ragazze, ma non penso sia colpa dell’argentina… Dico sempre che ad un argentino non passerá mai per la testa la domanda "perché questo sconosciuto mi sta parlando?" Ti ascoltano, ed entrano subito nel merito della questione. Ripeto, sono cose molto normali per noi italiani, ma provate a farvi un giro per l’europa.

Svendita di rose

cose dell'altro mondo — 6 febbraio 2009

Per fortuna non mi risulta essere una delle molle del turismo in Argentina…ma sono sicuro che tra le cose che stupisce di piú lo straniero passeggiando nel famigerato Microcentro di Buenos Aires c’é la quasi-assillante offerta di sesso, a prezzi stracciati.

Astenersi perditempo

cose dell'altro mondo — 12 gennaio 2009

Alla fine degli anni ‘50 nella localitá bonaerense di José Carlo Paz si consumava una delle epopee dell’industria argentina. L’azienda Metalmecánica S.A.C.I., che fino a quel momento aveva prodotto motociclette di bassa cilindrata, firma un accordo con la BMW (che in argentina viene comunemente chiamata "BM") per la produzione locale di alcuni modelli della casa tedesca. La maggior parte dei componenti era importata. Nel 1959 viene lanciata la De Carlo 600, sulla base del BMW 600 e l’anno dopo la De Carlo 700 Sedán Glamour, sulla base del modello BMW 700 Glamour. Si tratta di una tipica storia argentina, dove la buona volontá e lo sforzo dell’azienda non sono stati accompagnati da un momento politico ed economico all’altezza e dopo alcuni tentativi disperati l’azienda chiude nel 1965.

Tutto questo per dirvi che un caro amico vende una De Carlo Glamour in condizioni impeccabili, allego foto. Gli interessati possono scrivere a Tanoka, ore pasti.

 

The city that never sleeps

cose dell'altro mondo — 24 dicembre 2008

Tra i miti che accompagnano Buenos Aires c’é quello secondo cui le librerie e i negozi di musica della calle Corrientes sono aperti 24 ore su 24. Questo era sicuramente vero qualche decennio fa, ora restano in pochi ad essere aperti di notte. Detto questo, anche solo una libreria basterebbe per sottolineare alcune caratteristiche del porteño, diamogliene atto. Peró questa sera ho scoperto che anche il mio barbiere, nel periferico quartiere di Chacarita, rimane aperto fino ad ore assurde. Jose rimane aperto fino a che ci sono clienti. Io questa sera ci sono andato alle 21,30, ma mi ha detto che in questo periodo, sotto Natale, c’é gente fino alle 2 di notte. Io facendo il simpatico gli ho consigliato di offire da bere agli avventori, ma mi ha detto che ha smesso anni fa…i clienti andavano solo a bere e dimenticavano di farsi tagliare i capelli.

Rodo dentro

cose dell'altro mondo — 24 dicembre 2008

Sará anche vero che il prossimo Rally Dakar si corre in Argentina, ma che frustrante la vita dell’automobilista italiano da queste parti. Gli argentini guidano piú o meno come noi, male, ma la sensazione di insicurezza generalizzata ha fatto dilagare la moda dei vetri oscurati ed é impossibile vedere la faccia del tuo nemico. Anche se lo raggiungi al semaforo incazzato nero non ti puoi sfogare perché non vedi nulla, non sai se in macchina c’é una vecchietta, un signore distinto o un hooligan.  Ti ritrovi a parlare e a gesticolare da solo.
Mi vedró obbligato a diventare un cittadino modello.

Improvvisando

cose dell'altro mondo — 12 dicembre 2008

Dopo il trabajo a reglamento oggi un’altra novitá. Questa mattina era previsto uno sciopero del personale della metropolitana, un milione e mezzo di passeggeri giornalieri. E invece no. La metropolitana funziona perché non tutte le sigle sindacali hanno aderito allo sciopero e il servizio é garantito da "personal jerarquico". Come? sí, personal jerarquico: capi, responsabili, direttori si inventano per un giorno autisti e sostengono sulle loro spalle il peso del servizio. Il concetto é terribile (verrebbe da chiamarlo personal "garquico"), ma la definizione é bellissima, uno si immagina generali, imperatori, dittatori cercando di guidare un treno della metropolitana, magari saltando qualche fermata per la mancanza d’esperienza. 

Dicembre

cose dell'altro mondo — 10 dicembre 2008

Mese particolare dicembre da queste parti, soprattutto a Buenos Aires. Per darvi un’idea l’atmosfera che si respira potrebbe essere data dal risultato della formula:

GIUGNO ITALIANO + (DICEMBRE ITALIANO – NATALE ITALIANO)

In cittá c’é la frenesia tipica delle metropoli appena prima delle vacanze estive. Appena prima. Nessuno si é ancora mosso, ma sono tutti ai blocchi di partenza. Il corpo é qui, ma la testa sta giá facendo le valigie. In una cittá che con l’interland fa 11 milioni di abitanti questa frenesia si puó percepire quasi nell’aria. Una scossa elettrica, l’ultima, prima della calma piatta di gennaio e febbraio.
Peró non é proprio come a giugno in italia, perché all’arrivo dell’estate si somma la fine dell’anno. Per l’argentino le stagioni si rispecchiano fedelmente nel calendario (qui non si capisce bene come facciamo noi boreali a vivere in modo diverso ) e dicembre é la fine naturale di tutte le attivitá: la scuola, la politica, la contabilitá di un’azienda. Si arriva quindi stremati come in italia a dicembre, ma con almeno l’idea delle vacanze dietro l’angolo.
I punti di contatto con il dicembre italiano finiscono qui, perché la temperatura assopisce qualsiasi passione natalizia. Ovviamente gli argentini sostengono il contrario, difendono il loro natale e dicono che perché sia natale non é necessario che ci siano la neve e le renne. Non ci credete, natale non se lo fila nessuno, o quasi. Vi risparmio le foto tristissime che potrei fare in questi giorni agli abeti addobbati davanti ai centri commerciali, l’unico posto dove si cerca di rianimare il natale con l’electroshock, per ovvi motivi.

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